Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Un viaggio tra le stelle per due sorelle

Un viaggio tra le stelle per due sorelle

✨ Riassunto della Storia

Alice, stanca, si arrabbia perché i versetti della sorellina Giorgia interrompono la sua storia. Il treno-razzo Alfredo la porta in un dolce viaggio tra le stelle, dove incontra due creature buffe che non riescono a capirsi. Con la pietra magica della sua collana, Alice impara a tradurre i versi in parole del cuore e li aiuta. Poi scopre che anche i versetti di Giorgia hanno un significato: voglio stare con te. Tornata a casa, Alice abbraccia la sorellina e le racconta la storia, addormentandosi felici insieme.

Quella sera Alice era stanca. Aveva giocato tutto il giorno sotto il sole d'estate, con la sua collana della pietra azzurra al collo e i suoi occhiali da sole sulla testa. Adesso voleva solo una cosa: ascoltare la sua storia preferita, quella delle stelle che fanno la ninnananna.

Si mise comoda sul divano. La mamma Samantha aveva acceso la musica dolce, e il papà Denis aveva abbassato le luci. Era il momento perfetto.

Ma proprio in quel momento, dalla culla arrivò un suono.

"Aghe! Aghe aghe!"

Era Giorgia, la sorellina piccola. Aveva solo sei mesi, e faceva sempre quei versetti buffi.

"Uffa!" sbuffò Alice, incrociando le braccia. "Così non sento niente! Giorgia rovina sempre tutto!"

"Tesoro, Giorgia è piccola," disse dolcemente la mamma. "Vuole solo stare con te."

Ma Alice era stanca, e quando era stanca le veniva il muso lungo. Si mise il broncio e guardò da un'altra parte. "Non è giusto," borbottò.

Fu allora che accadde qualcosa di strano.

Dalla finestra arrivò una luce morbida, e un fischio gentile.

"Ciuff! Ciuff!"

Alice corse a guardare. Fuori, sospeso tra le stelle, c'era un trenino magico che brillava di mille colori. Era Alfredo, ma stasera aveva due piccoli razzi al posto delle ruote.

"Alfredo!" sussurrò Alice, con gli occhi spalancati.

Il treno-razzo le sorrise e disse:

"Ciao Alice, dai sali con me,
tra le stelle c'è un posto per te!
Là dove la notte è morbida e blu,
una lingua nuova imparerai tu!"

Alice esitò un pochino, perché era prudente. Ma poi, tenace com'era, decise. Salì a bordo, con la sua collana e i suoi occhiali. Il treno-razzo partì senza scossoni, dolce come una barca sull'acqua.

Volarono su, sempre più su, dentro un cielo di velluto. Le stelle erano tiepide e sbadigliavano piccole scintille. La Via Lattea sembrava un fiume di latte caldo. Tutto era tranquillo, silenzioso, avvolgente.

Alfredo si fermò accanto a un pianeta rotondo e morbido, tutto rosa e azzurro, che sembrava un cuscino gigante.

"Ti aspetto qui," le fece l'occhiolino il treno. Alice scese, e i suoi piedini affondarono nel pianeta soffice.

Lì incontrò due creature.

La prima era un camaleonte. Ma che camaleonte buffo! Era un po' sdentato, con gli occhi che giravano da tutte le parti, e cambiava colore in continuazione, sempre sbagliando. Quando voleva diventare verde, diventava arancione. Quando voleva sparire, diventava a pallini.

"Ciao, io sono Cameo," disse il camaleonte, e per l'emozione diventò tutto a pois viola.

Accanto a lui galleggiava uno stoccafisso. Un pesce secco e lungo, che nuotava lento nell'aria e sbadigliava di continuo.

"E io sono... Stocco," disse il pesce, parlando così adagio che quasi si addormentava a metà frase.

Alice sorrise. Erano proprio buffi. Ma si accorse che tutti e due erano un po' tristi.

"Cosa succede?" chiese Alice.

Cameo fece un verso: "Squick squick blop!"

Stocco rispose con un altro verso: "Gurgle... gurgle... blub."

Poi si girarono le spalle, imbronciati.

"Non ci capiamo mai," sospirò Cameo, diventando grigio. "Io faccio i miei versi, lui fa i suoi, e non sappiamo mai cosa vuole dire l'altro. Così stiamo sempre un po' soli."

Alice ci pensò. Anche lei, a casa, non capiva i versi di qualcuno. E questo la faceva arrabbiare.

Poi si ricordò della sua collana. La pietra azzurra, quella che la nonna diceva fosse speciale. Alice la toccò con un dito.

E la pietra si illuminò.

Fu una luce dolce, azzurra, che si sparse tutto intorno. E all'improvviso, quando Stocco fece "gurgle gurgle", Alice capì. Capì davvero!

"Aspetta!" disse Alice, meravigliata. "Stocco, tu hai detto ti voglio bene! Vero?"

Lo stoccafisso spalancò gli occhi insonnoliti. "Sì... è proprio quello che ho detto," disse lento. "Come hai fatto a capirlo?"

"È la mia pietra magica!" disse Alice. "Traduce i versi in parole del cuore!"

Allora Alice si voltò verso Cameo, che era diventato di nuovo a pois. "E tu, Cameo, quando diventi a pois vuoi dire una cosa. Adesso la sento. Vuoi dire: ho un po' paura, mi tieni la mano?"

Il camaleonte si commosse e diventò rosa. "Sì! È esattamente così! Io divento a pois quando ho bisogno di un amico. Ma nessuno lo aveva mai capito."

Stocco nuotò piano verso Cameo. "Io non lo sapevo," disse dolce. "Pensavo volessi solo fare colori strani. Se avessi saputo che avevi paura, ti avrei tenuto la pinna."

E così, per la prima volta, Cameo e Stocco si capirono. Il camaleonte prese la pinna dello stoccafisso, e tutti e due sorrisero. Cameo diventò di un bel colore dorato, il colore della felicità.

Alice li guardava, e sentiva qualcosa di caldo nel cuore.

"Grazie, Alice," disse Cameo. "Tu hai ascoltato davvero. Nessuno lo aveva mai fatto."

Alice si sedette sul pianeta morbido. Fu allora che le venne un pensiero. Un pensiero piccolo, che le crebbe dentro pian piano.

"I versi..." mormorò. "Anche a casa c'è qualcuno che fa versi che non capisco."

Guardò la sua pietra, che brillava ancora un poco. "Mi chiedo..." disse. "Mi chiedo se anche i versetti di Giorgia vogliano dire qualcosa."

Si mise gli occhiali da sole, quelli speciali. E guardando verso il basso, lontano lontano, verso la piccola Terra azzurra, vide una cosa incredibile. Vide dei suoni. Sì, li vedeva! Erano tante lucine colorate che salivano dalla sua casa, come bollicine luminose.

Erano i versetti di Giorgia.

Alice toccò di nuovo la pietra, e chiuse gli occhi per ascoltare con il cuore. E la pietra, dolcemente, tradusse.

"Aghe aghe," diceva Giorgia. E adesso Alice sentiva cosa voleva dire davvero.

Voleva dire: "Voglio ascoltare la storia insieme a te, sorellona. Voglio stare vicino a te."

Ad Alice si sciolse il cuore, come neve al sole. Giorgia non voleva rovinare niente. Giorgia voleva solo lei. Voleva la sua sorella grande.

"Oh, Giorgia," sussurrò Alice, e le venne quasi da piangere, ma di quelle lacrime dolci. "Io mi arrabbiavo, e tu volevi soltanto starmi vicino."

Si alzò. "Cameo, Stocco, devo tornare a casa. Ho una sorellina che mi aspetta."

I due amici la salutarono con la manina e la pinna. "Torna a trovarci, traduttrice dei cuori!" disse Cameo, diventando di tutti i colori insieme per la gioia.

Alfredo era lì, pronto. Alice salì, e il treno-razzo partì dolce tra le stelle, verso casa.

Mentre volavano nel cielo di velluto, Alfredo sbuffò piano e disse:

"Chi ascolta davvero con calma e col cuore,
capisce che un verso può essere amore.
La voce piccina che prima annoiava,
è il canto più dolce che il cielo sognava."

Alice sorrise e strinse la sua collana. Aveva capito.

Il treno-razzo si posò dolcemente accanto alla finestra di casa. Era ancora sera, come se il tempo non fosse passato. La musica dolce suonava ancora, le luci erano ancora basse.

E dalla culla arrivò il solito suono.

"Aghe! Aghe aghe!"

Ma questa volta Alice non si arrabbiò. Questa volta sorrise.

Si avvicinò piano alla sorellina, e la guardò con occhi nuovi. Giorgia le fece un sorriso senza denti, e agitò le manine.

"Ciao, Giorgia," disse Alice con dolcezza. "Lo so cosa vuoi dire adesso. Vuoi ascoltare la storia insieme a me, vero?"

Giorgia fece "aghe" felice, e sgambettò tutta contenta.

Allora Alice fece una cosa che non aveva mai fatto. Prese un cuscino, si sedette accanto alla culla, e cominciò a raccontare la storia delle stelle che fanno la ninnananna. La raccontava piano, con la sua vocina, proprio per Giorgia.

E Giorgia ascoltava, con i suoi occhioni. Ogni tanto faceva "aghe", e adesso Alice sapeva che voleva dire "che bello, continua".

La mamma Samantha e il papà Denis, dalla porta, guardavano le loro bambine e si tenevano per mano, con gli occhi lucidi.

Piano piano, la storia finì. Giorgia sbadigliò, un piccolo sbadiglio come quello di Stocco lo stoccafisso, e ad Alice scappò una risatina.

Poi la sorellina chiuse gli occhi e si addormentò, con un ultimo, dolce "aghe".

E anche Alice, con la testa vicino alla culla e la sua pietra che brillava appena appena, si addormentò serena.

Fuori dalla finestra, le stelle facevano la loro ninnananna. E tutto, nella notte d'estate, era tranquillo e pieno d'amore.

🌟 Regala a tuo figlio/a la sua storia personalizzata 🌟