Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Un canestro prima della pioggia

Un canestro prima della pioggia

✨ Riassunto della Storia

I bambini vanno con Alfredo al Panificio della Piazza Rotonda e riordinano il mercato in disordine facendo canestro nelle ceste, prima del temporale, salvando l'Omino di zucchero.

Quella mattina il cielo era azzurro come una caramella alla menta, con qualche nuvola bianca che sembrava fatta di panna montata. Lori, Ale, Viola ed Eletta erano in giardino e si divertivano a lanciare una pallina dentro un vecchio secchio rovesciato.

"Canestro!" gridò Lori, saltando in aria.

La pallina entrò nel secchio con un tonfo, poi rimbalzò fuori e finì dritta sul naso di Ale.

"Ahia!" rise Ale, strabuzzando gli occhi. "Mi hai fatto il canestro sul naso!"

Tutti scoppiarono a ridere. Lori era il più veloce e il più buffo del gruppo: quando correva sembrava un fulmine con le scarpe, e quando cadeva faceva sempre delle capriole così goffe che gli altri si tenevano la pancia dal ridere.

Proprio in quel momento, da lontano, arrivò un suono conosciuto.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

Era Alfredo il trenino magico, tutto colorato, che si fermò accanto al giardino sbuffando festoso.

"Amici saltellini, salite di qua,
vi porto in un posto che profumo avrà!
Di pane e di dolci si sente l'odore,
e un gioco vi aspetta che scalda il cuore!"

I bambini batterono le mani e saltarono a bordo. Alfredo fischiò contento e partì. Le ruote facevano tututun tututun, e in un attimo, come per magia, si ritrovarono in una grande piazza rotonda.

Davanti a loro c'era il Panificio della Piazza Rotonda, con un forno enorme che si chiamava Nonno Fornello. Dal camino usciva un fumo che sapeva di pane caldo. Tutt'intorno alla piazza c'erano tante bancarelle del mercato.

Ma che disastro! Le bancarelle erano tutte sottosopra. Le pagnotte stavano insieme alle mele, i gomitoli di lana erano finiti dentro le ceste del pane, e un cesto di mele era rotolato addosso a un mucchio di gomitoli.

"Che pasticcio!" disse Viola, con le mani sui fianchi. "Qui nessuno riesce a trovare niente."

"E oggi ci doveva essere la grande festa della piazza," sospirò una vocina.

I bambini si voltarono. Da dietro una cesta spuntò un ometto piccino, tutto fatto di zucchero. Era bianco e brillante, profumava di vaniglia e di biscotti, e aveva un sorriso grande così.

"Ciao! Io sono l'Omino di zucchero," disse. Poi si guardò intorno e aggiunse con aria seria: "Che situazione deplorevole!"

I bambini si guardarono senza capire.

"Deplo... cosa?" chiese Eletta piano.

"Deplorevole," spiegò l'Omino. "Vuol dire che è proprio da poco, una cosa che dispiace tanto. Come questa piazza tutta in disordine!"

"Ah!" fecero tutti insieme. Avevano imparato una parola nuova.

L'Omino di zucchero voleva aiutare a mettere in ordine, ma aveva un problemino: era sempre affamato. Prese una pagnotta per posarla nella cesta giusta e... gnam! Se la mangiò in un boccone.

"Ops," disse, con le briciole sulla bocca. "Mi è scivolata in bocca da sola!"

Prese una mela per spostarla e... gnam! Sparì anche quella.

"Ops! Anche questa!"

Lori si mise a ridere fino alle lacrime. "Così però non finiamo più!"

Ma proprio allora, da lontano lontano, si sentì un brontolio.

BRONTOLO... BRONTOLO...

"Cos'è stato?" chiese Ale, guardando il cielo.

"È il temporale," disse Viola. "Sta arrivando da lontano. Brontola come una pancia affamata."

L'Omino di zucchero diventò tutto tremolante. "Oh no, oh no! Se comincia a piovere, io mi sciolgo! Sono fatto di zucchero, e lo zucchero con l'acqua si scioglie come neve al sole!"

Eletta gli prese la manina di zucchero. "Non ti preoccupare. Faremo in fretta e ti metteremo al sicuro."

Lori intanto guardava le bancarelle, poi guardava le ceste vuote, poi di nuovo le bancarelle. All'improvviso i suoi occhi si illuminarono.

"Ho un'idea sportiva!" gridò, saltando in piedi. "Ogni cesta vuota diventa un CANESTRO! Dobbiamo fare centro lanciando ogni cosa nel cesto giusto. Il pane in questo cesto, le mele in quello, i gomitoli in quell'altro. Chi fa canestro segna un punto! Così mettiamo in ordine giocando, e finiamo prima della pioggia!"

"Evviva!" gridarono tutti.

E così cominciò la partita più buffa del mondo.

Lori afferrò una pagnotta, corse veloce, saltò e la lanciò in aria. La pagnotta volò, girò su se stessa e... plaff! Fece centro nel cesto del pane.

"CANESTRO!" gridarono tutti, alzando le braccia come allo stadio.

Viola era tenace e mirava benissimo. Prese una mela, chiuse un occhio, e la lanciò dritta dentro il cesto della frutta. "Punto!"

Ale raccolse un gomitolo, ma quando lo lanciò il filo si srotolò tutto per aria, e Ale si ritrovò avvolto nella lana come un pacchetto regalo. "Aiuto, sono diventato un gomitolo anch'io!" rise, mentre gli altri lo aiutavano a srotolarsi.

Eletta, tranquilla e precisa, prendeva le cose piccole e le posava con dolcezza nei cesti giusti, senza sbagliare mai un tiro.

L'Omino di zucchero cercava di aiutare, ma continuava a combinare guai. Doveva difendere i biscotti, e per difenderli... se li mangiava! "Nessuno tocchi questi biscotti! Sono sotto la mia protezione!" diceva, e gnam gnam gnam, li faceva sparire tutti. Poi correva di qua e di là e inciampava in una cesta, rotolando nella farina e diventando tutto bianco come un fantasmino ridente.

"Sono un biscotto anch'io adesso!" rideva, coperto di farina.

La piazza cominciava a mettersi in ordine. Un cesto pieno di pane. Un cesto pieno di mele. Un cesto pieno di gomitoli colorati. I bambini correvano, saltavano, lanciavano e facevano canestro dopo canestro.

Ma il cielo diventava sempre più scuro.

BRONTOLO! BRONTOLO! Il temporale si faceva più vicino.

"Presto!" gridò Viola. "Manca poco!"

L'Omino di zucchero si toccò la pancia. "Mi sento un pochino appiccicoso... spero non piova!"

Rimaneva soltanto una cosa da sistemare: una grande pagnotta rotonda, in mezzo alla piazza. E il cesto del pane era lontano, dall'altra parte, dietro un mucchio di ceste. Era il tiro più difficile di tutti.

"Lori, tocca a te!" disse Ale. "Sei il più forte a fare canestro!"

Lori prese la grande pagnotta tra le mani. La guardò. Guardò il cesto lontano. E per la prima volta, sentì il cuore battere forte.

"E se sbaglio?" mormorò. "È troppo lontano. Non ce la farò mai."

Una prima goccia cadde dal cielo. PLIC. Poi un'altra. PLIC.

"Presto Lori!" squittì l'Omino di zucchero, tremando. "Comincia a piovere!"

Lori guardava il cesto e gli sembrava lontanissimo. Le gambe gli tremavano un pochino. Ma poi si ricordò di una cosa che gli diceva sempre il cuore quando aveva paura.

"Se credo di farcela," sussurrò tra sé, "sono già a metà strada."

Respirò. Chiuse gli occhi un istante e si immaginò la pagnotta che entrava dritta nel cesto. Si vide già vincente. E in quel momento la paura sparì.

"Ce la posso fare!" gridò.

Prese la rincorsa, veloce come un fulmine. Saltò in aria, più in alto che poté, e lanciò la pagnotta con tutte le sue forze.

La pagnotta volò su nel cielo. Girò, girò, passò sopra il mucchio di ceste... Tutti trattennero il respiro. L'Omino di zucchero si coprì gli occhi con le manine.

E poi... PLAFF!

La pagnotta entrò dritta nel cesto del pane. Canestro perfetto!

"CANESTRO!" esplosero tutti insieme, saltando e abbracciandosi. "CE L'ABBIAMO FATTA!"

La piazza era finalmente tutta in ordine. E in quel preciso istante, il temporale, che brontolava sazio, si voltò e se ne andò dall'altra parte, senza far cadere neanche una goccia in più.

Il cielo si aprì. Il sole tornò a splendere. E sopra la Piazza Rotonda apparve un grande arcobaleno, con tutti i colori più belli: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro e viola.

"Guardate!" disse Eletta con gli occhi lucidi di gioia. "È bellissimo!"

L'Omino di zucchero era salvo, tutto intero e ancora ridente. "Non mi sono sciolto! Grazie, amici! Siete stati straordinari!"

Nonno Fornello, il grande forno, sfornò torte, biscotti e focacce profumate, e nella piazza cominciò la grande festa. Suonava la musica, tutti ballavano, e le bancarelle in ordine brillavano al sole.

"E adesso," disse Lori ridendo, "nominiamo l'Omino di zucchero assaggiatore ufficiale della festa!"

"Io? Assaggiatore ufficiale?" L'Omino aprì la bocca felice. "È il lavoro più bello del mondo!"

E affondò subito, con gran gioia, dentro una morbida torta alla vaniglia, uscendone con la faccia tutta impiastricciata e un sorriso grande così.

Risero tutti fino a farsi male la pancia.

Quando il sole cominciò a scendere, si sentì di nuovo il fischio conosciuto.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

Alfredo il trenino magico era tornato a prenderli. I bambini salutarono l'Omino di zucchero e la piazza in festa, e salirono a bordo.

Alfredo sbuffò dolcemente e disse:

"Un canestro col cuore vi ha fatto brillare,
e credere in voi vi ha fatto volare!
Se pensi di farcela, sei già a metà,
e il resto è coraggio che dentro ti sta!"

I bambini appoggiarono la testa, stanchi e felici. Mentre il trenino li riportava a casa, tututun tututun, ognuno di loro pensava alla stessa cosa: che quando qualcosa sembra troppo difficile, basta crederci un pochino, e la strada diventa subito più corta.

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