Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Lo Stagno delle Luci Magiche

Lo Stagno delle Luci Magiche

✨ Riassunto della Storia

I bambini viaggiano allo Stagno Luminoso, dove aiutano Luna, una piccola falena impaurita, a salvare sua sorella Stella intrappolata in cima a una pianta, imparando che volersi bene conta più dei litigi.

Era un pomeriggio freddo di febbraio. Il cielo era tutto grigio, come una coperta color topo, e fuori dalla finestra cadeva una pioggerellina sottile che faceva tic-tic sui vetri.

Eletta, Ale, Viola e Lori erano a casa di Eletta. Stavano giocando a fare i cuochi. Avevano tante pentoline colorate di plastica, cucchiai di legno e piattini con sopra foglie raccolte dal giardino. Facevano finta che fossero ingredienti magici per una zuppa speciale.

«Io metto le foglie rosse!» disse Ale, saltellando mentre mescolava con un cucchiaio.

«No! Quelle le volevo io!» disse Viola, con i suoi occhi azzurri che diventavano un po' arrabbiati. Viola aveva un carattere forte e quando voleva qualcosa, lo voleva davvero tanto.

«Ma io le ho prese prima!» rispose Ale.

Eletta guardava i suoi amici litigare. Lei era tranquilla, non le piacevano i litigi. Si sentiva un po' triste a vederli arrabbiati.

«Basta!» disse Lori, che era sempre veloce anche a parlare. «Possiamo usare le foglie tutti insieme, no?»

Ma Viola e Ale si guardavano ancora con la faccia imbronciata. Nessuno dei due voleva fare pace per primo.

In quel momento, Andrea, il babbo di Eletta, entrò nella stanza. Era molto alto e doveva abbassare la testa per passare dalla porta.

«Uh-oh, vedo delle facce da temporale qui dentro!» disse Andrea con una vocina buffa. «E pensare che fuori il temporale c'è già!»

Eletta sorrise un pochino. Il suo babbo faceva sempre battute.

Anche Elisa, la mamma di Eletta, arrivò con un vassoio di biscotti. Era sempre gentile con tutti.

«Che cuochi bravissimi!» disse Elisa, facendo i complimenti. «Però i cuochi migliori cucinano insieme, sapete?»

Ma prima che Viola e Ale potessero fare pace, si sentì un suono strano venire dal giardino.

«CIUFFFF CIUFFFF!»

Era un suono che tutti i bambini conoscevano bene. Era il suono di Alfredo il trenino magico!

Corsero tutti alla finestra. La pioggia era smessa di colpo, e nel giardino, tra l'erba bagnata, c'era un trenino piccolo piccolo che brillava di mille colori. Ma mentre lo guardavano, il trenino cominciò a crescere, a crescere, fino a diventare grande abbastanza per farci salire sopra.

«Ciao bambini, che piacere vi sia!» disse Alfredo il trenino magico con la sua voce allegra.
«Oggi il viaggio sarà una magia,
dove la luce brilla nella notte via!»

Alfredo il trenino magico parlava sempre così, con le parole che alla fine suonavano uguali. Si chiamano rime, e a lui piaceva tanto usarle.

«Possiamo andare, mamma?» chiese Eletta con la sua voce calma.

Elisa e Andrea si guardarono e sorrisero. Sapevano che Alfredo il trenino magico portava sempre i bambini in posti sicuri e meravigliosi.

«Andate, piccoli esploratori!» disse Andrea. «E mi raccomando, state insieme e aiutatevi!»

I quattro bambini salirono sul trenino. Anche Viola e Ale salirono, ma si sedettero lontani perché erano ancora un po' arrabbiati per le foglie rosse.

Alfredo il trenino magico partì veloce. Passarono attraverso campi verdi, poi montagne altissime coperte di neve. Il vento era fresco ma non freddo, e portava un profumo dolce, come di fiori e vaniglia mescolati insieme.

Dopo un po', il trenino si fermò.

I bambini scesero e rimasero a bocca aperta.

Erano arrivati allo Stagno Luminoso.

Era il posto più bello che avessero mai visto. C'era uno stagno grande, con l'acqua ferma come uno specchio. Tutto intorno crescevano piante altissime, e ognuna di queste piante brillava! Sì, brillava davvero, come le lucine dell'albero di Natale. C'erano luci verdi, azzurre, gialle e viola.

Ma la cosa ancora più bella era che tutto era coperto di neve fresca. Una neve bianca e soffice che scricchiolava sotto i piedini dei bambini.

«Che bello!» sussurrò Eletta. I suoi occhi erano grandi dalla meraviglia.

Dallo stagno saliva anche un vapore leggero, come il fumo di una pozione magica. Il vapore faceva delle forme strane nell'aria, come fantasmini gentili che ballavano.

I bambini cominciarono a camminare sulla neve, lasciando le loro impronte. Ale voleva correre e saltare come faceva sempre, ma qualcosa lo fermò.

Sentirono un piccolo pianto.

«Cos'è?» chiese Lori, guardandosi intorno veloce.

Il pianto veniva da dietro una foglia grande di una pianta luminosa. Eletta, che era la più tranquilla, si avvicinò piano.

Dietro la foglia c'era una falena. Una falena è come una farfalla, ma vola di notte invece che di giorno, e ama tanto la luce. Questa falena era piccola, grande come la mano di Eletta, e aveva le ali grigie con dei puntini che brillavano come stelline.

Ma la falena piangeva.

«Ciao,» disse Eletta con voce dolce. «Perché piangi?»

La falena alzò i suoi grandi occhi neri. Aveva paura, si vedeva, ma era anche dolce.

«Mi chiamo Luna,» disse la falena con una vocina tremolante. «E sono così triste perché... perché...» Luna si nascose di nuovo dietro la foglia.

Eletta aspettò. Era brava ad aspettare.

«Ho litigato con mia sorella,» disse Luna uscendo un pochino. «Lei si chiama Stella, ed è più grande di me. Abbiamo litigato per una cosa stupida. Lei voleva la luce più bella dello stagno, e io pure. Ci siamo dette cose brutte. E adesso...»

Luna indicò con l'ala verso l'alto.

I bambini guardarono. In cima alla pianta più alta dello stagno, quella che brillava più di tutte, c'era un'altra falena. Era Stella, la sorella di Luna. Ma qualcosa non andava. Stella era ferma, non si muoveva, e le sue ali sembravano intrappolate in qualcosa di appiccicoso.

«Mia sorella è rimasta incastrata nella resina!» pianse Luna. La resina è quella cosa appiccicosa che esce dagli alberi, spiegò ai bambini che non capivano. «È andata lassù perché era arrabbiata con me, e adesso non riesce più a volare via. Ma io... io sono troppo piccola per raggiungerla. Ho provato a volare fin lassù, ma le mie ali sono ancora deboli. E ho tanta paura!»

Viola guardò Ale. Ale guardò Viola. Si ricordarono che anche loro avevano litigato poco prima, per le foglie rosse.

«Dobbiamo aiutarla!» disse Eletta.

Ma c'era un problema. La pianta era altissima. Nessuno dei bambini poteva arrampicarsi fin lassù.

«Io sono veloce, posso provare a correre su per il tronco!» disse Lori.

Provò, ma il tronco era scivoloso per la neve e il vapore. Lori scivolò giù tre volte.

«Non funziona,» disse Lori, un po' sconfitto.

Luna cominciò a piangere più forte. «È colpa mia! Se non avessi litigato con Stella, lei non sarebbe andata lassù! E adesso ho esitato troppo e...»

«Cosa vuol dire esitato?» chiese Viola, curiosa.

Luna la guardò. «Vuol dire che ho aspettato troppo perché avevo paura, invece di fare subito qualcosa.»

«Ah,» disse Viola. «Tipo quando non vuoi chiedere scusa perché ti vergogni?»

Luna annuì piano.

Eletta pensò forte. Era una bambina tranquilla, ma quando pensava, le venivano idee buone.

«Luna,» disse Eletta, «tu sei piccola e hai paura. Ma noi possiamo aiutarti. Però devi essere coraggiosa. Non puoi scappare dal problema.»

Luna tremava. «Ma ho così tanta paura!»

Ale, che prima era arrabbiato con Viola, le si avvicinò. «Senti,» disse, «io e Viola abbiamo litigato oggi. Per una cosa stupida. Ma adesso capisco che volersi bene è più importante delle foglie rosse.»

Viola sorrise. «È vero. Mi dispiace, Ale.»

«Anche a me,» disse Ale.

I due bambini si abbracciarono. Luna li guardava con i suoi occhi grandi.

«Vedete?» disse Eletta a Luna. «In famiglia ci si vuole bene anche quando si litiga. Tu e Stella siete sorelle. Vi volete bene. E adesso dobbiamo salvare Stella insieme.»

«Ma come?» chiese Luna.

Eletta guardò la pianta alta. Guardò i suoi amici. Guardò la neve.

«Ho un'idea!» disse.

Eletta chiese a tutti di raccogliere tanta neve. La neve era soffice e si impastava bene. Insieme, i quattro bambini costruirono una montagnola di neve ai piedi della pianta. Una montagnola alta, sempre più alta.

«Ancora!» diceva Eletta. «Più alta!»

Lavorarono tanto. Le loro manine diventarono fredde e rosse, ma nessuno si lamentò. Luna li guardava, e pian piano smise di tremare.

Quando la montagnola fu alta abbastanza, Eletta salì in cima.

«Luna,» disse Eletta allungando le braccia, «adesso vola verso di me. Io ti prendo e ti sollevo ancora più in alto. Tu puoi arrivare da Stella!»

Luna aveva paura. Le sue ali tremavano.

«Non posso!» disse Luna.

«Sì che puoi!» disse Viola dal basso. «Devi affrontare il problema, non scappare!»

«Sei coraggiosa!» gridò Lori.

«Forza, Luna!» urlò Ale.

Luna chiuse gli occhi. Pensò a sua sorella Stella, lassù, da sola, intrappolata. Pensò a quanto le voleva bene, anche se avevano litigato.

E volò.

Le sue piccole ali sbatterono forte. Arrivò tra le braccia di Eletta, che la sollevò ancora più in alto. Luna continuò a volare, sempre più su.

Finalmente raggiunse Stella!

«Luna!» pianse Stella. «Sei venuta!»

«Certo che sono venuta,» disse Luna. «Sei mia sorella. Ti voglio bene anche quando litighiamo.»

Con le sue zampine, Luna aiutò Stella a staccarsi dalla resina appiccicosa. Fu difficile, ma Luna non si arrese. Pian piano, Stella fu libera.

Le due falene volarono giù insieme, tenendosi per le ali.

Quando atterrarono davanti ai bambini, tutti esultarono.

«Grazie!» disse Stella. «Grazie a tutti voi!»

«Grazie soprattutto a te,» disse Luna guardando Eletta. «Mi hai insegnato che non devo scappare dai problemi. E che volersi bene è la cosa più importante.»

Eletta sorrise, un po' stanca. Quando era stanca, le veniva sempre sonno. Ma era felice.

In quel momento si sentì di nuovo quel suono familiare.

«CIUFFFF CIUFFFF!»

Alfredo il trenino magico era tornato.

«Bravi bambini, che bella lezione!» disse Alfredo il trenino magico.
«In famiglia c'è sempre l'affetto del cuore,
anche dopo un litigio, vince sempre l'amore!»

I bambini salutarono Luna e Stella, che volavano felici insieme tra le luci dello stagno.

Salirono su Alfredo il trenino magico e partirono verso casa.

Quando arrivarono, la pioggia era finita e c'era un arcobaleno nel cielo. Eletta corse tra le braccia del suo babbo Andrea e si appisolò quasi subito, come faceva sempre quando era stanca.

Gli altri bambini tornarono alle loro case, ma prima si abbracciarono tutti.

Quella sera, nessuno litigò più per le foglie rosse. E Ale e Viola giocarono insieme, felici.

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**La morale di questa storia è:** In famiglia ci si vuole bene anche quando si litiga. Litigare capita a tutti, anche ai fratelli, alle sorelle e agli amici. Ma la cosa importante è fare pace e ricordarsi quanto ci si vuole bene. Scappare dai problemi non aiuta mai, ma affrontarli insieme rende tutto più facile.

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