Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Il Folletto Arcobaleno e il Coniglietto Perduto

Il Folletto Arcobaleno e il Coniglietto Perduto

✨ Riassunto della Storia

Lori e i suoi amici vanno al Palazzo di Cristallo, incontrano il saggio Folletto Arcobaleno, e salvano un coniglietto perso nel buio seguendo i consigli del folletto.

Era una mattina nuvolosa, ma ogni tanto un raggio di sole riusciva a passare tra le nuvole grigie. Sembrava che il sole giocasse a nascondino con i bambini.

Ale, Viola, Eletta e Lori erano tutti insieme nel soggiorno di casa di Lori. Le tende erano chiuse e la stanza era quasi buia. Federico, il babbo di Lori, aveva acceso una torcia grande e i quattro amici si divertivano a fare le ombre con le mani sul muro bianco.

«Guardate! Io faccio un cane!» disse Lori, muovendo le dita velocemente.

«Io faccio un uccellino!» esclamò Ale, saltellando sul posto mentre provava a tenere le mani nella posizione giusta.

Viola guardò l'ombra di Ale e disse con decisione: «Quello non è un uccellino, è un dinosauro storto!»

Eletta, tranquilla come sempre, fece un'ombra con due mani unite. «La mia è una farfalla» sussurrò con un sorriso dolce.

Cristina, la mamma di Lori, entrò nella stanza con una coperta morbida. «Lori, tesoro, non correre troppo vicino alla torcia, potresti farla cadere!»

Federico rise e disse: «Lori è così veloce che a volte va più svelto dei suoi piedi!»

Proprio in quel momento, un suono familiare arrivò da fuori la finestra.

«CIUFFFF CIUFFFF!»

I quattro bambini sgranarono gli occhi. Lori corse subito verso la finestra e aprì le tende. Nel giardino, circondato da una nuvoletta di vapore colorato, c'era Alfredo il trenino magico! Era piccolo e lucente, con le ruote che brillavano e un fumaiolo che soffiava stelline.

Alfredo fischiò di nuovo e disse con la sua voce allegra:

«Buongiorno amici, che bella mattina, vi porto dove la luce è cristallina!»

Federico guardò Cristina con un sorriso. «Ecco che arriva l'avventura!»

«State attenti, mi raccomando!» disse Cristina abbracciando Lori forte.

I quattro bambini corsero fuori nel giardino. Il cielo stava cambiando: le nuvole si stavano spostando e il sole cominciava a tingere tutto di rosa e arancione. Era l'alba che tornava a colorare il mondo.

Salirono tutti sul trenino magico. Ale saltò sul primo vagoncino, Viola si sedette decisa sul secondo, Eletta si accomodò con calma sul terzo, e Lori, velocissimo, balzò sull'ultimo.

«CIUFFFF CIUFFFF!»

Alfredo partì come un fulmine colorato. Attraversarono prati pieni di fiori, poi un bosco con alberi altissimi, e infine... il trenino rallentò.

Davanti a loro c'era qualcosa di incredibile.

Un palazzo enorme, fatto tutto di cristallo trasparente. I cristalli catturavano la luce dell'alba e la trasformavano in mille colori. Rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, blu, viola. Sembrava che l'arcobaleno fosse diventato una casa.

«Ohhhhh!» esclamarono tutti insieme.

«Cos'è quello?» chiese Eletta, con gli occhi spalancati.

«È un palazzo di cristallo» spiegò Viola. «Cristallo vuol dire che è fatto di un materiale che sembra vetro, ma ancora più bello e prezioso. È trasparente, quindi la luce passa attraverso e crea tutti quei colori!»

Lori scese dal trenino per primo e corse verso il palazzo. «È fantastico! Voglio vedere cosa c'è dentro!»

Ma appena si avvicinò alla grande porta di cristallo, qualcosa di strano accadde.

Dal cielo scese una figura piccola, scivolando giù come su uno scivolo invisibile. Era un folletto! Un folletto è una creatura magica, piccola come un bambino di tre anni, con orecchie a punta e vestiti buffi. Ma questo folletto era speciale: i suoi capelli erano colorati come l'arcobaleno, e anche la sua lunga barbetta aveva tutti i colori, dal rosso al viola.

Il folletto atterrò davanti a loro pattinando sull'aria, come se avesse pattini invisibili ai piedi. Profumava di fragole fresche.

Si accarezzò la barba arcobaleno, poi disse con voce calma e saggia:

«Benvenuti, piccoli viaggiatori. Sono Arco, il Folletto Arcobaleno. Questo palazzo è il mio riverbero più prezioso.»

Lori si fermò di colpo. «Ri... river... cosa?»

Anche Ale, Viola ed Eletta guardarono il folletto confusi.

«Cosa vuol dire riverbero?» chiese Viola, incrociando le braccia.

Arco sorrise gentilmente, accarezzandosi ancora la barba colorata. «Riverbero è una parola che significa il riflesso della luce, come quando la luce del sole rimbalza sull'acqua o su un cristallo e crea tanti colori. Questo palazzo è il mio riflesso di luce più bello.»

«Ah, capito!» disse Ale, annuendo contento.

Ma il sorriso di Arco scomparve. Il suo viso diventò preoccupato.

«Amici miei, ho bisogno del vostro aiuto. C'è un problema grave.»

«Cosa succede?» chiese Lori, avvicinandosi al folletto.

Arco indicò verso il basso, dove il palazzo di cristallo aveva delle scale che scendevano nel buio. «Stamattina un coniglietto è uscito dalla sua tana per vedere l'alba colorata. Ma si è perso. Ha vagato tanto che è finito nelle caverne sotto il palazzo. Là sotto è tutto buio e il povero piccolo non riesce a trovare la strada per tornare a casa.»

«Dobbiamo aiutarlo!» esclamò Lori subito.

Ma quando guardò le scale che scendevano nel buio, sentì un brivido freddo sulla schiena. Il buio là sotto sembrava molto fitto.

«Io... io non ho paura» disse Lori, ma la sua voce tremava un pochino.

Arco si avvicinò a lui e gli mise una mano sulla spalla. «Il buio fa paura a tanti, piccolo velocista. Ma io sono vecchio e saggio. Ho vissuto mille arcobaleni. Ascolta il mio consiglio: nel buio non devi correre, devi camminare un passo alla volta. E non devi andare da solo.»

Lori guardò i suoi amici.

«Noi veniamo con te!» disse Viola con decisione.

«Sì, insieme!» aggiunse Ale.

Eletta prese la mano di Lori. «Non aver paura, ci siamo noi.»

Arco prese dal suo collo un piccolo prisma di cristallo, un triangolino trasparente che brillava appena. «Questo è il mio tesoro. Quando troverete anche solo un filo di luce, lui la moltiplicherà. Tenetelo.»

Lori prese il prisma con cura. Era caldo nelle sue mani.

I quattro amici iniziarono a scendere le scale di cristallo. All'inizio c'era ancora un po' di luce, poi... sempre meno. Sempre meno. Finché tutto divenne nero.

Lori si fermò. Il suo cuore batteva forte.

«Non vedo niente» sussurrò.

«Neanche io» disse Ale, che per una volta non saltava.

«Ho paura» ammise Eletta con voce tremolante.

Ma Viola strinse la mano di Lori. «Ricordi cosa ha detto Arco? Un passo alla volta. Lui è più grande di noi, ha visto tanti arcobaleni. Sa cosa dice.»

Lori fece un respiro profondo. «Hai ragione. I grandi sanno tante cose. Fidiamoci di lui.»

Un passo. Poi un altro. Poi un altro ancora.

Lori dovette fare una cosa difficile per lui: rallentare. Lui che amava correre veloce, ora doveva camminare lentamente nel buio, con attenzione.

«Aspettate!» disse Ale all'improvviso. «Sento un rumore!»

Tutti si fermarono. Nel silenzio del buio, sentirono un suono piccolo. «Fiiiii... fiiiii...»

«È il coniglietto che piange!» esclamò Viola.

Lori voleva correre verso il suono, ma si ricordò delle parole del folletto. Camminò invece, seguendo il suono, un passo alla volta.

Finalmente, le sue mani toccarono qualcosa di morbido e caldo. Una pallina di pelo tremante.

«L'ho trovato!» gridò Lori felice.

Prese il coniglietto tra le braccia. Era bianco con le orecchie lunghe, e tremava tutto.

«Adesso dobbiamo tornare su» disse Eletta.

Ma come? Nel buio totale non sapevano più da che parte erano venuti.

Lori sentì la paura tornare. Ma poi guardò il prisma di cristallo che teneva in mano. Arco aveva detto che moltiplicava la luce. Ma quale luce?

Ale guardò in alto e disse: «Guardate! Lassù!»

In cima, molto lontano, c'era un puntino luminoso. Era la luce dell'alba che entrava dal palazzo di cristallo!

Lori alzò il prisma verso quel puntino di luce. E successe la magia!

Il prisma catturò quel filo di luce e lo trasformò in un fascio di colori brillanti che illuminò tutta la caverna!

«Wow!» esclamarono tutti.

Adesso potevano vedere le scale per risalire. Con il coniglietto stretto al petto, Lori guidò i suoi amici verso l'alto. Questa volta non corse, camminò sicuro, un gradino alla volta.

Quando uscirono alla luce del sole, Arco li aspettava con un grande sorriso. E nel cielo c'era qualcosa di magico: due arcobaleni! Uno grande e uno piccolo, proprio come un babbo con il suo bambino.

«Avete fatto bene ad ascoltare» disse Arco, accarezzandosi la barba. «Avete rispettato i miei consigli, e avete salvato il coniglietto.»

Il coniglietto saltò giù dalle braccia di Lori e corse verso una tana nascosta dietro un cespuglio di cristallo. Era tornato a casa!

Lori guardò Arco e disse: «Grazie per i tuoi consigli. Avevi ragione tu, perché sei più grande e sai tante cose.»

Arco annuì saggio. «I grandi hanno vissuto tanto. Ascoltarli è sempre una buona idea.»

Alfredo il trenino magico fischiò.

«CIUFFFF CIUFFFF!»

Il trenino disse:

«Nel buio avete camminato, il saggio folletto avete ascoltato!»

I quattro amici salutarono Arco con grandi gesti e salirono sul trenino. Il viaggio di ritorno fu veloce e colorato.

Quando arrivarono a casa, Cristina e Federico corsero ad abbracciarli.

«Com'è andata?» chiese Federico.

Lori sorrise. «Babbo, ho imparato che devo ascoltare i grandi. Perché voi sapete tante cose che io ancora non so.»

Federico lo abbracciò forte. «Sono fiero di te, Lori.»

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**La morale di questa storia:** I grandi, come i genitori e i nonni, hanno vissuto molto e sanno cose importanti. Ascoltarli e rispettare i loro consigli ci aiuta quando siamo in difficoltà. I grandi hanno tanto da insegnarci!

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