La stellina che non voleva dormire
📅 Pubblicata il 30/07/2026
✨ Riassunto della Storia
Una sera d'estate la pietra magica della collana di Alice la porta a fluttuare tra le stelle con la sorellina Giorgia e i pupazzi Cammy e Stocco. Solo i dolci versetti di Giorgia riescono ad addormentare una stellina, e Alice scopre quanto è preziosa la sua sorellina.
Era una calda sera d'estate. Fuori dalla finestra il cielo si era vestito di blu e le prime stelle facevano l'occhiolino. In cameretta, mamma Samantha aveva appena rimboccato le coperte, e papà Denis aveva acceso la piccola luce a forma di luna.
"Buonanotte, tesori," disse la mamma, dando un bacio ad Alice e uno alla piccola Giorgia.
Alice aveva quattro anni. Aveva i capelli biondi e portava sempre la sua collana speciale, quella con una pietra lucente, che non si toglieva mai, neppure per dormire. Nel lettino accanto, dentro la sua culla morbida, c'era Giorgia, la sua sorellina. Giorgia aveva solo sei mesi ed era piccola come un fagiolino.
Sul cuscino di Alice c'erano anche i suoi due amici del cuore: Cammy, un camaleonte tutto morbido che cambiava colore secondo l'umore, e Stocco, uno stoccafisso di pezza un po' rigido, che sbadigliava sempre perché aveva tanto sonno.
Alice voleva ascoltare la sua storia della sera. La mamma le aveva lasciato il carillon che suonava piano una musica dolce. Alice chiuse gli occhi per ascoltarla.
Ma proprio in quel momento Giorgia fece: "Aghhh! Brbrbr! Aaah!"
Alice riaprì gli occhi. "Uffa," sussurrò. "Giorgia, non ti sento la musica se fai i versi."
Giorgia però non capiva ancora le parole, ed era piccola, e continuò a gorgheggiare contenta nella sua culla. Alice sospirò e si girò dall'altra parte, un pochino imbronciata.
E fu allora che successe una cosa magica.
La pietra della collana di Alice cominciò a brillare. Piano, come una piccola candela, poi sempre di più, di una luce dorata e calda. Alice sgranò gli occhi. La luce si allargò dolcemente intorno al letto, e con un fruscio leggero il lettino di Alice, la culla di Giorgia, Cammy e Stocco si sollevarono da terra.
"Oh!" fece Alice, tenendosi alla coperta.
Fluttuavano! Salivano su, leggeri come piume. Il soffitto della cameretta si aprì come un sipario, e all'improvviso si ritrovarono tutti in mezzo al cielo, tra le stelle.
Ma non era un cielo buio e freddo. Era un cielo caldo e morbido, tutto color pastello. C'erano pianeti rotondi come cuscini, rosa, azzurri e gialli, e stelle grandi che sbadigliavano piano, facendo "hooolàaa", e si stropicciavano gli occhi prima di addormentarsi.
"Che meraviglia," sussurrò Alice.
Cammy, per l'emozione, diventò tutto rosa a pois. Stocco fece un altro sbadiglio.
Volavano lenti, dolcemente, tra i pianeti-cuscino. Ogni tanto una stella cadente passava vicino, lasciando una scia di brillantini che sapevano di vaniglia. Tutto era silenzioso e calmo, come dentro un sogno. Un pianeta rosa passò accanto ad Alice, morbido come un cuscino, e lei allungò la mano per sfiorarlo: era caldo e soffice come una nuvola di zucchero. Cammy ci appoggiò la guancia e per poco non si addormentava. Stocco russava già, con un buffo fischietto.
Ma dopo un po', Alice sentì un rumore. Non era un rumore forte. Era un pianto piccolo e triste. "Iiih... iiih..."
Seguirono il suono e arrivarono davanti a una stellina. Era la più piccola di tutte, appena più grande di una lucciola, e se ne stava in un angolo del cielo a frignare, tutta agitata.
"Ciao stellina," disse Alice, con la sua voce gentile. "Perché piangi?"
"Non riesco a dormiiire," singhiozzò la stellina. "E se io non dormo, non riesco a spegnere la mia lucina. E se la mia lucina resta accesa, tengo sveglio tutto il cielo. Ho provato e riprovato, ma non ci riesco!"
Alice, che era timida ma anche tenace, decise di aiutarla. "Non ti preoccupare. Ci penso io."
Prima di tutto le cantò una canzoncina della nanna. Ma Alice era timida, e la sua vocina usciva piano, un filo sottile. La stellina la ascoltò, ma continuò a frignare.
Allora ci provò Cammy. Il camaleonte diventò tutto di un bell'azzurro tranquillo, il colore della calma, sperando di rasserenarla. La stellina lo guardò, fece un piccolo respiro... e poi ricominciò: "Iiih... iiih..."
Ci provò anche Stocco. Lo stoccafisso si avvicinò per cullarla dolcemente. Ma Stocco era rigido come un bastoncino, e invece di cullarla la faceva dondolare a scatti, toc, toc, toc, come un'altalena rotta. La stellina si spaventò un pochino e pianse più di prima.
Alice si sedette, un po' scoraggiata. Aveva provato la canzone, i colori, le coccole, ma niente funzionava. La stellina proprio non si addormentava.
E fu allora che, dalla culla morbida, si sentì una vocina.
"Brbrbr... aaah... gooo..."
Era Giorgia. La piccola Giorgia si era svegliata e faceva i suoi versetti, quei gorgheggi dolci e buffi che a volte facevano un po' arrabbiare Alice.
Ma questa volta successe una cosa incredibile.
La stellina smise di piangere. Rimase in ascolto, con la sua piccola luce. E i versetti di Giorgia, "brbrbr, aaah, gooo", risuonavano nel cielo silenzioso come la ninna nanna più dolce del mondo. Non erano parole, non erano una canzone. Erano solo i suoni morbidi di una neonata felice. Ma erano esattamente quello che serviva.
La stellina sbadigliò. Chiuse un occhio. Poi l'altro. E, cullata dalla vocina di Giorgia, si addormentò serena, e la sua lucina si spense piano, come una candelina.
Nel cielo scese una pace dolcissima. Tutte le stelle intorno tirarono un sospiro di sollievo e si addormentarono anche loro, una dopo l'altra.
Alice guardò la sua sorellina con gli occhi lucidi di meraviglia. Quei versetti, quelli che a volte le davano fastidio quando voleva ascoltare la musica, erano stati capaci di fare una magia che lei, con tutto il suo impegno, non era riuscita a fare.
"Giorgia," sussurrò Alice, avvicinandosi alla culla. "Ma allora tu sei magica. I tuoi versini sono la ninna nanna più bella dell'universo."
E fece una cosa che non aveva mai fatto: prese la manina piccola di Giorgia nella sua, con tanta dolcezza. Giorgia le sorrise, con quel sorriso senza denti dei bambini piccoli, e le strinse il dito.
Cammy, commosso, diventò tutto di un rosa tenero. Stocco fece un ultimo, lungo sbadiglio.
Poi, dolcemente, la pietra della collana ricominciò a brillare, ma questa volta di una luce sempre più morbida e assonnata. Il lettino, la culla e i due pupazzi scesero giù lenti e leggeri, tra le stelle addormentate, e tornarono nella cameretta silenziosa. Il soffitto si richiuse come una coperta.
La pietra si spense pian pianino, con un ultimo scintillio, e tornò a essere una semplice pietra sulla collana di Alice.
Fuori, la luna vera brillava calma. Dentro, il carillon aveva quasi finito la sua musica.
Alice era stanca, ma con il cuore pieno di tenerezza. Non lasciò la manina di Giorgia. Rimasero così, le due sorelle, una nel lettino e una nella culla, con le dita che si sfioravano.
"Buonanotte, sorellina," sussurrò Alice, con un lungo sbadiglio. "Domani ti ascolto tutti i versini che vuoi."
E, cullata dai gorgheggi dolci di Giorgia che a poco a poco si spegnevano nel sonno, anche Alice chiuse gli occhi e si addormentò, felice, sotto il suo cielo di stelle.