Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

La barchetta che aveva perso il sorriso

La barchetta che aveva perso il sorriso

✨ Riassunto della Storia

Alfredo porta i bambini alla Baia della Mezzaluna d'Oro, dove trovano Nina, una barchetta persa nella nebbia. Viola vince la paura dell'acqua, si tuffa e, con il delfino Guizzo e una conchiglia-bussola, riporta Nina al Porticciolo delle Lanterne.

Quel mattino il cielo era grigio come una coperta di lana. Ale, Viola, Eletta e Lori stavano in giardino a costruire piccole città di sassolini, ma il vento faceva volare via i tetti di foglie e nessuno riusciva a finire niente.

"Uffa," sbuffò Lori, "oggi non si combina proprio niente."

Poi, all'improvviso, il grigio si aprì come una tenda. Dal cielo cominciarono a scendere tanti petali colorati: rosa, gialli, azzurri, che profumavano di fiori e di primavera. Era una pioggia di petali! I bambini alzarono le mani per prenderli, e ridevano perché i petali facevano il solletico sul naso.

E in mezzo a quella pioggia profumata si sentì un suono conosciuto: "CIUFFFF CIUFFFF!"

Era Alfredo il trenino magico, tutto lucido di petali sul tetto. Aprì lo sportellino e disse:

"Salite, amici, presto, venite su con me,
c'è un posto d'oro in riva al mare che aspetta proprio te!
Dove le onde portano campanelli di conchiglia,
e c'è qualcuno che piange e sogna una famiglia!"

I bambini si guardarono, curiosi. "Qualcuno piange?" chiese Viola, e i suoi occhi azzurri si fecero attenti. Salirono di corsa e Alfredo partì, veloce come il vento profumato.

Il trenino li lasciò su una spiaggia bellissima, curva come una mezzaluna, con la sabbia dorata che luccicava. "Questa è la Baia della Mezzaluna d'Oro," lesse Eletta su un cartello di legno. Le onde arrivavano piano e lasciavano sulla riva conchiglie che, toccandosi, tintinnavano come campanelli. Lontano, in mezzo al mare, c'erano tre scogli appuntiti, uno accanto all'altro.

"Quelli si chiamano i Tre Fratelli," disse Ale.

Ma dietro i Tre Fratelli c'era una nebbiolina leggera, come panna montata sull'acqua. E da quella nebbia arrivava un suono sottile, sottile: un pianto.

Viola non ci pensò due volte. Corse verso la riva. "C'è qualcuno là in mezzo!"

Tra le onde, che dondolava avanti e indietro, c'era una piccola barchetta di legno. Aveva la vela un po' storta e due occhietti tristi disegnati sul davanti. Piangeva davvero.

"Ciao," disse Viola con dolcezza. "Perché piangi?"

"Mi chiamo Nina," rispose la barchetta con un filo di voce. "Sono uscita a fare un giro, ma poi è arrivata la nebbia e non trovo più la strada di casa. La mia casa è il Porticciolo delle Lanterne, ma è nascosto là dietro, dove non si vede niente. Ho perso il mio sorriso, perché una barchetta senza casa non sa più sorridere."

Eletta si mise una mano sul cuore. "Poverina," sussurrò. Anche Lori era diventato serio, e Lori era quasi sempre allegro.

Fu proprio in quel momento che, SPLASH, uno spruzzo d'acqua bagnò tutti da capo a piedi!

"Ehiii!" gridarono i bambini.

Dall'acqua saltò fuori un delfino che rideva, faceva le capriole e girava su se stesso a spirale, come una trottola. Profumava, stranamente, di anguria e di sale.

"Sorpresaaa! Sono Guizzo!" disse il delfino, e con la coda nascose in fretta qualcosa nella sabbia. "Cercate una conchiglia lucente? Io ne ho una specialissima, ma... indovinate dove l'ho messa! Uh uh uh!"

Guizzo saltava, spruzzava, faceva scherzetti. Nascose il secchiello di Lori sotto un'onda, poi fece il solletico a Eletta con la punta della coda. I bambini all'inizio ridevano, ma Nina, la barchetta, piangeva ancora, tutta sola tra le onde.

E allora Guizzo si fermò.

Il delfino birichino guardò Nina. Vide le sue lacrime vere. E qualcosa, dentro il suo cuore d'oro, gli disse che non era più il momento di scherzare. Smise di ridere, nuotò piano verso la barchetta e le parlò con voce gentile: "Non piangere, piccolina. Io conosco il mare come le mie pinne. Ti riporto a casa io."

Poi tornò indietro e scavò nella sabbia. Tirò fuori una conchiglia rosa e lucente. "Questa è la mia conchiglia-bussola," spiegò. "Se la tieni bene, ti indica la via verso il porto. L'avevo nascosta per gioco... scusatemi."

"Che cosa vuol dire bussola?" chiese Lori, perplesso.

"La bussola," disse Guizzo, "è una cosa magica che ti dice sempre dove andare, anche quando ti sei perso. Come una freccia amica."

"Aaah," fecero tutti insieme, e si sentirono un pochino più grandi.

Ma c'era un problema. Guizzo spiegò che Nina era incastrata in una secca, cioè in un punto dove l'acqua è bassa e la sabbia trattiene la barca. "Per liberarla, qualcuno deve entrare in acqua e spingerla fuori. Poi, seguendo la conchiglia-bussola, attraversiamo la nebbia insieme."

I bambini guardarono l'acqua. Lì vicino era profonda, scura, e le onde erano un po' più alte. Ale fece un passo indietro. Eletta strinse le mani. Lori, che di solito non aveva paura di niente, disse piano: "Io... l'acqua alta un po' mi spaventa."

Ci fu un silenzio. Solo il tintinnio delle conchiglie e il pianto sottile di Nina.

E allora Viola guardò la barchetta. La guardò negli occhietti tristi. Sentì il cuore battere forte, TUM TUM TUM, perché anche lei, un pochino, aveva paura di quell'acqua profonda.

Ma poi pensò a Nina, sola nella nebbia, senza casa e senza sorriso.

Viola fece un respiro grande. Poi fece la cosa più coraggiosa di tutte: sorrise a Nina. Un sorriso vero, caldo, di quelli che dicono "non aver paura, ci sono io".

"Nina," disse, "adesso ti riporto a casa. Guarda che bel sorriso ti faccio!"

E la barchetta, vedendo quel sorriso, per un attimo smise di piangere.

Viola strinse i pugni, contò "uno, due, treee!" e si tuffò nell'acqua profonda. SPLASH!

Il cuore le batteva fortissimo. L'acqua era fredda e le arrivava fino alle spalle. Per un momento ebbe davvero paura. Ma Guizzo le nuotò subito accanto e le fece una capriola buffa proprio sul naso, tanto che Viola scoppiò a ridere e la paura si sciolse come zucchero nell'acqua.

"Bravissima!" disse il delfino. "Adesso spingiamo insieme!"

Viola appoggiò le mani sul legno di Nina e spinse. Spinse con tutta la sua forza. "Vieni... fuori... da lì!" Vedendola così coraggiosa, anche gli altri si fecero avanti. Ale entrò in acqua fino alle ginocchia e tese una mano. Eletta lo tenne per la maglietta perché non scivolasse. Lori, con un respiro grande come quello di Viola, entrò anche lui. "Se ci sei tu, ci provo anch'io!"

Tutti insieme, uno, due, treee, spinsero. E Nina, con un piccolo POP, si liberò dalla secca!

"Ce l'abbiamo fatta!" gridarono.

Ma la festa durò poco, perché davanti a loro c'era la nebbia, fitta e bianca, che nascondeva tutto. Nina tremò. "Ho ancora paura di perdermi," disse.

"Non con questa," disse Guizzo, e diede la conchiglia-bussola a Viola. "Tienila all'orecchio. Sentirai cantare più forte verso la strada di casa."

Viola si mise la conchiglia all'orecchio. Dentro si sentiva un canto dolce, come il mare che sussurra. Girò a destra: il canto diventava piano. Girò a sinistra, verso la nebbia: il canto diventava forte, chiaro, sicuro. "Di qua! La casa è di qua!"

Così partirono. Guizzo davanti che spingeva Nina con il muso, Viola con la conchiglia che cantava, e gli altri tre che tenevano il ritmo. Entrarono nella nebbia bianca, dove non si vedeva niente. Ma poi, in mezzo al bianco, si accese una lucina. Poi un'altra. Poi un'altra ancora.

"Le lanterne!" gridò Eletta, con gli occhi che le brillavano. "Il porto si sta accendendo per Nina!"

Una dopo l'altra, le lanterne del Porticciolo si accesero come stelline calde, per fare strada a chi tornava a casa. E in fondo alla nebbia apparve il piccolo porto, accogliente, con il molo di legno e le luci dorate.

Nina scivolò dentro il suo porto. E allora accadde la magia più bella di tutte: sul suo legno, piano piano, ricomparve il sorriso. Un sorriso largo, felice, di legno. "Sono a casa! Sono a casa! Grazie, Viola! Grazie a tutti!"

E il sorriso di Nina era così contento che contagiò tutti. Ale rideva, Lori faceva le capriole come Guizzo, Eletta aveva gli occhi un po' lucidi dalla gioia, e Viola, tutta bagnata e felice, sorrideva più di ogni altro.

"Lo vedi?" disse Guizzo, dando a Viola un colpetto gentile con la pinna. "Il tuo sorriso ha cambiato tutta la giornata di Nina. Anzi, tutta la sua vita!"

Guizzo salutò con tre capriole a spirale e un ultimo spruzzo di anguria e sale. E in quel momento, tra le lanterne, si sentì di nuovo: "CIUFFFF CIUFFFF!"

Alfredo il trenino magico era arrivato per riportarli a casa. Aprì lo sportello e disse:

"Bravi bambini, che bel cuore avete voi,
avete dato casa a chi piangeva: che festa per noi!
Un sorriso regalato è un piccolo tesoro,
cambia una giornata e vale più dell'oro!"

I bambini salirono, salutando Nina e Guizzo con la mano finché non li videro più. E mentre Alfredo correva nella sera, tra i petali e le lanterne, Viola guardò il mare e sorrise ancora. Perché aveva scoperto una cosa bellissima: che quando hai un po' di paura, un sorriso donato a qualcuno può darti tutto il coraggio del mondo.

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