La giostra sotto le stelle cadenti
📅 Pubblicata il 01/08/2026
✨ Riassunto della Storia
Alfredo porta Ale e gli amici alla Biblioteca dei Libri Sussurranti e al Mercato delle Meraviglie. Con un'idea ingegnosa e l'aiuto di tutti, recuperano la stella della giostra e la fanno girare sotto le stelle cadenti.
Quella mattina il cielo era di un grigio morbido, come una coperta di lana appena lavata. Non pioveva, ma l'aria profumava di pioggia in arrivo. Ale e i suoi amici erano seduti sotto il portico, al riparo, e giocavano a "indovina il rumore".
"Adesso tocca a me!" disse Ale, che aveva quattro anni ed era magro, vispo e sempre pronto a saltare. Chiuse gli occhi e batté le mani in un modo strano: tap, tap-tap, taaap.
"Sono gocce che cadono!" provò Viola, decisa come sempre.
"No, è un cavallo che galoppa!" rise Lori, veloce anche con le parole.
Eletta, tranquilla, ascoltava con un piccolo sorriso. "Secondo me è un cuore che batte forte perché è emozionato," sussurrò.
Ale spalancò gli occhi. "Bravissima! È proprio così!"
Accanto a loro, i quattro gatti di Ale facevano le fusa: Sofia, nera e affettuosa, si strofinava sulle gambe del bambino. Dora, tigrata e coraggiosa, teneva d'occhio il giardino. Poldo, grasso e massiccio, dormiva come un cuscino, mentre Milo, agile e saltellante, inseguiva una foglia.
Fu allora che lo sentirono davvero, un rumore vero, che veniva da lontano.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
I bambini si alzarono di scatto. Da dietro la siepe spuntò un trenino tutto colorato, con le ruote lucide e il fumo che sapeva di zucchero. Era Alfredo il trenino magico.
Alfredo fischiò allegro e disse:
"Ciao piccoli amici dal cuore sincero,
vi porto in un posto incantato e vero!
Sfiorate i libri sui grandi scaffali:
vi parleranno con voci speciali!"
I bambini si guardarono, curiosi. Libri che parlano? Salirono tutti e quattro sul vagoncino, e i gatti saltarono su all'ultimo momento, uno dopo l'altro.
Il trenino corse tra le nuvole basse, poi scese piano davanti a un palazzo altissimo. Sopra la porta c'era scritto: Biblioteca dei Libri Sussurranti.
Quando entrarono, rimasero a bocca aperta. Gli scaffali erano alti come alberi, e per salire c'erano scale a chiocciola che giravano su se stesse come lumache. In cima, una grande cupola di vetro lasciava vedere il cielo grigio. E, cosa più magica di tutte, quando Ale sfiorò con un dito la costa di un libro, quello sussurrò piano: "C'era una volta una balena che aveva paura dell'acqua..."
"Ha parlato!" esclamò Viola.
Lori toccò un altro libro, che sussurrò: "C'era una volta una nuvola dispettosa..." Eletta ne sfiorò uno rosso, e quello disse piano: "C'era una volta una lucciola che aveva perso la sua luce..." I bambini andavano da uno scaffale all'altro, sfiorando i libri con la punta delle dita, e ogni volta una vocina raccontava l'inizio di una storia diversa. Era come camminare dentro un bosco che chiacchierava.
"Sussurrano un pezzetto della loro storia, quando li tocchi," spiegò una vocina.
Da dietro un tavolo spuntò un cagnolino piccolo e buffo, con le orecchie lunghe e il naso sempre in movimento. Profumava di biscotti appena sfornati.
"Io sono Briciola," disse. "Ho il fiuto magico: trovo qualsiasi cosa perduta. Ma c'è un problema... un pasticcio... un guaio proprio scombussolato!"
"Scombussolato?" chiese Lori, grattandosi la testa. "Che vuol dire?"
"Vuol dire tutto sottosopra, messo alla rovescia," rispose Briciola. "Come quando apri un cassetto e tutto è mescolato."
I bambini annuirono, contenti di aver imparato una parola nuova.
Briciola li portò a una finestra e indicò giù, ai piedi della biblioteca. Là c'era il Mercato delle Meraviglie, con bancarelle di palloncini, dolci, campanelli e mille oggetti colorati. Ma era davvero scombussolato: i palloncini tra i formaggi, i campanelli tra i cappelli, i dolci mescolati coi calzini.
"Sono stato io," ammise Briciola, girando la testa mortificato. "Vedete, io trovo tutte le cose perdute degli altri. Ma sono così distratto che dimentico sempre dove le ho rimesse! Ho ritrovato mille oggetti e li ho appoggiati qua e là, e adesso nessuno trova più niente."
Ale guardò il mercato con attenzione. "Possiamo aiutarti a rimettere ordine," disse. "Ma... perché sei così triste?"
Briciola abbassò le orecchie. "Perché nel disordine è successa una cosa grave. La giostra del mercato, quella che fa ridere tutti i bambini, si è fermata. Le manca il pezzo più importante: la stella d'ottone che sta in cima e la fa girare. È caduta, e non so più dove sia finita."
Eletta gli accarezzò la testa con dolcezza. "Non è colpa tua se dimentichi. Adesso ti aiutiamo noi."
A quelle parole Briciola sollevò le orecchie e, tutto felice, girò su se stesso tre volte prima di sedersi. "Fate così quando siete contenti, voi?" ridacchiò Lori.
Scesero tutti al mercato. Briciola annusò l'aria, il naso che tremava come una fogliolina. "La sento! La stella è... di là!" Corse tra le bancarelle, si fermò, alzò il muso verso l'alto e abbaiò.
I bambini guardarono su. In cima al lampione più alto del mercato, incastrata tra i bracci di ferro, brillava una piccola stella d'ottone.
"È lassù!" gridò Viola. "Ma è altissima!"
Briciola provò a saltare, ma arrivava appena all'altezza di un gradino. "Il mio fiuto trova le cose," disse triste, "ma non riesce a prenderle quando sono così in alto. Ci vuole qualcos'altro."
Ci fu un momento di silenzio. Il cielo si stava facendo più scuro. Ale osservava il lampione, gli occhi che correvano da un oggetto all'altro del mercato. E all'improvviso... "Aha!"
"Cosa? Cosa?" chiesero tutti insieme.
"Ho un'idea!" Ale saltellava dall'entusiasmo. "Guardate: qui ci sono i cerchi dei palloncini, tondi e robusti. E lì ci sono le assi di legno delle bancarelle. Se leghiamo un'asse tra due cerchi, e poi un'altra sopra, possiamo costruire una scala che dondola! Una scala-altalena! Ci salgo io e arrivo fino alla stella!"
Viola aggrottò la fronte. "Ma se dondola, tu cadi."
"Non se voi la tenete ferma," disse Ale. "Da solo non ce la faccio. Ma tutti insieme sì."
Si misero al lavoro. Lori portava le assi correndo avanti e indietro. Viola annodava le corde con le sue mani tenaci. Eletta teneva i cerchi ben dritti. Briciola cercava col naso i pezzi giusti, e stavolta li dava subito a chi serviva. Anche i gatti aiutarono: Milo saltava in alto per passare le cordicelle, Dora sorvegliava, Poldo faceva da peso sul fondo perché la base non scivolasse, e Sofia miagolava incoraggiamenti.
Mentre lavoravano, il mercato a poco a poco cambiava faccia. Ogni oggetto che Briciola annusava e ritrovava tornava al suo posto giusto: le mele nel cesto delle mele, le sciarpe accanto alle sciarpe, i sonagli con i sonagli. "Ecco dov'era finito il mio cappello!" rise una signora dei palloncini. "E questo campanello suonava sotto un cesto di pere!" esclamò il venditore di dolci. Più mettevano ordine, più tutto diventava facile da trovare.
In poco tempo la scala-altalena fu pronta, appoggiata al lampione. Dondolava un po', proprio come aveva detto Ale.
"Adesso tenetela forte," disse il bambino, e cominciò a salire.
Un gradino. Due. La scala oscillava. Il cuore di tutti batteva "come quando è emozionato", proprio come aveva indovinato Eletta al mattino. Viola stringeva i denti e teneva. Lori puntava i piedi. Eletta abbracciava il palo con tutte le sue forze. Poldo si sedeva sopra la base, pesante come un sacco di patate.
"Tenete!" gridò Ale. Salì ancora. Ora era in alto, il vento gli scompigliava i capelli. La stella d'ottone era lì, a un passo. Allungò il braccio... ma non arrivava.
"Non ci arrivo!" disse, e per un attimo ebbe paura.
"Dondola!" gridò Viola da sotto. "Usa il dondolìo! Quando la scala va avanti, allunga!"
Ale capì. Invece di combattere contro l'altalena, la lasciò dondolare. Piegò le gambe, si diede una spinta, e nel momento giusto, quando la scala scivolò in avanti, allungò il braccio più che poté. Le dita si chiusero attorno alla stella. "Presa!"
Tutti scoppiarono in un urlo di gioia. Ale scese, gradino dopo gradino, e quando toccò terra gli amici lo abbracciarono.
"Ce l'abbiamo fatta," disse ansimando. "Ma non io. Noi."
Corsero alla giostra. Ale si arrampicò sul tetto tondo e infilò la stella d'ottone nel suo posto, in cima. Ci fu un clic. Poi un tintinnio. E la giostra cominciò a girare piano, con una musica dolce di campanelli.
Intanto avevano rimesso in ordine anche il mercato: i palloncini coi palloncini, i dolci coi dolci, i campanelli coi campanelli. Briciola era così felice che girò su se stesso non tre, ma sei volte, e cadde a gambe all'aria facendo ridere tutti.
Il cielo, ormai scuro, si riempì di puntini che correvano lasciando scie dorate. Stelle cadenti.
"Guardate!" sussurrò Eletta. "Il cielo fa la giostra insieme a noi."
Salirono tutti sui cavallucci colorati, i quattro bambini, Briciola e i quattro gatti. La giostra girava, le stelle cadevano, e ridevano così forte che il rumore arrivava fino alla cupola di vetro della biblioteca.
Ale, girando, pensò una cosa semplice: da solo non sarebbe mai salito lassù, e da solo su quella giostra non ci sarebbe stato niente da ridere. Le cose belle diventano più belle quando le vivi insieme.
Quando fu ora di tornare, Alfredo il trenino magico li aspettava, con il suo fumo dolce. Fischiò piano e disse:
"La stella lassù da soli non si prende,
ma quando si è in tanti il sogno si accende!
Girare da soli non è la stessa cosa:
la gioia condivisa è sempre più gioiosa!"
I bambini salutarono Briciola con la mano, salirono sul trenino e, ben stretti tra loro, tornarono a casa mentre le ultime stelle cadenti disegnavano il cielo.
E quella notte, prima di dormire, ognuno di loro sorrise pensando alla giostra che girava, piena di amici, sotto le stelle.