La Soffitta dei Sogni Addormentati
📅 Pubblicata il 29/04/2026
✨ Riassunto della Storia
Lori e i suoi amici salgono in soffitta con Alfredo e, insieme al topolino Bibo, confezionano con petali colorati un sogno per consolare un orsacchiotto che dormiva da troppo.
Fuori, la pioggia gentile faceva tic tic tic sui vetri della finestra, come tante piccole dita che bussavano per dire "ciao". Dentro casa, sul tappeto del salotto, Lori, Ale, Viola ed Eletta avevano appena costruito un mare. Era un mare di asciugamani azzurri stesi per terra, con qualche cuscino-isola e una bacinella vera, piena d'acqua, in mezzo. Sull'acqua galleggiavano cinque barchette di carta che avevano piegato insieme.
"La mia barchetta si chiama Frecciazzurra!" disse Lori, soffiando sull'acqua per farla scivolare.
"La mia è Tartaruga Lenta," disse Eletta, con voce tranquilla, mettendola accanto a un'isola.
Viola, con gli occhi azzurri concentrati, soffiava forte sulla sua. "La mia non si arrende mai," disse decisa.
Ale, magrolino, saltava da un asciugamano all'altro come se fosse davvero in mezzo alle onde. "Io sono il faro! Pi-pi-piiiiiii!"
I bambini ridevano e la pioggia continuava a fare tic tic tic, quando, all'improvviso, da dietro il divano, arrivò un suono che conoscevano benissimo.
CIUFFFF CIUFFFF.
Tutti si bloccarono. Le barchette galleggiavano in silenzio. Anche la pioggia sembrò abbassare la voce.
CIUFFFF CIUFFFF.
Era Alfredo, il trenino magico! Sbucò sbuffando una nuvoletta dorata, con la sua locomotiva che brillava come un caramellino. Si fermò proprio davanti al tappeto-mare e fischiò allegro:
"Buongiorno bimbi, che bella sorpresa,
oggi si parte, la magia è già accesa.
Saliamo su, in alto sopra la testa,
dove dorme una scatola e dorme una festa."
I bambini si guardarono con gli occhi spalancati. "Sopra la testa?" sussurrò Lori. "Dove dorme una scatola?"
"E una festa?" aggiunse Viola, perplessa.
Ma non c'era tempo per le domande. Il treno era lì e li aspettava. Lori, veloce come sempre, fu il primo a saltare sul vagone. Ale lo seguì con un balzo. Viola salì stringendo la sua barchetta in mano. Eletta, alta e tranquilla, si sedette sul vagoncino di coda con un piccolo sorriso.
CIUFFFF CIUFFFF! Il trenino partì, e cominciò a salire. Sì, proprio a salire, su per le scale di casa, su per il corridoio, su per una scaletta di legno che nessuno ricordava di aver mai visto, fino a una porticina piccola, lassù in cima.
La porticina si aprì da sola con un cigolio dolce.
I bambini scesero dal treno e si trovarono in un posto pieno di magia silenziosa.
Era una soffitta. Ma non una soffitta qualunque.
Un raggio di sole obliquo entrava da una finestrella e dentro quel raggio danzavano migliaia di puntini dorati, come briciole di stelle. C'erano vecchie scatole accatastate, lampadari appesi che dondolavano un pochino, cappelli con la piuma, un cavallo a dondolo che russava con gli occhi chiusi, e un grande baule traboccante di vestiti.
"Wooow," fece Lori, a bocca aperta.
"Guardate," disse Eletta, indicando il baule. "I vestiti..."
Tutti si avvicinarono e videro una cosa strana. I vestiti, le mantelle, i cappellini, le scarpine: erano tutti dello stesso identico colore. Un colore triste, che non era né bianco né nero. Un colore che Bibo avrebbe poi chiamato "grigio nuvola".
"Ma non hanno colore," sussurrò Viola.
In quel momento, da dietro una scatola, sbucò un musetto piccolo con due occhialini sul naso e una matita appuntita dietro l'orecchio. Era un topolino, e teneva in mano un righello.
Il topolino fece due passi a scattini, si fermò, alzò un dito e disse: "Aspetta, aspetta, aspetta!"
Poi si avvicinò al baule, posò il righello sui vestiti grigi, prese appunti su un quadernino minuscolo e mormorò: "Misuro il colore di niente. Niente colorato uguale a zero."
Quando alzò gli occhialini e vide i quattro bambini, fece "Uh-uh-uh!" battendo le zampette per la sorpresa. Trotterellò veloce verso Lori, lo guardò bene da capo a piedi e disse, con voce squillante:
"Ma tu sei un meraviglioso esemplare!"
I bambini si guardarono fra loro. Lori si grattò la testa. "Esem... cosa?" chiese.
"Esemplare," disse il topolino. "E-sem-pla-re."
"Cosa vuol dire?" chiese Viola, con la curiosità che le brillava negli occhi.
Il topolino rise, una risatina che faceva "ihihi". "Vuol dire che sei una cosa speciale! Una di quelle cose che si guardano bene perché sono uniche! Come una foglia con la forma di cuore, o un sasso con i puntini d'oro. Ecco, tu sei così."
Lori sorrise e tirò un po' su il petto, fiero.
"Io sono Bibo," continuò il topolino, con il quadernino sempre in mano. "Sono un topolino inventore. Vivo qui, in questa soffitta. E voi siete arrivati proprio nel momento giusto. C'è un mistero, qui. Un mistero grigio. Aspetta, aspetta, aspetta, ve lo spiego subito."
Bibo camminò veloce a scattini fino a un angolo nascosto della soffitta. I bambini lo seguirono in punta di piedi. Lì, in fondo, dentro un baule più piccolo, c'era qualcosa di morbido e tenero. Un orsacchiotto di pezza, con un orecchio un po' rosicchiato e una toppa sulla pancia. Dormiva.
"Lui è Cocco," sussurrò Bibo. "È un orsacchiotto. Tantissimo tempo fa qualcuno l'ha dimenticato qui. E da allora dorme."
"Ma sembra triste," disse Eletta, con voce dolce.
"Già," sospirò Bibo. "Cocco fa sogni grigi. Capite? Sogni che non hanno né rosso, né blu, né giallo. E quando un orsacchiotto sogna grigio, anche le cose intorno a lui perdono il colore. È per questo che i vestiti del baule sono tutti così tristi."
Lori sentì qualcosa stringergli il cuore. Non gli piaceva l'idea che Cocco facesse sogni grigi. Si avvicinò all'orsacchiotto e gli sistemò una zampina che era fuori dalla coperta.
"Bisogna fare qualcosa," disse Lori, deciso. "Lo aiutiamo, Cocco."
"Sì!" disse Ale, saltellando. "Lo aiutiamo!"
"Tutti insieme," aggiunse Viola.
Eletta annuì e annusò l'aria. "Ma come si fa, Bibo?"
Bibo si grattò un baffo con la matita-bacchetta. Poi, all'improvviso, batté le zampette: "Uh-uh-uh! Ho un'idea! Guardate!"
Saltò su una scatola, raggiunse un cordoncino che pendeva dal soffitto e tirò forte. Cric-crac. Si aprì un lucernario, e dal cielo, invece di gocce, cominciarono a scendere... petali. Petali di mille colori. Rossi, gialli, viola, arancioni, rosa, azzurri. Cadevano leggeri, profumati. Profumavano di rosa, di mela, di vaniglia, di prato dopo l'estate.
I bambini alzarono le mani per prenderne un po'. Era come stare dentro un arcobaleno che si stava sbriciolando con dolcezza.
"Sono colori che cadono!" esclamò Bibo, scrivendo sul quadernino. "Quando piove così, in soffitta, vuol dire che la magia ci sta dando una mano. Dobbiamo raccoglierli e ridipingere i vestiti! Forza, su!"
I bambini si misero subito al lavoro, ma Bibo, dopo un attimo, si fermò di colpo. Alzò il dito. "Aspetta, aspetta, aspetta."
"Cosa c'è?" chiese Lori, con le mani piene di petali rossi.
Bibo si grattò il muso. "I vestiti, da soli, non bastano. Anche se diventano colorati, i sogni di Cocco resteranno grigi. E presto perderanno colore di nuovo. Bisogna fare un'altra cosa, prima."
"Cosa?" chiese Eletta.
Bibo guardò in alto, dentro il raggio di sole. Poi guardò i bambini, uno per uno, con gli occhialini che gli brillavano. "Bisogna confezionare un sogno bellissimo. E metterlo sotto il cuscino di Cocco. Solo così i suoi sogni grigi si trasformeranno."
I bambini si guardarono. Confezionare un sogno. Sembrava una cosa grandissima.
"E come si fa?" chiese Lori, con un piccolo nodo in gola.
Bibo sorrise. "Si fa insieme. Ognuno fa la sua parte. Voi raccogliete i petali, io li cucio nell'aria. Pronti?"
"Pronti!" risposero tutti.
E cominciò la cosa più bella di tutta la giornata.
Lori, veloce come il vento, correva da una parte all'altra raccogliendo i petali rossi più brillanti, quelli che sembravano fuoco di camino. Le mani gli si riempivano e lui rideva contento.
Viola, con la sua testa caparbia e gli occhi azzurri attenti, sceglieva i petali più morbidi. Li toccava uno per uno, e se non era morbido abbastanza, lo lasciava cadere. "Questo no, questo sì, questo va bene."
Eletta, tranquilla come sempre, si chinava sui petali e li annusava. Cercava quelli con il profumo migliore, quelli che sapevano di torta della nonna, di latte caldo, di prato d'estate. "Questo sa di buono," diceva sorridendo.
Ale, intanto, prendeva tutti i petali raccolti dagli amici e li metteva insieme su un fazzolettino di stoffa che aveva trovato. Li sistemava con cura, e poi piegava il fazzolettino agli angoli, formando un piccolo cuscino soffice come una nuvola.
Quando il cuscinetto fu pronto, Bibo prese la matita-bacchetta dietro l'orecchio. Si concentrò. Disegnò qualcosa nell'aria, sopra il cuscinetto.
E i bambini videro una cosa che non avevano mai visto.
Nell'aria, per qualche secondo, comparve uno scarabocchio luminoso. Era un sogno disegnato. Si vedevano un girotondo di stelle, un prato verde, un palloncino rosso che saliva, una nuvola di zucchero filato, e una mamma orsa che cullava un cucciolo. Tutto luminoso, tutto morbido. Poi, come una scia, lo scarabocchio scivolò dentro il cuscinetto, e sparì lì come un segreto.
"Adesso," sussurrò Bibo. "Adesso lo mettiamo sotto la sua testolina."
Tutti insieme, in silenzio, si avvicinarono a Cocco. Lori, con le mani che gli tremavano un pochino dall'emozione, sollevò la testina dell'orsacchiotto. Ale gli mise sotto il cuscinetto profumato. Eletta sistemò la copertina. Viola gli accarezzò un orecchio.
E aspettarono.
Per un momento non successe niente.
Poi Cocco fece un sospiro. Un sospiro lungo, contento. Si girò un po' nel sonno. E sulla sua faccia di pezza, dove non c'era mai stato, si disegnò un piccolo sorriso.
I bambini trattennero il respiro.
E in quel silenzio, una cosa magica cominciò ad accadere. Nel grande baule dei vestiti, lì in fondo alla soffitta, una mantellina si tinse di rosso. Poi un cappellino diventò giallo. Una scarpina diventò viola. Un fiocco diventò azzurro. Un vestito a balze diventò rosa. Uno dopo l'altro, come tante candeline che si accendono, i vestiti tornavano colorati.
"Funziona," sussurrò Lori, con gli occhi lucidi.
Bibo si soffiò il naso con il quadernino. "Avete cucito un sogno," disse. "Siete proprio dei meravigliosi esemplari."
Tutti risero.
Da fuori, in lontananza, si sentì un ciuf ciuf gentile. Alfredo era tornato. Era ora di andare.
I bambini salutarono Cocco con un bacio sulla pancia, salutarono Bibo con un abbraccio (e Bibo si emozionò così tanto che batté le zampette: "Uh-uh-uh!"), e salirono sul vagone.
Alfredo, dolce come un dondolio, fischiò:
"Avete cucito un sogno colorato,
ora Cocco l'orsetto è consolato.
Tornate a casa, piccoli sognatori,
con tanto sole dentro ai vostri cuori."
E con un CIUFFFF CIUFFFF, il treno scese fino al salotto.
Quando i bambini aprirono gli occhi, erano di nuovo sul tappeto-mare, con le barchette di carta che galleggiavano nella bacinella. Fuori, la pioggia gentile faceva ancora tic tic tic.
Ma in tasca, Lori trovò un petalo rosso, profumato di torta. Lo strinse forte. Poi guardò gli amici e disse: "Domani, se piove ancora, possiamo cucire un altro sogno. Adesso lo sappiamo fare."
E tutti sorrisero.