La promessa cucita nel cielo
📅 Pubblicata il 13/10/2026
✨ Riassunto della Storia
Eletta, Ale, Viola e Lori salgono sull'arcobaleno con Alfredo il trenino magico e incontrano Iride, una libellula timorosa che aveva promesso di accendere i colori del cielo per la Luna. Con l'aiuto di Eletta trova il coraggio di mantenere la promessa e riaccende le stelle cadenti.
Era caduta la pioggia per tutta la mattina. Una pioggia tiepida e gentile, di quelle che fanno un rumore dolce sulle foglie e lasciano l'aria che profuma di terra bagnata. Eletta, Ale, Viola e Lori erano in giardino con quattro barattoli di vetro, e correvano a raccogliere le ultime gocce che scivolavano giù dal tetto della casetta.
"Io ne ho prese sette!" rideva Lori, saltando dentro una pozzanghera e schizzando tutti.
"Io ne ho prese così tante che non le conto più," disse Viola, con i suoi occhi azzurri che brillavano come due biglie.
Ale teneva il barattolo in alto e provava a prendere le gocce con la lingua, poi faceva una capriola sull'erba. Eletta invece era più tranquilla. Stringeva il suo barattolo tra le mani e guardava il cielo. La pioggia stava finendo, e tra una nuvola e l'altra era spuntato il sole. E allora, pian piano, nel cielo si disegnò un grande arcobaleno. Rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e viola: sette colori che facevano un ponte enorme da una collina all'altra.
"Guardate," sussurrò Eletta. "Sembra una scala di colori che sale fino al cielo."
Proprio in quel momento si sentì un suono conosciuto. CIUFFFF CIUFFFF! Da dietro i cespugli spuntò Alfredo il trenino magico, con le ruote lucenti e un fischio allegro che sapeva di festa.
"CIUFFFF CIUFFFF, bambini, salite con me,
un posto coi colori vi aspetta, sapete perché?
Lassù vive qualcuno che trema di paura,
e il cielo stanotte ha perso la sua luce sicura."
I quattro amici non se lo fecero dire due volte. Posarono i barattoli e salirono sui vagoni morbidi. Alfredo fischiò, si mosse, e invece di correre sui binari salì proprio su per l'arcobaleno, come se fosse una grande scala colorata. Più salivano, più il mondo diventava piccolo sotto di loro.
Arrivarono in cima, sulla Collina dei Sette Colori. Era un posto meraviglioso: l'erba era morbida e cambiava colore a ogni passo, e in fondo c'era una casetta rotonda tutta di vetro, appoggiata sull'ultimo colore dell'arcobaleno. Ma qualcosa non andava. Il cielo, che doveva essere pieno di stelle, era coperto da tante nuvole grigie. Si erano ammucchiate una sull'altra, imbronciate, con il muso lungo, e nascondevano tutto.
"Uffa," disse Lori. "Sembra che il cielo si sia messo un cappotto troppo pesante!"
I bambini risero, ma era una risata un po' piccola, perché faceva quasi buio. Fu allora che sentirono un rumore leggero, come un battito di piccole ali. Da dietro la casetta di vetro uscì una libellula. Ma non una libellula qualsiasi: aveva le ali che cambiavano colore a seconda della luce, ora rosa, ora oro, ora azzurre. Era bellissima. Però tremava.
"Ciao," disse Eletta con la sua voce calma. "Io sono Eletta. E tu chi sei?"
"Mi chiamo Iride," rispose la libellula, con un filo di voce. "E questa stanotte doveva essere la notte più bella dell'anno. La notte delle stelle cadenti."
"Le stelle cadenti?" chiese Ale, con gli occhi spalancati.
"Sì," disse Iride. "Sono stelle che corrono veloci nel cielo e lasciano dietro una scia tutta dorata, come una coda di luce. Ma stanotte non potranno arrivare."
"E perché no?" domandò Viola, che non si arrendeva mai.
Iride li portò dentro la casetta di vetro. In mezzo c'era un grande telescopio. Era un tubo lungo e magico, di quelli che servono a guardare lontano lontano, fino a toccare le stelle con gli occhi. Ma ora era spento, grigio, triste.
"Il telescopio chiama le stelle cadenti," spiegò Iride. "Manda in alto un raggio di luce, e le stelle lo seguono per venire a salutare la Luna. Ma si è spento, perché gli manca un colore. E io... io avevo fatto una promessa."
La libellula abbassò le ali.
"Ogni notte di stelle cadenti," disse, "io avevo promesso di accendere i colori del cielo con le mie ali. Così la vecchia Luna, che è un po' sola lassù, non resta mai al buio. Ma stanotte ho troppa paura. Le nuvole sono tante, è tutto scuro, e io sono piccola. Tanto non mi vede nessuno. Meglio se rinuncio."
E una piccola lacrima le scese lungo l'ala.
Eletta non disse niente. Si sedette accanto a Iride, proprio vicino, e le parlò con dolcezza.
"Sai, Iride," cominciò, "anche a me a volte fa un po' paura il buio. Ma la mia mamma Elisa mi ha fatto una promessa. Mi ha detto: ti lascio sempre accesa una lucina la sera, così se ti svegli non sei al buio. E lei l'ha mantenuta. Ogni sera, da quando sono nata, quella lucina c'è. Anche quando sono stanca e mi addormento in braccio, io so che c'è."
"E questo ti aiuta?" chiese Iride.
"Tantissimo," disse Eletta. "Perché una promessa mantenuta è come un abbraccio che arriva anche da lontano. Scalda il cuore anche quando chi ti vuole bene non è lì vicino. La Luna, stanotte, sta aspettando il tuo abbraccio."
Iride la guardò. Le sue ali, per un attimo, brillarono di un colore caldo.
"Ma ho paura di non farcela," sussurrò.
"Non sei da sola," disse Viola, mettendole una mano vicino. "Ci siamo noi. E quando ho paura io, faccio una cosa: faccio un respiro grande e poi ci provo lo stesso."
"E se cadi," aggiunse Lori con un sorriso, "ti prendo io al volo! Sono il più veloce di tutti, chiedilo a chiunque!" E fece finta di inciampare per far ridere Iride. E Iride, un pochino, rise.
Ma restava un problema. Al telescopio mancava un colore, e nessuno sapeva quale. Tutti guardavano quel tubo spento senza capire. Fu allora che Ale, che pensava sempre in un modo tutto suo, si fermò. Guardò il telescopio. Poi guardò le ali di Iride, che cambiavano colore nella poca luce. E gli si accese un'idea, come una lampadina.
"Aspettate!" gridò Ale. "Ho capito! Il colore che manca al telescopio non è un colore qualsiasi. È proprio quello delle ali di Iride! Nessun altro al mondo ce l'ha! Iride, sei tu il colore che manca!"
Tutti rimasero a bocca aperta. Era vero. Le ali di Iride facevano una luce speciale, un colore che non si poteva né dipingere né comprare.
"Io?" disse Iride, tremando ancora. "Ma dovrei volare proprio dentro la lente, nel buio..."
Il momento era arrivato. Iride guardò il telescopio scuro e sentì tutta la sua paura. Le ali le tremavano. Fece un passo indietro. Poi guardò Eletta, che le sorrideva senza dire niente, solo con gli occhi.
"Tanto non mi vede nessuno," sussurrò di nuovo Iride. Ma poi, piano, aggiunse: "...però la Luna mi aspetta. E una promessa è una promessa."
E allora, con un respiro grande come le aveva insegnato Viola, Iride spiccò il volo. Entrò dritta nella lente del telescopio. E dentro quel buio cominciò a battere le ali con tutta la forza che aveva. Un colore dopo l'altro, la lente si riempì di luce: rosa, oro, azzurro, verde, tutti i colori insieme.
PAM! Il telescopio si accese. Dalla sua punta partì un raggio di luce fortissimo che bucò le nuvole grigie come una freccia di sole.
"Guardate il cielo!" gridò Viola.
Lungo quel raggio di luce scese una stella cadente. Poi un'altra, e un'altra ancora. Erano tantissime, con le loro code dorate, e correvano nel cielo come scintille. E quando toccarono le nuvole imbronciate, le nuvole smisero di essere arrabbiate. Si sciolsero una dopo l'altra, piano, e il cielo si aprì tutto.
Lassù, finalmente, si vedeva la Luna. Era grande, tonda, e sembrava proprio contenta. Le stelle cadenti le ballavano intorno, e la Luna non era più sola. Iride uscì dalla lente, stanca ma felice, e le sue ali non tremavano più.
"Ce l'ho fatta," disse. "Ho mantenuto la promessa."
"E guarda la Luna come ti guarda," disse Eletta, con gli occhi un po' lucidi e un gran sorriso. "Ti vede, Iride. Ti ha sempre vista."
Dal cielo cominciò a scendere qualcosa di bianco e morbido. Non era più pioggia: era neve soffice. Fiocchi leggeri che scendevano senza fretta e si posavano sulla Collina dei Sette Colori come tante piccole stelline a terra. I bambini allungarono le mani per prenderli, e Iride ci volava in mezzo, felice.
Poi, da lontano, si sentì di nuovo quel suono. CIUFFFF CIUFFFF. Era Alfredo, tornato a prenderli. Iride salutò tutti con le ali, e salutò soprattutto Eletta, con un piccolo abbraccio di luce.
I bambini salirono sul trenino, stanchi e contenti. Alfredo fischiò dolcemente e disse:
"CIUFFFF CIUFFFF, si torna, tenetevi forte,
avete visto il cielo aprire le sue porte.
Una promessa mantenuta è un dono che vola,
e scalda chi è solo, perfino una Luna sola."
Mentre scendevano lungo l'arcobaleno, Eletta guardò ancora una volta in alto. La Luna brillava, le stelle correvano, e la neve scendeva piano. Pensò alla sua mamma Elisa e alla lucina della sera. E capì che Iride, quella notte, aveva imparato la stessa cosa che sapeva lei: che una promessa è una promessa, e va sempre mantenuta, anche quando si ha un po' paura. Perché è proprio allora che diventa il regalo più bello di tutti.
Quando arrivarono a casa, nel giardino, i quattro barattoli erano ancora lì. Ma dentro, invece delle gocce di pioggia, adesso brillava una piccola luce dorata. Un pezzetto di stella cadente, per ricordarsi che le promesse, quando le mantieni, restano accese per sempre.