Storie per Bambini

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Il Faro delle Risate

Il Faro delle Risate

✨ Riassunto della Storia

Lori e gli amici vanno a un castello sul mare dove il faro è spento. Con una staffetta buffa sulla scala a chiocciola, Lori impara a correre a modo suo, riaccende il faro e riporta a casa le barchette perse.

Era un pomeriggio color panna, di quelli morbidi in cui il cielo sembra una grande coperta di lana. Non pioveva, non nevicava, non tirava vento. L'aria profumava di pane caldo e tutto era tranquillo, come se il mondo si fosse seduto in poltrona a riposare.

Lori, Ale, Viola ed Eletta erano dentro un posto buffissimo: La Bottega degli Oggetti che Rotolano. Era una stanza piena zeppa di cose curiose, dal pavimento fino al soffitto: gomitoli di lana, pentoloni di rame, palle di stracci, barattoli e sciarpe lunghissime. E il bello era che lì dentro tutto, ma proprio tutto, aveva voglia di rotolare.

"Guardate questo!" ridacchiò Lori, che era veloce come uno scoiattolo e non stava mai fermo. Diede una spintarella a un gomitolo grande come una zucca. Il gomitolo partì, rotolò, urtò un pentolone, il pentolone fece "BONG", si rovesciò su una palla di stracci, e in un attimo mezza bottega ruzzolava da tutte le parti.

"Oh no!" rise Viola, saltando su una sedia.

"Oh sì!" rise Lori, che si buttò a terra e si mise a rincorrere i gomitoli facendo le capriole.

Eletta, che era tranquilla e dolce, raccoglieva le cose con calma. Ale invece studiava tutto con gli occhi spalancati, perché a lui piaceva capire come funzionavano le cose.

E fu proprio mentre tutto rotolava che si sentì quel suono magico.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

Dalla porta della bottega arrivò, sbuffando allegro, Alfredo il trenino magico. Aveva le ruote lucide e un fischietto felice. Si fermò davanti ai bambini e disse:

"Ciuff ciuff, bambini, che bello trovarvi!
Salite veloci, ho una cosa da darvi:
c'è un faro sul mare che vuole brillare
e una gara buffissima da ridere e saltare!"

I bambini batterono le mani e saltarono a bordo. Alfredo partì sbuffando, e intanto, fuori, cominciò a nevicare. Ma una neve soffice soffice, con fiocchi bianchi che scendevano come piume da un cuscino.

Il trenino li portò fino a un castello in riva al mare. Era un castello accogliente, con le finestre tonde e un grande faro in cima a una torre. Ma il faro era spento. Tutto buio.

Sotto, nel mare scuro, piccole barche dei pescatori giravano qua e là senza sapere dove andare.

"Le barchette si sono perse," disse Eletta, con la voce dolce. "Senza la luce del faro non trovano la strada di casa."

"Dobbiamo accendere quel faro!" disse Viola, decisa, stringendo i pugni.

Entrarono nel castello. Dentro c'era una scala a chiocciola altissima, che saliva girando come una grande spirale fino alla cima della torre. Cento scalini, forse di più. E sul muro, scritte con una luce dorata, comparvero delle parole:

"La luce torna a chi sale con il proprio passo, non con quello di un altro."

I bambini guardarono le parole senza capirle bene.

"Vuol dire che dobbiamo salire," disse Ale, grattandosi la testa. "Ma... in che modo?"

Proprio in quel momento sentirono un suono buffo: "FIIII!" Un fischietto.

Da uno scalino spuntò una piccola creatura con il guscio a spirale, proprio come la scala. Era una Chiocciola. Portava al collo un fischietto da allenatrice e profumava di foglie di menta fresca. Sul pavimento, dietro di lei, lasciava una scia che brillava come tanti lumini.

"Buonasera, buonasera, cari bambini!" disse la Chiocciola, e cominciò a parlare, parlare, parlare. "Io sono la Chiocciola Saggia, abito su questa scala da tantissimo tempo, conosco ogni scalino, ogni angolino, ogni fessurina! Vado piano, certo, lentissima, ma arrivo sempre dove voglio, e non mi perdo mai, mai, mai, perché procedo con costanza!"

"Co... costanza?" chiese Lori, con la faccia confusa. "Che cos'è la costanza?"

"Ah, bella domanda!" rispose la Chiocciola, contenta. "La costanza vuol dire continuare senza smettere mai. Un passo, poi un altro passo, poi un altro ancora, anche se sei stanco, anche se sei lento. Chi ha costanza arriva sempre."

"Ooooh," fecero i bambini insieme.

La Chiocciola spiegò la gara. Per riaccendere il faro bisognava portare fino in cima una piccola brace splendente, correndo su per la scala a chiocciola. Era una staffetta a ostacoli: scalini scivolosi di neve, pentoloni di traverso, sciarpe appese, gomitoli che rotolavano giù. E Lori, che era veloce e adorava le gare, saltò subito avanti.

"Ci penso io!" gridò. "Sono il più veloce di tutti!"

"Vai Lori!" esultarono gli amici.

Lori prese la brace con due dita, la tenne davanti come una torcia e partì. Ma aveva visto in televisione un grande campione di corsa che faceva balzi giganteschi, e volle fare uguale a lui.

"Faccio come il campione!" disse. E fece un balzo enorme.

Troppo enorme. Il piede finì su uno scalino bagnato di neve, scivolò, e Lori fece "WOOOAH!" volando all'indietro. Si sedette dritto dentro un pentolone, che partì e rotolò giù per tre scalini facendo "BONG BONG BONG".

I bambini scoppiarono a ridere.

"Non è niente!" disse Lori, uscendo dal pentolone con una pentola in testa come un cappello. "Riprovo!"

Ripartì, sempre con i balzi giganti del campione. Ma allungò troppo la gamba e finì dritto dentro una sciarpa lunghissima, che lo avvolse tutto come un bruco dentro il bozzolo. "Mmmpff!" fece Lori, rotolando come un salsicciotto di lana.

Gli amici ridevano così forte che Viola doveva tenersi la pancia ed Eletta aveva le lacrime agli occhi dalle risate.

Lori provò ancora. E ancora. Saltava come il campione, inciampava, scivolava, finiva gambe all'aria. Ogni volta tornava giù e doveva ricominciare da capo. Intanto la Chiocciola saliva piano piano, lasciando la sua scia luminosa che illuminava gli scalini più sicuri, e continuava a chiacchierare: "Attento a quello scalino, è bagnato! E anche quello! E pure quest'altro, sai?"

Alla fine Lori si fermò. Era stanco, spettinato, con la pentola storta in testa. E per la prima volta non rideva più.

"Non ce la faccio," disse piano. "Non sono bravo come il campione della televisione. I suoi balzi sono grandi, i miei fanno solo cadere tutto."

Fuori il mare era sempre più buio. Le barchette giravano smarrite tra i fiocchi di neve. Ci fu un momento di silenzio: anche gli amici smisero di ridere, perché il faro non si accendeva e il tempo passava.

La Chiocciola fece "FIII!" con il fischietto e si avvicinò.

"Lori, Lori," disse con dolcezza, "ma perché vuoi correre come il campione? Tu non sei il campione. Tu sei Lori!"

"Ma lui è bravissimo," mormorò Lori.

"E tu sei bravissimo a modo tuo," rispose la Chiocciola. "Guarda me: io sono lenta, lentissima. Se provassi a saltare come una rana, cadrei subito. Ma io arrivo sempre in cima, sai perché? Perché vado con il mio passo, non con quello di un altro. Ricordi le parole sul muro? La luce torna a chi sale con il proprio passo."

Lori guardò gli scalini. Poi guardò i suoi piedi veloci. E dentro di lui si accese una cosa, come una lampadina.

"Il mio passo..." disse. "Io non salto grande. Io sono veloce! Veloce e... un po' pasticcione!"

"Esatto!" fischiò la Chiocciola. "Allora corri come corre Lori!"

Lori si rimise la brace in mano. Prese un bel respiro. E questa volta non fece i balzi giganti del campione. Partì con i suoi passettini veloci veloci, a zig-zag, saltellando di qua e di là, schivando i pentoloni con una giravolta, passando sotto la sciarpa chinandosi, rimbalzando su un gomitolo come su un cuscino.

Era buffissimo. Correva storto, agitava le braccia, faceva smorfie, ma non cadeva più. Perché quello era il suo modo, e nessuno lo faceva meglio di lui.

"Vai Lori!" gridavano gli amici. "Corri a modo tuo!"

Su, su, su, girando intorno alla scala a chiocciola, seguendo la scia luminosa della Chiocciola che diceva: "Di qua, di qua, bravo, continua!" Lori sfrecciò oltre gli ultimi scalini ridendo a crepapelle, arrivò in cima alla torre e, con un ultimo saltello scombinato, posò la brace dentro la grande lanterna del faro.

E il faro si accese.

Una luce calda e dorata esplose nella notte di neve e si allungò sul mare come un lungo braccio gentile. Insieme alla scia della Chiocciola, disegnò una strada luminosa sull'acqua. E le barchette dei pescatori, finalmente, videro la via di casa e tornarono a riva, una dietro l'altra, sane e contente.

I bambini si abbracciarono saltando di gioia. Eletta aveva gli occhi lucidi, ma di quelli felici. Viola batteva i piedi. Ale rideva. E Lori, lassù in cima, con la pentola ancora in testa, fece un inchino buffo come un vero campione. Il suo campione. Quello che corre a modo suo.

"Hai visto?" disse la Chiocciola, arrivando piano piano all'ultimo scalino. "Sei stato velocissimo. Perché eri te stesso."

Quando scesero, fuori la neve era quasi finita e Alfredo il trenino magico li aspettava, caldo e sbuffante. Tutti salirono a bordo, stanchi e contenti. E mentre il trenino partiva verso casa, Alfredo disse:

"Ciuff ciuff, che risate, che bella serata!
La luce è tornata, la rotta è trovata.
Ricorda, mio Lori, veloce e buffone:
chi corre a modo suo ha sempre ragione!"

E così, tra una risata e uno sbadiglio, i quattro amici tornarono a casa, sotto un cielo che aveva ricominciato a mostrare le stelle.

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