La giostra che aspettava
📅 Pubblicata il 08/04/2026
✨ Riassunto della Storia
I bambini attraversano un arcobaleno incompleto e trovano una giostra ferma con una scimmietta di pezza sola. Solo la pazienza di Eletta la risveglia.
[Tranquillo, descrittivo] Eletta era sdraiata a pancia in giù sul tappeto del salotto, con il mento appoggiato sulle mani. Guardava fuori dalla finestra senza dire niente. [Sognante, avvolgente] La neve copriva i rami degli alberi come panna montata, e il giardino sembrava un enorme dolce bianco.
[Impaziente, sbuffante] "Quando smette?" sbuffò Viola, con le braccia incrociate e gli occhi azzurri che guardavano i fiocchi scendere. "Voglio uscire."
[Esplosivo, pieno di energia] "Anch'io!" Ale rimbalzava sul divano come una molla. "Voglio correre! Voglio saltare nelle pozzanghere!"
[Pratico, un po' seccato] "Non ci sono pozzanghere, c'è la neve" disse Lori, che stava provando a costruire una torre con i cuscini del divano. [Frustrato] La torre crollò per la terza volta. "Uffa!"
[Dolce, contemplativo] Eletta non disse niente. Continuava a guardare fuori. Non era arrabbiata e non era annoiata. Stava solo aspettando, perché Eletta era brava ad aspettare.
[Caldo, buffo, con voce da papà simpatico] Andrea, il suo babbo, passò dalla cucina con una tazza di cioccolata fumante. Era così alto che doveva abbassare la testa per passare sotto la mensola. "Sapete cosa dice il mio amico Gino il pinguino? Dice che la neve è bella perché ti fa apprezzare il sole quando torna."
[Divertita, con affetto] "Babbo, non hai nessun amico pinguino" disse Eletta, ma sorrise.
[Con finta serietà comica] "Certo che ce l'ho. Solo che vive al Polo Sud, quindi non lo vedete mai."
[Sospeso, con attesa crescente] Fu in quel momento che da fuori arrivò un suono. Un suono che tutti e quattro conoscevano bene e che faceva battere il cuore fortissimo.
[Forte, onomatopeico, gioioso] "CIUFFFF CIUFFFF!"
[Rapido, concitato] Ale smise di rimbalzare. Viola sganciò le braccia. Lori abbandonò i cuscini. [Con luce che si accende] Ed Eletta si alzò dal tappeto con un sorriso che le illuminò tutta la faccia.
[Esplosione di gioia, in coro] "Alfredo!" gridarono tutti insieme.
[Meravigliato, incantato] Corsero alla porta e la spalancarono. Il trenino magico era là fuori, nella neve, con il suo fumo che oggi disegnava la forma di un arcobaleno nell'aria fredda. Le ruote brillavano e i fiocchi di neve gli si posavano sul tetto come un cappellino bianco.
[Allegro, teatrale, ritmato come filastrocca] Alfredo fischiò e disse:
"Ciao amici, che freddo qua fuori! Vi porto dove servono i cuori. Dietro i colori c'è una sorpresa, ma solo chi aspetta la troverà accesa!"
[Confuso, curioso] "Dietro i colori?" chiese Ale, confuso. "Che vuol dire?"
[Misterioso] Ma Alfredo non spiegò. Aprì le porticine colorate e tutti salirono a bordo.
[Incantato, sognante, con meraviglia crescente] Il trenino partì. Volò sopra i tetti bianchi di neve, sopra i campi, sopra le colline. Salì sempre più in alto finché uscirono dalle nuvole grigie e si trovarono in un cielo meraviglioso. Il tramonto aveva dipinto tutto: arancione, rosa, viola, e quelle sfumature che non hanno un nome ma che ti fanno venire voglia di dire "oooh".
[Con stupore progressivo] E proprio là, in mezzo al cielo colorato, c'era un arcobaleno. Un arcobaleno enorme, luminoso, con tutti i suoi colori. Rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco, viola. [Più serio, con nota di preoccupazione] Ma quando Alfredo si avvicinò, i bambini videro una cosa strana: in un punto dell'arcobaleno, tra il verde e l'azzurro, c'era un buco. Uno spazio vuoto e grigio, come se qualcuno avesse cancellato un pezzo con la gomma.
[Decisa, indicando] "Manca un colore!" disse Viola, indicando.
[Con suspense] Alfredo non rallentò. Anzi, puntò dritto verso il buco e ci passò attraverso.
[Bocca aperta, pieno di meraviglia] Dall'altra parte c'era un posto incredibile. Una radura sospesa tra le nuvole, illuminata dalla luce del tramonto. E al centro della radura, ferma e silenziosa, c'era una giostra.
[Lento, descrittivo, con incanto] Era la giostra più bella che avessero mai visto. Aveva cavalli con le criniere dorate, cigni con le ali aperte, carrozze con i cuscini di velluto rosso, e un elefante con gli occhi dolci. Centinaia di lucine la decoravano, ma erano tutte spente. La musica era ferma. La giostra non si muoveva.
[Curioso, attento] I bambini scesero dal trenino. Eletta si avvicinò alla giostra e vide, seduta su uno dei cavallini, una piccola scimmietta di pezza. [Descrittivo, tenero] Aveva un vestitino a righe rosse e bianche, come un tendone da circo, e un cappellino con un pompon in cima. In una zampetta aveva un piattino di ottone, come quelli dei musicisti. Ma nell'altra zampetta, dove avrebbe dovuto esserci il secondo piattino, c'era solo un filo strappato.
[Con dolcezza divertita] E poi c'erano i suoi occhi. Uno era un bottone nero cucito bene. L'altro era un bottone allentato che ballava da una parte all'altra quando la scimmietta muoveva la testa.
[Concitata, confusa, buffa] La scimmietta vide i bambini e spalancò la bocca. "Oh! Dei bambini! Finalmente! Aspettavo da... da..." [Persa, distratta] Girò la testa e l'occhio ballò verso sinistra. "Da... aspetta, che stavo dicendo? Ah sì, mi chiamo... ecco, il mio nome è..." L'occhio ballò verso destra. [Completamente distratta, incantata] "Oh, guardate quella nuvola! Sembra un coniglio con il cappello!"
[Scoppio di risata] Lori scoppiò a ridere. "Ha l'occhio che balla!"
[Rapida, entusiasta, ma che perde il filo] "Mi chiamo Melodia!" disse la scimmietta, ricordandosi all'improvviso. "E questa è la mia giostra. Cioè, non è mia. Era del bambino che mi ha portata qui. Ma poi lui è cresciuto e se ne è andato e io sono rimasta e la giostra si è fermata e adesso le luci non funzionano perché l'arcobaleno ha perso un colore e..." [Di nuovo persa] Si fermò di colpo, distratta da un riflesso sulla carrozza. "Oh, che bello quel riflesso!"
[Pratica, diretta] "Ma come facciamo a farla ripartire?" chiese Viola, pratica come sempre.
[Con sforzo di concentrazione] Melodia si concentrò con tutta la forza. L'occhio allentato tremolò. "La giostra funziona con... con..." [Completamente distratta] Vide una piuma passare nell'aria. "Che bella piuma!"
[Spazientita, batte il piede] "La giostra funziona con cosa?" Viola batté il piede per terra.
[Ricordandosi di colpo, seria] Melodia si scosse. "Con la pazienza! Bisogna sedersi su un cavallino e aspettare. Senza muoversi. Senza toccare niente. Senza parlare. Se aspetti abbastanza, la giostra si sveglia da sola e il colore dell'arcobaleno torna al suo posto."
[Sicuro di sé, impulsivo] "Facile!" disse Ale, e saltò su un cavallino dorato. Si sedette, incrociò le braccia e strinse gli occhi. [Conta nervosa] Passarono cinque secondi. Dieci secondi. [Già cedendo] "Ma quanto ci vuole?" Quindici secondi. [Arreso] "Non ce la faccio!" Saltò giù e corse via. "È impossibile stare fermi!"
[Determinato] "Provo io!" disse Lori. Si arrampicò su un cigno e rimase seduto. Resistette più di Ale. [Conta più lenta] Venti secondi. Trenta. [Cedendo] Poi cominciò a dondolare le gambe. Poi a guardarsi intorno. Poi vide una farfalla luminosa e corse a inseguirla. "Non posso, c'è troppo da vedere!"
[Concentrata, combattiva] Viola salì su una carrozza. Si sedette dritta, con la faccia seria, e decise che lei non si sarebbe mossa per niente al mondo. [Lento, tensione interna] Passò un minuto. Due. Viola era bravissima a resistere. Ma dentro di lei cresceva qualcosa. Un'irritazione. [Pensiero interno, frustrato] Un pensiero: "Perché devo aspettare? Perché non succede niente? È una perdita di tempo!" [Sbuffando, sconfitta] Alla fine sbuffò, si alzò e disse: "Non funziona. È rotta e basta."
[Con voce piccola, triste, fragile] Melodia guardò tutti e tre con i suoi occhietti, quello fisso e quello ballante. La sua vocina diventò più piccola. "Non funziona mai. Nessuno riesce ad aspettare. Nessuno mai."
[Intimo, riflessivo] Eletta non aveva ancora provato. Era rimasta a guardare i suoi amici, in silenzio. Aveva visto Ale scappare, Lori distrarsi, Viola arrabbiarsi. [Con comprensione quieta] E aveva capito una cosa: non era la giostra a essere rotta. Era l'aspettare che era difficile.
[Calma, decisa, senza esitazione] Senza dire una parola, Eletta camminò fino al cavallino più vicino. Era un cavallo bianco con la criniera azzurra e una sella con le stelline. Si arrampicò e si sedette.
[Preoccupata] "Eletta, non funziona!" disse Viola.
[Serena, con dolcezza ferma] "Non importa" disse Eletta. "Aspetto lo stesso."
[Sospeso, il tempo si dilata] E restò ferma.
[Lento, scandito, come un orologio] I secondi passavano. Dieci. Venti. Trenta. Non succedeva niente. La giostra era silenziosa. Le luci spente.
[Trattenuto, con tensione sottile] Ale, Lori e Viola la guardavano. Melodia la guardava.
[Più intimo, sensoriale, avvolgente] Un minuto. Eletta sentiva il vento del tramonto sul viso. Sentiva il profumo delle nuvole, che sanno di zucchero e di pioggia. Sentiva il silenzio della giostra addormentata. [Con calore rassicurante] Non era un silenzio brutto. Era un silenzio pieno, come quello che c'è quando stai per addormentarti e ti senti sicura.
[Commovente, delicato] Melodia, senza accorgersene, smise di distrarsi. Per la prima volta, non guardò le nuvole, non inseguì un riflesso, non perse il filo. Guardò Eletta e basta. I suoi due occhi, quello fisso e quello ballante, erano puntati sulla bambina seduta sul cavallino bianco, ferma e tranquilla come una stella nel cielo.
[Sussurrato, con attesa trattenuta] Un minuto e mezzo.
[Piano, con sorpresa nascente] Qualcosa scricchiolò.
[Sospeso] Fu un suono piccolo, come quando una porta si apre dopo tanto tempo. Le orecchie di tutti si drizzarono.
[Con crescendo di meraviglia] Un'altra scricchiolata. E poi una lucina si accese. Rossa. Una sola, in mezzo a tutte le altre spente. Poi ne arrivò un'altra. Arancione. E un'altra. Gialla. [Con stupore commosso] Una dopo l'altra, le lucine della giostra si svegliavano, come occhi che si aprono la mattina.
[Sussurrato, emozionato] "Sta succedendo!" sussurrò Ale.
[Delicato, nota dopo nota] La musica cominciò. Non tutta insieme, ma una nota alla volta. Tin. Tin. Tiin. Come qualcuno che prova un pianoforte dopo tanto silenzio.
[Pieno, luminoso, con commozione] E sopra la giostra, nell'arcobaleno, lo spazio grigio tremò. Il vuoto si riempì di luce. Il colore mancante tornò al suo posto: un azzurro brillante, caldo, luminoso, che si allargò come un sorriso tra il verde e l'indaco. L'arcobaleno era completo.
[Gioioso, esplosivo, festoso] La giostra si mosse. Prima lenta, poi sempre con più gioia. I cavalli salirono e scesero, i cigni aprirono le ali, le carrozze dondolarono, e la musica suonò allegra e piena, come una risata che aspettava da troppo tempo.
[Esultante] "Ha funzionato!" gridò Lori. "Eletta, ha funzionato!"
[Allegro, pieno di vita] Tutti saltarono sulla giostra. Ale cavalcò l'elefante, Viola si mise nella carrozza, Lori saltò su un cigno. Ed Eletta rimase sul suo cavallino bianco, con un sorriso grande.
[Commosso, con voce che non trema più] Melodia saltò in piedi sul cavallino accanto a Eletta. L'occhio ballante brillava. "Ho aspettato tanto" disse, e questa volta finì la frase senza distrarsi. [Con gratitudine profonda] "Ho aspettato tanto, e alla fine sei arrivata tu."
[Tenero, con attenzione delicata] Poi fece una cosa che non faceva da quando il suo bambino era andato via. Alzò la zampetta con il piattino e lo sbatté contro la zampetta senza piattino. Un suono? No. Nessun suono. [Con dolcezza risolutiva] Ma Eletta prese un nastrino viola dai suoi capelli, lo legò al filo strappato e ci attaccò un coperchietto dorato trovato sulla carrozza.
[Con speranza, poi esplosione di gioia] Melodia riprovò. Questa volta i piattini suonarono! Un tin tin tin tin allegro e ritmato. [Festoso, contagioso] Melodia cominciò a ballare sul cavallino, girando in tondo, sbattendo i piattini. L'occhio ballava da tutte le parti. Il pompon del cappellino rimbalzava. E il suono era così allegro, così contagioso, che tutti i bambini cominciarono a ridere e battere le mani.
[Caldo, con commozione gioiosa] Era il numero da circo più bello del mondo. Non perché fosse perfetto, ma perché era pieno di gioia.
[Sognante, avvolgente] La giostra girò e girò, sotto l'arcobaleno completo, sotto il cielo del tramonto che colorava tutto di arancione e rosa.
[Dolce, con nota di malinconia tenera] Quando fu ora di andare, Alfredo li aspettava con il fumo che disegnava una giostra nell'aria.
[Piccola, speranzosa] Melodia guardò Eletta. "Posso... posso venire con te?"
[Con tenerezza sicura] Eletta la prese in mano. Era leggera come un soffio. "Certo che vieni con me."
[Allegro, ritmato come filastrocca] Quando tutti furono a bordo, Alfredo fischiò e disse:
"Chi sa aspettare con il cuore sincero, trova un tesoro che è grande davvero! La fretta è nemica della meraviglia, la pazienza è amica di tutta la famiglia!"
[Sognante, con dolcezza che si spegne] Il trenino partì, volando sopra le nuvole colorate.
[Intimo, buffo e tenero] Eletta si appoggiò al finestrino con Melodia sulle ginocchia. Melodia cominciò a dire qualcosa, si distrasse guardando una stella, poi tornò e disse: "Grazie, Eletta."
[Dolce, semplice] "Di cosa?"
[Con commozione trattenuta] "Di aver aspettato."
[Tenero, familiare, calore di casa] Quando Alfredo li riportò a casa, Andrea prese Eletta in braccio. Lei stringeva Melodia tra le mani, con gli occhi già mezzi chiusi.
[Curioso, affettuoso] "Chi è questa scimmietta?" chiese Andrea.
[Sussurrato, con gli occhi chiusi] "Si chiama Melodia" mormorò Eletta, accoccolandosi contro la sua spalla. "Era sola, e ha aspettato tanto. Ma adesso ha me."
[Con commozione trattenuta, pieno d'amore] Andrea le diede un bacio sulla fronte. "Brava la mia Eletta. Hai fatto la cosa più difficile del mondo."
[Quasi addormentata] "Quale?" chiese Eletta, già quasi addormentata.
[Con dolcezza definitiva] "Hai avuto pazienza."
[Con tenerezza che si scioglie] Eletta sorrise nel sonno. E Melodia, dal comodino dove Andrea la posò, sbatté i suoi piattini un'ultima volta. Un tin piccolissimo, dolce, come per dire buonanotte.
[Con solennità calda, come una verità sussurrata] Perché chi sa aspettare, prima o poi, trova sempre qualcuno che lo aspettava.