Il buco nel muro di cioccolato
📅 Pubblicata il 09/04/2026
✨ Riassunto della Storia
I quattro bambini vengono trasportati da Alfredo a Dolcelandia, un paese di dolci dove piove sale invece che caramelle. Il cielo piange perché le gelatiere gemelle Granita e Pralinè hanno litigato e hanno diviso la Grande Fontana del Gelato con un muro di wafer. Lori prova a farle ragionare da solo, ma non ci riesce. Solo unendo le idee di tutti gli amici — e con l'aiuto del buffo pupazzo di neve Fiocchetto, che infila il suo naso-carota nel wafer creando un buco per farle rivedere — le gemelle fanno pace e inventano un gelato mai esistito prima: la stracciatella alla frutta. Il cielo si apre, le stelle cadenti portano una pioggia dorata di zucchero, e la Festa del Gusto finalmente comincia.
Lori stava facendo la faccia del pesce palla.
Aveva le guance gonfie gonfie gonfie, gli occhi spalancati e le labbra strette strette, e Ale rideva così forte che quasi cadeva dalla sedia. Viola batteva il pugno sul tavolo: "Basta, basta, non ce la faccio!" Eletta si teneva la pancia con tutte e due le mani.
Era una gara seria, serissima: chi fa la faccia più buffa in cucina. E Lori stava vincendo.
"Adesso faccio quella del gufo spaventato!" disse Lori, e spalancò gli occhi ancora di più, tirò fuori le labbra e girò la testa di scatto a destra e a sinistra, velocissimo.
"AHAHAH!" Ale rotolò giù dalla sedia per davvero.
Poi successe una cosa strana.
Dalla finestra aperta entrò una brezza leggera leggera, che portava un profumo dolcissimo. Sapeva di fragola. E di cioccolato. E di qualcosa che nessuno di loro aveva mai annusato prima, ma che faceva venire voglia di sorridere.
"Sentite?" disse Eletta, alzando il naso.
"Mmmmh," fece Viola, chiudendo gli occhi. "Che profumo!"
"Sembra cioccolato," disse Ale annusando forte. "No, fragola! No, tutti e due!"
Lori corse alla finestra — perché Lori correva sempre, dappertutto, velocissimo — e vide qualcosa che brillava in fondo al giardino.
"CIUFFF CIUFFF! CIUFFF CIUFFF!"
Due fari dorati, una nuvoletta di vapore che odorava di panna montata, e poi eccolo: Alfredo!
Il trenino magico arrivò sbuffando allegro lungo il sentiero del giardino, con le rotaie coperte da un baffo di panna montata che si scioglieva piano piano al sole.
"Alfredo!" gridò Lori, e in un attimo era già fuori dalla porta. Gli altri tre lo seguirono di corsa.
Alfredo il trenino magico si fermò davanti a loro e con la sua vocina allegra disse:
"Ciao bambini, amici del cuore,
vi porto in un posto di dolce sapore!
Ma oggi quel posto è un po' salato,
e solo con voi potrà essere aggiustato!"
I quattro bambini salirono a bordo, e Alfredo partì.
Il viaggio fu breve e profumato.
Quando le porticine si riaprirono, i bambini si trovarono davanti a un paese intero fatto di dolci.
Le case erano di pan di zenzero con le finestre di caramella. Le strade erano lastricate di cioccolato fondente. I lampioni erano bastoncini di zucchero filato rosa e azzurro. C'erano alberi con i rami di liquirizia e le foglie di mentine verdi. E al centro del paese, una grande fontana con una coppa di gelato in cima.
"Dolcelandia," sussurrò Eletta con gli occhi che brillavano.
Ma qualcosa non andava.
Le strade di cioccolato erano opache, coperte da una polvere grigia. I festoni di liquirizia pendevano mosci dai lampioni. I palloncini di gomma americana, che avrebbero dovuto volare colorati nel cielo, erano tutti sgonfi a terra. E le torte sulle bancarelle avevano una crosta biancastra che non era zucchero a velo.
"Che cos'è quella roba?" chiese Ale, toccando la superficie di una torta con un dito. La leccò. E fece una faccia terribile. "BLEAH! È SALE!"
In quel momento, dal cielo cadde qualcosa. Non era pioggia. Non era neve. Erano granelli piccoli e bianchi che si posavano su tutto.
Sale.
Dal cielo di Dolcelandia pioveva sale.
"Ecco perché è tutto rovinato," disse Viola, guardandosi intorno. "Il sale ha coperto tutti i dolci."
"Ma che tristezza," mormorò Eletta.
"Ehi! Ehi ehi ehi!"
Una voce tonda e allegra arrivò da dietro un albero di lecca-lecca. Da dietro il tronco spuntò un pupazzo di neve.
Ma non era un pupazzo di neve qualunque.
Era tondo, tondissimo, con una pancia enorme di neve bianca e morbida, due occhi di carbone vivaci, un sorriso fatto di sassolini, una sciarpa a righe rosse e verdi e un grande naso arancione: una carota bella dritta.
E profumava. Profumava di vaniglia e di menta.
"Io sono Fiocchetto!" disse il pupazzo, e fece un inchino così profondo che quasi rotolò in avanti sulla pancia. "E ho una fame... una fame..." Si fermò, gli occhi spalancati: "...ENORME!"
Per dimostrarlo, si staccò il naso-carota dalla faccia — POP! — e lo usò come cucchiaino per assaggiare un lecca-lecca dall'albero. Lo leccò, e la sua faccia si trasformò in una smorfia così buffa che Lori scoppiò a ridere.
"Anche questo è salato!" piagnucolò Fiocchetto, rimettendosi il naso al contrario. "Tutto è salato! Non si può mangiare NIENTE! E io ho TANTA fame!"
"Ma perché piove sale?" chiese Viola.
Fiocchetto si raddrizzò il naso e sospirò, dondolando avanti e indietro sulla sua pancia rotonda.
"Colpa di Granita e Pralinè," disse. "Le gelatiere gemelle."
E raccontò.
Granita e Pralinè erano le custodi della Grande Fontana del Gelato, quella al centro del paese. Ogni giorno preparavano insieme il gelato che riempiva la fontana, e quel gelato magico teneva il cielo dolce: dal cielo piovevano caramelle, confetti, zuccherini colorati.
Ma tre giorni fa avevano litigato.
Granita — che era fatta di ghiaccio tritato, tutta frizzante e scintillante, con una voce squillante come un campanello — voleva che la fontana facesse gelato alla frutta. "Fresco! Leggero! Colorato!" diceva.
Pralinè — che era fatta di crema morbida, tutta liscia e vellutata, con una voce dolce come il miele — voleva gelato al cioccolato. "Ricco! Profondo! Avvolgente!" diceva.
Avevano discusso, si erano arrabbiate, e alla fine avevano costruito un muro di wafer proprio nel mezzo della fontana. Ognuna stava dalla sua parte. Nessuna parlava più con l'altra. E senza il gelato fatto insieme, la fontana si era fermata, il cielo si era arrabbiato, e aveva cominciato a piangere lacrime di sale.
"E oggi doveva essere la Festa del Gusto!" disse Fiocchetto, con gli occhi lucidi. "Il giorno più bello dell'anno! E invece..."
Si guardò intorno, sconsolato, e il suo stomaco fece un brontolìo così forte che sembrò un tuono.
"Ci penso io!" disse Lori, e partì di corsa.
Era velocissimo, Lori. In un attimo arrivò dalla parte di Granita. La trovò dietro il muro di wafer, tutta agitata, che lanciava palline di ghiaccio contro il muro.
"Granita! Devi fare pace con Pralinè!"
"MAI!" gridò Granita, e una pallina di ghiaccio rimbalzò sul muro e finì sulla testa di Lori. "Lei non capisce niente! Il gelato alla frutta è il MIGLIORE!"
Lori si scrollò il ghiaccio dai capelli e corse dall'altra parte. Pralinè stava spalmando crema di cioccolato sul muro per renderlo più spesso.
"Pralinè! Dai, parlate!"
"Non ho nulla da dirle," rispose Pralinè con calma, aggiungendo un altro strato di crema. "Il gelato al cioccolato è superiore. Punto."
Lori tornò dagli amici a passo lento. Per la prima volta, correre non era servito a niente.
"Non vogliono ascoltare," disse, sedendosi su un gradino di biscotto. "Nessuna delle due."
Viola incrociò le braccia e pensò forte. "Il problema è quel muro. Se lo togliamo?"
"Io lo mangerei!" disse Ale, che si era già avvicinato e aveva annusato il wafer.
"Sì, ma..." disse Eletta, con quella sua voce calma e pensierosa. "Se togliamo il muro e loro litigano ancora? Sarebbe peggio di prima."
Silenzio.
Fiocchetto si staccò il naso e lo usò per grattarsi la testa di neve, pensieroso.
Poi Lori alzò lo sguardo. "E se... non lo togliamo tutto? Se facciamo solo un buco? Un buco piccolo. Così possono vedersi."
"Un buco?" disse Viola.
"Sì! Non distruggiamo il muro, non le obblighiamo a stare insieme. Ma almeno si guardano. Si rivedono."
Fiocchetto smise di grattarsi e spalancò gli occhi. Guardò il suo naso-carota. Guardò il muro di wafer. E un sorriso enorme gli si allargò sulla faccia.
"Il mio naso è PERFETTO per fare un buco nel wafer!"
Si avvicinò al muro dondolando sulla pancia rotonda, prese la mira, e — TUMP! — infilò il naso-carota dritto nel wafer.
CRACK!
Un buco tondo tondo, perfetto, grande come un'arancia, apparve nel muro.
Dall'altra parte, due occhi sorpresi guardarono attraverso il buco.
Erano gli occhi di Pralinè.
E da questa parte, altri due occhi sorpresi guardarono dentro.
Erano gli occhi di Granita.
Per un momento, nessuna disse niente.
Poi Granita vide che Pralinè aveva una chiazza di crema al cioccolato sulla fronte, e scoppiò a ridere. "AHAHAH! Hai il cioccolato dappertutto!"
Pralinè vide che Granita aveva un cubetto di ghiaccio incastrato nell'orecchio, e rise anche lei. "E tu hai il ghiaccio nelle orecchie!"
Risero insieme. Per la prima volta in tre giorni, risero.
"Mi sei mancata," disse Pralinè piano.
"Anche tu," disse Granita, ancora più piano.
Eletta si avvicinò al buco e disse, con la sua voce gentile: "Sapete cosa sarebbe bello? Se faceste un gelato insieme. Non alla frutta. Non al cioccolato. Uno nuovo. Tutto vostro."
Le gemelle si guardarono attraverso il buco. Granita inclinò la testa. Pralinè si morse il labbro.
"Un gelato... nuovo?" disse Granita.
"Insieme?" disse Pralinè.
Il muro di wafer, ormai con il buco nel mezzo, non sembrava più così importante. Le gemelle lo scavalcarono — Granita saltò, Pralinè passò con grazia — e si ritrovarono davanti alla Grande Fontana vuota.
"Io metto la frutta," disse Granita, e versò una cascata di fragole, mirtilli, lamponi e pezzetti di pesca.
"Io metto il cioccolato," disse Pralinè, e versò una crema densa e scura che profumava di cacao e vaniglia.
La fontana tremò. Borbottò. Gorgogliò. E poi — SPLASH! — uno zampillo altissimo di gelato salì verso il cielo. Era un gelato mai visto prima: stracciatella alla frutta, con venature di cioccolato fondente che si intrecciavano a pezzetti di fragola e lampone, il tutto in un colore che andava dal rosa al marrone dorato.
"È BELLISSIMO!" gridò Fiocchetto, e tirò fuori il suo cucchiaino di ghiaccio — quello che non si scioglieva mai — per assaggiare il primo assaggio.
Lo mise in bocca. I suoi occhi di carbone diventarono grandi come piattini. E poi cominciò a ballare.
Una danza buffa, tonda, con la pancia che dondolava e i braccini di rametto che giravano come le pale di un mulino. Ballava e rideva e ballava ancora, e ogni passo faceva un piccolo TUMP TUMP TUMP sul cioccolato della strada.
In quel momento, il cielo di Dolcelandia cambiò.
Le nuvole grigie si aprirono. Il sale smise di cadere. E nel cielo scuro della sera comparvero le stelle. Ma non stelle qualunque.
Stelle cadenti.
Decine, centinaia di stelle cadenti che attraversavano il cielo lasciando scie dorate. E ogni stella, quando passava sopra Dolcelandia, lasciava cadere una pioggia sottile di zucchero dorato che si posava su tutto, dolce e scintillante, coprendo il sale e restituendo ai dolci il loro sapore.
I festoni di liquirizia si raddrizzarono. I palloncini di gomma americana si gonfiarono e volarono nel cielo stellato. Le torte ripresero il loro profumo. I lampioni di zucchero filato brillarono di rosa e azzurro.
La Festa del Gusto poteva cominciare.
Da ogni angolo di Dolcelandia arrivarono gli abitanti: caramelline con le gambette corte, biscottini che saltellavano, cioccolatini che rotolavano felici. La musica riprese — una melodia suonata da un'orchestrina di grissini — e tutti cominciarono a ballare.
Granita e Pralinè ballavano insieme vicino alla fontana, ridendo e schizzandosi gelato. Il muro di wafer? Ale lo stava mangiando, pezzo dopo pezzo, con un sorriso soddisfatto.
Fiocchetto mangiava tutto quello che trovava: caramelle, gelato, pezzetti di torta, manciate di zucchero dorato. Aveva le guance di neve sporche di cioccolato e il naso-carota era messo storto, ma non gli importava. Era il giorno più bello della sua vita.
Lori guardava la festa e sorrideva. Viola gli mise una mano sulla spalla.
"Ce l'abbiamo fatta," disse Viola.
"Sì," disse Lori. "Ma non da solo. L'idea del buco era un po' di tutti."
"Tu hai pensato al buco," disse Eletta.
"Tu hai detto di non togliere il muro," disse Viola.
"Io volevo solo mangiarlo," disse Ale con la bocca piena di wafer.
E risero tutti insieme, sotto le stelle cadenti di Dolcelandia, con le tasche piene di caramelle dorate e il profumo di un gelato che non era mai esistito prima — e che esisteva solo perché qualcuno aveva avuto il coraggio di mischiare le cose invece di tenerle separate.
Alfredo il trenino magico fischiò piano e si avvicinò dondolando, poi con la sua vocina disse:
"Un buco nel muro ha fatto magia,
e un gelato mai visto ha portato allegria!
Ricordate bambini, questa lezione:
le cose più belle nascono dall'unione!"
Era ora di tornare a casa.
I bambini salirono sul trenino magico, salutarono Fiocchetto — che stava già mangiando la sua terza fetta di torta — e Granita e Pralinè, che mandarono baci di crema e cristalli di ghiaccio.
Il viaggio di ritorno fu silenzioso e caldo. Le stelle cadenti accompagnavano Alfredo nel cielo, come una scorta luminosa.
Quando arrivarono a casa, era quasi ora di cena. La cucina era rimasta com'era: le sedie spostate dalla gara di facce buffe, il tavolo un po' storto.
Lori si sedette e sorrise.
"Sapete cosa ho capito?" disse.
"Cosa?" chiese Eletta.
"Che le cose più buone si fanno insieme. Come quel gelato. Fragola e cioccolato da soli erano buoni. Ma insieme erano... qualcosa di mai visto."
Ale annuì. Poi tirò fuori dalla tasca una caramella dorata.
"Ne ho presa una per ciascuno."
Ne diede una a Lori, una a Viola, una a Eletta, e tenne l'ultima per sé.
Le scartarono insieme.
Sapevano di fragola e cioccolato.
E di qualcosa in più che nessuno sapeva spiegare, ma che aveva il sapore delle cose fatte insieme.