La Fabbrichetta delle Cose Piccine
📅 Pubblicata il 12/04/2026
✨ Riassunto della Storia
I bambini volano dentro la luna alla Fabbrichetta delle Cose Piccine, aiutano gli gnomi a guarire dal singhiozzo e rimettono in ordine tutte le cose minuscole del mondo.
Nella cameretta di Eletta c'era un gran trambusto silenzioso. I quattro amici stavano giocando a un gioco inventato da Viola: mettere in fila tutti i giocattoli, dal più piccolino al più grande. Un soldatino, poi una paperella, poi un orsetto, poi la giraffa di pezza.
"Questo va prima!" disse Viola, con i suoi occhi azzurri puntati sulla fila come un capitano che controlla i soldati.
Ale saltellava da una parte all'altra della cameretta, portando giocattoli a tutta velocità. "Ecco! E questo? E questo?" E ne portava tre alla volta, facendoli cadere tutti.
Lori rideva così forte che quasi rotolava per terra. "Ale, sembri un frullatore!"
Eletta, seduta con le gambe incrociate sul tappeto morbido, sistemava ogni giocattolo al suo posto con le sue mani tranquille. Non aveva fretta. Sorrideva e basta.
Fuori dalla finestra, il cielo era pieno di stelle. Brillavano come mille lucine accese, e la cameretta era tutta avvolta in quella luce dolce della sera.
Fu proprio Eletta a notarlo per prima.
La lucina della notte, quella piccola luce a forma di luna attaccata alla presa vicino al letto, tremò. Solo un attimo. Come se avesse avuto un brivido.
"Avete visto?" sussurrò Eletta.
"Visto cosa?" chiese Ale, con un pupazzetto in ogni mano.
Poi successe un'altra cosa strana. Un bottone del pigiama di Lori si staccò e rotolò via sul pavimento, senza motivo. Plin plin plin, fino a finire sotto il letto.
"Ehi! Il mio bottone!" disse Lori, guardandosi la pancia.
E poi, sulla finestra, una gocciolina di rugiada che luccicava tra le stelle fece qualcosa che le gocce non fanno mai. Scoppiò. Come una bolla di sapone. Pop.
"Le cose piccine si stanno rompendo" disse Eletta, con voce calma ma seria.
Prima che qualcuno potesse rispondere, un suono familiare arrivò dalla finestra aperta.
CIUFFFF CIUFFFF!
Il trenino magico Alfredo sbucò tra le stelle, con le sue ruote che giravano nell'aria come se il cielo fosse un binario. Si fermò proprio sul davanzale, tutto colorato e sbuffante.
"Dove le cose piccine hanno casa e nome, vi porto stanotte — e vedrete il come!" disse Alfredo il trenino magico, con la sua voce musicale.
I bambini si guardarono. Ale fu il primo a saltare su. Viola lo seguì con passo deciso. Lori ci salì ridendo, e Eletta per ultima, dopo aver dato un'occhiata alla lucina che ancora tremava.
Alfredo il trenino magico partì verso l'alto, oltre le nuvole, oltre le stelle, fino a entrare dentro la luna. Sì, proprio dentro! La luna aveva una porticina tonda, nascosta dietro un cratere, e Alfredo ci passò con un fischio allegro.
Dall'altra parte c'era un posto che nessuno di loro aveva mai visto.
La Fabbrichetta delle Cose Piccine.
Era un posto enorme pieno di cassettini, scaffali altissimi e tavolini minuscoli. Su ogni cassettino c'era un'etichetta scritta in bella calligrafia: "Bottoni tondi", "Scintille di lucciola", "Petali da latte", "Gocce di pioggia n. 3", "Semi di soffione", "Brillini da fiocco di neve".
Qui lavoravano gli gnomi. Gli gnomi sono delle creature piccole, con le orecchie a punta e il cappello lungo, che sanno costruire le cose più delicate del mondo. Erano loro a fabbricare ogni bottone, ogni goccia di rugiada, ogni scintilla di lucciola. Con le loro manine precise, seduti ai tavolini, lavoravano giorno e notte.
Ma oggi qualcosa non andava per niente bene.
"HIC!"
Uno gnomo singhiozzò così forte che il bottone che stava costruendo uscì quadrato. Un altro fece "HIC!" e la goccia di rugiada diventò un cubetto di ghiaccio. Un terzo singhiozzò e il seme di soffione gli cadde per terra come un sasso.
Tutti gli gnomi avevano il singhiozzo!
"Disastro! Catastrofe! Calamità!" gridava una vocina acutissima. Era Mastro Tac-Tac, il capo degli gnomi. Era il più piccolo di tutti, non più grande di una mela, con un cappellino rosso e un grembiule pieno di tasche. Batteva il piedino per terra nervosamente: tac tac tac.
"Dobbiamo fare i bottoni! E le gocce! E le scintille! Tutto insieme! Subito!" E correva da un tavolo all'altro, cercando di aggiustare tutto, ma combinando ancora più guai. Rovesciò un cassettino di "Scintille di lucciola" dentro quello di "Petali da latte" e le scintille si appiccicarono ai petali facendo una poltiglia luminosa.
"Oh no, no, no!" Tac-Tac batteva il piedino ancora più forte. Tac tac tac tac tac.
In quel momento, da una porticina laterale, arrivò saltellando qualcosa di molto strano. Un pentolino con due gambette corte, un coperchio come cappello e un mestolo di legno in mano. Faceva toc toc toc sul pavimento a ogni passo e lasciava dietro di sé un profumo delizioso di biscotti appena sfornati.
"Buonasera a tutti! Mi presento: sono Bollicino, il cuoco della Fabbrichetta! Sapete, una volta ho cucinato una torta così alta che gli gnomi ci sono saliti sopra e hanno visto il mare! Ve l'ho già raccontata? No? Bene, allora..."
"Bollicino, non è il momento!" squittì Mastro Tac-Tac.
Ma Bollicino non si fermava mai. Mentre parlava, agitò il suo mestolo di legno, che era anche la sua bacchetta magica. Solo che funzionava a metà. Voleva far apparire una zuppa calda per gli gnomi, e invece la zuppa schizzò sul soffitto.
"Magnifico! Una fontana di minestra!" commentò Bollicino, tutto contento.
Poi provò a sfornare del pane, e uscì a forma di stella. "Meraviglioso! Pane spaziale!" E il budino che preparò come merenda rimbalzò fuori dal piatto come una palla e saltellò per tutta la fabbrica.
"Straordinario! Un budino atletico!" esclamò Bollicino, inseguendolo con le sue gambette corte.
Ale rideva tantissimo. Lori rincorreva il budino. Viola guardava tutto con le braccia incrociate, scuotendo la testa.
Ma intanto le cose peggioravano. Gli gnomi singhiozzavano sempre più forte. I cassettini si rovesciavano uno dopo l'altro. Bottoni, gocce, scintille, petali e semi si mischiavano tutti insieme sul pavimento in un grande pasticcio colorato. Mastro Tac-Tac correva a destra e a sinistra, cercava di raccogliere tutto, inciampava, si rialzava, batteva il piedino. Tac tac tac.
"La fabbrica si sta fermando!" gridò, con gli occhietti lucidi.
Eletta guardò fuori da un oblò della luna. Laggiù, nel mondo, le lucciole non si accendevano. Un fiore non riusciva ad aprire i suoi petali. Un bottone cadde dal cappottino di una bambina che dormiva.
Tutto era fermo.
Bollicino era così nervoso che dal suo coperchio uscivano nuvolette di vapore a forma di animaletti: un coniglietto, un gattino, una paperella. Borbottava tra sé: "Una volta ho cucinato una minestra che ha fatto starnutire un intero villaggio, ma almeno quella era venuta bene..."
Eletta si avvicinò a Mastro Tac-Tac. Lo gnomo correva come una trottola impazzita, cercando di fare dieci cose insieme. Lei si chinò, allungò la mano, e prese la sua manina piccola.
"Aspetta" disse, con voce dolce.
Tac-Tac si fermò. La guardò dal basso con i suoi occhioni tondi.
"Facciamo una cosa sola" disse Eletta. "La prima."
Lo gnomo sbatté le palpebre. "Ma... ma ci sono i bottoni, e le gocce, e le scintille, e..."
"Una cosa sola" ripeté Eletta. E sorrise.
Poi si voltò verso i suoi amici.
"Ale, tu sei velocissimo. Raccogli tutto quello che è caduto per terra e portalo qui, in un mucchio solo."
Ale partì come un razzo. In un lampo aveva raccolto bottoni, gocce, petali, semi e scintille, ammucchiando tutto al centro della stanza.
"Viola, tu sei bravissima a mettere le cose in ordine. Prendi un cassettino alla volta e metti dentro solo le cose giuste."
Viola annuì con decisione. Prese il primo cassettino, "Bottoni tondi", e cominciò a separare i bottoni dagli altri pezzetti, con le sue mani sicure e i suoi occhi azzurri che non sbagliavano mai.
"Lori, tu fai ridere tutti. Fai ridere gli gnomi, così si rilassano."
Lori non se lo fece dire due volte. Cominciò a fare le facce buffe, poi si mise a camminare come una papera, poi imitò Bollicino che inseguiva il budino. Gli gnomi cominciarono a ridacchiare. E quando ridi, è difficile singhiozzare.
Intanto Eletta teneva la manina di Tac-Tac. Lo gnomo voleva correre via, ma lei gli strinse le dita con gentilezza.
"Adesso tocca a te, Mastro Tac-Tac. Qual è la prima cosa da fare?"
Lo gnomo ci pensò. "I... i bottoni?"
"Allora facciamo i bottoni."
Si sedettero al primo tavolino. Tac-Tac prese il suo strumento e, senza singhiozzo, fabbricò un bottone tondo e perfetto.
"Funziona!" gridò, con gli occhi che brillavano.
In quel momento Bollicino saltellò verso di loro con il suo mestolo in mano. "La tisana! Ci vuole la mia tisana anti-singhiozzo! L'ho inventata io, sapete? Ingredienti segreti!"
Versò acqua nel suo pancione, aggiunse polvere di stelle, foglie di menta lunare e mescolò con il mestolo magico. La tisana uscì viola e fumante. Uno gnomo ne prese un sorso e... il singhiozzo raddoppiò!
"HIC HIC HIC!"
"Hmm" disse Bollicino. "Forse troppa polvere di stelle. Riproviamo!"
Secondo tentativo. Questa volta mise meno polvere e più menta. La tisana uscì verde e frizzante. Uno gnomo assaggiò e cominciò a fare bolle dal naso.
"Interessante!" commentò Bollicino. "Una tisana con effetti collaterali creativi!"
"Bollicino!" dissero tutti insieme.
"Va bene, va bene, un ultimo tentativo!"
Questa volta Bollicino si fermò. Guardò Eletta. Lei gli sorrise e annuì, come a dire: con calma. Bollicino respirò. Mise gli ingredienti uno alla volta, mescolò lentamente, e la tisana uscì dorata e profumata di miele.
Uno gnomo bevve. Aspettarono tutti in silenzio.
Niente singhiozzo.
"Ha funzionato!" gridò Mastro Tac-Tac, saltando sul tavolo.
Passarono la tisana dorata a tutti gli gnomi, uno alla volta. Ogni gnomo beveva, il singhiozzo passava, e tornava al suo tavolino a lavorare. Un cassettino alla volta, proprio come aveva detto Eletta.
I bottoni tornavano tondi. Le gocce di rugiada tornavano lucide e rotonde. I semi di soffione tornavano leggeri come piume. Le scintille di lucciola tornavano calde e dorate.
Eletta guardò fuori dall'oblò. Laggiù, nel mondo, una lucciola si accese. Poi un'altra. Poi cento. Un fiore aprì i petali nel buio. Un bottone si riattaccò al cappottino di una bambina addormentata.
Mastro Tac-Tac si avvicinò a Eletta. Era così piccolo che le arrivava appena al ginocchio. Le prese la mano con le sue ditine minuscole.
"Grazie" disse. "Ho capito. Una cosa alla volta. È così che si aggiusta tutto."
Bollicino saltellò vicino, profumando tutto di biscotti. "Sapete, una volta ho cucinato un ringraziamento. Era una torta a dodici piani con..."
"Bollicino!" risero tutti.
E Bollicino rise anche lui, e dal suo coperchio uscì una nuvoletta di vapore a forma di cuore.
CIUFFFF CIUFFFF!
Alfredo il trenino magico si fece avanti, pronto a riportare tutti a casa.
"Chi fa una cosa e poi un'altra ancora, arriva alla fine in meno di un'ora! Le cose piccine tornano lassù, ed è tutto merito di chi ci ha creduto di più!"
I bambini salutarono gli gnomi, che agitavano i cappellini. Salutarono Bollicino, che saltellava facendo toc toc toc e gridava ricette. E salutarono Mastro Tac-Tac, che per la prima volta non batteva il piedino. Stava fermo, sorridente, con una goccia di rugiada perfetta in mano.
Alfredo il trenino magico volò giù dalla luna, attraversò il cielo stellato e rientrò dalla finestra della cameretta. I bambini scesero uno alla volta, stanchi e felici.
Ale si buttò sul tappeto. Viola si sedette dritta e ordinò i cuscini. Lori fece l'ultima faccia buffa della serata e poi sbadigliò.
Eletta si guardò intorno. La lucina della notte brillava ferma, senza tremare. Si toccò il pigiama: il bottone era tornato al suo posto. E fuori dalla finestra, nel giardino scuro, le lucciole danzavano, accese e luminose.
Il babbo Andrea entrò in cameretta.
"Tutto bene qui?" chiese, con il suo sorriso grande.
Eletta non rispose. Si era già appisolata tra le sue braccia, con le manine strette sul pigiama e il bottone bello saldo.
E da qualche parte, dentro la luna, un pentolino chiacchierone stava raccontando a uno gnomo paziente la storia della torta a dodici piani. Ma questa, forse, è un'altra avventura.
Quella sera, nel mondo, tutte le cose piccine funzionavano a meraviglia. Perché qualcuno aveva ricordato a tutti che basta fare una cosa alla volta. La prima. E poi quella dopo. E poi quella dopo ancora.