Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Il primo colore della notte

Il primo colore della notte

✨ Riassunto della Storia

Eletta e gli amici volano con Alfredo alla Fabbrica dei Sogni, spenta e grigia. Aiutano una nuvola paurosa a ricominciare a colorare, iniziando da una cosa piccola.

Era una sera tiepida e limpida, di quelle in cui l'aria sa di erba fresca e non fa né caldo né freddo. In giardino, Eletta, Ale, Viola e Lori giocavano a "acchiappa-stelle". Ognuno aveva un barattolo di vetro pieno d'acqua, e correvano cercando di catturare il riflesso delle prime stelle che si accendevano nel cielo.

"Ne ho presa una!" gridò Ale, saltando come una molla. Ma quando guardò dentro il barattolo, la stellina era scappata via.

"Ci vuole calma," disse Viola, tenace, tenendo il suo barattolo fermo come una roccia. "Le stelle non si prendono di corsa. Si prendono con pazienza."

Eletta, invece, non correva. Sedeva sull'erba, tranquilla, e guardava il cielo con gli occhi dolci. "Sono così belle," sussurrò. "Sembrano tante lucine accese. Chissà chi le costruisce, tutte quelle luci."

Lori fece una capriola e finì con il sedere nell'acqua di un barattolo. "Ho preso una stella con il pantalone!" ridacchiò, e tutti scoppiarono a ridere così forte che quasi caddero all'indietro.

Fu allora che lo sentirono. Da lontano, tra i cespugli, arrivò un suono conosciuto: "CIUFFFF CIUFFFF!"

"Alfredo!" esclamarono tutti insieme.

Da dietro la siepe spuntò Alfredo il trenino magico, con le lucine che brillavano e un fischietto allegro. Si fermò davanti a loro e disse:

"Buonasera bimbi, che bella serata,
la notte di stelle vi tiene incantata!
Salite veloci, tenetevi le mani,
vi porto a sognare fino a domani...
sogni leggeri che volano piano,
in una fabbrica un po' lontano!"

I bambini batterono le mani e salirono di corsa. Alfredo fischiò contento e partì, su per un nastro di stelle, sempre più in alto, oltre i tetti, oltre le nuvole, fino a una casa strana che sembrava fatta di vetro e di nuvole.

"È la Fabbrica dei Sogni di Mezzanotte," spiegò Alfredo mentre si fermava.

I quattro amici scesero a bocca aperta. La Fabbrica era una grande lanterna luminosa, con imbuti enormi che raccoglievano la luce delle stelle e la facevano scivolare dentro come pioggia d'argento. C'erano nastri morbidi che scorrevano piano, e su quei nastri viaggiavano i sogni prima di essere chiusi in piccole scatoline colorate, pronte per volare via.

Ma qualcosa non andava.

"Oh, no..." mormorò Eletta.

Tutti i giocattoli-sogno sulla bottega erano diventati grigi. Un orsetto grigio. Una barchetta grigia. Un cavalluccio grigio. Nessun colore, da nessuna parte. La Fabbrica non faceva rumore. Sembrava addormentata.

"Che tristezza," disse Viola. "Sembra tutto spento, come una televisione staccata."

In fondo alla stanza, appoggiata sopra una grande macchina piena di pennelli, c'era una nuvoletta. Respirava piano e faceva "Puuuf... puuuf..." Ogni tanto sbadigliava e, invece dell'aria, le uscivano dalla bocca delle bolle di sapone colorate.

"Guardate!" disse Lori. "Una nuvola che dorme!"

Si avvicinarono in punta di piedi. La nuvola profumava di biscotti caldi, appena sfornati.

"Ehm... scusa?" disse Ale, toccandola con un dito.

La nuvoletta aprì un occhio, poi l'altro, e fece un salto spaventato. "Oh! Chi... chi siete voi?"

"Siamo Eletta, Ale, Viola e Lori," rispose Eletta con voce gentile. "Perché la Fabbrica è tutta grigia?"

La nuvola abbassò gli occhi. "Perché è colpa mia. Io sono la macchinista dei colori. Il mio lavoro è colorare i sogni. Ma non ci riesco più. Mi sento tutta... sbiadita."

I bambini si guardarono, perplessi.

"Sbiadita?" chiese Lori. "Che vuol dire?"

La nuvola sospirò. "Sbiadito vuol dire con i colori pallidi, quasi spariti. Come un disegno lasciato troppo al sole, che diventa chiaro chiaro finché non si vede quasi più. Ecco, io mi sento così."

"E perché non colori più i sogni?" domandò Viola.

La nuvola tremò. "Perché ho paura. Ho paura di sbagliare. E se prendo il colore storto? E se rovino tutto? Allora, per non sbagliare, mi addormento. Così non provo, e non posso sbagliare." Un'altra bolla colorata le uscì dalla bocca, tremolante.

Ale non stette fermo un secondo. "Ti sveglio io!" E cominciò a saltare e a fare rumore. "Su, su, coraggio!"

Viola provò a scuoterla, con delicatezza. "Dai, nuvola, muoviti!"

Lori fece tre capriole di fila e una boccaccia buffa. "Guarda me! Ridi un po'!"

Ma la nuvola si chiudeva sempre di più, come una lumachina dentro il guscio, e sbadigliava per addormentarsi ancora.

Eletta, allora, fece una cosa diversa. Non saltò, non scosse, non fece capriole. Si sedette accanto alla nuvola, piano, e le prese una punta soffice tra le mani.

"Sai," disse a voce bassa, "anche io a volte ho paura di cominciare le cose. Quando c'è una cosa grande da fare, mi sembra troppo difficile, e mi viene voglia di scappare."

La nuvola la guardò, sorpresa. "Davvero? Anche tu?"

"Sì. Ma ho scoperto un segreto." Eletta sorrise. "Non dobbiamo colorare tutto. Coloriamo solo una cosa. La più piccola di tutte."

La nuvola deglutì. "Solo... una?"

"Solo una," annuì Eletta.

Fuori dalle grandi vetrate, però, stava succedendo qualcosa. Le stelle nel cielo cominciavano a spegnersi, una dopo l'altra, come candeline soffiate.

"Presto!" disse Alfredo il trenino magico, guardando in alto preoccupato. "Se arriva l'alba, i sogni grigi resteranno grigi per sempre!"

Il cuore dei bambini fece un tuffo. Bisognava fare in fretta.

"Serve una goccia di ogni colore," spiegò la nuvola, indicando la macchina. "Colori da ogni dove."

Allora tutti si diedero da fare. Ale spiccò un salto altissimo fino alla finestra e acchiappò un raggio rosso dell'ultimo tramonto, che scottava un pochino come il sole. Viola, tenace, si sporse fin dentro un imbuto e non mollò finché non ebbe raccolto una goccia blu di rugiada, fredda e lucente. Lori corse così veloce da fare il vento e strappò il giallo brillante da un bottone della sua giacca. Ed Eletta, con calma, trovò una fogliolina verde caduta su un nastro e la raccolse con due dita.

Rosso, blu, giallo, verde. Li misero tutti nella ciotola dei colori. Ma la nuvola tremava ancora, e non riusciva a prendere il pennello.

"Non ci riesco," piagnucolò. "Ho troppa paura."

Le stelle, fuori, erano rimaste solo tre. Poi due. La stanza si faceva sempre più chiara.

Eletta capì che qualcuno doveva fare il primo passo. E capì che quel qualcuno doveva essere lei.

Con dolcezza, prese lei stessa il pennello. Lo intinse nel rosso. E scelse la cosa più piccola di tutte: un minuscolo orsetto grigio, non più grande di un dito.

La sua mano tremava un pochino. E infatti sbagliò: il rosso finì un po' fuori dai bordi, sulla zampina.

Ma Eletta non si arrabbiò. Guardò l'orsetto rosso, un po' storto, e sorrise. "Vedi?" disse alla nuvola. "Anch'io ho tremato. Anch'io sono uscita dai bordi. Ma guarda... il primo passo è fatto. E non è successo niente di brutto."

La nuvola guardò quell'orsetto rosso, imperfetto e bellissimo. E qualcosa dentro di lei si sciolse come burro al sole. Si commosse tanto, ma tanto, che sbadigliò una nuvola intera di bolle colorate, tutte insieme, che volarono per la stanza come coriandoli. Era il suo modo di dire "grazie".

"Se ce l'hai fatta tu," sussurrò, "posso provarci anch'io."

E prese il pennello.

La prima pennellata fu piccola. La seconda un po' meno. Poi, come per magia, la paura se ne andò via, e la nuvola cominciò a colorare veloce, felice, ridendo. Rosso, blu, giallo, verde, e mille altri colori nati mescolandoli insieme!

L'orsetto diventò tutto rosso. La barchetta azzurra. Il cavalluccio dorato. Anche Ale, Viola e Lori corsero ad aiutare, passando i pennelli e mescolando i colori nella ciotola, mentre la nuvola dipingeva sempre più svelta. I colori tornavano a fiumi, correvano lungo i nastri come tanti ruscelli allegri, e uno dopo l'altro tutti i sogni si accesero di mille sfumature. La Fabbrica si riaccese tutta, luminosa e viva, con un ronzio dolce di macchine felici, proprio mentre in cielo si spegneva l'ultima stella e spuntava il primo raggio rosa dell'alba.

Ce l'avevano fatta. Appena in tempo!

I sogni ricolorati vennero chiusi nelle scatoline e spediti su, lungo i nastri di stelle, verso i cuscini di tutti i bambini del mondo.

La nuvola non era più sbiadita. Adesso brillava, profumava di biscotti caldi più che mai, e ondeggiava felice come una barchetta sul mare, lasciando dietro di sé una scia di stelline.

"Grazie, Eletta," disse. "Mi hai insegnato che basta cominciare da una cosa piccola." E le regalò una stellina piccola piccola, da tenere in tasca per sempre.

Eletta la strinse al cuore, con gli occhi un po' lucidi di felicità.

Poi Alfredo il trenino magico fischiò dolcemente. Era ora di tornare a casa.

I bambini salirono, salutando la nuvola con la mano finché la Fabbrica non fu che un puntino luminoso lontano. E mentre scendevano piano verso casa, Alfredo disse:

"Che notte speciale, che bella avventura,
la nuvola adesso non ha più paura!
Se un giorno una cosa vi sembra un po' dura,
provatene un pezzo, con calma e con cura...
un solo passetto, il più difficile è quello,
poi tutto diventa più facile e bello!"

I bambini si addormentarono cullati dal dondolio del trenino, con un sorriso sulle labbra. Eletta teneva la sua stellina stretta in mano, e sognò tutta la notte di colori che tornavano, uno dopo l'altro, semplicemente perché qualcuno aveva avuto il coraggio di cominciare.

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