Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Il Capitano delle Tempeste

Il Capitano delle Tempeste

✨ Riassunto della Storia

Gianluca, KaiGianni e SenGioia salpano sul treno-vascello Rossofuoco verso l'Isola del Tesoro dei Sorrisi, in un mare magico che cambia colore con le emozioni. Ma ogni volta che Gianluca si arrabbia scatena una vera tempesta. La dolce balena-lanterna Bombolo gli insegna il "Gesto del Faro" — fermarsi, mano sul cuore, respirare come le onde e contare fino a tre — per calmare la burrasca dentro di se. Quando KaiGianni cade in acqua, Gianluca usa la sua tenacia e il gesto magico per calmare la tempesta piu grande e salvare l'amico. Il vero tesoro? Scoprire di saper ritrovare la calma da solo.

Al porto di Casadolce, dove il mare profuma di sale e di biscotti, c'era una piccola barca come nessun'altra al mondo. Si chiamava Rossofuoco. Aveva le ruote di un trenino e le vele di un veliero, gialle e rosse come il tramonto, e quando partiva faceva ciuff-ciuff e insieme sciaff-sciaff sulle onde.

Quella mattina d'estate, Gianluca salì a bordo per primo. Aveva sette anni, gli occhi grandi — uno marrone e uno un pochino più scuro — e in tasca teneva una mappa vecchissima. Era il capitano. E un capitano, si sa, deve essere tenace: Gianluca non mollava mai.

«Si parte!» gridò. «Andiamo all'Isola del Tesoro dei Sorrisi!»

Dietro di lui arrivò KaiGianni, sei anni, capelli neri a caschetto e il coraggio negli occhi. «Ci sono anch'io, capitano!» E per ultima, saltellando, salì SenGioia, tre anni, con la sua coroncina da fata storta e una tasca piena di biscotti della nonna Anna.

«Biscotti per il viaggio!» disse SenGioia, con la bocca già mezza piena. «La nonna dice che i capitani affamati fanno i capricci.»

Sul molo, il nonno Francesco agitava un fazzoletto giallo e rosso. «Forza ragazzi! Come una bella squadra: tutti insieme si vince!» E la mamma Irene e il papà Valerio salutavano con la mano, finché il porto di Casadolce non diventò piccolo piccolo, come un puntino.

Rossofuoco correva sull'acqua dell'arcipelago delle Isole Sottosopra. Era un mare speciale, quel mare. Cambiava colore con le emozioni. Quando tutti erano contenti, l'acqua diventava azzurra e liscia come uno specchio.

Ma i capitani non sono sempre contenti.

Dopo un po', il vento smise di soffiare. Le vele si afflosciarono. Rossofuoco si fermò in mezzo al mare, immobile.

«No, no, no!» sbuffò Gianluca. «Dobbiamo arrivare! Voglio arrivare subito!»

Provò a spingere. Provò a tirare le vele. Ma la barca non si muoveva. E allora, dentro il petto di Gianluca, qualcosa cominciò a ribollire. Prima un formicolio. Poi un caldo. Poi un boato.

«UFFA! NON È GIUSTO!» strillò, pestando i piedi.

E in quel momento — ZAC! — il cielo si fece nero. Le nuvole corsero. Il mare diventò rosso e grosso, con onde alte come case. Una tempesta! Rossofuoco dondolava di qua e di là, e SenGioia perse due biscotti in acqua.

«Aiuto!» piangeva KaiGianni, aggrappato all'albero. «Ho paura!»

Gianluca era spaventato. Più strillava, più il mare si arrabbiava. Non capiva. Da dove arriva questa tempesta?

E fu allora che, dalle onde, spuntò una grande schiena azzurra e lucente.

BLUP!

Era una balena piccola e tonda, con una lanterna sulla testa che faceva una luce calda e dorata. Era così goffa che, appena uscì, sbatté il naso contro la barca.

«Ahi! Ops. Ciao-ciao, piccoli marinai!» disse la balena, con una vocina buffa. «Io sono Bombolo. Bombolo di nome, Bombolo di fatto. Tutto tondo, tutto bene!»

«Bombolo,» tremò Gianluca, «da dove viene questa tempesta terribile?»

Bombolo lo guardò con dolcezza. Poi disse una cosa che Gianluca non si aspettava.

«La tempesta, piccolo capitano… viene da dentro di te.»

Gianluca sgranò gli occhi. «Da… da me?»

«Nel mare delle Isole Sottosopra,» spiegò Bombolo, girando lento lento, «quando un cuore si riempie troppo di rabbia, l'acqua sente e si arrabbia insieme a lui. La tua rabbia è tanta, tanta, tanta. Ma non sei cattivo, oh no. È solo troppa energia tutta insieme! Come un pentolone che bolle e bolle.»

«E allora come si fa?» chiese Gianluca. «Io la tempesta non la voglio!»

«Si fa il Gesto del Faro,» sorrise Bombolo. «Guarda me, guarda-guarda.»

E la balena, dondolando piano sulle onde, mostrò il segreto.

«Uno: ti fermi. Fermo come un sasso.
Due: metti una mano sul cuore, così senti che c'è.
Tre: respiri come il mare. Dentro… il naso si riempie… e fuori… la bocca soffia piano.
Quattro: conti tre onde. Una… due… tre.»

Gianluca ci provò. Si fermò. Mise la manina sul cuore. Respirò: dentro dal naso, fuori dalla bocca. Contò: «Una… due… tre.»

E — piano piano — il mare rosso tornò rosa. Poi arancione. Poi di nuovo azzurro. La tempesta si sciolse come zucchero nell'acqua.

«Ce l'ho fatta!» sussurrò Gianluca, stupito. «Ho fatto tornare il sereno!»

«Bravo capitano! Tutto tondo, tutto bene!» esultò Bombolo, facendo uno spruzzo di gioia. Il vento tornò a soffiare, e Rossofuoco ripartì.

Navigarono felici, e Bombolo li accompagnava con la sua lanterna dorata. SenGioia divideva i biscotti («questo a te, questo a me, questo… anche a me»), e KaiGianni non piangeva più.

Ma il mare, si sa, riserva sorprese.

All'orizzonte apparve un'altra barchetta. Sopra c'era Adriano, l'amico di Gianluca, che ai giochi voleva sempre vincere.

«Ehi Gianluca!» gridò Adriano. «Scommetto che arrivo all'isola prima di te! Io sono più veloce!»

Gianluca sentì di nuovo quel formicolio nel petto. Quel caldo. Vuole battermi. Non è giusto. Il cielo, sopra di lui, cominciò a farsi grigio…

Ma questa volta Gianluca lo sentì arrivare. La tempesta viene da me. La posso fermare io.

Si fermò. Mano sul cuore. Respiro: dentro… e fuori. «Una… due… tre onde.» Il cielo tornò subito sereno.

Poi Gianluca fece una cosa da vero capitano. Sorrise ad Adriano e gridò: «E se invece di fare la gara arriviamo insieme? Il mare è grande, c'è posto per tutti!»

Adriano rimase a bocca aperta. Poi rise. «Va bene! Insieme è più bello!» E legò la sua barchetta a Rossofuoco, così viaggiarono uno accanto all'altro.

Finalmente, ecco l'Isola del Tesoro dei Sorrisi: spiagge dorate, palme che facevano il solletico al vento, e una grande X disegnata sulla sabbia.

I bambini corsero a riva. KaiGianni, tutto emozionato, si sporse troppo dalla barca per arrivare primo…

SPLASH!

Cadde in acqua! E proprio in quel momento un'onda dispettosa lo trascinò lontano dalla riva.

«Gianluca! Aiuto!» piangeva KaiGianni. «Ho paura!»

Il cuore di Gianluca fece un salto grande grande. Sentì la rabbia e la paura salire tutte insieme, come una tempesta gigante. La più grande di tutte. Il mare cominciò a nerissimo, le onde a crescere…

Se Gianluca avesse strillato adesso, la tempesta avrebbe travolto tutti.

Ma Gianluca era tenace. E sapeva cosa fare.

Chiuse gli occhi un istante. Fermo. Mano sul cuore. Respirò profondo, profondissimo: dentro dal naso… fuori dalla bocca. «Una onda… due onde… tre onde.»

E il mare, sentendo il cuore del capitano farsi calmo e forte, si acquietò. Le onde si abbassarono. L'acqua tornò azzurra e liscia.

Ora Gianluca poteva vedere bene. Non mollò. Afferrò la corda gialla e rossa di Rossofuoco, la lanciò con tutta la sua forza, e Bombolo la spinse col naso fino a KaiGianni.

«Tieni forte, KaiGianni! Ti tengo io!»

Gianluca tirò, tirò, tirò — tenace come sempre — e riportò l'amico sulla barca. KaiGianni lo abbracciò forte, tutto bagnato. «Mi hai salvato, capitano.»

«Sei tu che sei stato coraggioso,» disse Gianluca. «Abbiamo la stessa forza.»

Bombolo era commosso, e dalla lanterna gli scese una lacrimuccia dorata. «Hai calmato la tempesta più grande di tutte, piccolo capitano. Sai qual è il vero Tesoro dei Sorrisi?»

Scavarono sotto la X. Non c'erano monete d'oro. C'era uno specchietto tondo. E dentro, Gianluca vide… la sua faccia.

«Il tesoro sei tu,» disse Bombolo dolcemente. «È scoprire che il sereno lo sai fare da solo. La tempesta non comanda te. Sei tu che guidi la tempesta.»

Quella sera tornarono al porto di Casadolce. Il nonno Francesco agitava il fazzoletto, la nonna Anna aveva pronti i biscotti caldi, e la mamma Irene e il papà Valerio corsero ad abbracciarli.

«Com'è andata, capitano?» chiese il papà.

Gianluca sorrise. Si mise una mano sul cuore. «Ho imparato a fare il sereno,» disse. «Basta respirare come il mare.»

E da quel giorno, ogni volta che dentro di lui si alzava una piccola tempesta, Gianluca chiudeva gli occhi, metteva la mano sul cuore, e contava tre onde.

Una… due… tre.

E tornava sempre il sereno.

🌟 Regala a tuo figlio/a la sua storia personalizzata 🌟