Il draghetto che profumava di pancake
📅 Pubblicata il 27/08/2026
✨ Riassunto della Storia
Alla Fattoria dei Girasoli Ridarelli, la palla rossa di Adriano fa un rimbalzo gigante e scappa via. Con mamma Elena, papà Giulio e Alfredo il trenino magico, Adriano la insegue fino alla Baia Splash-Splash dei pesciolini e all'Aeroporto delle Rondini. Dietro una nuvoletta trova Sbuffo, un draghetto timidissimo che voleva solo giocare con lui: basterà un super-sorriso per farlo uscire e diventare amici. E alla fine, pancake per tutti alla fattoria!
C'era una volta, in una primavera piena di sole, una fattoria speciale: la Fattoria dei Girasoli Ridarelli. Si chiamava così perché i girasoli, quando il vento faceva loro il solletico, ridacchiavano piano piano: ih ih ih!
In quella fattoria, quel giorno, c'era un bambino di nome Adriano. Adriano aveva due anni, i capelli biondi e lisci come fili di grano, e due occhi verdi nocciola, grandi e curiosi. Ma la cosa più bella di Adriano era il suo sorriso: un sorriso così grande e così luminoso che, quando sorrideva lui, sorrideva tutta la fattoria.
Adriano era venuto alla fattoria con la mamma Elena e il papà Giulio. La mamma Elena aveva steso una coperta morbida sull'erba. Il papà Giulio aveva portato una borsa misteriosa. Dentro c'era la farina per i pancake della merenda. Mmm, i pancake! Ad Adriano piacevano tantissimo.
Vicino alla staccionata dormiva Brumbrum, il trattore rosso della fattoria. Brumbrum era grande, con le ruote enormi e il muso simpatico. Ad Adriano piacevano tanto i trattori.
«Brum brum!» disse Adriano, salutando il trattore con la manina.
Ma la cosa che Adriano amava più di tutte, quel giorno, era la sua palla. Una palla rossa con i pois gialli, tonda tonda, perfetta per rimbalzare.
Boing! La palla rimbalzava di qua.
Boing! La palla rimbalzava di là.
«Palla!» rideva Adriano, e correva a riprenderla con le sue gambette veloci.
Ma a un certo punto successe una cosa strana. Nell'aria passò un profumino dolce, dolcissimo. Un profumino che sembrava... di pancake? Adriano alzò il nasino. Sniff sniff. Che strano! La mamma non aveva ancora acceso il fornello.
E proprio in quel momento la palla fece un rimbalzo gigante. Ma gigante davvero!
BOING!
La palla saltò sopra la staccionata. Saltò sopra il muso di Brumbrum il trattore. E rotolò giù, giù, giù per la discesa dei girasoli, che ridacchiavano al suo passaggio: ih ih ih!
«Palla!» gridò Adriano, con gli occhi spalancati.
«Oh no!» disse la mamma Elena.
«Presto, riprendiamola!» disse il papà Giulio.
E via! Adriano corse giù per la discesa, tenendo forte la mano del papà. La palla rimbalzava sempre più lontano: boing, boing, boing... finché arrivò proprio davanti a una piccola stazione, con una pensilina colorata e un cartello che diceva: Stazione dei Fischietti.
E lì, sui binari, c'era un trenino. Ma non un trenino qualunque. Era un trenino blu e rosso, con gli occhi dolci e il camino che faceva nuvolette a forma di cuore. Era Alfredo, il trenino magico!
Alfredo fece un fischio allegro, fiiii!, e parlò. Perché Alfredo parlava, e parlava sempre in rima:
«Ciuf ciuf! Benvenuti! Salite, si va,
la palla birichina rimbalzava di qua!
Corriamo veloci, veloci come il vento,
fin dove l'acqua fa splash... che divertimento!»
Adriano guardò il trenino con gli occhioni sgranati. Un trenino che parla! Era timido, Adriano, e si strinse un pochino alla gamba del papà. Ma era anche curioso e coraggioso, e i treni gli piacevano tanto. Così fece un sorriso piccolo piccolo... e salì a bordo con la mamma e il papà.
«Ciuf ciuf!» fece Alfredo.
«Ciuf ciuf!» rispose Adriano.
E il trenino partì, sbuffando nuvolette di vapore, attraverso i prati verdi della primavera.
Dopo un po', il trenino si fermò in un posto bellissimo: una spiaggia dorata, con il mare azzurro che brillava al sole. Era la Baia Splash-Splash!
Nell'acqua bassa nuotavano tanti pesciolini d'argento, curiosi curiosi. Appena videro Adriano, si avvicinarono facendo le bollicine: blub blub!
«Pesci!» disse Adriano, felice.
Il papà Giulio si tolse le scarpe e tenne Adriano per la manina, con i piedini nell'acqua fresca. I pesciolini facevano piccoli spruzzi con la coda: splash! splash!
«Avete visto una palla rossa?» chiese la mamma Elena ai pesciolini.
«Sì, sì!» risposero i pesciolini in coro. «È caduta qui, splash! Abbiamo giocato un pochino, e poi l'abbiamo spinta su col nasino... e lei è rimbalzata via, boing, verso il prato degli aerei!»
«Palla!» disse Adriano, indicando lontano.
E allora tutti risalirono su Alfredo. Ciuf ciuf! Il trenino ripartì lungo la riva, mentre i pesciolini salutavano con le pinne e i girasoli, in cima alla collina, ridacchiavano nel vento.
La palla rimbalzava di qua. La palla rimbalzava di là. Boing, boing, boing!
Il trenino si fermò in un grande prato verde, dove c'era un piccolo aeroporto: l'Aeroporto delle Rondini. Gli aerei stavano facendo il pisolino di primavera, tutti in fila, e russavano piano piano: vrooo... vrooo...
«Aereo!» sussurrò Adriano, con gli occhi pieni di meraviglia. Gli piacevano tanto, gli aerei. Ma non voleva svegliarli, no no. Si mise il ditino davanti alla bocca: «Ssst!»
Sopra le loro teste volavano le rondini, veloci e allegre. Una rondine piccolina scese in picchiata e si posò proprio sul cappello del papà Giulio.
«Cip cip! Cercate una palla rossa?» chiese la rondine. «È arrivata qui rimbalzando! Ha fatto un volo bellissimo, quasi come noi! E poi... è finita laggiù, dietro quella nuvoletta bassa in fondo al prato.»
Tutti guardarono in fondo al prato. C'era davvero una nuvoletta bassa bassa, appoggiata sull'erba come un batuffolo di panna.
E di nuovo, nell'aria, passò quel profumino dolce. Sniff sniff. Profumo di pancake!
«Mmm!» fece Adriano, con il nasino all'insù.
Piano piano, Adriano e il papà e la mamma si avvicinarono alla nuvoletta. E da dietro la nuvoletta... spuntarono due occhioni. Due occhioni grandi, dolci e un po' spaventati.
Era un draghetto! Un draghetto piccolo e tondo, color panna, con due alucce piccine come foglioline. E tra le zampette teneva stretta stretta... la palla rossa con i pois gialli!
«Palla!» esclamò Adriano.
Ma il draghetto, appena si sentì guardato, si nascose subito dietro la nuvoletta. Era timidissimo! Si vedevano solo gli occhioni che sbirciavano fuori.
Anche Adriano si nascose un pochino dietro la gamba del papà. Anche lui era timido, ogni tanto. Si guardarono da lontano, il bambino timido e il draghetto timido, ognuno mezzo nascosto, zitti zitti.
La rondine piccolina volò vicino e sussurrò: «Lui si chiama Sbuffo. È stato lui a far rimbalzare la tua palla fin qui! La guardava da lontano alla fattoria: voleva tanto, tanto giocare con te... ma era troppo timido per chiedertelo.»
Adriano guardò Sbuffo. Sbuffo guardò Adriano. Voleva solo giocare, quel draghetto. Proprio come lui.
E allora Adriano, che era timido ma anche tanto coraggioso, fece un passetto avanti. Poi un altro passetto. Poi un altro ancora, tenace come solo lui sapeva essere. E quando fu vicino alla nuvoletta, fece la cosa che gli riusciva meglio di tutte, la sua magia speciale.
Un sorriso.
Ma non un sorriso qualunque: il suo super-sorriso, grande e luminoso, con tutti i dentini da latte in bella mostra.
Sbuffo sbirciò da dietro la nuvoletta. Vide quel sorriso... e non riuscì proprio a resistere. Nessuno può resistere al sorriso di Adriano! Piano piano uscì fuori, e sorrise anche lui. E dalla gioia gli scappò un piccolo sbuffo dal nasino:
«Sbuff!»
Una nuvoletta dolce si sparse nell'aria. Profumo di pancake! Era quello il segreto di Sbuffo: quando era felice, i suoi sbuffi profumavano di pancake!
Adriano rise forte. Sbuffo rise anche lui. E poi, con le zampette, fece rotolare la palla verso Adriano.
«Palla!» disse Adriano. E la fece rotolare indietro.
Boing! La palla rimbalzava di qua.
Boing! La palla rimbalzava di là.
Adriano e Sbuffo giocavano e ridevano, ridevano e giocavano. Sbuffo saltellava dietro alla palla con le sue alucce da fogliolina, boing boing, proprio come una palla anche lui! Le rondini facevano il girotondo nel cielo, e perfino gli aerei aprirono un occhio per guardare, sorridendo piano per non farsi sentire.
La mamma Elena e il papà Giulio si strinsero la mano, felici.
Quando il sole cominciò a scendere, Alfredo il trenino fece un fischio dolce: fiiii! Era ora di tornare a casa.
«Vieni anche tu, Sbuffo?» chiese la mamma Elena.
Sbuffo fece sì sì con la testolina, e saltellò sul trenino vicino ad Adriano. E Alfredo, sbuffando nuvolette a forma di cuore, cantò la sua rima del ritorno:
«Ciuf ciuf, si torna a casa, che bella giornata!
La palla è tornata, e con lei una risata!
E ricorda, piccolino, questa cosa che sai:
un sorriso fa un amico, non scordarlo mai!»
Il trenino corse tra i prati rosa del tramonto, passò accanto alla Baia Splash-Splash dove i pesciolini salutarono con la coda, e arrivò alla Fattoria dei Girasoli Ridarelli, dove i girasoli sonnecchiavano ridacchiando piano: ih ih ih...
E lì, ad aspettarli, c'era una sorpresa meravigliosa: la mamma Elena accese il fornello e preparò una montagna di pancake dorati, morbidi e profumati, con il miele che colava giù dai bordi.
«Pancake!» esclamò Adriano, battendo le manine.
Si sedettero tutti insieme sulla coperta: Adriano, la mamma Elena, il papà Giulio e Sbuffo il draghetto. Anche Brumbrum il trattore si avvicinò piano piano, brum brum, per stare in compagnia.
Sbuffo assaggiò un pancake e dalla felicità fece il suo sbuffo più grande: «Sbuff!» E il profumo del suo sbuffo era identico, ma proprio identico, al profumo dei pancake della mamma. Risero tutti, e i girasoli risero più forte di tutti: ih ih ih!
Adriano mangiò il suo pancake col miele, con la palla rossa stretta sotto il braccio e il suo nuovo amico accanto. Poi appoggiò la testa sulla spalla della mamma, e piano piano gli occhietti verdi nocciola si chiusero.
E da quel giorno, ogni volta che la palla fa un rimbalzo un po' più alto del solito, Adriano non si preoccupa. Sorride il suo super-sorriso, perché lo sa: da qualche parte lì vicino c'è un amico timido che ha solo voglia di giocare.
Buonanotte, Adriano. Buonanotte, Sbuffo. E sogni pieni di rimbalzi, risate e pancake per tutti.