Il Pupazzo di Neve e la Corsa della Luna
📅 Pubblicata il 28/08/2026
✨ Riassunto della Storia
Viola e gli amici, portati da Alfredo alla Grotta degli Scintillii, salvano Nevio, un pupazzo di neve, costruendo insieme un sentiero di sassi e foglie prima dell'alba.
Quella sera il cielo era limpido e fresco, di quelli che sanno un po' di inverno anche se l'inverno non è ancora arrivato. Viola, Ale, Eletta e Lori erano in giardino, sdraiati su una vecchia coperta, e giocavano a indovinare le forme delle nuvole prima che il buio le nascondesse.
"Quella sembra un elefante!" disse Lori, ridendo.
"E quella un cappello!" disse Ale.
Viola non diceva niente. Guardava in alto con i suoi occhi azzurri, perché aveva visto una cosa che gli altri non avevano notato: la luna stava salendo, grande, tonda e argentata, e illuminava tutto il giardino di una luce color latte.
"Guardate la luna," sussurrò Viola. "Stanotte è piena piena."
Proprio in quel momento, da lontano, arrivò un suono che conoscevano bene.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
Tra gli alberi spuntarono due lucine gialle, e poi tutto lui: Alfredo il trenino magico, con il suo fumo che profumava di zucchero. Si fermò accanto alla siepe facendo tremare le foglie, e salutò i bambini nel suo solito modo, in rima.
"Buonasera bambini, la luna è già accesa,
salite sul treno: vi porto a una sorpresa!
Là dove fa freddo un amico vi aspetta,
è un dolce segreto... venite, in fretta!"
I bambini non se lo fecero dire due volte. Salirono ridendo sui vagoni morbidi, e Alfredo partì lento, poi svelto, tra i prati coperti di rugiada che brillava come tanti diamantini sotto la luna.
Il trenino corse, corse, finché il bosco divenne più scuro e più freddo. L'aria sapeva di menta. Alfredo si fermò davanti a un ruscello gelido, e dall'altra parte del ruscello c'era una collina, e dentro la collina si apriva una grande grotta che luccicava.
"Che meraviglia," disse Eletta a voce bassa.
Era la Grotta degli Scintillii. Le sue pareti erano di cristallo di ghiaccio, e prendevano la luce della luna e la rimbalzavano in mille puntini d'argento, come se dentro ci fosse pioggia di stelle. Dal soffitto pendevano le stalattiti, quelle punte di ghiaccio lunghe e sottili, e quando una goccia le sfiorava suonavano tin, tin, tin, come campanelli.
Ma i bambini videro subito un'altra cosa. Vicino al ruscello, tutto tremante, c'era un pupazzo di neve. Non uno di quei pupazzi fermi che si costruiscono in inverno: questo si muoveva, e invece di camminare scivolava, lasciando dietro di sé una scia di brina luccicante.
"Ciao," disse Viola, avvicinandosi. "Chi sei?"
Il pupazzo di neve si girò, si tolse il nasino di carota e se lo rimise, perché era nervoso.
"Mi chiamo Nevio," disse con una vocina che tremava. "E tu, bambina, sei proprio impavida a venire fin qui di notte."
I bambini si guardarono. Lori aggrottò le sopracciglia.
"Cosa vuol dire impavida?" chiese.
Nevio strinse forte la sua sciarpa a quadretti azzurri, che teneva sempre con sé, e spiegò.
"Impavida vuol dire che non ha paura. Che va avanti anche quando è difficile, anche quando gli altri si fermano."
Viola sorrise. Le piaceva quella parola nuova. E le stava proprio bene addosso.
"Allora sì, sono impavida," disse. "Ma tu perché tremi così, Nevio?"
Il pupazzo di neve indicò il ruscello con la sua manina di neve, e la voce gli si ruppe.
"Ero uscito a guardare la luna. È la notte più bella dell'anno! Ma il ponte di legno che mi riporta dentro la grotta si è spezzato. Guardate."
I bambini guardarono. In mezzo al ruscello gelido, il vecchio ponte di legno era crollato: le assi erano nell'acqua, portate via dalla corrente. Non si poteva più passare dall'altra parte.
"E allora costruiamo un altro ponte," disse Ale.
"Non c'è tempo," gemette Nevio. Si tolse di nuovo il nasino di carota. "Guardate là, all'orizzonte."
Tutti si voltarono. Lontano, dietro gli alberi, il cielo nero cominciava a schiarirsi appena appena. Diventava di un grigio chiaro, poi rosa pallido.
"Sta per arrivare l'alba," sussurrò Nevio. "E con l'alba arriva il caldo del sole. Io sono fatto di neve. Se il sole mi trova qui fuori, io... io mi sciolgo."
Ci fu un silenzio. Eletta si portò le mani alla bocca. Anche il cuore dei bambini cominciò a battere più forte, perché avevano capito: dovevano riportare Nevio nella grotta fredda, dall'altra parte del ruscello, prima che spuntasse il sole. E il ponte non c'era più.
Lori guardò l'acqua gelida.
"Non possiamo attraversare a piedi, è troppo fredda," disse.
Eletta aveva gli occhi lucidi.
"E adesso come facciamo?"
Fu allora che Viola si mise dritta, con le mani sui fianchi, e i suoi occhi azzurri brillarono più della luna.
"Costruiamo noi un nuovo sentiero," disse. "Con quello che abbiamo qui. Foglie e sassolini. Non molliamo Nevio."
"Foglie e sassolini?" ripeté Lori.
"Sì! Mettiamo tante foglie larghe sopra l'acqua, una vicina all'altra, e ci facciamo un passaggio."
Non c'era tempo per pensarci troppo. I bambini corsero sotto gli alberi e raccolsero bracciate di foglie grandi, di quelle larghe come piatti. Le portarono al ruscello e cominciarono a posarle sull'acqua, una dopo l'altra, per fare un tappeto.
"Presto, presto!" diceva Nevio, guardando il cielo che diventava sempre più chiaro.
Viola posò l'ultima foglia e mise un piede sopra, con coraggio, per provare il passaggio.
Ma le foglie erano bagnate. E scivolose. Appena Viola appoggiò il piede, le foglie scivolarono via sull'acqua, si sparpagliarono e la corrente le portò lontano. Il passaggio si sciolse in un attimo, e Viola per poco non finì nel ruscello: Ale la afferrò per la giacca giusto in tempo e la tirò indietro.
Il sentiero di foglie non teneva.
I bambini rimasero senza parole. Le foglie galleggiavano via, lontano, e il cielo era sempre più rosa. Nevio si sedette per terra e nascose la faccia nella sua sciarpa.
"È inutile," piagnucolò. "Le foglie scivolano. Non ce la faremo mai."
Eletta si avvicinò a Nevio e gli mise una mano sulla spalla fredda. Lori guardava per terra. Anche Ale sospirò.
Ma Viola no. Viola guardava l'acqua, guardava le foglie che se ne andavano, e stava pensando. Perché essere impavidi non vuol dire solo non avere paura: vuol dire anche non arrendersi.
E all'improvviso capì.
"Ho capito lo sbaglio!" gridò. "Le foglie da sole scivolano perché sono leggere e bagnate. Ci serve qualcosa di pesante sotto. Prima mettiamo i sassi piatti, quelli grossi, come base solida. Poi le foglie sopra, così i piedi non scivolano!"
I bambini alzarono la testa. Adesso avevano un piano. Ma il cielo era sempre più chiaro, e c'era una cosa sola per farcela: fare tutti insieme, ognuno con il suo compito.
"Lori, tu sei il più veloce," disse Viola. "Corri a cercare i sassi piatti più grossi, quelli che non traballano."
"Ci penso io!" disse Lori, e schizzò via come una freccia.
"Ale, tu hai buon occhio. Scegli tu quali sassi vanno bene e come metterli, uno vicino all'altro nell'acqua."
"Va bene!" disse Ale, e cominciò a sistemare i sassi con cura, provando che fossero stabili.
"Eletta, tu sei dolce e delicata. Tu resti con Nevio, tienigli la mano e non farlo spaventare."
Eletta prese la manina di neve di Nevio nella sua.
"Ci sono io con te," gli disse piano. "Andrà tutto bene."
"E io," disse Viola, "porto le foglie e le metto sopra i sassi."
E così cominciarono. Lori correva avanti e indietro portando sassi piatti, ansimando ma senza fermarsi mai. Ale li posava nell'acqua con attenzione, uno accanto all'altro, come tanti gradini nascosti, e li premeva per essere sicuro che tenessero. Viola arrivava dietro e copriva ogni sasso con una foglia larga, così i piedi avevano un appoggio morbido e non scivoloso. Eletta, intanto, teneva la mano di Nevio e gli cantava una filastrocca per fargli passare la paura.
Sasso, foglia, sasso, foglia. Il sentiero cresceva sopra il ruscello, un passo dopo l'altro, e questa volta teneva.
Ma il sole stava arrivando. Il primo raggio caldo spuntò dietro la collina, dorato, e toccò la punta del cappello di Nevio.
"Presto!" gridò Viola. "Il sentiero è pronto! Passiamo Nevio!"
Nevio tremava troppo per scivolare da solo. E allora fecero l'ultima cosa, la più importante: lo passarono di mano in mano. Eletta lo aiutò a salire sul primo sasso. Ale lo tenne mentre metteva un piede sulla prima foglia. Viola lo prese per la manina e lo guidò passo dopo passo, in mezzo al ruscello, sopra i sassi coperti di foglie. Lori li aspettava dall'altra parte con le braccia aperte.
Un passo. Due passi. Tre passi. Il sole saliva, la luce si faceva calda sulla schiena di Nevio, e i bambini sentivano il cuore battere fortissimo.
Con l'ultimo passo, Nevio saltò giù dall'altra parte, proprio dentro l'ombra fresca della Grotta degli Scintillii. Al sicuro. Appena in tempo.
Il sole spuntò del tutto, ma Nevio era ormai al fresco, dentro casa sua, e non si sciolse nemmeno un pochino.
Per un attimo nessuno parlò. Poi Nevio si mise a ridere, e si tolse e rimise il nasino di carota tre volte di fila per la felicità.
"Ce l'avete fatta! Anzi... ce l'abbiamo fatta. Insieme!"
Come per dire grazie, Nevio scivolò dentro la grotta e con le sue manine di neve toccò le stalattiti di ghiaccio, una dopo l'altra. Tin, tin, tin, tin! Suonarono come campanelli, una musica dolce che rimbombò in tutta la caverna. E la grotta, che ripeteva sempre le ultime parole, rispose: "insieme, insieme, insieme..."
E allora accadde la cosa più bella. Sopra le loro teste, nel cielo del mattino, si accesero delle luci colorate che danzavano come nastri di seta: verde, viola, verde, viola. Era l'aurora, che si accendeva solo per chi aveva un cuore coraggioso.
I bambini rimasero a bocca aperta, stretti l'uno all'altro, a guardare quei colori che ballavano.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
Alfredo il trenino magico era tornato a prenderli. Salutarono Nevio, che dalla grotta agitava la sua sciarpa a quadretti azzurri, e salirono sui vagoni con gli occhi ancora pieni di aurora. Mentre il trenino ripartiva verso casa, Alfredo disse la sua rima:
"Da soli le foglie scivolano via,
ma insieme si fa una grande magia!
Un sasso, una foglia, un amico vicino:
insieme si arriva alla fine del cammino!"
E mentre il cielo si tingeva di rosa e di luce, i quattro amici tornarono a casa, stanchi e felici, sapendo una cosa nuova e importante: che da soli certe volte non si riesce, ma insieme, aiutandosi ognuno con il suo pezzetto, si può salvare perfino un amico di neve dal primo sole del mattino.