Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Il desiderio che non voleva volare

Il desiderio che non voleva volare

✨ Riassunto della Storia

I bambini salgono su Alfredo e raggiungono il Giardino dei Sette Colori, dove aiutano Tondo il gufetto a vincere la paura esprimendo i desideri ad alta voce, sbloccando le bolle colorate.

Il vento soffiava leggero tra le tende della cameretta, portando dentro un profumino di erba bagnata. Fuori, il cielo era tutto grigio e gonfio, come una grande coperta di nuvole. Ogni tanto, molto lontano, si sentiva un brontolio. Non era un orso, e nemmeno un leone. Era un temporale che brontolava in lontananza, come una pancia che ha fame dopo una lunga passeggiata.

Ma ai quattro amici non importava niente del temporale, perché erano troppo impegnati a costruire la cosa più bella del mondo: un castello di cuscini.

"Questo va qui!" gridò Ale, lanciando un cuscino grande quanto lui sopra la pila. Ale aveva quattro anni, era magro e vispo, e quando era contento saltava come una cavalletta.

"No, Ale, così crolla tutto!" disse Lori, cercando di rimettere a posto il cuscino. Lori era velocissimo, e le sue mani lavoravano come piccoli frullini.

Eletta, seduta per terra con le gambe incrociate, sistemava i cuscini piccoli con grande cura. Era alta e magra, molto tranquilla, e faceva tutto con una calma che sembrava magia.

E poi c'era Viola. Viola aveva quasi quattro anni, gli occhi azzurri come il mare d'estate e un carattere forte come una roccia. Non parlava tanto, ma quando parlava, tutti ascoltavano. In quel momento stava guardando il castello con la testa un po' piegata, come se stesse pensando a qualcosa di importante.

"Ci manca il tetto" disse Viola, con la sua voce tranquilla.

Ma prima che qualcuno potesse rispondere, da fuori arrivò un suono che conoscevano bene.

CIUFFFFF CIUFFFF!

Le tende si gonfiarono. Il brontolio del temporale sembrò allontanarsi di colpo. E nel giardino, tra le pozzanghere che luccicavano, apparve Alfredo il trenino magico, con il suo fumo colorato che usciva dal camino a riccioli.

I quattro amici corsero fuori.

Alfredo fischiò allegro e disse:

"Ciao bambini, che bel castello fate!
Oggi vi porto tra le bolle incantate.
Un giardino vi aspetta coi fiori d'ogni colore,
dove i desideri volano su pieni di splendore!"

"Bolle incantate?" ripeté Ale, con gli occhi che brillavano.

"Un giardino di colori?" chiese Eletta, già incuriosita.

"Io vengo!" disse Lori, saltando sul primo vagone.

Viola non disse niente. Sorrise e salì per ultima, stringendo le mani sulle ginocchia.

Alfredo partì con un gran sbuffo di fumo viola e azzurro. Il mondo intorno cominciò a cambiare: le case sparirono, gli alberi diventarono sempre più alti, e il cielo si aprì di colpo, come se qualcuno avesse tirato via la coperta di nuvole. Al suo posto apparve un arcobaleno enorme, così grande che sembrava toccare la terra da entrambe le parti.

E proprio ai piedi di quell'arcobaleno, Alfredo si fermò.

Davanti a loro c'era il Giardino dei Sette Colori.

Era il posto più bello che avessero mai visto. C'erano sette aiuole, ognuna piena di fiori di un solo colore: una tutta rossa come le fragole, una arancione come le arance, una gialla come il sole, una verde come le foglie nuove, una azzurra come gli occhi di Viola, una blu come il cielo di notte. E poi c'era l'ultima aiuola, quella viola.

Ma qualcosa non andava.

L'aiuola viola era spenta. I fiori erano ancora lì, ma il colore stava sbiadendo, come un disegno lasciato sotto la pioggia.

"Guardate!" disse Ale, indicando il prato.

Per terra c'erano delle bolle. Ma non volavano. Stavano lì, pesanti, appoggiate sull'erba come sassi trasparenti. Dentro ognuna si vedeva un colore che tremolava.

"Perché non volano?" chiese Eletta, chinandosi a guardarne una.

"E che sono?" chiese Lori.

"Sono i desideri" disse una vocina acutissima.

I bambini si girarono. Davanti a loro, fermo a mezz'aria come se fosse la cosa più normale del mondo, c'era un colibrì. Era piccolissimo, con le piume che cambiavano colore a ogni battito d'ali, e portava una borsetta minuscola fatta di petali di rosa. Intorno a lui si sentiva un profumino dolce di fragole appena colte.

"Mi chiamo Zippi" disse il colibrì, facendo una piroetta. "E voi siete in ritardo!"

Poi, veloce come un fulmine, volò verso Lori e gli sfilò un calzino dal piede.

"Ehi!" gridò Lori. "Il mio calzino!"

Zippi rise con un trillo acutissimo, volò a zig-zag come un'ape impazzita, e sparì tra gli alberi. I bambini lo inseguirono, correndo tra le aiuole colorate, saltando sopra le bolle pesanti che rotolarono via con un suono morbido.

Zippi li portò sempre più avanti, fino al centro del giardino. E lì, i bambini si fermarono con la bocca aperta.

C'era un albero. Ma non un albero normale. Era completamente trasparente, come se fosse fatto di vetro o di ghiaccio sottile. Si vedeva attraverso i rami, attraverso il tronco, attraverso le foglie. E tra i rami, centinaia di bolle colorate stavano ferme, bloccate, come se qualcuno avesse premuto il tasto di pausa.

"Questo è l'Albero dei Desideri" disse Zippi, lasciando cadere il calzino di Lori. "Qui io porto i desideri dei bambini e li trasformo in bolle che volano fino alle stelle. Ma adesso..." Zippi abbassò la voce. "Adesso nessun desiderio riesce a volare."

"Perché?" chiese Viola.

Zippi indicò verso l'alto con un'ala. In cima all'albero, sul ramo più alto, c'era una piccola palla di piume. Due occhi enormi, rotondi e pieni di lacrime, li guardavano da lassù.

"Quello è Tondo" sussurrò Zippi. "È un cucciolo di gufo. È salito fin lassù per esprimere un desiderio, ma si è bloccato. Ha troppa paura per dirlo, e ha troppa paura per scendere. E finché il suo desiderio resta chiuso dentro di lui, tutti gli altri desideri restano bloccati."

I bambini guardarono in su. Tondo era così piccolo, così in alto, e tremava come una foglia.

"Tondo!" gridò Ale, mettendo le mani a imbuto intorno alla bocca. "Scendi, ti prendiamo noi!"

Ma Tondo si raggomitolò ancora di più, nascondendo il becco sotto le ali.

Eletta si avvicinò al tronco e cominciò a cantare una ninna nanna, dolce e lenta, sperando di calmarlo. Ma Tondo sentì la ninna nanna e cominciò a piangere più forte, perché gli ricordava quanto voleva stare al sicuro nel suo nido.

"Ci penso io!" disse Lori, e provò ad arrampicarsi sull'albero. Ma il tronco trasparente era liscio come il vetro. Le mani scivolavano, i piedi non trovavano appoggio. Dopo tre tentativi, Lori scivolò giù e si sedette sull'erba, senza fiato.

Un brivido di vento freddo attraversò il giardino. Il temporale lontano non era più così lontano. L'arcobaleno sopra di loro tremò, e la fascia viola diventò ancora più pallida, quasi invisibile.

"Se il colore viola si spegne del tutto," disse Zippi, e per la prima volta la sua voce non era per niente allegra, "l'arcobaleno si spezzerà. E tutti i desideri si perderanno per sempre."

I bambini si guardarono. Ale aveva il cuore che batteva forte. Eletta si mordeva il labbro. Lori si strofinava le mani sui pantaloni. E Viola...

Viola restò ferma.

Guardò Tondo lassù in cima, quel batuffolo di piume che tremava. Guardò le bolle pesanti a terra, i desideri che nessuno poteva più sognare. Guardò i suoi amici che avevano provato tutto quello che sapevano fare.

E poi guardò dentro di sé.

Dentro di sé, Viola trovò qualcosa. Non era coraggio rumoroso, di quelli che gridano e saltano. Era un coraggio piccolo e silenzioso, come una candela in una stanza buia.

Viola fece un passo avanti. Poi un altro. Si mise proprio sotto l'Albero dei Desideri, alzò la testa verso Tondo, e disse ad alta voce, con la sua voce tranquilla:

"Io desidero essere coraggiosa, anche quando ho paura."

Per un momento, tutto fu silenzio.

Poi, dal cuore di Viola, uscì qualcosa di luminoso. Una bolla. Una bolla viola brillante, che tremolava e pulsava come un cuoricino. Salì lentamente, ondeggiando nell'aria, passando tra i rami trasparenti. Non aveva fretta. Saliva e basta.

Zippi la guardò. Le sue piume si illuminarono di un viola intenso, ma stavolta non finse che non fosse successo niente. Rimase fermo, in silenzio, a guardare quella bolla salire.

Tondo aprì un occhio. Poi l'altro. Vide quella bolla viola che saliva verso di lui, calma e luminosa. Era la cosa più bella che avesse mai visto.

"Ma tu..." sussurrò Tondo con una vocina sottile come un filo, "tu hai detto che hai paura?"

"Sì" disse Viola, semplice. "Ho paura di tante cose. Ma l'ho detto ad alta voce, e adesso mi sento un po' più leggera."

Tondo la guardò a lungo. Quei grandi occhi rotondi non piangevano più. Brillavano.

"E anche io posso dirlo?" chiese Tondo.

"Certo che puoi" disse Viola. "Prova."

Tondo prese un respiro profondo. Le sue piccole ali tremarono. Poi, con tutta la voce che aveva, disse:

"Io desidero non avere più paura di volare!"

Dal petto di Tondo uscì una bolla dorata, calda come il sole del mattino. La bolla salì veloce, girando intorno ai rami. E in quel momento, Tondo sentì qualcosa di strano. Le sue ali non pesavano più. Erano leggere come foglie al vento.

Tondo aprì le ali. Erano piccole, morbide, un po' goffe. Ma funzionavano.

Planò giù lentamente, girandosi come una foglia d'autunno, e atterrò proprio tra le zampe di Viola. Lei lo prese delicatamente tra le mani e lo strinse al petto.

In quel momento, successe tutto insieme.

Le bolle a terra cominciarono a tremare. Una alla volta, si staccarono dall'erba e salirono. Rosse, arancioni, gialle, verdi, azzurre, blu, viola. Centinaia di desideri volavano verso il cielo, come lanterne in una notte di festa. L'Albero dei Desideri brillò di una luce calda e tutti i rami tintinnarono come campanellini.

L'aiuola viola riprese colore di colpo. I fiori si raddrizzarono, le foglie si aprirono, e un profumo dolce di violette si mescolò a quello di fragole di Zippi.

L'arcobaleno si riempì di nuovo. La fascia viola tornò forte, brillante, e sembrò ancora più bella di prima.

Zippi fece tre piroette, quattro capriole e un trillo così acuto che fece ridere tutti. Le sue piume si illuminarono di tutti i colori insieme, e stavolta non provò nemmeno a nasconderlo.

"Be'..." disse Zippi, tutto colorato, "forse qualcuno ha detto qualcosa di gentile."

"Tutti hanno detto qualcosa di gentile!" rise Ale.

Il temporale se n'era andato chissà dove. Al suo posto, il cielo si dipinse di arancione, rosa e viola, come un quadro fatto con le dita. Il tramonto più bello del mondo.

Tondo guardò Viola con i suoi occhioni enormi. "Grazie" disse. "Adesso so una cosa importante."

"Cosa?" chiese Viola.

"Che dire 'ho paura' non è da fifoni. È da coraggiosi."

Viola sorrise. E anche se non disse niente, quel sorriso parlava fortissimo.

CIUFFFFF CIUFFFF!

Alfredo il trenino magico arrivò tra le aiuole fiorite, tutto lucido sotto la luce del tramonto. I bambini corsero a salire, e Tondo li salutò agitando un'ala dal ramo più basso dell'albero, quello dove ora si sentiva al sicuro.

Alfredo sbuffò una nuvola di fumo dorato e disse:

"Che avventura grande, amici cari!
Avete fatto volare i sogni più rari.
Chi ha il coraggio di dire quel che sente,
ha un cuore grande, forte e splendente!"

I bambini si accoccolarono nei vagoni mentre Alfredo li riportava a casa. Il cielo sopra di loro era pieno di bolle colorate che volavano verso le stelle.

Viola guardò in su e sussurrò, così piano che solo il vento la sentì:

"Io desidero tornare qui."

E da qualche parte, nel Giardino dei Sette Colori, una bolla viola si alzò in cielo.

Sapete, bambini, a volte pensiamo che essere coraggiosi significhi non avere mai paura. Ma non è così. Essere coraggiosi significa avere paura e fare comunque quel piccolo passo avanti. Come Viola, che ha detto la sua paura ad alta voce. Come Tondo, che ha aperto le ali anche se tremavano. Perché se credi di potercela fare, sei già a metà strada. E l'altra metà? Quella la fai un passo alla volta, e non devi farla per forza da solo.

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