Storie per Bambini

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Il circo del nodo ballerino

Il circo del nodo ballerino

✨ Riassunto della Storia

Ale e gli amici volano con Alfredo in un paesino di mare nella nebbia, dove le corde delle barche si sono annodate. Ale inventa un numero da circo con i gatti e, grazie al trillo coraggioso di Trillina la sveglia, sciolgono il nodo. Scoprono che gli amici sono il tesoro più grande.

Quella mattina il cielo era di un azzurro chiaro e sonnacchioso, come se anche lui avesse voglia di restare ancora un poco sotto le coperte. Nel giardino di Ale l'aria era fresca e profumava di erba bagnata. Ale, Viola, Eletta e Lori avevano teso una corda tra due alberi e ci appendevano sopra i pupazzi, facendo finta di avere un piccolo circo.

"Guardate, questo è il trapezio!" rideva Ale, mentre i suoi quattro gatti lo osservavano con gli occhi curiosi. Sofia, la gattina nera, faceva le fusa accoccolata ai suoi piedi. Dora, la tigrata coraggiosa, dava zampate alla corda che dondolava. Poldo, grasso e morbido come un cuscino, si era già appisolato al sole. E Milo, lungo e agile, saltava così in alto che sembrava quasi volare.

Stavano ridendo tutti insieme quando, da lontano, arrivò un suono conosciuto.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

Era Alfredo il trenino magico, che spuntò tra i cespugli tutto lucente, con il fumo che disegnava nuvolette a forma di cuore. Si fermò accanto al cancello, fece trillare il fischietto e disse:

"Buongiorno bambini, che gioia vedervi!
Salite, ho un viaggio speciale da offrirvi.
Vi porto in un posto che sa di mattino,
dove dorme una voce in cima a un campanino."

I bambini batterono le mani e salirono di corsa. I quattro gatti schizzarono dentro per ultimi, con Poldo che arrivò sbuffando tutto trafelato. Alfredo chiuse gli sportelli, fischiò ancora una volta e partì veloce tra le colline verdi.

Dopo un poco, il trenino rallentò. "CIUFFF..." Davanti a loro apparve una piazza avvolta in una nebbia leggera, morbida come zucchero filato. Era la Piazza del Buongiorno, un paesino di mare con una fontana che cantava gorgogliando e una vecchia torre dell'orologio, alta e un po' storta. Più in basso si vedeva il Porticciolo delle Barche Pigre, dove le barchette galleggiavano ferme nella foschia.

"Che profumo di biscotti!" disse Eletta, annusando l'aria.

Ma qualcosa non andava. Vicino alle barche c'erano tre pescatori con il berretto in mano, disperati. "Non riusciamo a partire!" si lamentavano. "Tutte le corde delle nostre barche si sono aggrovigliate in un unico nodo gigante. E più tiriamo, più il nodo si stringe!"

I bambini corsero a guardare. Era vero: in mezzo al porticciolo c'era un groviglio di corde grosso come un orso, tutto intrecciato e cocciuto. Lori provò a tirare con tutte le sue forze. "Uffa!" sbuffò, cadendo all'indietro sul sedere. Il nodo non si era mosso di un pelo, anzi, si era fatto ancora più stretto.

In quel momento, dalla torre dell'orologio, arrivò un suono timido timido. "Trin... trin..."

Ale alzò gli occhi. Lassù, tra le lancette, c'era una piccola sveglia d'argento con due occhioni spaventati. Saltellava su due piedini a molla, "boing, boing", e stringeva tra le mani una minuscola chiavetta lucente.

"Chi sei?" chiese Viola, dolce.

"Sono... sono Trillina," rispose la sveglia, con una vocina sottile sottile. "Abito qui, nella torre. Io dovrei suonare la mattina per svegliare il paese... ma ho una paura tremenda di suonare forte. E così trillo pianissimo, e nessuno mi sente."

Eletta capì tutto in un attimo. "Allora i pescatori stamattina non si sono svegliati in tempo!"

"Esatto," sospirò Trillina, facendosi piccola piccola. "Si sono alzati tardi e di corsa. E nella nebbia, senza vedere bene, hanno annodato tutte le corde insieme. È colpa mia..." E una lacrimuccia d'argento le spuntò nell'occhio.

Ma proprio mentre parlava, Milo fece una capriola buffa e inciampò su Poldo. Trillina, senza accorgersene, si lasciò sfuggire una risatina a sonaglio: "Din-din-din!" Era un suono allegro, limpido, molto più bello del suo trillo spaventato.

"Hai sentito?" sussurrò Ale agli amici. "La sua voce vera esce quando ride, non quando ha paura!"

Intanto Ale guardava il nodo gigante e si grattava la testa. Guardava, pensava, guardava ancora. Poi, all'improvviso, i suoi occhi si illuminarono come due lanterne.

"Aha! Ho capito!" gridò, facendo un salto. "Noi stiamo sbagliando tutto! Un nodo non si scioglie tirando... si scioglie facendolo ballare!"

Gli altri lo guardarono confusi. "Ballare?" chiese Lori.

"Sì!" rise Ale, tutto elettrico. "Trasformiamo questo disastro in un numero da circo! Io e i gatti saltiamo dentro e fuori dai cappi delle corde, le facciamo oscillare, le allentiamo un poco alla volta mentre balliamo. Diventiamo acrobati!"

"Cos'è un acrobata?" domandò Viola, perplessa.

"Un acrobata," spiegò Ale, "è uno bravissimo del circo che salta, si arrampica e fa le capriole in aria senza mai cadere. Come fanno i miei gatti!"

"Evviva!" esultarono tutti. "Facciamo il circo delle corde!"

E così cominciò lo spettacolo più buffo che quel porticciolo avesse mai visto.

Ale si tolse le scarpe e saltò leggero sul primo cappio, dondolando come su un'altalena. "Ehilà, signori e signore, benvenuti al Gran Circo del Nodo Ballerino!" annunciò, mentre Viola, Eletta e Lori battevano le mani a tempo per dare il ritmo.

Milo partì per primo. Con un balzo altissimo, "fiuuu!", volò sopra il groviglio e atterrò dall'altra parte, tirando con sé una corda che si allentò di un pochino. Dora, la temeraria, si lanciò di corsa, si infilò dentro un cappio, ne uscì dall'altro, e il nodo si sciolse ancora un po'. Sofia, dolce dolce, passava sotto le corde facendo le fusa e strofinandosi, così che si districavano con delicatezza.

Poi toccò a Poldo. Il gattone grasso si arrampicò lentamente in cima al groviglio e... si sedette. "Ma cosa fa?" rise Lori. Invece era furbo: con tutto il suo peso, Poldo faceva da contrappeso, e una corda dopo l'altra si tendeva e scivolava giù, "sfiiin!". I pescatori scoppiarono a ridere, battendo le mani. Trillina, dalla torre, ridacchiava senza fermarsi: "Din-din-din! Din-din-din!"

Il nodo gigante ballava, ballava, e diventava sempre più piccolo. Ale saltava, correva, si arrampicava, dondolava: la sua idea era entrata nel corpo di tutti, e sembravano davvero acrobati veri. Era il momento più divertente di tutti!

Ma restava l'ultimo cappio, il più ostinato, proprio nel cuore del groviglio. Per scioglierlo servivano tutti insieme: i gatti dovevano saltare nello stesso istante, e Ale doveva tirare esattamente in quel momento. Serviva un segnale preciso, un "VIA!" gridato al momento giusto.

"Lo dico io!" disse Lori. Ma nella nebbia la sua voce si perdeva, e non si capiva quando. "Lo grido io!" provò Viola, ma il suo "Via" arrivò troppo presto, e i gatti saltarono scoordinati. Il cappio resistette. Ci provarono ancora, e ancora. Niente. La nebbia inghiottiva ogni voce, e il nodo non si apriva. I bambini cominciavano a scoraggiarsi.

Fu allora che tutti si girarono verso la torre.

"Trillina," disse Ale piano, "l'unico suono che può bucare questa nebbia al momento giusto è il tuo. Tu sai sentire il tempo meglio di chiunque. Vuoi darci tu il segnale?"

Trillina diventò piccola piccola. "Ma... ma io ho paura. La mia voce è così sottile..."

"Non importa quanto è piccola," disse Eletta con dolcezza. "Importa che arrivi al momento giusto. E noi la aspetteremo, qualunque suono tu faccia."

Trillina guardò gli amici, guardò i gatti pronti a saltare, guardò Ale aggrappato alla corda. E dentro di lei, tra la paura, spuntò di nuovo quella risatina allegra. Perché quello era buffo, era bello, era un gioco tra amici. Si fece coraggio, aspettò l'attimo esatto e lasciò uscire la sua voce vera.

"TRIIIN!"

Fu un trillo piccolo, ma limpido e perfetto, al momento giusto. I gatti saltarono tutti insieme, Ale tirò con tutte le sue forze, e il nodo gigante si sciolse di colpo, "FLOP!", aprendosi come un fiore.

Le corde caddero ordinate lungo le barche. I pescatori gridarono di gioia e saltarono sulle loro barchette. In quello stesso istante, il sole bucò la nebbia. La foschia si aprì e si trasformò in rugiada scintillante: mille goccioline brillavano sull'erba, sulle corde e sulle vele come se qualcuno avesse sparso diamanti su tutto il porticciolo.

Le barche salparono, dondolando felici. E Trillina? Trillina saltellava sulla torre, "boing, boing", più fiera che mai.

"Ce l'hai fatta!" le dissero i bambini, correndole incontro. "Senza il tuo trillo, il numero non sarebbe riuscito!"

"Davvero?" chiese lei, con gli occhioni lucidi di felicità. "La mia vocina piccola è servita a qualcosa?"

"La tua voce piccola, al momento giusto e tra amici, vale oro," sorrise Ale. "E tu adesso hai scoperto una cosa: non eri sola. Noi eravamo con te."

Trillina capì allora che gli amici veri sono più preziosi di qualsiasi tesoro. Da quel giorno non ebbe più paura di suonare: perché sapeva che, piccola o forte che fosse, la sua voce aveva degli amici pronti ad ascoltarla.

Mentre il sole scaldava la piazza profumata di biscotti, si sentì arrivare il solito suono: "CIUFFFF CIUFFFF!" Era Alfredo, pronto a riportarli a casa. I bambini salutarono Trillina con la mano, salirono sul trenino con i quattro gatti stanchi e contenti, e Alfredo disse:

"Si torna a casa, miei bravi acrobati,
con cuori felici e sorrisi stampati.
Il nodo più forte si scioglie, lo sai,
con tanti amici accanto non sei solo mai."

E tra una nuvoletta a forma di cuore e l'altra, il trenino magico li riportò a casa, ridendo tutti insieme "din-din-din" come una piccola sveglia coraggiosa.

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