Eletta e la Porta della Pazienza
📅 Pubblicata il 04/04/2026
✨ Riassunto della Storia
I bambini salgono su Alfredo e arrivano in una grotta con cristalli musicali dove la strega buona Gardenia non riesce ad aprire la Porta dei Passaggi. Eletta, con calma e pazienza, tocca i simboli nell'ordine giusto e apre la porta.
Era una mattina grigia e i quattro amici erano seduti sotto il portico di casa di Ale, a guardare la pioggia che scendeva leggera sui fiori del giardino. Grace, la mamma di Ale, aveva portato una tazza di cioccolata calda per ciascuno.
"Che noia!" sbuffò Lori, che non riusciva mai a stare fermo. Batteva i piedi per terra come un tamburello.
"Non è noia," disse Eletta, soffiando piano sulla cioccolata per raffreddarla. "È che oggi è un giorno lento." Alzò lo sguardo verso le nuvole, che erano basse e gonfie come cuscini enormi.
Viola sorseggiava la cioccolata in silenzio, ma i suoi occhi azzurri saettavano qua e là, come se stesse cercando qualcosa. "Sento un odore strano," disse all'improvviso.
I bambini annusarono l'aria. Non era l'odore della pioggia. Non era la cioccolata. Era qualcosa di diverso, come il fumo di una pentola che bolle, ma dolce, come caramello e menta mescolati insieme.
"È vapore!" esclamò Ale, indicando una nuvoletta viola che si alzava lenta dal fondo del giardino. "Ma non è vapore normale... è viola!"
Il vapore si arricciava e si muoveva come se fosse vivo. Formava piccole spirali che giravano su se stesse e lasciava dietro di sé una scia di scintille dorate. E proprio da dentro quella nuvola di vapore magico arrivò un suono che conoscevano bene.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
"Alfredo!" gridarono tutti insieme, posando le tazze di colpo.
Il trenino magico sbucò dal vapore viola come un piccolo drago allegro. Era tutto lucido dalla pioggia e i suoi occhi brillavano più del solito. Si fermò davanti a loro e fischiò due volte.
"Amici cari, buon mattino!
Oggi è un giorno birichino!
C'è una grotta da esplorare,
ma qualcosa c'è da fare!"
"Una grotta?" Viola era già in piedi. "Andiamo subito!"
"Aspettate!" disse Eletta, che stava ancora finendo la cioccolata. "La cioccolata è calda, non posso lasciarla." Prese un ultimo sorso, si pulì la bocca con il dorso della mano e si alzò con calma. "Ecco, ora sono pronta."
"Tu ci metti sempre una vita!" rise Lori, che era già salito sul trenino.
"Le cose fatte con calma vengono meglio," rispose Eletta, salendo per ultima e sistemandosi comoda vicino al finestrino.
Il trenino partì. Attraversarono una cascata che andava al contrario, poi un campo di girasoli che cantavano, e infine si infilarono dentro una montagna attraverso un buco che si aprì magicamente nella roccia.
Quando si fermarono, si trovarono davanti all'ingresso di una grotta enorme. Le pareti erano piene di sassi che brillavano di mille colori: blu, verde, arancione, rosa. Sembrava di essere dentro un arcobaleno fatto di pietra.
"Che bello!" sussurrò Ale, allungando la mano per toccare un cristallo azzurro che sporgeva dalla parete. Il cristallo suonò, come una campanella.
"Anche gli altri suonano!" scoprì Viola, toccandone uno verde. Ogni cristallo faceva una nota diversa.
Camminarono piano lungo il corridoio della grotta, toccando i cristalli come se fossero tasti di un pianoforte gigante. Lori, che era sempre veloce, correva avanti e batteva i cristalli con le dita a tutta velocità, producendo una musica confusa ma divertente. Eletta invece toccava un cristallo alla volta, con delicatezza, ascoltando ogni nota prima di passare alla successiva.
Poi arrivarono in una caverna più grande, e videro qualcosa di strano.
In fondo alla caverna c'era una porta. Non una porta normale, ma una porta fatta di luce. Brillava di un colore dorato, e intorno al bordo c'erano dei simboli che assomigliavano a fiori e stelle. Ma la porta era chiusa. E davanti alla porta, seduta su un grosso fungo a pois, c'era una signora.
Non era una signora normale. Aveva un cappello a punta, ma non era nero e spaventoso: era verde mela con delle margherite dipinte sopra. Il suo naso era lungo e un po' storto, come una carota piegata dal vento. E indossava un grembiule pieno di macchie colorate, come se avesse appena dipinto un quadro con le mani.
"Chi è quella?" bisbigliò Lori.
"Credo sia una strega," disse Eletta.
"Una strega?!" Ale fece un passo indietro. "Tipo quelle cattive delle fiabe?"
"No, no," disse Eletta, che aveva letto molti libri. "Le streghe non sono tutte cattive. Alcune sono buone. Questa ha le margherite sul cappello. Le streghe cattive non mettono le margherite."
La strega li aveva già visti. Si alzò dal fungo, si spolverò il grembiule e sorrise. Le mancava un dente davanti, e questo rendeva il suo sorriso ancora più simpatico.
"Oh! Visitatori! Ma che meraviglia!" disse con una voce allegra e un po' gracchiante, come una rana che ride. "Io sono Gardenia! La strega dei rimedi. Preparo pozioni per guarire, non per fare i dispetti." Si inchinò facendo ondeggiare il cappello. "Ma ho un problema grosso come una montagna."
"Che problema?" chiese Viola, che andava sempre dritta al punto.
Gardenia indicò la porta dorata dietro di lei. "Quella è la Porta dei Passaggi. Collega la mia grotta a tutti i posti dove servono le mie pozioni: il villaggio dei folletti raffreddati, la foresta dei gufi con il mal di pancia, il lago delle rane senza voce. Ma stamattina la porta non si apre più! E io ho tutte le pozioni pronte..." Indicò una fila di bottigliette colorate appoggiate su un ripiano di roccia. "Ma non posso consegnarle!"
Lori si avvicinò alla porta e provò a spingerla. Niente. Provò a tirarla. Niente. Ci diede un calcio.
"Non funziona così!" disse Gardenia, agitando le mani. "La porta si apre con la calma, non con la forza! Bisogna toccare i simboli nell'ordine giusto, piano, senza fretta. Ma io... ecco... io sono troppo agitata. Quando sono nervosa le mani mi tremano e tocco i simboli troppo velocemente, e la porta si blocca ancora di più."
"Allora ci vuole qualcuno che non ha fretta," disse Viola, e tutti guardarono Eletta.
Eletta arrossì un poco. "Io?"
"Tu fai tutto con calma," disse Ale, sorridendo. "Anche bere la cioccolata!"
Eletta si avvicinò alla porta e osservò i simboli. C'erano fiori, stelle, lune e gocce. Erano tanti e sembravano messi a caso.
"Bisogna trovare l'ordine giusto," spiegò Gardenia. "Ma non c'è un trucco, non c'è una mappa. Bisogna sentire quale viene prima. Ogni simbolo, se lo tocchi piano, fa un piccolo suono. Se è quello giusto, il suono è dolce. Se è sbagliato, il suono è stonato."
Eletta respirò profondo. Allungò la mano e toccò una stella. Un suono dolcissimo, come un flauto lontano. "Questo è giusto," disse piano.
Poi toccò un fiore. Un suono stonato, come una pentola che cade.
"No, quello no," disse, senza agitarsi. Provò una luna. Un suono bello, come una goccia che cade nell'acqua.
Lori, dietro di lei, saltellava impaziente. "Dai, prova quello! No, quello! Quello là in alto!"
"Lori, fermo," disse Viola, bloccandolo con lo sguardo. "Lasciala concentrare."
Eletta continuò, toccando un simbolo alla volta. Ogni volta si fermava ad ascoltare. Non aveva fretta. Non si agitava quando sbagliava. Semplicemente tornava indietro e riprovava. Ale e Viola la guardavano in silenzio. Anche Gardenia si era seduta di nuovo sul fungo, finalmente tranquilla, perché vedeva che Eletta sapeva cosa fare.
Dopo alcuni minuti, Eletta aveva trovato cinque simboli giusti. La porta cominciò a tremare leggermente. Una luce dorata usciva dai bordi.
"Ci sei quasi!" sussurrò Gardenia.
Eletta toccò l'ultimo simbolo, una goccia in basso a destra. Un suono come un carillon suonò nell'aria, e la porta si aprì. Non si spalancò di colpo, ma si aprì lentamente, come un fiore che sboccia. Dietro c'era un corridoio pieno di luce, e in fondo si vedevano boschi, laghi e villaggi lontani.
"Ha funzionato!" gridò Ale, saltando di gioia.
"Brava!" Lori le diede una pacca sulla schiena così forte che Eletta fece un passo avanti.
Gardenia si alzò di scatto e strinse le mani dalla contentezza. "Oh, meravigliosa! Stupenda! Fantastica!" Corse a prendere le sue bottigliette di pozioni. "Ora posso portare lo sciroppo per la tosse ai folletti, la tisana alla menta ai gufi e le gocce per la voce alle rane! Grazie, grazie!"
"Non c'è di che," disse Eletta, con il suo solito sorriso tranquillo. "Bisognava solo avere pazienza."
Gardenia si fermò e la guardò con i suoi occhi brillanti. "Sai una cosa, piccola? Tutti vogliono fare le cose in fretta. Tutti corrono, spingono, si agitano. Ma le cose fatte con calma vengono sempre meglio. Tu l'hai capito, e sei ancora piccina." Le diede un bacio sulla fronte e le mise in mano una bottiglietta minuscola, trasparente, con dentro un liquido che brillava come le stelle. "Questo è il mio regalo per te. È la Pozione della Pazienza. Quando qualcuno intorno a te ha troppa fretta, basta aprire la bottiglietta e tutti si calmeranno un pochino."
Eletta la strinse tra le mani con cura. "Grazie, Gardenia."
I bambini salutarono la strega con un abbraccio ciascuno. Gardenia li salutò agitando il cappello e scomparve oltre la porta con le sue pozioni tintinnanti.
Tornarono nella grotta grande, e lì trovarono Alfredo che li aspettava, sbuffando vapore caldo che profumava di cioccolata.
"Che bella avventura avete fatto,
con pazienza avete sciolto il matto!
Piano piano, con dolcezza,
si è aperta la porta come una carezza!"
I bambini salirono ridendo. Eletta si mise al solito posto, vicino al finestrino. Fuori, i cristalli della grotta brillavano come un saluto. Mentre il trenino attraversava il campo dei girasoli cantanti e la cascata al contrario, Eletta sentì il sonno che arrivava, come sempre dopo le avventure. Strinse la bottiglietta della pazienza nella tasca e chiuse gli occhi.
Quando arrivarono a casa, la pioggia era finita e un arcobaleno attraversava il cielo. Andrea, il babbo di Eletta, la prese in braccio come faceva sempre.
"Ciao avventuriera. Com'è andata oggi?"
Eletta, con gli occhi già mezzi chiusi, mormorò: "Babbo, lo sai perché le cose fatte con calma vengono meglio?"
"Perché?"
"Perché quando vai piano, ascolti. E quando ascolti, capisci. E quando capisci, non sbagli."
Andrea la strinse forte e sorrise. "Che cosa saggia. E chi te l'ha insegnato?"
"Una strega con le margherite sul cappello," sussurrò Eletta, prima di addormentarsi.
E questa è la cosa più importante che Eletta e i suoi amici impararono quel giorno: che non bisogna avere fretta, perché le cose fatte con calma vengono sempre meglio. E a volte, basta toccare le cose con delicatezza per aprire le porte più grandi.