Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Lori e i Soldatini della Perseveranza

Lori e i Soldatini della Perseveranza

✨ Riassunto della Storia

I bambini salgono su Alfredo e arrivano nella Stanza dei Giochi del Principe dove aiutano i soldatini a giocare insieme. Lori impara che sbagliando si impara e riprovando si riesce.

I quattro amici stavano giocando a nascondino nel giardino di casa di Lori. Era una mattina con una leggera foschia che rendeva tutto sfumato, come se qualcuno avesse soffiato del borotalco nell'aria.

"Vi trovo tutti!" gridò Lori, che era quello che contava. Si coprì gli occhi con le mani e cominciò: "Uno, due, tre, quattro..."

Ale si nascose dietro il cespuglio grande. Viola si infilò sotto la panchina. Eletta, con la sua solita calma, stava ancora decidendo dove nascondersi quando Lori arrivò già a venti.

"...diciannove, venti! Arrivo!" Lori si girò e cominciò a correre. Era velocissimo, il più veloce di tutti, e adorava correre. Trovò Ale in tre secondi perché un piede sporgeva dal cespuglio. Trovò Viola in cinque perché i suoi occhi azzurri brillavano sotto la panchina. Ed Eletta era ancora ferma in mezzo al giardino con le mani dietro la schiena.

"Eletta, ma non ti sei nascosta!" rise Lori.

"Stavo pensando al posto perfetto," rispose lei, tranquilla. "Ma hai fatto troppo in fretta."

Federico, il babbo di Lori, si affacciò dalla finestra. "Lori, non correre sul bagnato! Ti scivol-" Ma non fece in tempo a finire la frase che Lori era già scivolato sull'erba umida e si era seduto per terra con un tonfo.

"Sto bene!" disse Lori, rialzandosi come una molla. I pantaloni erano tutti verdi di erba.

Cristina, la mamma di Lori, scosse la testa. "Quel bambino non si ferma mai."

In quel momento, tra la foschia del giardino, si sentì un suono familiare.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

"Alfredo!" gridarono tutti.

Il trenino magico apparve dalla nebbia come un fantasma allegro. Sbuffava un vapore che brillava di tutti i colori, come se avesse mangiato un arcobaleno. I suoi occhi tondi erano più luminosi del solito e le ruote giravano piano, con un ticchettio ritmato.

Alfredo il trenino magico si fermò davanti ai bambini e parlò con la sua voce canterina:

"Buongiorno amici, che bella mattina!
Oggi vi porto a una stanza vicina,
dove i giochi aspettano i bambini,
ma serve aiuto, per grandi e piccini!"

"Una stanza di giochi?" Lori saltò su. "Che aspettiamo? Saliamo!"

Cristina gli sistemò il colletto della giacca. "Stai attento," disse.

"Mamma, sto sempre attento!" rispose Lori, che non stava mai attento, ma lo diceva lo stesso.

Salirono tutti sul trenino. Lori si mise in piedi, aggrappato al bordo, con il vento che gli scompigliava i capelli. Il trenino attraversò un campo di bolle di sapone giganti, poi una foresta dove gli alberi avevano le foglie fatte di carta colorata, e infine si infilò dentro una porta enorme che apparve dal nulla.

Quando scesero, si trovarono in una stanza immensa. Era la stanza dei giochi più grande che avessero mai visto. C'erano cavalli a dondolo alti come cavalli veri, soldatini di legno grandi quanto i bambini, torri di cubi colorati che arrivavano fino al soffitto, e nel centro della stanza un tappeto morbido con disegnata una mappa del mondo.

"Questa è la Stanza dei Giochi del Principe!" disse una voce squillante.

I bambini si guardarono intorno. Da dietro un castello di mattoncini spuntò una marmotta. Era piccola, pelosa, con due occhi rotondi come bottoni e un musetto che non stava mai fermo. Fischiava in continuazione: fischi corti, fischi lunghi, fischi che andavano su e giù.

"Ciao! Io sono Fischietta!" disse la marmotta, fischiando tra una parola e l'altra. "Sono la marmotta guardiana di questa stanza. Fischio per avvisare tutti quando succede qualcosa!"

"Che cos'è una marmotta?" chiese Ale.

"Una marmotta è un animale che vive in montagna," spiegò Eletta, che sapeva sempre queste cose. "Sono famose perché fischiano fortissimo per avvisare le altre marmotte dei pericoli."

"Esatto!" Fischietta fece un fischio così acuto che tutti si tapparono le orecchie. "Scusate! A volte esagero. Ma oggi ho un problema serio." Il suo musetto si increspò e sembrò quasi triste.

"Che problema?" chiese Viola, incrociando le braccia.

Fischietta indicò il centro della stanza. "Vedete quei due gruppi di soldatini?"

I bambini guardarono. Da un lato della stanza c'erano dei soldatini rossi, dall'altro dei soldatini blu. Stavano tutti fermi, immobili come statue, ma avevano delle facce arrabbiatissime dipinte sui volti di legno.

"I soldatini rossi vogliono giocare sul tappeto con la mappa. E anche i soldatini blu vogliono giocare sullo stesso tappeto. Ma c'è un tappeto solo! E da stamattina si rifiutano di muoversi finché non decidono chi lo usa." Fischietta fischiò triste. "E senza di loro che marciano e giocano, tutta la stanza si è fermata. I cavalli a dondolo non dondolano più, i cubi non si impilano e persino le palle non rimbalzano."

Lori guardò la situazione e disse subito: "Facile! Si fa una gara di corsa! Chi arriva primo al tappeto, lo usa!"

Si mise in posizione di partenza, pronto a correre per dimostrare.

"No, aspetta!" disse Fischietta. "Già provato. I rossi sono veloci quanto i blu, arrivano sempre insieme e litigano ancora di più."

"Allora si divide il tappeto a metà," propose Viola, pratica come sempre.

"Provato anche quello. Ma la mappa sul tappeto ha il mare da una parte e la montagna dall'altra, e tutti e due i gruppi vogliono la montagna."

Lori si sedette sul pavimento, un po' scocciato. "E allora che si fa?"

Eletta si avvicinò ai soldatini e li guardò uno per uno, con la sua calma solita. "Forse il problema non è chi usa il tappeto. Forse il problema è che non hanno mai provato a giocarci insieme."

"Insieme?" Fischietta inclinò la testa. "Non ci hanno mai pensato."

"Proviamo," disse Eletta.

Ma Lori era impaziente. "Io ho un'idea migliore! Invento un gioco nuovo così veloce che non faranno in tempo a litigare!" Si alzò di scatto e cominciò a spostare i soldatini sul tappeto, mescolando rossi e blu a caso, muovendoli velocemente come pedine su una scacchiera.

Un soldatino rosso cadde. Poi uno blu. Poi tre insieme. Lori andava troppo veloce e i soldatini cascavano come birilli.

"Lori, piano!" disse Viola.

"No no, aspetta, quasi fatto!" Lori ne spostò altri cinque, ma cascarono tutti. Il castello di mattoncini vicino tremò e crollò anche quello, in una valanga di pezzi colorati.

Lori si fermò, con le mani piene di soldatini caduti. Guardò il disastro. "Oh," disse, a bassa voce.

Fischietta fece un fischio lungo e triste.

Ale e Viola guardarono Lori. Eletta si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla.

"Non fa niente," disse Eletta. "Hai fatto troppo in fretta, ma si può riprovare."

"Ma ho rotto tutto," disse Lori, e per la prima volta stava davvero fermo.

"Non hai rotto niente. I soldatini sono solo caduti. Si rimettono in piedi," disse Eletta. "Ma questa volta, facciamolo piano."

Lori respirò. Non era abituato a fare le cose piano, ma guardò Eletta e annuì.

Cominciarono insieme. Eletta prese un soldatino rosso e uno blu e li mise uno accanto all'altro sulla montagna del tappeto. "Uno rosso e uno blu. Sono una coppia."

Lori prese un altro soldatino, ma la mano gli tremava. Lo posò troppo veloce e il soldatino oscillò.

"Piano," disse Eletta.

Lori strinse i denti. Riprovò. Questa volta lo posò lentamente. Il soldatino restò in piedi.

"Bravo!" disse Ale.

Lori sorrise. Ne prese un altro. Piano. In piedi. Un altro. Piano. In piedi. Viola aiutava a sistemarli in fila. Ale costruiva un piccolo ponte di mattoncini tra la montagna e il mare.

Ci volle tempo. Lori dovette riprovare alcune volte perché la mano andava troppo veloce per abitudine. Ma ogni volta che sbagliava, non si arrabbiava. Respirava e riprovava.

Quando l'ultimo soldatino fu in posizione, successe qualcosa di magico. I soldatini cominciarono a muoversi da soli! I rossi e i blu marciavano insieme sulla mappa, attraversando il ponte di Ale, arrampicandosi sulla montagna di Eletta, e navigando il mare con delle barchette che Viola aveva costruito con dei pezzi di carta.

La stanza si risvegliò. I cavalli a dondolo ricominciarono a dondolare. I cubi si impilarono in torri altissime. Le palle rimbalzarono allegre.

Fischietta cominciò a fischiare di gioia, un fischio così forte e contento che risuonò per tutta la stanza. "Hanno imparato a giocare insieme! E voi avete capito che le cose vanno fatte con pazienza!"

Lori guardò i soldatini che marciavano allegri. "Sai una cosa, Fischietta? La prima volta ho sbagliato perché andavo troppo forte. Ma ho riprovato, e la seconda volta è andata meglio."

"Sbagliando si impara!" disse Fischietta, fischiando la frase come se fosse una canzoncina. "E riprovando si riesce!"

Fischietta saltellò fino a un cassetto nascosto dietro il castello ricostruito e tirò fuori quattro soldatini speciali, uno per ciascun bambino. Erano piccoli, colorati, e avevano dei sorrisi dipinti enormi.

"Questi sono i Soldatini della Perseveranza," disse Fischietta. "Quando qualcosa non vi riesce, guardateli e ricordatevi: si riprova."

Lori strinse il suo soldatino. Era blu e rosso insieme, metà e metà. Come le due squadre che avevano imparato a giocare insieme.

Tornarono nella stanza grande dove Alfredo li aspettava, lucido e sbuffante.

"Che bravi bambini siete stati,
i soldatini avete aiutati!
Piano piano, senza fretta,
la stanza adesso è tutta perfetta!"

I bambini salirono ridendo. Lori, per la prima volta, non corse verso il trenino. Camminò. E quando salì, si sedette con calma, stringendo il soldatino nella mano.

Mentre il trenino li riportava a casa attraverso la foresta di carta e il campo di bolle, Lori guardava fuori dal finestrino. La foschia si era alzata e al suo posto c'era il cielo azzurro.

Quando arrivarono, Federico era in giardino che li aspettava.

"Allora, com'è andata?"

Lori gli corse incontro — perché correre era più forte di lui — ma si fermò proprio davanti al babbo, senza sbattergli addosso come faceva di solito.

"Babbo, lo sai che sbagliando si impara?"

Federico sorrise. "Lo so. E tu cosa hai imparato?"

"Che quando qualcosa non riesce, non devi arrabbiarti. Devi riprovare, ma più piano."

"E chi te l'ha insegnato?"

"Una marmotta che fischia e dei soldatini testardi," disse Lori, mostrando il suo soldatino blu e rosso.

Federico lo prese in braccio, cosa che non faceva spesso perché Lori si dimenava sempre. Ma questa volta Lori restò fermo, appoggiando la testa sulla spalla del babbo, con il soldatino stretto nel pugno.

E questa è la cosa più importante che Lori e i suoi amici impararono quel giorno: che sbagliare non è un problema, perché sbagliando si impara. E che quando qualcosa non riesce la prima volta, basta avere il coraggio di riprovare, magari un po' più piano, e alla fine si riesce.

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