Le Mini-Olimpiadi della Fontana Ballerina
📅 Pubblicata il 11/08/2026
✨ Riassunto della Storia
Alfredo porta Lori e gli amici a Piazza Girotondo, dalla Fontana Ballerina. Organizzano le Mini-Olimpiadi tra spruzzi e scherzi di un gatto birichino. Accolgono Pippo, un riccio nuovo e timido, inventando una gara per lui: la sua risata fa sbocciare i fiori a catena.
Era una mattina un po' bagnata di rugiada, di quelle in cui l'erba luccica come se avesse pianto di gioia. Lori, Ale, Viola ed Eletta erano in giardino e giocavano a saltare dentro a un cerchio disegnato col gesso.
"Guardate come salto io!" disse Lori, e fece un balzo così alto che per un attimo sembrò rimanere appeso all'aria. Poi atterrò male, di sedere, dritto in una pozzanghera, e schizzò acqua dappertutto.
Gli altri scoppiarono a ridere. Anche Lori rise, perché a lui piaceva far ridere gli amici, ed era veloce e buffo come uno scoiattolo che ha bevuto una tazza di succo di fragola.
"Facciamo una gara!" disse Lori, tutto bagnato. "Chi salta più lontano vince un abbraccio gigante!"
"Va bene, ma io tengo il punteggio," disse Viola, seria, tirando fuori un bastoncino per segnare i numeri per terra.
"E io invento le regole strane!" aggiunse Ale, che aveva sempre idee più matte di un frullatore acceso.
Eletta, tranquilla, sorrideva e guardava tutti con i suoi occhi dolci.
Fu proprio in quel momento che si sentì un fischio allegro arrivare da lontano. "CIUFFFF CIUFFFF!"
Tra le nuvole basse spuntò lui: Alfredo il trenino magico, con i vagoni colorati e il fumo profumato di zucchero filato. Frenò davanti al giardino facendo tintinnare il campanello.
Alfredo il trenino magico salutò così:
"Buongiorno bimbi, che salti che fate!
Oggi in un posto speciale volate:
c'è una fontana che salta festosa,
e spruzza allegria su ogni cosa!"
I bambini risero e non capirono bene dove sarebbero andati, ma erano già felici. Salirono tutti quanti sui vagoni morbidi, e Alfredo partì sbuffando tra le nuvole.
Il viaggio durò il tempo di tre canzoncine. Poi Alfredo si fermò dolcemente in una piazza bellissima. Si chiamava Piazza Girotondo, ed era avvolta da una nebbia leggera, sottile come una sciarpa di velo, che rendeva tutto morbido e un po' misterioso.
Al centro della piazza c'era una fontana. Ma non una fontana qualsiasi! Era la Fontana Ballerina: spruzzava l'acqua a tempo, su e giù, come se ballasse una musica che solo lei poteva sentire. Spruzz, pausa, spruzz spruzz, pausa.
"Che meraviglia!" disse Eletta a bassa voce.
Intorno alla fontana c'erano tanti vasi con dentro dei fiori. Ma erano fiori strani: avevano il muso lungo, le foglie cascanti e sembravano proprio imbronciati, con i boccioli chiusi chiusi, come pugnetti che non vogliono aprirsi.
"Perché siete così tristi?" chiese Eletta, avvicinandosi.
Uno dei fiori sospirò, facendo tremare una gocciolina. "Non vogliamo sbocciare," disse con un filo di voce. "Tanto qui non ci guarda mai nessuno. E un fiore, se si sente solo, non ha voglia di aprirsi."
Lori si grattò la testa. Non gli piaceva vedere qualcuno triste. E allora ebbe subito un'idea, perché le idee, a Lori, arrivavano di corsa.
"Facciamo le Mini-Olimpiadi!" gridò, saltando in aria. "Attorno alla Fontana Ballerina! Così la piazza si riempie di risate, e i fiori non si sentiranno più soli!"
"Le Mini-Olimpiadi sono una gara con tante prove diverse," spiegò Viola, che sapeva sempre le cose. "Ci vuole un giudice. Il giudice sono io!"
"Prima prova!" annunciò Ale. "Il Salto degli Spruzzi! Bisogna saltare sopra l'acqua della fontana quando spruzza, senza bagnarsi il sedere!"
I bambini si misero in fila. Lori partì per primo. Aspettò il momento giusto, spruzz pausa spruzz, e saltò... ma proprio mentre era in aria, la fontana fece uno spruzzo a sorpresa, spruzz spruzz spruzz, e lo bagnò tutto quanto!
"Ma come ha fatto?" rise Lori, gocciolante.
Ecco, la fontana quel giorno era più birichina del solito. E c'era un motivo.
Nascosto dietro a un vaso, con i baffi che spuntavano appena dalla nebbia, c'era un gatto. Era un gatto randagio, con il pelo a strisce e due occhi verdi furbi furbi. Conosceva ogni angolo segreto della piazza, ogni nascondiglio, ogni tubo della fontana. Ed era birichino come pochi: adorava fare scherzetti.
Era stato lui a premere di nascosto la leva degli spruzzi extra!
"Miao miao," ridacchiò il gatto, e sgattaiolò via veloce.
"Seconda prova!" gridò Ale. "La Corsa a Zig-Zag tra i vasi!"
Bisognava correre facendo lo slalom tra un vaso e l'altro senza rovesciarli. Viola segnò il traguardo con due sassolini. Ma il gatto birichino, appena nessuno guardava, spostò i sassolini più in là, poi ancora più in là, poi li mise addirittura dietro alla fontana!
Così Eletta corse, corse, corse, girò intorno a tutti i vasi, arrivò al traguardo e... il traguardo non c'era più!
"Ma dov'è finito il traguardo?" disse Eletta, girando su se stessa tutta confusa.
"Miaooo!" Il gatto rideva sotto i baffi, appollaiato sul bordo della fontana.
"Ehi! C'è un gatto che ci fa gli scherzi!" gridò Lori, indicandolo.
Il gatto, per la sorpresa di essere stato scoperto, fece un salto all'indietro e cadde dritto dentro la vasca della fontana. SPLASH! Ne uscì fuori tutto bagnato, con il pelo appiccicato che lo faceva sembrare un pennello mezzo strizzato.
I bambini scoppiarono a ridere, ma con dolcezza, e il gatto, invece di scappare, fece le fusa. Aveva capito che quei bimbi non erano arrabbiati. Volevano solo giocare, come lui.
"Vieni a giocare con noi, gattino!" disse Eletta, e lo asciugò con la manica.
E la gara continuò, più matta di prima. Ci fu la Staffetta col Secchiello, in cui bisognava riempire un secchiello d'acqua e passarlo al compagno senza rovesciarlo. Il gatto, ormai amico, provò ad aiutare, ma prese il secchiello con la bocca e inciampò nella sua stessa coda, rovesciando l'acqua tutta addosso ad Ale.
"Sono una fontana anch'io adesso!" ridacchiò Ale, e tutti caddero per terra dalle risate.
Ma proprio mentre ridevano, Eletta notò una cosa. In disparte, mezzo nascosto dalla nebbia leggera, c'era qualcuno che non giocava.
Era un piccolo riccio. Aveva gli aculei sulla schiena, il nasino a puntina, e se ne stava tutto solo vicino a una panchina. Si chiamava Pippo, ed era arrivato in paese da pochissimo. Non conosceva nessuno. Non conosceva le regole delle Mini-Olimpiadi. E aveva una gran vergogna.
Ogni volta che i bambini ridevano forte, Pippo si spaventava di essere sbagliato, e allora faceva una cosa che fanno i ricci quando sono impacciati: si arrotolava a pallina, con gli aculei tutti fuori, come un gomitolo spinoso.
"Guardate," sussurrò Eletta, tirando Lori per la manica. "Quel riccio è tutto solo. Credo che vorrebbe giocare, ma non sa come."
Lori guardò Pippo, arrotolato a pallina vicino alla panchina. E il suo cuore veloce fece un piccolo tuffo. Sapeva bene com'è brutto sentirsi lasciati fuori da un gioco.
Allora Lori non fece un discorso. Fece una cosa migliore.
"Signori e signore!" annunciò, mettendosi le mani intorno alla bocca come un megafono. "Ecco l'ultima prova, la più difficile di tutte: il ROTOLA-RICCIO! Vince chi rotola nel modo più buffo del mondo! E abbiamo un campione speciale che ci mostrerà come si fa!"
Tutti si voltarono verso Pippo.
Il riccio, ancora arrotolato, aprì un occhietto spaventato. "Io... io non so giocare," balbettò. "Sono nuovo. Non conosco nessuno."
"Ma tu sei già bravissimo!" disse Lori. "Guarda: sei già tutto a pallina! Sei perfetto! Devi solo... rotolare!"
E con delicatezza, Lori diede una spintina piccola piccola. Pippo, tutto arrotolato, rotolò giù per la leggera discesa della piazza, girando come una ruota spinosa, e fece un percorso così buffo, a zig-zag, che rimbalzò contro un vaso, girò intorno alla fontana e finì morbido morbido dentro un mucchietto di foglie.
Ci fu un momento di silenzio.
Poi Pippo srotolò il musetto, tirò fuori il naso dalle foglie e... rise. Rise per la prima volta da quando era arrivato in paese.
E tutti risero con lui. Non di lui: con lui. C'è una grande differenza, e i fiori la conoscono bene.
Perché in quel momento, uno dei fiori imbronciati vicino alle foglie vide quella risata. La vide proprio: una risata condivisa, calda, gentile. E il fiore sentì qualcosa di caldo nel cuoricino verde. Piano piano, il suo bocciolo chiuso si aprì. Un petalo, poi un altro, poi un altro ancora. Sboccio!
"Guardate!" gridò Viola. "Un fiore è sbocciato!"
E poi accadde una magia dolce. Il fiore aperto sfiorò quello accanto, come per dirgli "coraggio, tocca a te", e anche quello sbocciò. E poi un altro. E un altro. Ogni gentilezza ne accendeva un'altra, come le candeline sulla torta che si passano la fiammella. La gentilezza, si sa, è contagiosa.
Pippo, il riccio nuovo del paese, fece un altro giro rotolando, e questa volta lo fece apposta, per far ridere gli amici. Era diventato il campione delle Mini-Olimpiadi. Il gatto birichino gli saltava intorno facendo le capriole. Lori, Ale, Viola ed Eletta lo circondarono e lo abbracciarono.
"Adesso hai tanti amici," disse Eletta. "Non sei più solo."
E mentre la piazza si riempiva di fiori sbocciati, di ogni colore, la nebbia leggera cominciò a sciogliersi. Il cielo sopra Piazza Girotondo si aprì piano, e comparvero le stelle, tante, che brillavano come mille lucine accese. Era diventata sera, e nessuno se n'era accorto, tanto si erano divertiti.
Fu allora che si sentì di nuovo: "CIUFFFF CIUFFFF!"
Alfredo il trenino magico tornava a prenderli, con i fanali accesi come due lucciole.
I bambini salutarono Pippo e il gatto con la promessa di tornare. Salirono sui vagoni, stanchi e felici, con ancora addosso l'odore dell'acqua della fontana.
Alfredo li guardò, guardò la piazza tutta fiorita sotto le stelle, e disse in rima:
"Un fiore da solo non riesce a fiorire,
ma basta un sorriso per farlo gioire.
La gentilezza è un sorriso che vola:
lo doni a un amico, e non resta mai sola!"
E poi, mentre partiva dolce tra le stelle:
"Chi accoglie un amico che è appena arrivato,
scoprirà che il suo cuore è più caldo e beato.
Ciuff ciuff, cari bimbi, ora a nanna filate,
e sognate fontane, ricci e... risate!"
I bambini si addormentarono cullati dal ciuff ciuff, sognando ricci che rotolano, gatti bagnati e fiori che si aprono l'uno dopo l'altro, come un girotondo che non finisce mai.