L'aquilone che aveva perso il sorriso
📅 Pubblicata il 30/09/2026
✨ Riassunto della Storia
Ale e gli amici salgono su Alfredo il trenino magico e arrivano nel Giardino Grande, dove l'aquilone Coda è triste e non vola perché manca il vento. Con un ventaglio di foglie, tanta corsa e soprattutto un sorriso, lo fanno tornare felice: Coda vola di nuovo e li aiuta a inventare una torta profumata per Nonna Rosa.
Quella mattina il cielo sopra il giardino di casa era coperto di nuvole grigie e gonfie, grosse come cuscini. Scese una pioggia leggera che faceva tin tin sulle foglie e sui vasi. Poi, tutto a un tratto, le nuvole si aprirono come una tenda e uscì un sole splendente, caldo sulle guance come un abbraccio. E in cielo, tra una goccia e l'altra, comparve un arcobaleno grande, con tutti i suoi colori messi in fila.
Ale, Viola, Eletta e Lori erano nel giardino a saltare dentro le pozzanghere. Ogni volta che atterravano facevano splash, e ridevano di gusto. Intorno a loro camminavano i quattro gatti di Ale: Sofia, la gattina nera e coccolona; Dora, la gatta tigrata che non aveva paura di niente; e i due fratelli, Poldo, grosso e massiccio come un cuscino peloso, e Milo, alto e agile, che faceva salti altissimi per non bagnarsi le zampe.
"Guardate," disse Eletta con la sua voce tranquilla, indicando la finestra della cucina. Dentro, Nonna Rosa apriva un cassetto, poi un altro, con la fronte tutta arricciata. "La nonna sembra preoccupata."
I bambini corsero da lei. "Cosa cerchi, nonna?" chiese Viola, che voleva sempre capire ogni cosa.
"La ricetta della mia torta speciale," sospirò Nonna Rosa. "Quel foglietto è sparito, e non ricordo più quali ingredienti mettere. La preparavo per farvi sorridere... e adesso non so più come si fa."
Ale ci pensò su, grattandosi la testa. A lui piaceva inventare le cose, e non gli piaceva proprio vedere la nonna con quella faccia. "Non ti preoccupare, nonna," disse. "Ci pensiamo noi. Un modo lo troviamo di sicuro."
Proprio in quel momento, da lontano, arrivò un suono che i bambini conoscevano bene: "CIUFFF CIUFFF!" Sui binari luccicanti spuntò Alfredo il trenino magico, tutto colorato, che si fermò accanto alla siepe sbuffando allegro.
"CIUFFF CIUFFF, ciao piccoli, che gioia trovarvi qua,
salite sul mio vagone, si vola fin là!
Là il sole riscalda, ma il vento è volato lontano:
chi è triste va aiutato, e volerà pian piano!"
I bambini salutarono Nonna Rosa con la mano e salirono a bordo. Alfredo fischiò contento e partì, mentre i quattro gatti li guardavano dalla staccionata.
Il viaggio durò poco. Quando scesero, il giardino era diventato enorme e magico: era il Giardino Grande di Nonna Rosa. C'erano angoli mai visti, con nomi buffi scritti su cartelli di legno: l'Angolo degli Odori, la Siepe dei Bisbigli, la Collina Ventosa e persino un Orto Capovolto, dove le carote spuntavano dal terreno guardando il cielo. Il sole brillava forte, ma c'era una cosa strana: non si muoveva neanche una fogliolina. Non c'era un filo di vento.
Camminando tra i cartelli di legno, i bambini scoprirono che nell'Angolo degli Odori l'aria sapeva di pane caldo, e che la Siepe dei Bisbigli faceva un leggero ssss, come se volesse raccontare un segreto. Ma anche lì, senza vento, i bisbigli si erano zittiti.
"Che caldo," disse Lori, sventolandosi con la mano. "E che silenzio."
Fu Eletta a trovarlo per prima. Tra due siepi, accasciato a terra, c'era un aquilone. Aveva una coda lunghissima di tutti i colori dell'arcobaleno, ma era spiegazzato e mogio, senza vita. Sembrava molto triste.
"Poverino," sussurrò Eletta, avvicinandosi. Il vento non c'era, ma appena gli fu vicino sentì un profumo dolce. "Sa di zucchero a velo!"
L'aquilone aprì un occhio. Con un filo di voce, giusto perché una piccola brezza gli era passata accanto, disse: "Sono Coda. Di solito parlo, volo e racconto storie... ma solo quando c'è vento. Da lassù si sente ogni aroma del giardino."
"Aroma?" chiese Viola, arricciando il naso. "Che cos'è un aroma?"
"L'aroma," rispose Coda con l'ultimo soffio d'aria, "è il profumo buono delle cose... otto-otto." E siccome era un gran chiacchierone, ripeté in eco l'ultima parolina, come faceva sempre. Poi la brezza finì, e Coda ricadde a terra, muto e immobile.
"Vuol dire il buon odore," spiegò Eletta agli altri. "L'aroma della torta, l'aroma dei fiori appena aperti."
I bambini rimasero in silenzio. Senza vento, Coda non poteva parlare, non poteva volare, non poteva fare niente. E senza Coda, come avrebbero ritrovato gli ingredienti per la torta della nonna? Sembrava tutto bloccato, e per un istante nessuno seppe cosa dire.
"Dobbiamo dargli il vento," disse Viola, decisa, con quel suo carattere forte. "Ma come? Il vento non si può comandare."
Fu allora che a Ale successe una cosa: gli si accese una lucina negli occhi. "Aha!" esclamò, saltando in piedi. "Il vento non si comanda... ma forse si può fabbricare! Se muoviamo l'aria abbastanza forte, facciamo il vento da soli!"
"E come si muove l'aria?" chiese Lori, curioso.
Ale si guardò intorno. La sua mente correva veloce. "Con un ventaglio! Uno bello grande!" Raccolse da terra un ramo robusto e tante foglie larghe, di quelle grandi come mani aperte. Le intrecciò al ramo, le legò con i fili d'erba più lunghi, e in poco tempo aveva costruito un enorme ventaglio di foglie. "Provate a sventolarlo!"
Viola e Lori afferrarono il ventaglio e cominciarono a spingerlo su e giù. Fru, fru, fru. Si alzò un venticello piccolo, giusto un soffio. La coda arcobaleno di Coda tremò appena, ma non bastava. L'aquilone restò incollato a terra.
"Non è abbastanza," ansimò Lori, già stanco. Il sudore gli colava sulla fronte, e per un momento tutti pensarono che non ce l'avrebbero mai fatta.
Ma Ale non si arrese. "Allora ci mettiamo anche il corpo!" gridò. "Correre fa vento! Provate a soffiarvi sulla mano mentre correte: si sente l'aria che spinge!" Prese il filo di Coda e cominciò a correre lungo la Collina Ventosa, tirandolo dietro di sé. Gli altri lo seguirono. Corsero, saltarono, fecero la giostra girando in tondo con il filo teso, come una grande trottola di bambini che ridevano.
L'aquilone si sollevò un pochino da terra... e ricadde. Si sollevò di nuovo... e ricadde ancora. Coda era troppo triste per restare in aria. La sua faccia disegnata sulla stoffa era tutta all'ingiù, come una lacrima.
Eletta si fermò. Aveva capito una cosa che gli altri non vedevano. "Aspettate," disse con dolcezza. "Coda non ha solo bisogno di vento. Ha bisogno di tornare felice. Guardate com'è triste."
Allora i quattro amici smisero di correre e si misero a fare di tutto per far ridere l'aquilone. Ale fece le boccacce più buffe che conosceva, incrociando gli occhi e gonfiando le guance. Lori inciampò apposta e cadde sul sedere gridando "oplà!" Viola si mise la punta della coda arcobaleno sulla testa come una parrucca colorata. Ed Eletta, con la sua voce gentile, prese a raccontare a Coda quanto era bella la sua coda, la più colorata che avesse mai visto in vita sua.
Coda guardò. La bocca disegnata si mosse un pochino. Poi, all'improvviso, gli scappò una risatina: "Ih ih... ih-ih-ih!"
E successe la magia. Proprio nell'istante in cui Coda rise, arrivò una folata di vento vera, forte e allegra, che gli riempì tutta la pancia di stoffa. L'aquilone si gonfiò, si tirò su e schizzò in cielo facendo un otto perfetto, poi un altro, e un altro ancora, mentre la coda arcobaleno danzava dietro di lui come un serpente di colori.
"Volooo!" gridava Coda, felice. "Grazie, amici! Un sorriso mi ha ridato il vento!"
I bambini saltavano e battevano le mani. Ale rideva così tanto che gli venivano le lacrime agli occhi. Aveva funzionato: la sua idea inventata con la mente, il movimento fatto con il corpo, e soprattutto il sorriso donato a Coda avevano rimesso tutto a posto.
Adesso Coda poteva aiutarli davvero. Volando alto sopra l'Orto Capovolto, cominciò a raccontare tutto quello che sentiva da lassù. "Sento un aroma di menta, laggiù vicino al sasso grigio! E qui sotto di me... fragole mature, che profumo dolce! E più in là c'è un cespuglio di mirtilli, tondi e blu, che aspettano solo voi!"
I bambini correvano dove Coda indicava e raccoglievano quello che trovavano, riempiendo un cestino. Non avevano più la ricetta perduta, ma non importava. "Inventiamone una nuova," propose Ale, "guidati dagli aromi di Coda!" Impastarono, mescolarono con un cucchiaio di legno, aggiunsero un pizzico di questo e una manciata di quello, ridendo per le dita tutte appiccicose e le guance sporche di farina. Ogni volta che non sapevano cosa mettere, alzavano lo sguardo verso Coda, e lui, volteggiando, annusava l'aria e gridava un nuovo aroma da provare.
Quando Alfredo tornò a prenderli con il suo "CIUFFF CIUFFF", i bambini portavano tra le mani un dolce profumatissimo, tutto rosa e viola e blu, dei colori dell'arcobaleno del mattino.
A casa, Nonna Rosa ne assaggiò un pezzetto. Chiuse gli occhi. E poi, sul suo viso, tornò il sorriso più grande del mondo. "Ma è buonissimo!" esclamò. "Anzi, è persino più buono di prima. Come avete fatto?"
"Ce l'ha insegnato un amico," rispose Eletta, con gli occhi che brillavano. "Un aquilone che aveva perso il sorriso... e che l'ha ritrovato grazie a noi."
Alfredo il trenino magico fischiò dolcemente prima di ripartire, e disse:
"CIUFFF CIUFFF, tornate a casa con le gote rosa,
avete imparato una piccola cosa:
un sorriso donato è come una magia,
cambia la giornata e riporta l'allegria!"
E mentre il sole scendeva lento dietro le colline, i quattro gatti fecero le fusa, la nonna tagliò un'altra fetta di torta, e tutti insieme sorrisero. Perché era proprio vero: certe volte, per cambiare una giornata intera, basta un sorriso.