Il Castello che aveva Dimenticato
📅 Pubblicata il 29/09/2026
✨ Riassunto della Storia
Alfredo porta Viola e gli amici al Castello di Cimalta. Salgono una torre a chiocciola, trovano una matita magica e risolvono un enigma: il posto più bello è la casa, dov'è chi ti vuole bene.
Quella mattina Viola, Ale, Eletta e Lori avevano costruito un castello di cuscini nel salotto. C'erano torri di guanciali, ponti di coperte e una porta fatta con lo schienale del divano.
"Io faccio la guardia!" disse Viola, salendo in cima alla pila più alta. Aveva gli occhi azzurri che brillavano, come sempre quando c'era da essere coraggiosi.
"E io faccio le corse intorno al castello!" gridò Ale, che non riusciva mai a stare fermo.
Lori scivolò sul pavimento come un fulmine e finì a gambe all'aria contro i cuscini. "Attacco a sorpresa!" ridacchiò. Eletta, tranquilla, aggiustava con cura ogni cuscino che cadeva, perché a lei piaceva che tutto stesse al posto giusto.
Fuori il cielo era grigio e pigro. Non pioveva, ma sembrava che il mondo stesse ancora dormendo. Poi, all'improvviso, tra le tende della finestra passò un soffio leggero. Un vento gentile che pareva sussurrare, come quando qualcuno ti racconta un segreto vicino all'orecchio.
E con quel vento arrivò un suono che i bambini conoscevano bene.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
Nel giardino, spuntato dal nulla, c'era Alfredo il trenino magico, con le ruote lucenti e il fumo che faceva capriole nell'aria.
"CIUFFFF CIUFFFF! Salite, amici, non tardate:
c'è un castello lassù che aspetta le risate!
Gira e rigira una scala, e un muro un po' smemorato:
solo il cuore ricorda ciò che è stato dimenticato."
I quattro bambini si guardarono con gli occhi spalancati. Un castello? Un muro smemorato? Non se lo fecero dire due volte e saltarono a bordo.
Il trenino corse tra le nuvole e poi si fermò davanti a un castello altissimo. Al centro si alzava una torre stretta stretta, che saliva su su fino a bucare le nuvole.
"Questo è il Castello di Cimalta," sussurrò il vento tra le foglie.
Ma il castello era triste. Le finestre erano spente e non si sentiva neanche una risata.
Ale raccolse da terra alcuni foglietti colorati che volavano qua e là. "Guardate, ci sono dei disegni! Sembrano ricordi."
"Sono i ricordi del castello," disse Eletta con dolcezza. "Ma si sono tutti mescolati."
Proprio in quel momento il vento che sussurra soffiò più forte e strappò i foglietti dalle mani di Ale, portandoli in alto, dentro la torre.
"Ehi! Tornate qui!" gridò Lori, provando ad acchiapparli con un salto buffo. Ma i foglietti erano già scappati su per la scala.
Viola strinse i pugni. "Se i ricordi sono lassù, allora saliamo lassù. Andiamo!"
La porta della torre era aperta. Dentro c'era una scala che girava e girava, come una lumaca gigante di pietra. Non si vedeva la fine.
Ale partì di corsa, ma dopo un po' di giri si fermò col fiatone. "Uffa, gira sempre uguale! Non finisce mai!"
"Le gambe mi fanno gnii gnii," disse Lori, sedendosi su un gradino.
Eletta guardò in alto e sospirò. "È così alta..."
Ma Viola no. Viola prese la mano di Eletta e disse: "Un gradino alla volta. Io vado avanti, voi venite dietro di me." E ricominciò a salire, tenace come sempre.
A metà torre, in un angolo buio pieno di vecchi bauli, videro una lucina che fluttuava nell'aria. Era una matita. Ma non una matita qualunque: galleggiava da sola, lasciando dietro di sé una scia luminosa, e profumava di legno e di grafite.
"Una matita che vola!" bisbigliò Ale.
La matita si avvicinò e parlò con una vocina sottile, un sussurro appena appena udibile, in sintonia col vento. "Io disegno ciò che è vero. Sono la custode di questa dimora."
I bambini si guardarono confusi. "Dimora? Che vuol dire dimora?" chiese Lori, grattandosi la testa.
La matita disegnò nell'aria una piccola casetta luminosa. "Dimora vuol dire casa. Il posto dove si abita, dove si torna la sera," sussurrò.
"Ah, una casa!" fece Ale. "Bella parola nuova: dimora!"
"Ci aiuti a rimettere a posto i ricordi?" chiese Viola.
"Io do solo indizi a metà," sussurrò la matita, e mentre lo diceva le scappò un piccolo disegno: tre stelline luccicanti. Si emozionava, e quando si emozionava disegnava stelle senza volerlo. "La risposta dovete trovarla col cuore. Salite. In cima c'è il muro che ha dimenticato."
Così salirono ancora, con la matita che illuminava la strada. Il vento sussurrava tra le finestrelle, ora dolce, ora dispettoso, e a ogni giro sembrava dire parole misteriose.
A un tratto un gradino scricchiolò sotto il piede di Lori e si abbassò di colpo. "Aaah!" Lori barcollò all'indietro.
Viola lo afferrò per la maglietta con tutte e due le mani. "Ti tengo io! Guarda dove metti i piedi."
Il cuore batteva forte a tutti. Ma Viola non lasciò la presa finché Lori non fu di nuovo al sicuro.
"Grazie, Viola," ansimò Lori. "Per un pelo!"
"Insieme non si cade," disse lei. E ripresero a salire.
Finalmente, dopo l'ultimo giro, arrivarono in cima. Lì c'era la soffitta: una stanza tonda piena di foglietti che svolazzavano dappertutto, come farfalle impazzite. Erano i ricordi, tutti mescolati. E su una parete, tra la polvere, c'era un grande muro di pietra con delle scritte antiche che brillavano appena.
"Questo è l'enigma," sussurrò la matita. "Un enigma è un indovinello molto antico e molto difficile. Se lo risolvete, tutto tornerà al suo posto."
Sul muro, a lettere luminose, c'era scritta una domanda:
"Qual è il posto più bello del mondo?"
I bambini ci pensarono su.
"Facile!" disse Ale. "Il posto più bello è dove c'è un tesoro pieno d'oro!"
Ale si avvicinò e disse forte: "Un tesoro d'oro!" Ma il muro restò buio e freddo. Sbagliato.
"Aspetta, ci provo io," disse Lori. "Il posto più bello è un castello grande grande, tutto per noi!" Ma il muro non si accese neanche un pochino.
Eletta si fece avanti timida. "Forse... una montagna di dolci? Di caramelle e biscotti?" Ma niente. Il muro rimase spento, e i foglietti continuavano a svolazzare tristi.
I bambini cominciarono a scoraggiarsi.
"Non ci riusciremo mai," disse Lori, con la vocina piccola.
"È troppo difficile," sospirò Eletta.
Ma Viola non si arrese. Lei non mollava mai. Si sedette in mezzo alla stanza e cominciò a guardare i foglietti che volavano, uno per uno, con attenzione. E più li guardava, più notava una cosa strana.
"Amici... venite a vedere," disse. "Guardate bene i ricordi."
Si avvicinarono tutti. In un foglietto c'era una mamma che teneva in braccio un bambino. In un altro, un papà che faceva le coccole a una bimba addormentata. In un altro ancora, dei nonni che abbracciavano dei nipoti. In tutti, ma proprio tutti, c'erano persone che si abbracciavano.
"È sempre la stessa cosa," disse Viola, e i suoi occhi azzurri si illuminarono. "Il posto più bello non è l'oro, non è un castello, non sono i dolci... È dove c'è qualcuno che ti vuole bene!"
La matita disegnò una pioggia di stelline: si era emozionata tantissimo.
Viola si alzò, si avvicinò al muro e sussurrò, gentile come il vento: "Il posto più bello del mondo è la casa, dov'è chi ti vuole bene."
Per un istante non successe niente. Poi il muro cominciò a brillare, piano, poi sempre di più, di una luce calda e dorata. Le lettere antiche si accesero tutte insieme.
E allora accadde la magia. I foglietti smisero di svolazzare impazziti e, uno a uno, andarono al loro posto giusto sulle pareti, come quadretti in una casa. La soffitta non era più in disordine: era diventata bella, calda, accogliente.
"Ce l'abbiamo fatta!" gridò Ale, saltando.
Ma la sorpresa più grande doveva ancora arrivare. Dalle finestrelle della torre entrò una luce che i bambini non avevano mai visto. Nel cielo, dove prima c'erano solo nuvole grigie, danzavano ora dei nastri di seta verde e viola: un'aurora colorata che si muoveva dolce, come un abbraccio di luce.
"Che meraviglia," sussurrò Eletta, con gli occhi lucidi di gioia.
"Adesso il castello si ricorda chi è," disse la matita, felice. "E anche voi vi ricorderete sempre qual è il posto più bello."
Insieme alla matita, i bambini disegnarono una piccola cornice luminosa attorno a ogni ricordo ritrovato. Ogni volta che finivano una cornice, il disegno diventava vero e brillava sul muro. La soffitta si riempì di luce, di ricordi felici e di risate.
Quando ebbero finito, sentirono un suono conosciuto salire dal giardino.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
Alfredo il trenino magico li aspettava. Scesero la scala che girava, ora leggeri e contenti, e salirono a bordo. La matita rimase sulla porta della torre, salutando con una scia di stelline.
Mentre tornavano verso casa, tra le nuvole illuminate dall'aurora, Alfredo disse:
"CIUFFFF CIUFFFF! Tornate a casa col sorriso sul viso:
avete acceso il muro e un pezzetto di paradiso!
Il posto più bello non è d'oro né lontano:
è dove qualcuno ti aspetta e ti tiene per mano."
Quella sera, quando ognuno tornò dalla propria mamma e dal proprio papà, i bambini corsero ad abbracciarli forte. Perché adesso lo sapevano davvero: puoi visitare torri altissime, castelli magici e cieli pieni di colori, ma il posto più bello del mondo è sempre la tua casa, dove c'è qualcuno che ti vuole bene.
E Viola, prima di addormentarsi tra le braccia della mamma, sorrise. Perché lei, quel giorno, non aveva mollato. E aveva ricordato a tutti la cosa più importante.