Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

L'altalena che parlava al vento

L'altalena che parlava al vento

✨ Riassunto della Storia

Aurora e Andrea, al parco in autunno, scoprono due poteri: lei fa danzare le foglie dall'altalena, lui scalda con gli abbracci. Uniti, riaccendono il Grande Castagno.

Era un pomeriggio d'autunno e il sole scendeva lento sopra il parco giochi vicino alla scuola. Tutti lo chiamavano il Parco delle Foglie Danzanti, perché quando soffiava il vento le foglie color miele si alzavano in aria e sembravano ballare. L'aria era tiepida e dorata, piena di odore di castagne e di terra bagnata.

Aurora arrivò di corsa, con i suoi lunghi capelli biondi che svolazzavano dietro di lei. Aveva sei anni, gli occhi marroni che brillavano, e un solo pensiero in testa.

"Andrea, guarda cosa so fare!" gridò.

Andrea la raggiunse trotterellando. Era biondo, con i capelli corti e gli occhi azzurri come il cielo di quel pomeriggio. Aveva sei anni anche lui, e appena vide la sua amica le aprì le braccia e le diede uno dei suoi abbracci grandi e caldi, perché Andrea non sapeva salutare in nessun altro modo.

Poco distante, su una panchina di legno, le mamme si sedettero a chiacchierare. Francesca, la mamma di Aurora, posò una borsa piena di merenda. Alessandra, la mamma di Andrea, srotolò una sciarpa e sorrise.

"Andate pure a giocare," disse Francesca. "Ma restate dove vi vediamo."

Aurora era già partita verso l'altalena. Ci saltò su da sola, senza che nessuno la aiutasse, perché quella era proprio la sua cosa preferita al mondo. Piegò le gambe, le distese, piegò e distese ancora, e cominciò a dondolare. Saliva, scendeva, saliva di nuovo, sempre più in alto.

"Guarda quanto vado su!" disse Aurora. "Arrivo quasi a toccare il cielo con i piedi!"

Andrea, sotto, la guardava a bocca aperta. "Sei bravissima," disse. "Io quando chiudo gli occhi ho un pochino paura."

"Io no," rispose lei, tenace come sempre. "Io non ho paura di niente."

In quel momento soffiò il vento d'autunno, tiepido e gentile. Aurora salì nel punto più alto, allungò le punte dei piedi verso il cielo, e successe una cosa incredibile. Tutte le foglie per terra si alzarono insieme, come uno sciame di farfalle dorate, e cominciarono a volteggiare seguendo il movimento dei suoi piedi.

Aurora spalancò gli occhi. "Andrea! Le foglie mi ascoltano!"

Provò a muovere le gambe verso destra, e le foglie andarono a destra. Le mosse verso sinistra, e le foglie la seguirono. Quando si dondolò più forte, le foglie salirono in una spirale alta come uno scivolo.

"È un potere speciale!" rise Andrea, correndo in mezzo alle foglie che giravano. "Hai un potere vero!"

E mentre diceva così, allargò le braccia e abbracciò un mucchio di foglie, come faceva sempre con tutto quello che gli piaceva. Ma appena le strinse, dalle sue braccia uscì una luce calda e dorata, morbida come il sole del mattino. Le foglie che abbracciava diventarono tiepide e luminose, e brillarono nell'aria.

Andrea si guardò le mani, stupito. "Aurora! Anche io! Quando abbraccio, si scalda tutto!"

I due amici si misero a giocare come non avevano mai giocato. Aurora dondolava e sollevava le foglie in grandi onde dorate. Andrea le rincorreva, le abbracciava, e le faceva splendere. Il parco intero sembrava pieno di lucciole d'oro. Le mamme, sulla panchina, non si accorgevano della magia, ma vedevano due bambini felici che ridevano, e sorridevano anche loro.

"Facciamo la spirale più grande di sempre!" disse Aurora.

"Sì! Io la scaldo tutta!" disse Andrea.

Ma a un certo punto Aurora volle fare ancora di più. Lei era così: quando una cosa le riusciva, la voleva fare più grande, più alta, più sua.

"Adesso ci provo da sola," disse. "Voglio fare la spirale più alta di tutte, fino alle nuvole. Tu stai a guardare, Andrea."

"Ti aiuto io," disse Andrea. "Insieme viene meglio."

"No, da sola," rispose Aurora, testarda. "Ci riesco da sola."

E si spinse con tutta la sua forza. Su, giù, su, sempre più forte, sempre più in alto. L'altalena saliva fino a diventare quasi dritta. Le foglie salivano con lei, girando velocissime.

"Più in alto! Ancora più in alto!" gridava Aurora.

Fu allora che il vento cambiò. Da gentile che era diventò dispettoso. Arrivò una folata improvvisa, fredda e brusca, che prese tutte le foglie dorate e le strappò via in un attimo, portandole lontano oltre la siepe. La luce calda si spense. E l'altalena di Aurora, spinta dal vento, ondeggiò storta da un lato, scricchiolando.

"Oh!" fece Aurora, aggrappandosi forte alle catene.

Il cuore le batteva veloce. Per la prima volta, lassù in alto, ebbe un po' di paura. Rallentò, rallentò ancora, e si lasciò scivolare a terra con le gambe tremanti.

Intanto la folata aveva fatto un altro dispetto. Era passata sulla panchina e aveva soffiato via il cappellino di lana di Aurora e due disegni che i bambini avevano lasciato lì. Il cappellino volò in mezzo ai cespugli e i disegni finirono chissà dove.

"Il mio cappellino!" disse Aurora. "E i nostri disegni!"

Ma la cosa peggiore era un'altra. In fondo al parco, dove il vento era passato più forte, c'era il Grande Castagno, l'albero più vecchio e più amato di tutti. Fino a poco prima era pieno di foglie rosse e arancioni. Adesso era rimasto spoglio, grigio, con i rami nudi che tremavano. Sembrava intirizzito dal freddo, come se la folata gli avesse rubato tutti i suoi colori.

Aurora e Andrea corsero verso il castagno e si fermarono davanti a lui, senza fiato.

"Povero castagno," sussurrò Andrea. "Ha freddo. È tutto spento."

Aurora stringeva i pugni. Aveva voglia di rimettere tutto a posto subito, da sola, come faceva sempre. Si arrampicò di nuovo sull'altalena e si spinse più forte che poteva, chiamando le foglie, chiamando il vento. Ma le foglie erano volate troppo lontano e il vento adesso non la ascoltava più. Per quanto si dondolasse in alto, non succedeva niente.

"Non funziona," disse Aurora, e la voce le tremò. "Il mio potere da solo non basta."

Scese dall'altalena e guardò Andrea. "Prova tu. Abbraccia il castagno. Scaldalo con la tua luce."

Andrea si avvicinò al tronco. Era enorme, largo come tre bambini messi insieme. Allargò le braccia più che poteva, ma riuscì a stringere soltanto un pezzetto di corteccia. La sua lucina calda uscì debole, poi tremolò, poi quasi si spense.

"È troppo grande," disse Andrea, e gli occhi azzurri gli si riempirono di lacrime. "Il mio abbraccio è troppo piccolo per un albero così. Io sono troppo piccolo. Lasciamo perdere, Aurora. Non ce la faccio."

Si sedette tra le foglie, con la testa bassa, pronto ad arrendersi.

Ma Aurora era testarda. E quando qualcosa le stava a cuore, non mollava mai. Andò da Andrea, si inginocchiò vicino a lui e gli prese la mano.

"No," disse. "Tu non sei piccolo. I tuoi abbracci sono il potere più caldo che abbia mai visto. Prima hai scaldato tutte le foglie, ti ricordi?"

"Ma il castagno è grande," tirò su col naso Andrea.

"E allora lo facciamo in due," disse Aurora. "Io ho provato da sola e non ci sono riuscita. Tu hai provato da solo e non ci sei riuscito. Ma forse insieme sì."

Andrea si asciugò gli occhi e la guardò. "Insieme?"

"Insieme," disse Aurora, e per la prima volta quel pomeriggio non lo disse da testarda, ma da amica.

Così fecero un piano. Aurora tornò sull'altalena, ma questa volta non si spinse con rabbia. Si dondolò con dolcezza, chiudendo gli occhi, e invece di comandare al vento lo chiamò con gentilezza, come si chiama un amico.

"Vento, torna," sussurrò. "Riportaci le foglie. Non per far vedere quanto sono brava. Per scaldare il castagno."

E il vento, poco alla volta, cambiò di nuovo. Tornò tiepido e gentile. Da oltre la siepe arrivarono le foglie dorate, una, poi dieci, poi cento, tutte in fila, girando in una grande spirale lenta attorno all'albero.

Intanto Andrea abbracciava il tronco del castagno con tutte le sue forze. E questa volta non era solo. Mentre le foglie calde di Aurora gli giravano intorno, la sua lucina crebbe, crebbe ancora, si fece grande e dorata, e salì lungo il tronco fino ai rami più alti.

Il Grande Castagno tremò. Poi, un ramo dopo l'altro, si riaccese di colori. Rosso, arancione, giallo oro. Le foglie tornarono al loro posto, tiepide e luminose, e l'albero intero brillò nella luce del tramonto come se fosse fatto di fuoco gentile.

"Ce l'abbiamo fatta!" gridarono insieme Aurora e Andrea, saltando tra le foglie.

La spirale dorata, prima di posarsi, fece un ultimo giro e lasciò cadere ai piedi dei bambini il cappellino di Aurora e i due disegni, tutti interi, un po' profumati di castagne.

Andrea abbracciò Aurora, e la sua luce calda avvolse tutti e due. "Avevi ragione," disse. "Insieme si può."

"E tu avevi ragione prima," rise Aurora. "Insieme viene meglio."

In quel momento, dalla panchina, arrivarono le voci delle mamme.

"Aurora! Andrea! Venite, è ora della merenda!" chiamò Francesca.

"Si sta facendo tardi, si torna a casa," aggiunse Alessandra, allungando le braccia.

I due bambini corsero verso le mamme, con le guance rosse e gli occhi pieni di luce. Il parco, dietro di loro, era calmo e dorato, e il Grande Castagno brillava piano nel tramonto.

"Mamma, sai cosa abbiamo fatto?" disse Aurora, mordendo un biscotto. "Abbiamo scaldato l'albero."

"Davvero?" sorrise Francesca, infilandole il cappellino in testa. "E come avete fatto?"

Aurora guardò Andrea, e Andrea guardò Aurora.

"Insieme," dissero tutti e due, e scoppiarono a ridere.

E mentre tornavano a casa mano nella mano, con le mamme che chiacchieravano dietro, l'ultima foglia dorata del Grande Castagno si staccò piano e li seguì per un pezzetto di strada, come per dire grazie.

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