Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

La Giostra delle Storie

La Giostra delle Storie

✨ Riassunto della Storia

Alfredo porta Viola, Ale, Eletta e Lori nella Grande Biblioteca Girevole, dove la Giostra delle Storie si è fermata. Aiutano Dado, un topolino inventore nuovo e spaventato, a far ripartire la giostra con il suo ingranaggio d'oro, scoprendo che l'amicizia è il vero tesoro.

Quella mattina il cielo era di un azzurro limpido, con un sole timido che scaldava appena. Viola, Ale, Eletta e Lori erano nel giardino e giocavano a costruire un castello con i cuscini del divano, che la mamma Marti aveva prestato loro per gioco.

"Il mio torrione è il più alto!" disse Viola, sistemando un cuscino in cima con le sue manine decise.

"E io ci metto il ponte!" rise Lori, che non stava mai fermo un secondo.

Eletta accarezzava un cuscino morbido come fosse un gattino, mentre Ale saltellava intorno al castello facendo finta di essere una guardia. Fu allora che lo sentirono. Un suono conosciuto, allegro, che arrivava da lontano.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

Gli occhi dei bambini si illuminarono. Era Alfredo, il trenino magico, che spuntava tra i cespugli del giardino sbuffando nuvolette di fumo profumato. Si fermò davanti a loro con un fischio gentile e disse:

"Salve bambini dal cuore gentile,
oggi vi porto lontano dal cortile!
Tra mille pagine, in alto, lassù,
c'è un amico che trema un po' di più.
Salite su, non state a pensare,
una grande storia vi sta ad aspettare!"

I bambini batterono le mani e saltarono dentro al vagone. Alfredo chiuse le porticine, suonò il fischietto e partì tra le risate di tutti.

Il trenino corse tra prati e colline, e a poco a poco il paesaggio cambiò. Fuori dai finestrini comparve la neve: gli alberi erano tutti bianchi, con i rami coperti di neve soffice come panna montata sulla torta. Faceva freddo là fuori, ma dentro ad Alfredo si stava al calduccio.

Il trenino si fermò davanti a un portone enorme. Sopra c'era scritto, con lettere dorate: "La Grande Biblioteca Girevole".

I bambini scesero ed entrarono. Rimasero tutti a bocca aperta. Era la biblioteca più grande che avessero mai visto! Gli scaffali erano alti come montagne, pieni di libri di ogni colore. C'erano scale a pioli per arrivare in cima, lunghi corridoi di libri e una luce calda e dorata. Ma la cosa più bella era al centro della sala: una giostra fatta tutta di libri, che di solito girava e girava facendo volare in aria le parole e i personaggi, luminosi come lucciole.

"Che meraviglia!" sussurrò Eletta.

Ma c'era qualcosa che non andava. La giostra era ferma. Immobile. E man mano che restava spenta, le luci della biblioteca si abbassavano e tutto diventava più buio e silenzioso.

"La Giostra delle Storie si è fermata," disse Viola, con la fronte corrugata. "E se non riparte, tutte le storie si addormenteranno per sempre."

In quel momento sentirono un rumorino. Un fruscio. Veniva da dietro una pila di libri. Viola, coraggiosa, si avvicinò in punta di piedi e guardò. C'era un topolino piccolino, con due occhialini tondi sul naso. Tremava tutto e stringeva al petto una cassettina di attrezzi.

"Non... non avvicinatevi troppo," squittì il topolino, nascondendosi dietro un libro. "Io... io sono appena arrivato qui. Non conosco questo posto. È tutto così grande."

"Ciao, io sono Viola," disse lei con dolcezza. "E questi sono Ale, Eletta e Lori. Come ti chiami?"

"Mi chiamo Dado," rispose il topolino, lucidando nervosamente i suoi occhialini. "Sono un inventore. Costruisco oggetti buffi con quello che trovo. Ma questo posto è enorme e non so come muovermi. Avrei bisogno di qualcuno per collaudare la mia ultima invenzione, ma ho troppa paura."

I bambini si guardarono confusi.

"Collaudare?" chiese Ale, grattandosi la testa. "Cosa vuol dire?"

Dado sorrise un pochino, per la prima volta. "Collaudare vuol dire provare una cosa per vedere se funziona davvero. Come quando costruisci una macchinina nuova e la fai partire per controllare se cammina."

"Ah! Che bella parola!" disse Lori. "Col-lau-da-re!"

Viola si inginocchiò vicino al topolino. "Dado, noi vogliamo aiutarti. E tu puoi aiutare noi. Sai come funziona la giostra?"

Dado annuì piano. "La Giostra delle Storie gira grazie a un grande meccanismo nascosto nel cuore della sala, lassù in alto. Ma per arrivarci bisogna attraversare tutta la biblioteca al buio. Io... io non ci riesco."

Viola gli prese la zampetta. "Verremo con te. E mentre camminiamo, ti mostreremo tutta la biblioteca, così non ti sembrerà più tanto grande. Diventerà casa tua."

Il topolino la guardò con i suoi occhioni. E, anche se tremava ancora, fece sì con la testa.

Così partirono. Il primo tratto era il più spaventoso: un lungo corridoio tra due scaffali altissimi, dove la luce non arrivava quasi. Era buio e silenzioso.

"Non mi piace questo posto," piagnucolò Dado, fermandosi. "Torniamo indietro."

Ma Viola non mollò. "Guarda, Dado," disse, indicando i libri. "Questo scaffale è pieno di storie di draghi gentili. E quello di là ha i libri delle principesse coraggiose. Non è un corridoio buio: è una strada piena di amici di carta."

Dado guardò i libri e, a poco a poco, smise di tremare. Il corridoio non faceva più tanta paura. Attraversarono tutti insieme, tenendosi per mano.

Dall'altra parte, però, trovarono l'ostacolo più grande. Per arrivare al cuore della giostra bisognava salire su uno scaffale altissimo, alto come una montagna.

"Io salto sempre!" disse Ale, pronto a partire. Ma lo scaffale era davvero troppo alto per un bimbo solo.

"Dobbiamo salire insieme, con attenzione," disse Viola. "Ale, tu che sei agile vai avanti. Lori, tu sei veloce, aiuta Eletta. Io tengo Dado. Piano, un gradino alla volta."

Cominciarono a salire la scala a pioli. Il cuore batteva forte a tutti. Eletta aveva un po' paura dell'altezza, ma Lori le teneva la manina e le faceva battute buffe per farla ridere. Ale arrivò in cima per primo e fece ciao con la mano. Quando furono tutti lassù, guardarono in basso e la biblioteca sembrava piccola piccola.

E finalmente lo videro: il grande meccanismo della giostra, fatto di ruote dentate, ingranaggi d'argento e leve luccicanti. Ma c'era un problema.

"Manca un pezzo," disse Dado, osservando con i suoi occhialini. "Manca l'ingranaggio centrale, quello che fa girare tutto. Senza, la giostra non partirà mai. Ecco perché si è fermata."

I bambini cercarono dappertutto, ma l'ingranaggio non si trovava.

Dado si sedette a terra, sconsolato. "È inutile. Non ce la faremo mai. Io non appartengo a questo posto, non so niente di questa biblioteca. Me ne vado."

Scese un silenzio triste. Ma Viola si avvicinò a Dado e gli parlò piano, con gli occhi azzurri pieni di coraggio.

"Dado, un amico non lascia solo un amico. Tu non sei più il topolino nuovo e spaventato. Tu sei il nostro amico inventore. E gli amici, insieme, fanno cose che da soli sembrano impossibili."

Dado la guardò. Poi, cercando un po' di coraggio come faceva sempre, infilò la zampetta nella tasca e strinse il suo portafortuna: un piccolo ingranaggio d'oro che portava sempre con sé, il suo tesoro più prezioso.

E in quel momento spalancò gli occhi.

"L'ingranaggio... d'oro!" esclamò. "Il mio portafortuna! Guardate... ha la forma giusta! È proprio come quello che manca!"

Tutti trattennero il fiato. Dado avvicinò il suo piccolo tesoro al centro del meccanismo. Combaciava alla perfezione.

"Ma se lo metto qui," disse il topolino con la voce tremante, "non sarà più il mio portafortuna. Lo perderò per sempre."

Viola gli mise una mano sulla spalla. "A volte il tesoro più grande non è un oggetto. È aiutare chi ti vuole bene."

Dado fece un respiro profondo. Poi, con un ultimo gesto coraggioso, incastrò l'ingranaggio d'oro al centro della giostra.

"Adesso," disse, "dobbiamo collaudarlo. Dobbiamo provare se funziona!"

Tutti insieme spinsero la grande leva. All'inizio non successe niente. Poi si sentì uno scricchiolio. Poi un cigolio. E infine, con un fruscio dolce, la Giostra delle Storie cominciò a girare!

Le luci della biblioteca si riaccesero tutte insieme, calde e dorate. Dalle pagine dei libri uscirono soffici nuvolette luminose: una aveva la forma di un coniglio con le orecchie lunghe, una era un gatto che faceva le fusa, e una era un elefante con la proboscide arrotolata. Volavano nell'aria come palloncini di storie, girando intorno ai bambini che ridevano felici.

"Ce l'abbiamo fatta!" gridò Viola, abbracciando Dado.

Il topolino aveva gli occhietti lucidi di gioia. Non era più il nuovo arrivato spaventato. Adesso era l'inventore di casa, con quattro nuovi amici.

"Grazie," disse Dado. "Ho perso il mio ingranaggio d'oro, ma ho trovato una cosa molto più preziosa. Ho trovato voi."

Quando fu ora di tornare, Alfredo li aspettava fuori, sotto la neve. I bambini salirono a bordo salutando Dado con la mano, e il topolino li salutò dalla finestra della sua nuova casa. Appena furono seduti, Alfredo sbuffò allegro e disse:

"CIUFFFF CIUFFFF, che avventura stupenda,
una giostra che gira e una bella leggenda!
Un amico trovato vale più di un tesoro,
e insieme avete vinto con un grande lavoro.
L'amicizia è la cosa più preziosa che c'è,
tenetela stretta, bambini, con me!"

E così, mentre fuori la neve imbiancava gli alberi come panna montata, il trenino magico riportò i bambini a casa, con il cuore pieno di gioia e una storia nuova da raccontare.

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