La Regata delle Barche Ballerine
📅 Pubblicata il 23/08/2026
✨ Riassunto della Storia
Lori e gli amici vanno al Porto delle Vele Ballerine per una regata. Quando una mongolfiera bucata scende, cercano una sorgente nascosta: Lori impara che solo fermandosi e ascoltando in silenzio la si può trovare.
Quella mattina il cielo era di un azzurro pulito, e un sole tiepido faceva capolino tra le nuvole come se volesse curiosare. Lori, Ale, Viola ed Eletta erano seduti sul prato, e giocavano a far rimbalzare i tappi di sughero dentro una bacinella piena d'acqua.
"Guardate il mio!" gridò Lori, e lanciò il tappo con tutta la forza. Il tappo volò, rimbalzò tre volte, poi finì dritto dritto nella tazza di latte di Eletta con un allegro PLOF.
"Ehi!" rise Eletta, guardando il tappo che galleggiava nel latte come una barchetta bianca.
"Scusa, scusa!" disse Lori, ma rideva talmente forte che non riusciva quasi a parlare. Lori era così: veloce come un fulmine e buffo come un pagliaccio. Non stava mai fermo un secondo.
Fu proprio in quel momento che, da lontano, arrivò un suono che i bambini conoscevano benissimo. "CIUFFFF CIUFFFF!" Un fischio allegro, uno sbuffo di fumo colorato, e sui binari comparsi dal nulla ecco Alfredo il trenino magico, che si fermò davanti a loro dondolando contento.
Alfredo aprì la sua boccuccia di metallo lucido e disse:
"Buongiorno bimbi, che bella giornata,
salite su, vi porto in una gita salata!
C'è vento di mare e barche a dondolare,
oggi si gioca, si rema e si va a gareggiare!"
I bambini batterono le mani. "Una gara! Una gara!" saltellò Lori, che adorava qualsiasi cosa in cui si potesse correre, spingere o vincere.
Salirono tutti sul trenino, che partì sbuffando felice. Il paesaggio scorreva veloce dal finestrino: prati, colline, e poi, all'improvviso, un profumo delizioso di sale e di fiori entrò dalle finestre. Era una brezza profumata, un venticello gentile che portava l'odore dei fiori da molto lontano.
Alfredo si fermò e i bambini scesero. Davanti a loro c'era il Porto delle Vele Ballerine. Che meraviglia! I moli di legno scricchiolavano sotto i piedi, le barchette rosse, gialle e blu dondolavano sull'acqua come se ballassero, e le reti da pesca erano stese al sole come tante amache. Accanto a un vecchio faro c'era anche un piccolo stagno verde, tranquillo e silenzioso.
"Guardate!" disse Viola, indicando un cartello di legno. "Oggi c'è la Regata delle Barche Ballerine!"
Una regata è una gara di barche: vince chi arriva primo al traguardo. C'erano quattro barchette a remi legate al molo, una per ciascun bambino.
Lori aveva già gli occhi che brillavano. "Io vinco! Io vinco di sicuro!" E senza aspettare nessuno saltò dentro la sua barchetta rossa, afferrò i remi e cominciò a remare con tutta la forza che aveva.
Ma remare non è facile come sembra. Lori remava fortissimo con un braccio e pochissimo con l'altro, così la sua barca invece di andare avanti girava in tondo come una giostra. "Ma perché giro?" gridava Lori, tutto girato come una trottola. "Sto facendo il giro della tartaruga!"
Gli altri ridevano a crepapelle. Poi Lori, per andare più veloce, remò ancora più forte, ma un remo gli scivolò di mano, la barca fece un balzo, e Lori finì dritto dentro una rete da pesca, aggrovigliato come un pesce spaesato. "Aiuto! Sono diventato un pesce!" strillava, mentre si dimenava tra le maglie della rete.
Ale, Viola ed Eletta accorsero a tirarlo fuori, ridendo così tanto che avevano le lacrime agli occhi. Ma appena Lori fu libero, corse verso il molo, inciampò in un secchio e finì a testa in giù, con le gambe all'aria e la testa dentro il secchio pieno di sardine. "Mmpff! Puzza di pesce!" disse la sua voce da dentro il secchio. Ale corse ad aiutarlo, ma scivolò su un'alga e finì seduto in una cassetta di limoni. Viola provò a tirarli su tutti e due, ma i piedi le partirono e si ritrovò sul sedere in mezzo al molo, ridendo come una matta. Solo Eletta, tranquilla, li guardava con un sorriso dolce e batteva le mani. "Siete più buffi dei pagliacci!" disse.
Fu proprio in quel momento buffo che qualcosa nel cielo cambiò. Un'ombra dolce passò sopra di loro. I bambini alzarono lo sguardo e videro una grande mongolfiera colorata che scendeva piano verso il porto, sbuffando come un gigante un po' stanco. "Sffff... sffff..." faceva il pallone, e sembrava sgonfiarsi a ogni respiro.
Dentro il cesto c'era un nonnino con un buffo cappello. "Aiuto, piccoli amici!" chiamò con voce gentile. "La mia mongolfiera si è bucata e scende piano verso terra. Per farla tornare a volare e a ridere ho bisogno di acqua fresca, ma la fontana del porto è secca da tanto tempo!"
I bambini si guardarono preoccupati. Dove trovare dell'acqua?
"Forse lui lo sa," disse Eletta con la sua voce tranquilla, indicando lo stagno verde vicino al faro.
Sopra una grande foglia galleggiante c'era un rospo. Ma non un rospo qualunque: aveva in testa una piccola corona storta, tutta storta da un lato, e stava fermo, fermissimo, con l'aria di chi non ha nessuna fretta al mondo. Era Re Gustavo Lentopiede, il re dello stagno.
"Salve, signor rospo!" disse Lori tutto d'un fiato, correndogli vicino. "Ci-serve-acqua-subito-la-mongolfiera-scende-dove-la-troviamo-presto-presto?"
Il Re Gustavo lo guardò con calma. Fece un saltello. Un solo saltello, lentissimo. Poi disse: "Piano... piccolo... amico." Le sue parole uscivano adagio, come gocce di miele. "L'acqua... c'è. Una sorgente nascosta... dietro le rocce. Ma... si trova... solo..." Qui il Re fece "gulp", chiuse gli occhi e aspettò tre lunghi respiri, mentre Lori scalpitava impaziente. "...solo... ascoltando."
"Ascoltando?" chiese Lori. "E cosa devo ascoltare? Andiamo, andiamo, non c'è tempo!" E partì di corsa gridando "SORGENTE! DOVE SEI? RISPONDIMI!", saltando sulle rocce, battendo i piedi, urlando a squarciagola.
Ma più correva, più gridava, e più non sentiva nulla. Assolutamente nulla.
Il Re Gustavo, lento lento, lo raggiunse dopo un po'. "Vedi... piccolo... amico?" disse con dolcezza. "Quando corri... e gridi... fai troppo rumore. E il rumore... copre... la voce dell'acqua. La sorgente... parla piano. Per sentirla... devi fare... come me."
"E come fai tu?" chiese Lori, ancora con il fiatone.
"Io... mi fermo," disse il Re. "Respiro. E aspetto."
Lori sospirò. Fermarsi era la cosa più difficile del mondo per lui. Ma la mongolfiera continuava a scendere, e il nonnino aveva bisogno di aiuto. Così Lori provò. Si sedette su una roccia. Chiuse la bocca. Mise le mani sulle ginocchia.
"SHHH," fecero Ale, Viola ed Eletta, sedendosi accanto a lui.
Ci fu silenzio. Ma proprio in quel momento un grillo dispettoso saltò su una foglia e cominciò a cantare a tutto volume: "CRI-CRI! CRI-CRI!" Lori sbuffò. Viola, con dolcezza, fece un cenno al grillo, e il grillo, quasi capisse, fece un ultimo "cri" e tacque.
Adesso c'era davvero silenzio. Solo il vento leggero e il dondolio delle barche. Lori sentiva il cuore battere veloce nel petto, e per la prima volta in vita sua non aveva voglia di muoversi. Voleva solo ascoltare. Lori respirò. Uno, due, tre respiri, proprio come il Re. E aspettò.
E poi... lo sentì.
Debolissimo, lontano, sotto le rocce, un suono minuscolo. "Glu... glu... glu..."
"L'ho sentito!" sussurrò Lori, con gli occhi spalancati. Ma questa volta non gridò. Aveva capito. Sussurrò piano: "Viene da lì!"
In punta di piedi, senza far rumore, i bambini seguirono il "glu-glu". Il suono li portò dietro una grande roccia grigia coperta di muschio. Lori la spinse, spinsero tutti insieme, e la roccia rotolò via. Dietro, ecco una sorgente d'acqua limpida e fresca che zampillava allegra dal terreno.
"Ce l'abbiamo fatta!" gioì Lori, ma a bassa voce, quasi non volesse spaventare l'acqua.
Corsero a riempire secchi e catini, e con l'aiuto del Re, che dava ordini con la sua calma solenne, portarono l'acqua alla mongolfiera. Il nonnino la versò dentro uno speciale serbatoio, e a poco a poco il grande pallone smise di sbuffare, si gonfiò, tornò rotondo e allegro. "Sffff... SFFF... EVVIVA!" sembrava dire, mentre si sollevava leggero nel cielo.
"Grazie, piccoli amici!" gridò il nonnino, salutando con il cappello mentre saliva tra le nuvole.
Allora il Re Gustavo si avvicinò a Lori. Fece "gulp", aspettò tre respiri, e poi disse: "Tu... piccolo amico... hai vinto la regata."
"Ma io non sono arrivato primo con la barca," disse Lori sorpreso. "Anzi, sono finito in un secchio di sardine!"
Il Re sorrise, lento e gentile. "Non hai vinto... con la velocità. Hai vinto... perché sei stato... il più bravo... ad ascoltare." E con un gesto solenne si tolse per un istante la corona storta e la posò sulla testa di Lori. Tutti applaudirono, e Lori diventò rosso di gioia.
Quando fu ora di tornare, Alfredo il trenino magico li aspettava sui binari, sbuffando piano. Salirono tutti, stanchi e felici. E prima di partire, Alfredo disse:
"Chi corre veloce a volte non sente,
ma chi sa aspettare capisce lentamente!
La calma è un tesoro, l'ascolto è magia,
e adesso, bambini, si torna a casa mia!"
Il trenino partì fischiando, e mentre il porto spariva in lontananza, Lori guardava la corona storta che teneva ancora tra le mani. Aveva imparato una cosa preziosa: che a volte, per trovare quello che cerchi, non devi correre più forte. Devi fermarti, respirare, e ascoltare. Perché la pazienza porta lontano, e chi sa aspettare ottiene le cose migliori.