La nota storta che colorò il circo
📅 Pubblicata il 18/09/2026
✨ Riassunto della Storia
Ale e i suoi amici, con i quattro gatti, salgono su Alfredo il trenino magico e arrivano a Zuccherlandia, in un circo di dolci diventato grigio. Costruiscono un carillon gigante di caramelle e, unendo la nota "storta" di un cristallo canterino a tutte le altre, riportano i colori: le differenze rendono tutto più bello.
Quella sera, prima di cena, Ale, Viola, Eletta e Lori giocavano in giardino a inventare canzoncine buffe. Ale batteva le mani su un secchio rovesciato, Lori soffiava dentro una cannuccia, Viola scuoteva un barattolo pieno di bottoni ed Eletta canticchiava con la sua vocina tranquilla. Insieme facevano un allegro pasticcio di suoni.
Intorno a loro, i quattro gatti di Ale ascoltavano. Sofia, la gattina nera, faceva le fusa. Dora, la tigrata coraggiosa, drizzava le orecchie. Poldo, grosso e morbido come un cuscino, sonnecchiava. Milo, magro e saltellante, rincorreva le note come fossero farfalle.
"Sentite?" disse Ale, ridendo. "Ognuno di noi suona in un modo diverso, e insieme è bellissimo!"
Proprio in quel momento, dal fondo del giardino, arrivò un suono che i bambini conoscevano bene.
"CIUFFF CIUFFF!"
Era Alfredo il trenino magico! Spuntò tra i cespugli con le lucine accese e un sorriso dipinto davanti. Alfredo parlava sempre in rima, e disse:
"CIUFFF CIUFFF! Buonasera, che allegra brigata,
salite quassù per la gita incantata!
Vi porto in un posto tutto da leccare,
dove una voce diversa vi farà sognare."
I quattro bambini batterono le mani e salirono. I gatti balzarono a bordo con un salto: prima Milo, poi Dora, poi Sofia, e infine Poldo, che ci mise un po' perché era bello pienotto. "CIUFFF CIUFFF!" E via, nella notte.
Il trenino corse tra le stelle e atterrò dolcemente in un paese luccicante. Dal cielo scendeva una pioggerella leggera, ma non era acqua: era zucchero a velo! Cadeva soffice sui capelli dei bambini e sul naso dei gatti, e faceva starnutire Poldo. "Etcì!" fece lui, e tutti risero.
Lori si leccò le labbra, goloso. "Sento profumo di vaniglia e di cioccolato!" disse, e allungò la mano verso un cespuglio di gelatine. Ma Viola lo fermò ridendo: "Prima scopriamo dove siamo, poi assaggiamo!" Anche i quattro gatti annusavano l'aria dolce, con le codine dritte per la curiosità.
"Dove siamo?" sussurrò Eletta.
"In Zuccherlandia," lesse Viola su un cartello di biscotto. "E guardate là!"
Davanti a loro c'era un grande tendone fatto di marzapane, cioè una pasta dolce e morbida color crema. Sopra l'ingresso, una scritta di caramello diceva: GRAN CIRCO CARAMELLO. C'erano trapezi di liquirizia, un anello fatto di biscotto, lampioni a forma di leccalecca e alberi di zucchero filato.
Ma c'era qualcosa di strano. Tutto era pallido. Sbiadito. Come un disegno lasciato troppo al sole. I colori sembravano spariti, e persino gli alberi di zucchero filato erano grigi.
I bambini entrarono. Dentro il tendone, tante creaturine di zucchero se ne stavano in fila, tutte uguali, e cantavano una nota sola: "Laaaaa. Laaaaa. Laaaaa." Sempre quella. Perfetta, precisa, e triste come un lunedì di pioggia.
"Perché cantate tutti la stessa nota?" chiese Lori.
"Perché è quella giusta," risposero le creaturine, senza sorridere. "La nota perfetta. Tutte le altre sono sbagliate."
Fu allora che i bambini sentirono, in un angolo, un suono diverso. Un piccolo cristallo trasparente, seduto su un cuscino di torrone, cantava una nota tutta storta: "Bloing-oing-oing!" E rideva, rideva, rideva.
"Ecco lo Stonato!" lo sbeffeggiarono le creaturine. "Va' via, cristallo bizzarro! La tua nota è sbagliata!"
"Bizzarro?" chiese Ale. "Che vuol dire?"
"Vuol dire strano, diverso dagli altri," spiegò Viola, che qualche parola difficile la conosceva.
Il cristallo abbassò lo sguardo e smise di ridere. Ale gli si avvicinò e, con delicatezza, lo accarezzò. Il cristallo fece "Bloing!" e, che sorpresa, dalla sua nota storta schizzarono tre piccole scintille colorate: una rossa, una gialla, una blu. Volarono in aria e poi si spensero.
"Avete visto?" gridò Ale. "Quando lui canta diverso, arriva il colore!"
"Ma le altre creature dicono che è sbagliato," disse Eletta, dispiaciuta per il piccolo cristallo. Lo prese in mano: profumava di zucchero filato ed era caldo come un biscotto appena sfornato.
Ale rimase in silenzio. Si grattò la testa. Guardò il cristallo, guardò le creaturine tutte uguali, guardò le scintille che si erano spente. E all'improvviso, nella sua testa, si accese un'idea luminosa, come una lampadina.
"Aha! Ci sono!" esclamò, saltando in aria. "I colori non tornano con una nota sola. Tornano quando tante note DIVERSE si mescolano insieme! Dobbiamo costruire un grande carillon!"
"Un carillon?" chiese Lori. "Che cos'è?"
"È una macchina che fa musica da sola," spiegò Ale. "Una scatola magica piena di campanelle: la giri e suona una melodia. Noi ne costruiremo uno gigante, con tutti i dolci del circo!"
Gli amici si guardarono. Poi sorrisero tutti insieme. "Sì!"
E qui cominciò la parte più difficile, perché Ale non aveva solo un'idea nella testa: doveva costruirla con il corpo.
Corse verso i trapezi di liquirizia e si arrampicò come uno scoiattolo. In alto pendevano campane di cioccolato di ogni misura. Ale ne colpì una con la mano: "DON!" Fece un suono grave e profondo. Ne colpì un'altra: "DIN!" Un suono acuto e squillante. "Perfetto!" gridò. "Ognuna suona diverso!"
Ma le campane erano tante e lontane tra loro. Ale non poteva arrivarci da solo. E allora chiamò i suoi gatti.
"Poldo, mi servi tu per le note grosse!"
Poldo, tutto orgoglioso, si mise sotto la campana più grande e ci saltò contro con la pancia: "DOOON!" Un suono profondo che fece tremare il pavimento di caramello. I bambini risero.
"Milo, tu per le note in alto!"
Milo spiccò salti altissimi da una campanella all'altra: "din-din-din-din!" Sembrava un fuoco d'artificio di suoni acuti.
"Dora, tieni tu il ritmo sul filo!"
Dora, coraggiosa, camminò sul filo di liquirizia teso in mezzo al tendone, e a ogni passo batteva la coda: "tam... tam... tam...". Un ritmo preciso che teneva tutto insieme.
A un certo punto il piede di Ale scivolò su una campana di cioccolato liscia. "Ops!" Per un attimo dondolò nel vuoto, con il cuore che faceva tum-tum. Ma allungò le braccia, si aggrappò a un trapezio di liquirizia e risalì. "Ci vuole equilibrio!" disse, riprendendo fiato. E ricominciò a suonare con ancora più attenzione.
Intanto Viola si arrampicava a raccogliere i leccalecca e li allineava come i tasti di un pianoforte, Lori correva veloce a colpirli uno dopo l'altro, ed Eletta, con la sua voce dolce, aiutava il piccolo cristallo a non avere paura. "Tu sei importante," gli sussurrò. "Aspetta il tuo turno."
Ale saltava da una campana all'altra, si arrampicava, faceva capriole, colpiva i tasti di zucchero con mani e piedi. A poco a poco, dal grande carillon di caramelle nacque una musica: un po' grave, un po' acuta, un po' storta, un po' dolce. E dove passava quella musica, il grigio spariva e tornava il colore! Rosso, verde, arancione, viola. Il tendone cominciò a brillare.
Ma in quel momento, da lontano, si sentì un brontolio.
"BRRRRUM..."
Era un temporale, ancora distante, che borbottava nel cielo come una grande pancia affamata. Le lucine del circo tremarono e si abbassarono. Il buio provava a rientrare.
"Presto!" gridò Viola. "Se si spegne la luce, il colore non tornerà più!"
Mancava una cosa sola. La musica era bella, ma non ancora completa. Ale lo sapeva: mancava la nota storta del cristallo, quella che nessuno voleva.
"Adesso tocca a te!" disse Ale al piccolo cristallo. "Canta la tua nota!"
Ma le creaturine di zucchero si misero a protestare tutte insieme: "No! La sua nota è sbagliata! È storta! Rovinerà tutto!"
Il cristallo esitò. Tremò. Guardò Ale con gli occhi lucidi.
Ale scese dal trapezio con un salto e gli si mise accanto. "Non è sbagliata," disse deciso. "È solo diversa. E la tua nota diversa è proprio quella che manca."
Sofia, la gattina nera, si strofinò sul cristallo per fargli coraggio e fece un dolce "miao".
Allora il piccolo cristallo respirò, chiuse gli occhi, e cantò con tutto il cuore: "BLOING-OING-OING!"
E quella nota storta, buffa, diversa, si tuffò dentro la musica di tutti gli altri.
Per un attimo ci fu silenzio.
Poi... BOOM! Dalla cima del tendone esplose un arcobaleno di zucchero! Onde di rosso, giallo, blu, verde e rosa si sparsero ovunque, come una cascata dolce e luminosa. Il grigio scappò via del tutto. E in cielo, spinte via le nuvole del temporale, spuntò una luna piena, grande e tonda, che illuminò il Gran Circo Caramello con la sua luce d'argento.
Il circo era tornato coloratissimo. Anzi, più bello di prima.
Le creaturine di zucchero rimasero a bocca aperta. Poi cominciarono a ridere e a cantare, ognuna con la sua nota: chi acuta, chi grave, chi storta, chi dolce. E più erano diverse, più il circo brillava.
"Grazie," disse il piccolo cristallo, e ogni sua risata era una scintilla di colore. "Credevo che essere diverso fosse un difetto. Invece era un regalo."
Eletta lo abbracciò. Sofia gli fece le fusa. E tutti insieme, bambini, gatti e creaturine, ballarono sotto la luna, dentro l'arcobaleno di zucchero.
Quando fu ora di tornare, arrivò Alfredo il trenino magico, con le sue lucine accese.
"CIUFFF CIUFFF! Si torna, la luna vi saluta,
la nota più strana era quella voluta!
Tenete nel cuore, tornando al vostro letto:
chi è diverso è un dono, un colore perfetto."
I bambini salirono, con i quattro gatti stanchi e felici. E mentre il trenino volava verso casa tra le stelle, Ale guardò gli amici e sorrise. Ognuno di loro era diverso. E insieme, proprio per questo, erano bellissimi.
"CIUFFF CIUFFF!"