La nebbia che portò un amico
📅 Pubblicata il 21/08/2026
✨ Riassunto della Storia
Nel salotto avvolto dalla nebbia, Ale e gli amici trovano un orsacchiotto dimenticato e, un passo alla volta, aiutano un cucciolo smarrito a ritrovare la mamma.
Quel pomeriggio pioveva a piccole gocce sui vetri, e Ale, Viola, Eletta e Lori erano tutti insieme nel salotto di casa di Ale. Fuori il cielo era grigio come un topino, e dentro si stava caldi e comodi. I quattro amici avevano costruito una pista per le biglie usando i cuscini del divano, e le biglie correvano giù rotolando con un suono allegro: "Trrr, trrr, plin!".
"La mia biglia rossa è la più veloce del mondo!" gridò Lori, che amava sempre le corse.
"La mia azzurra la batte di sicuro," disse Viola, decisa, con i suoi occhi azzurri che brillavano.
Eletta, tranquilla, faceva rotolare la sua biglia gialla senza fretta, e sorrideva. Intorno a loro giravano i quattro gatti di Ale: Sofia, la gattina nera coccolona, Dora la tigrata coraggiosa, e i due fratelli Poldo, bello grasso, e Milo, alto e saltatore.
A un tratto la biglia rossa di Lori schizzò via e rotolò sotto il divano, sparendo nel buio.
"Oh no! La mia biglia!" disse Lori.
Ale, che era magro e vispo, si buttò a pancia in giù sul tappeto e allungò il braccio sotto il divano. Le sue dita toccarono qualcosa di morbido e polveroso. Non era la biglia. Era qualcosa di più grande.
"Aspettate... c'è qualcosa qui sotto!" disse Ale. Tirò con forza, e con un piccolo "pof!" di polvere venne fuori un vecchio orsacchiotto. Aveva il pelo un po' spelacchiato, un orecchio storto e un bottone al posto di un occhio.
"Un orsacchiotto!" fece Eletta, dolce, avvicinandosi.
E allora accadde una cosa magica. L'orsacchiotto sbatté il suo occhio-bottone e parlò con una vocina timida.
"Buongiorno, cuccioli. Che meraviglia rivedere la luce. Ero rimasto qui sotto tanto, tanto tempo. Nessuno giocava più con me... e mi sentivo dimenticato."
I bambini rimasero a bocca aperta. Viola chiese: "Ma tu come ti chiami?"
"Non ho più un nome," sospirò l'orsacchiotto. "Un orsacchiotto ha un nome solo quando un bambino lo ama."
Eletta gli accarezzò la testa. "Allora ti daremo un nome noi. E ti vorremo bene."
Proprio in quel momento, dalla finestra cominciò a entrare una nebbia leggera, sottile e morbida come panna montata. Entrava piano piano e riempiva il salotto, e ogni cosa diventava soffice e misteriosa. Il tappeto sembrava una radura di erba morbida, il divano sembrava una collina, e la finestra sembrava una grande porta aperta sul mondo.
"Che bello," bisbigliò Ale, "sembra tutto un posto nuovo!"
Fu allora che, da lontano, nella nebbia, arrivò un suono che tutti conoscevano bene.
"CIUFFFF, CIUFFFF!"
"Alfredo! Alfredo il trenino magico!" gridarono i bambini insieme.
Dalla nebbia spuntò Alfredo il trenino magico, con i suoi vagoni colorati e il fumo che faceva le nuvolette. Si fermò accanto al divano-collina e salutò tutti in rima:
"Ciuff ciuff, bambini, che gioia trovarvi,
dentro la nebbia son qui per portarvi!
Un cucciolo piccolo piange laggiù:
un passo alla volta, lo aiuterai tu!"
"Un cucciolo che piange?" disse Eletta, con il cuore già commosso.
Proprio allora, dalla nebbia, arrivò un suono sottile: "Uhi... uhi... uhiii..." Era un guaito. Un cucciolo si era perso e non trovava la sua mamma.
"Dobbiamo aiutarlo!" disse Ale. Poi guardò l'orsacchiotto. "Vieni anche tu?"
L'orsacchiotto strinse le zampette, un po' spaventato. "Io... io sono vecchio e polveroso. Non so se sono capace."
"Certo che sei capace," disse Ale con un gran sorriso. "Basta fare un passo alla volta. Salta su!"
Salirono tutti sul trenino magico. Alfredo fischiò e partì piano dentro la nebbia. Il salotto era diventato un mondo intero da attraversare.
Superarono la radura del tappeto, dove i fili morbidi sembravano erba alta. Poi il trenino si fermò ai piedi della collina-divano.
"Il guaito viene da lassù, dalla cima!" disse Viola, indicando in alto.
Ma la collina-divano era ripida e liscia. Come salire? I bambini provarono ad arrampicarsi, ma scivolavano giù ridendo: "Uh! Ah! Plof!"
Eletta si fermò, preoccupata. "È troppo alto. Non ce la faremo mai."
Fu in quel momento che Ale sgranò gli occhi. Gli si era accesa un'idea nella testa, come una lampadina.
"Aha! Ho un'idea!" gridò. "Guardate i cuscini! Se li mettiamo uno sopra l'altro, come gradini, possiamo salire un passo alla volta!"
"Un passo alla volta!" ripeté l'orsacchiotto, e per la prima volta sorrise.
Subito si misero al lavoro. Ale pensava, e il suo corpo faceva. Prese il primo cuscino e lo spinse contro la collina. Poi ci saltò sopra con un balzo. Milo, il gatto saltatore, saltò accanto a lui per dare l'esempio. Viola gli passò il secondo cuscino, Ale lo tirò su facendo forza con le braccia, e ci si arrampicò. Poi il terzo. A ogni cuscino, un gradino. A ogni gradino, un passo più in alto.
"Ce la stiamo facendo!" gridò Lori, veloce, portando i cuscini a tutta velocità.
Mattoncino dopo mattoncino, anzi cuscino dopo cuscino, la scala cresceva. Ale saltava, si arrampicava, si teneva in equilibrio con le braccia spalancate come un funambolo. Un funambolo è quello che cammina in alto senza cadere, come nel circo. "Guardate! Riesco a stare dritto!" rideva Ale, dondolando appena. A un certo punto un cuscino traballò e Ale fece un saltino veloce sull'altro: "Uuup!" Per poco non cadeva, ma si tenne stretto e non mollò. "Piano e attento," disse. "Un passo alla volta." E tirava su gli amici uno per uno. Anche l'orsacchiotto salì, prima timido, poi sempre più coraggioso, finché arrivò in cima con un ultimo balzo.
"Ce l'ho fatta! Ho fatto un salto! Io!" disse l'orsacchiotto, e i suoi occhi-bottone brillavano di gioia.
In cima alla collina-divano, dentro la nebbia soffice, trovarono finalmente il cucciolo. Era piccolo, marrone, con le orecchie a penzoloni, e tremava tutto.
"Uhi... ho perso la mia mamma," piagnucolò. "È tutto nebbioso e non so dove andare."
Eletta si inginocchiò accanto a lui e lo abbracciò forte. "Non aver paura. Adesso ci siamo noi. Ti riportiamo dalla mamma."
"Ma come facciamo a trovarla nella nebbia?" chiese Viola.
Ale ci pensò su. Poi, di nuovo, la lampadina. "Aha! Il cucciolo conosce l'odore della sua mamma! E poi... i gatti! I gatti sentono tutto! Dora, Sofia, aiutateci!"
Allora fecero così, un passo alla volta. Il cucciolo annusava l'aria. I gatti drizzavano le orecchie e le code. E ogni volta che sentivano qualcosa, facevano un piccolo passo in quella direzione, dentro la nebbia. Un passo. Poi un altro. Poi un altro ancora.
"Di qua!" diceva Ale, e saltava avanti.
"No, aspetta, di là!" diceva Viola, tenace, quando il guaito diventava più forte.
E così, passo dopo passo, seguirono il suono e l'odore fino in fondo alla nebbia, vicino alla finestra-porta sul mondo. E lì, ad aspettare, c'era una grande cagnolona dolce, che cercava il suo piccolo con gli occhi pieni di speranza.
"Mamma!" abbaiò il cucciolo, e corse a tuffarsi tra le sue zampe.
"Piccolo mio! Ti ho cercato dappertutto!" disse mamma cagnolina, leccandolo tutto. Poi guardò i bambini. "Grazie, piccoli amici. Avete un cuore grande."
Eletta aveva gli occhi un po' lucidi, ma era un pianto felice, di quelli che fanno sorridere. La nebbia, piano, cominciava a diradarsi, e il salotto tornava ad essere il salotto di sempre, caldo e sicuro.
Ale prese in braccio l'orsacchiotto. "Sai una cosa? Anche tu oggi sei stato coraggioso. Hai saltato, ti sei arrampicato, ci hai aiutato. Vuoi restare con noi? Ti vorremo bene per sempre."
L'orsacchiotto tremò di felicità. "Davvero? Allora... allora ho di nuovo un nome?"
"Ti chiameremo Nuvola," disse Eletta, "perché ti abbiamo trovato nel giorno della nebbia."
"Nuvola," ripeté l'orsacchiotto, e non si sentì più dimenticato, mai più.
"CIUFFFF, CIUFFFF!" Alfredo il trenino magico era pronto a riportarli a casa. I bambini salirono, con Nuvola stretto tra le braccia, e Alfredo salutò in rima:
"Ciuff ciuff, che viaggio, che bella avventura,
un passo alla volta e non fa più paura!
Chi è piccolo e lento, ma prova e poi vola,
arriva lontano... parola di Nuvola!"
Il trenino corse dolce dentro l'ultima nebbia, e in un attimo furono di nuovo sul tappeto del salotto, con le biglie ancora lì e la pioggia leggera sui vetri. Ma adesso c'era un amico in più: Nuvola, l'orsacchiotto che aveva ritrovato l'amore.
Eletta lo strinse. Lori ritrovò persino la sua biglia rossa. E tutti impararono una cosa dolce: che anche quando una cosa sembra troppo grande, troppo alta o troppo lontana, si può arrivare in fondo. Basta cominciare. Basta fare un piccolo passo. E poi un altro. Un passo alla volta.