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La luce in fondo alla laguna

La luce in fondo alla laguna

✨ Riassunto della Storia

Sull'isola di Moorea, in Polinesia, le sorelle Lulla e Matú incontrano un Tiki magico che ha perso il sorriso: la Grande Perla in fondo al mare si è spenta e la laguna sta perdendo i colori. Con l'aiuto di una tartaruga gigante attraversano il mare fino all'isola di Raiatea. Grazie al coraggio e alla tenacia di ginnasta di Lulla, e alla gioia contagiosa di Matú, la Perla si riaccende. Lulla scopre di avere dentro di sé una luce speciale: basta crederci.

Sull'isola di Moorea, nel villaggio di Maharepa, l'estate profumava di fiori di tiaré e di mango maturo. Il mare era così azzurro che sembrava dipinto, e la sabbia era calda e morbida sotto i piedi.

Lulla e Matú, due sorelle arrivate da lontano, correvano lungo la spiaggia. Lulla aveva dieci anni, lunghi capelli castani e due grandi occhi color cioccolato. Era una ginnasta bravissima e non riusciva a stare ferma: ogni tre passi faceva una ruota o una piroetta, anche sulla sabbia. Matú, invece, aveva sette anni, era magrolina e vispa, con gli occhietti brillanti, e rideva in continuazione. Indossava il suo vestito rosso preferito, quello con i fiori tropicali cucito da zia Elise.

"Lulla, guarda quella tartaruga laggiù!" gridò Matú, saltellando. "Anzi, quella Tattadúga!"

Lulla scoppiò a ridere. Da piccole confondevano sempre le parole, perché erano metà francesi e metà italiane. Matú diceva Tattadúga invece di tartaruga, e Pecchepímme invece di mandarino. E una volta Lulla aveva chiamato il maiale Coscione, la rana Grenulla e il biscotto Cotcot. Erano diventate le parole segrete tra loro.

Sulla riva, mezzo nascosto tra i coralli, c'era un piccolo Tiki di pietra. I Tiki, sull'isola, sono spiriti antichi che proteggono il mare e la terra. Ma questo era grigio, spento, e aveva la bocca girata all'ingiù.

"Poverino, ha perso il sorriso," disse Matú, e senza pensarci due volte lo prese in mano.

E allora accadde una cosa incredibile. Il Tiki aprì gli occhi.

"Aiuto," sussurrò con una vocina di sasso. "La laguna sta perdendo i suoi colori. La Grande Perla in fondo al mare si è spenta, e senza la sua luce l'isola diventerà grigia come me. Solo un cuore coraggioso può riaccenderla."

Matú batté le mani, elettrizzata. "Andiamo subito! Che avventura!"

Lulla, invece, si fece piccola piccola. "Aspetta, aspetta. E se c'è una tempesta? E se ci perdiamo? E se la Perla è troppo lontana? Dobbiamo fare un piano. Ripetiamo tutto dall'inizio."

Matú alzò le spalle e sorrise. "Massí, chissenefrega! Andiamo e vediamo!"

Il Tiki spiegò che la Grande Perla si trovava vicino all'isola sacra di Raiatea, in fondo a una grotta blu. Per arrivarci serviva attraversare il grande mare aperto.

"Ma io ho paura del mare grande," mormorò Lulla, e le tremava un po' la voce.

Fu allora che dall'acqua spuntò una testa gentile. Era una vera tartaruga marina, enorme, con il guscio che luccicava come uno smeraldo.

"Una Tattadúga gigante!" gridò Matú, felicissima.

La tartaruga chinò il capo, come per dire: salite. Matú ci saltò sopra in un secondo, senza nessuna paura. Lulla esitò, poi respirò a fondo e salì anche lei, tenendosi stretta alla sorella.

E così partirono, scivolando sulle onde. Il vento faceva danzare i capelli di Lulla, e Matú cantava a squarciagola una canzone inventata, perché diceva che da grande voleva fare la star.

A metà viaggio, il cielo si scurì. Le onde si fecero alte, altissime, e la tartaruga faticava ad andare avanti.

"Lo sapevo!" gridò Lulla, con il cuore che batteva forte. "Torniamo indietro, ti prego!"

Ma Matú le strinse la mano. "Lulla, tu sei fortissima. Non molli mai. La mamma dice che sei come la goccia cinese: quando vuoi una cosa, non ti fermi finché non ci riesci. Ci pensi te, vero?"

Lulla guardò la sorella. Era vero. Lei era testarda, tenace, capace di allenarsi mille volte finché non le veniva bene una piroetta. Fece un respiro profondo, si mise dritta sul guscio e disse: "Va bene. Ci provo."

Con l'equilibrio da ginnasta, Lulla trovò la posizione giusta per bilanciare la tartaruga sulle onde, come faceva sulla trave in palestra. Piegava le ginocchia, apriva le braccia, e ogni volta che un'onda arrivava, si spostava di lato con una mossa perfetta. La Tattadúga smise di ballonzolare e riuscì ad avanzare dritta verso Raiatea.

"Sei bravissima!" esultò Matú. "Te l'avevo detto!"

Finalmente raggiunsero la costa. Davanti a loro si apriva la grotta blu, scura come la notte. Dall'imboccatura arrivava un soffio freddo.

Lulla si fermò di colpo. "È troppo buio. Non ce la faccio."

Matú entrò per prima, senza paura, ma poi tornò indietro e prese la mano della sorella. "Non sei sola. Ci sono io. E poi, dai, che ridere, sembra la caverna di un film!"

Lulla sorrise, nonostante tutto. La risata di Matú era come una piccola luce. Insieme entrarono nel buio, un passo dopo l'altro.

Dentro la grotta l'acqua brillava appena. E lì, in fondo, sospesa su uno scoglio scivoloso e altissimo, c'era la Grande Perla, grigia e spenta. Per raggiungerla bisognava attraversare una parete liscia, sopra l'acqua profonda.

"Nessuno può salire lassù," disse il Tiki, sconsolato.

Ma Lulla guardò la parete e, per la prima volta, non pensò a tutte le cose che potevano andare storte. Pensò invece a tutte le volte che ci era riuscita. Alle medaglie vinte. Alle ruote fatte per strada. Alla goccia cinese che non molla mai.

"Io salgo," disse piano. "Sono una ginnasta."

Si arrampicò sulla parete con la leggerezza di un gatto. Trovò un appiglio, poi un altro. A metà strada scivolò, e il cuore le arrivò in gola, ma non lasciò la presa. Strinse i denti e continuò. Arrivata in cima allo scoglio, fece una piroetta perfetta per mantenere l'equilibrio, allungò la mano e toccò la Grande Perla.

In quel momento, dal suo cuore coraggioso, passò alla Perla una scintilla calda. E la Perla si accese.

Una luce dorata esplose in tutta la grotta, poi corse fuori, nel mare, e la laguna riprese tutti i suoi colori: il turchese, il verde, il rosa dei coralli. L'isola intera tornò a splendere.

Il piccolo Tiki, tra le braccia di Matú, ritrovò il suo sorriso. "Lo sapevo," disse. "Il cuore coraggioso eri tu, Lulla. La luce era già dentro di te. Dovevi solo crederci."

Lulla scese dallo scoglio con gli occhi lucidi. Non aveva più paura. Si sentiva forte, capace, importante.

La tartaruga le riportò a Maharepa, dove il sole stava tramontando arancione. Sulla spiaggia le aspettavano mamma Bea, con i suoi capelli ricci, e papou Jax, che le abbracciò forte con la sua barba che pungeva un po'.

"Dove eravate finite, piccole avventuriere?" chiese mamma Bea.

"Abbiamo salvato l'isola!" gridò Matú. "E Lulla è stata un'eroina!"

Lulla arrossì, ma questa volta non si nascose. Sorrise fiera.

Mamma Bea le guardò con dolcezza, e le vennero un po' gli occhi lucidi. "Piangi piangi che ti fa bene," disse ridendo, e le strinse tutte e due.

Quella sera, sotto un cielo pieno di stelle come non se ne vedono in nessun altro posto del mondo, Matú si addormentò in un secondo, russando piano, mentre Lulla la guardava e sorrideva.

Prima di chiudere gli occhi, Lulla pensò che le cose nuove, forse, non erano così spaventose. E che dentro di lei c'era una luce speciale, che aveva solo bisogno di essere accesa.

E il piccolo Tiki, sul comodino, le sorrideva nel buio.

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