Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

La Corona Storta

La Corona Storta

✨ Riassunto della Storia

Ale, Viola, Eletta e Lori volano con Alfredo alla Spiaggia delle Conchiglie Sussurranti, incontrano il Rospo re e liberano una rete che bloccava le onde.

Ale aveva svuotato in giardino una cesta di conchiglie e sassolini tondi. Viola, Eletta e Lori erano seduti sul prato intorno a lui. Avevano costruito un piccolo mercatino: un tavolino basso, qualche ciotolina vuota e un cartello scritto di fretta con il pennarello.

"Una conchiglia costa un bacio!" disse Ale ridendo.

"Due bacini, perché è rosa," aggiunse Viola.

Eletta prese una conchiglia lunga e sottile e se la avvicinò all'orecchio.

"Sento un sussurro," mormorò. "Dice sciii..."

Lori sgranò gli occhi. "Anche a me dicono cose? Fammi sentire!"

I quattro gatti di Ale erano tutti lì. Sofia, nera e affettuosa, si strofinava contro le ginocchia di Ale e faceva le fusa. Dora, tigrata e coraggiosa, stava in piedi su un mucchio di foglie. Poldo, grosso e tondo, annusava una conchiglia come se fosse un biscotto. Milo, agile e leggero, saltellava sui bordi del tavolino.

All'improvviso si sentì un fischio allegro.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

Da dietro la siepe comparve Alfredo, il trenino magico, con il fumo rosa che usciva dal camino. Suonò un campanellino e disse in rima:

"Ciuffff ciuffff, bambini cari,
oggi voliamo sopra i mari.
Dove la nebbia fa un mantello,
e il mare piccolino ha perso il bello!"

Ale batté le mani. "Una nuova avventura!"

"Ma dove andiamo?" chiese Lori.

Alfredo fece il furbo e aggiunse soltanto:

"Ciuffff ciuffff, è un piccolo mistero,
c'è chi ha una corona... e un cuore vero!"

I bambini salirono a bordo con i quattro gatti al seguito. Il trenino fischiò e partì. Alberi e case sfilarono via, poi scomparvero in un grigio morbido. Quando Alfredo si fermò, si aprì davanti a loro una spiaggia bianchissima, tutta avvolta da una nebbia leggera. Si chiamava la Spiaggia delle Conchiglie Sussurranti.

Ale scese per primo. Saltò sulla sabbia e fece una giravolta. "Sento qualcosa!" disse. Si chinò su una conchiglia: era vero, sussurrava come un piccolo vento.

Viola afferrò una conchiglia rosa. "Questa dice shhhh shhhhh."

Eletta si mise in ginocchio e accostò una conchiglia lunga all'orecchio. Ascoltò a lungo, poi alzò gli occhi e disse: "Però... qualcosa non va."

"Perché?" chiese Lori.

"Le onde," rispose Eletta. "Sono troppo piccole."

Tutti si voltarono verso il mare. Era vero. Le onde arrivavano fino a metà spiaggia e poi sparivano. Non facevano nemmeno rumore. Sembrava che il mare stesse dormendo.

In quel momento, dalla nebbia uscì una figura buffa. Camminava con piccoli saltelli, come se sfilasse a una festa. Era piccola, un po' gibbosa, con una corona storta che dondolava a ogni passo. Portava un bastone di canna e in cima al bastone c'era una conchiglia bianca. Profumava di ninfee e di mare insieme.

La figura si fermò e fece un inchino. "Gradirei la vostra cortesia, piccoli viaggiatori. Benvenuti nel mio regno."

Ale scoppiò a ridere. "Ahahah! Ma quello è un rospo! Un rospo che ha rubato una corona!"

Viola rise con lui. Lori sorrise timido. Solo Eletta non rise. Osservava il rospo con gli occhi calmi.

"Ho detto qualcosa di strano?" chiese il rospo, con la voce dolce di un nonno.

"Hai detto gradirei," intervenne Lori. "Cosa vuol dire?"

"Vuol dire mi piacerebbe," spiegò il rospo con un piccolo inchino. "Gradire è un modo gentile per chiedere qualcosa. E cortesia significa trattare gli altri con dolcezza. Quando ci si tratta con cortesia, il mondo diventa più morbido."

"Ah!" disse Lori. "Allora va bene!"

"Io sono il Rospo re," disse il rospo. "E questo è il mio regno: la Spiaggia delle Conchiglie Sussurranti e lo Stagno dei Riflessi d'Argento."

"Tu non sei un vero re," disse Ale, ancora ridendo. "I re sono grandi! Hanno il mantello! Hanno la guardia!"

Il Rospo re non si offese. Sorrise e fece un altro inchino. "Il mare non lo sa, che non sono un vero re? Proviamo a chiederglielo insieme."

Si voltò verso l'acqua, si fermò, e bofonchiò: "Buon pomeriggio, Maestà Acqua."

I bambini si guardarono. Era buffo, ma anche un poco solenne.

Sofia, la gatta nera, si avvicinò al Rospo re. Gli si strusciò contro le zampette e fece le fusa. Ale la guardò sorpreso. Sofia non faceva le fusa a chiunque. Solo alle persone buone.

"Venite con me," disse il Rospo re. "Oggi il mare ha bisogno di aiuto. E voi potete fare qualcosa che io non posso."

Li portò tra le dune. Dopo pochi passi, dietro un ciuffo di erba bassa, trovarono una pozza rotonda. L'acqua era limpida come uno specchio. Era lo Stagno dei Riflessi d'Argento.

"Qui," disse il Rospo re, "il mare e lo stagno si toccano. Io vivo in mezzo. Per questo posso parlare a tutti e due."

Poldo, il gatto grasso, annusò l'aria. Poi annusò il Rospo re. Poi annusò di nuovo l'aria e fece un piccolo miagolio.

"Poldo dice che profumi di due mondi," sussurrò Ale. "Ninfee e salsedine insieme."

"Proprio così," sorrise il Rospo re. "Perché un re vero è un re che ascolta."

Prese il suo bastone con la conchiglia bianca. "I pesci mi hanno raccontato qualcosa, ma io non capisco la loro lingua nuova. Da qualche giorno parlano in bolle-canzone. Bolle che salgono come note. Ci serve un cerchio di orecchie. Volete aiutarmi?"

I bambini si misero in cerchio intorno al bastone. Uno alla volta, appoggiarono l'orecchio alla conchiglia bianca.

All'inizio Ale sentì solo acqua. Poi, lentamente, delle bolle. Plop, plop-plop, ploplop. E nelle bolle, una canzone piccola: "Abbiamo paura... le onde non passano... non passano..."

Ale alzò la testa con gli occhi spalancati. "Cantano! I pesci cantano davvero!"

Viola ascoltò e strinse i pugni. "Dicono che qualcosa blocca le onde!"

Lori ascoltò e tremò un pochino. "Cantano tristi."

Eletta ascoltò per ultima. Restò in silenzio, poi disse con voce calma: "C'è una rete. Una grande rete da pesca dimenticata. Si è incastrata tra due scogli. Le onde hanno paura a passarci sopra. Per questo restano piccoline."

Il Rospo re annuì. "Tu hai sentito bene. Grazie, Eletta. Avete ascoltato con il cuore aperto."

"Andiamo a liberare la rete!" disse Ale, saltando in piedi.

"Non sarà facile," disse il Rospo re. "La rete sta tra due scogli dove la nebbia è più fitta. Bisogna muoversi con attenzione. Vi andrebbe di provare?"

"Sì!" disse Viola.

"Sì!" disse Eletta.

"Sì," disse Lori, con voce più sottile.

Si avviarono. Più si allontanavano dalla spiaggia, più la nebbia diventava densa. Gli scogli erano grossi, scuri, bagnati. Sembravano grandi come case.

Lori si fermò. "Non vedo bene. È tutto strano."

Il Rospo re si avvicinò e gli prese la zampa con la sua zampetta. "Insieme ce la faremo, piccolo. Guarda, io sto qui, vicino a te."

Lori respirò. La zampetta del Rospo era calda, un po' umida, ma dolce. Si sentì più forte.

"Passate da qua!" miagolò Dora, la gatta temeraria. Saltò su uno scoglio e indicò la strada. Milo fece un salto lunghissimo su uno scoglio più alto e guardò in avanti. "C'è un corridoio libero! Seguitemi!"

I quattro bambini, i quattro gatti e il Rospo re si muovevano a saltelli, come in una danza. Viola non mollava. "Ancora uno! Ancora uno!"

All'improvviso, Ale si fermò. In mezzo a due scogli scuri, come un ragno addormentato, c'era una cosa grigia, grande, tutta a buchi.

"La rete!" gridò.

Era enorme. Era tutta impigliata tra gli scogli, nei sassi, nelle alghe.

"Non ce la faremo mai," disse Lori.

Il Rospo re sorrise. "Da soli no. Tutti insieme sì."

Si misero in fila lungo la rete. Ale prese il primo nodo. Viola il secondo. Eletta il terzo. Lori il quarto. Il Rospo re si mise in cima. I gatti tenevano con i denti e con le zampette piccoli pezzi.

"Al mio tre!" disse Ale. "Uno! Due! Tre!"

Tirarono. La rete si mosse un poco.

"Ancora!" disse Viola, con gli occhi che brillavano. "Ancora un po'!"

Tirarono di nuovo. Un nodo si sciolse. Poi un altro. Poldo si sedette sopra un pezzo e fece peso. Sofia tirava con una zampetta e faceva le fusa per farsi coraggio.

"Insieme!" disse il Rospo re. "Insieme!"

Tirarono una terza volta, con tutto il fiato che avevano. Eletta chiuse gli occhi e strinse. Lori non pensò più alla paura. La rete fece un grande strappo. Si staccò dagli scogli. Poi, come uno scialle vecchio, si sciolse e scivolò via, portata da una corrente.

Per un momento non successe nulla.

Poi, lontano, si sentì un rumore dolce. Ploff. Ploff-ploff. Una piccola onda arrivò sulla sabbia e fece il suo disegno bianco. Poi un'altra, più grande. Poi un'altra ancora, ancora più grande. Il mare aveva ritrovato la strada.

"Guardate!" disse Eletta, indicando l'acqua.

Dal mare saltò fuori un pesce argentato. Poi due. Poi dieci. Disegnavano archi luccicanti e tornavano in acqua. Era come se ballassero. Era come se ringraziassero.

La nebbia cominciò a diradarsi. Il cielo si aprì. E lento, il sole si voltò a salutare. Il cielo diventò arancione, poi rosa, poi viola. Un tramonto grandissimo abbracciò la spiaggia. Le conchiglie non sussurravano più: adesso suonavano, tranquille, come campanelle.

Ale si voltò verso il Rospo re. Lo guardò con occhi diversi. Quella corona storta, adesso, non sembrava più buffa. Sembrava semplicemente... una corona. Vera.

Il Rospo re si inchinò verso il mare e disse: "Buon pomeriggio, Maestà Acqua." E il mare, con un'onda gentile, sembrò inchinarsi di ritorno.

"Grazie, piccoli," disse il Rospo re. "Oggi siete stati dei re anche voi."

"Anche noi?" disse Lori.

"Anche voi. Perché avete ascoltato."

Sofia fece le fusa. Poldo annusò un'ultima conchiglia. Dora e Milo si stiracchiarono sugli scogli. Era ora di tornare.

Dal fondo della nebbia che si scioglieva, arrivò il suono.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

Alfredo era lì, con il fumo rosa che usciva dal camino. Aveva i finestrini bagnati di nebbia. Salutò i bambini con il campanellino. Salirono tutti, con i gatti in braccio. Il Rospo re fece un ultimo inchino, poi si voltò verso lo Stagno dei Riflessi d'Argento e, camminando con i suoi saltelli solenni, sparì tra le dune.

Alfredo partì lento. Il mare restò indietro, grande e calmo, con le onde che salivano in rima con la luce del tramonto. Prima di prendere la strada di casa, Alfredo fischiò e disse:

"Ciuffff ciuffff, si torna a riva,
il mare canta, l'onda viva.
Chi ha una corona un po' storta
ti apre del cuore la porta!"

I bambini si guardarono e sorrisero. Eletta sbadigliò, già un po' assonnata. Ale abbracciò Sofia. Viola tenne Milo. Lori tenne Dora. Poldo si arrotolò in braccio a turno a tutti e quattro.

Quando il trenino li lasciò in giardino, il sole era quasi scomparso. In cielo restavano ancora striscioline rosa. Eletta mormorò: "Il Rospo re era proprio un re." Ale annuì lento. E senza dire altro, tutti si strinsero un poco di più.

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