Storie per Bambini

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Il Soffio delle Stelle

Il Soffio delle Stelle

✨ Riassunto della Storia

Alfredo porta Viola e gli amici su una montagna di notte, dove i cristalli di una grotta si sono spenti. Incontrano Scintilla, una salamandra scambiata per mostro, e insieme riaccendono le stelle soffiando, tutti uniti.

Era quasi sera nel giardino di Viola. Il cielo sembrava una fetta di anguria, tutto rosa e arancione, e un venticello tiepido spingeva in aria tante bolle di sapone. Viola, Ale, Eletta e Lori le rincorrevano ridendo, saltando per farle scoppiare prima che toccassero l'erba.

"Questa è mia!" gridò Lori, e fece un salto lunghissimo.

"Guardate quella grande!" disse Ale, indicando una bolla che saliva verso le prime stelle della sera.

Eletta si fermò a guardarla, con il naso all'insù. Viola invece aveva già gli occhi che brillavano: quando c'era qualcosa da scoprire, lei voleva sempre essere la prima ad andarci.

Fu allora che dal fondo del giardino arrivò un suono conosciuto.

"CIUFFF CIUFFF! CIUFFF CIUFFF!"

Era Alfredo il trenino magico, con i vagoni colorati e il fumo che profumava di zucchero filato. Si fermò accanto al cancello e fischiò allegro.

"CIUFFF CIUFFF! Salite presto, bimbi, non tardate,
stanotte su nel cielo voi volate.
Lassù le stelle fanno un viaggio d'oro,
e dormono i cristalli, il mio tesoro."

I quattro amici si guardarono emozionati. Stelle? Cristalli? Salirono di corsa sui vagoni e Alfredo partì, arrampicandosi nel cielo della sera come se i binari fossero fatti di nuvole. Sotto di loro le case diventavano piccole come giocattoli, e più salivano, più il cielo si faceva scuro e pieno di puntini d'argento.

"Dove staremo andando?" sussurrò Eletta, con il naso incollato al finestrino.

"Non lo so," disse Viola, "ma ho una gran voglia di scoprirlo."

Quando il trenino si fermò, era notte piena. Si trovavano ai piedi di una montagna, all'inizio di un sentiero stretto che saliva a zig-zag tra le rocce. Un cartello di legno diceva: "Sentiero delle Lucciole Spente".

"Che nome buffo," sussurrò Eletta.

E infatti, lungo il sentiero, tante piccole lucciole se ne stavano ferme sui rametti, senza brillare, come lampadine stanche. In cima alla montagna si apriva una grotta buia. Lassù, di solito, brillavano cristalli meravigliosi. Ma quella notte erano spenti, neri come sassi.

Nel cielo, invece, passavano le stelle cadenti. Lasciavano scie dorate, ma erano deboli, tremolanti, come candeline sul punto di spegnersi.

"Le stelle sono stanche," disse Viola. "E se non brillano loro, non brillano nemmeno i cristalli. Dobbiamo aiutarle!"

"E come?" chiese Lori.

"Salendo, e scoprendolo," rispose Viola, già con un piede sul sentiero.

Salirono. Il buio era fitto e i passi rimbombavano tra le rocce. Il vento faceva frusciare i cespugli, e ogni tanto un sassolino rotolava chissà dove. A un tratto, dietro un cespuglio, videro un'ombra strana: aveva una lunga coda che si muoveva a scatti.

"UN MOSTRO!" gridò Lori, e schizzò indietro.

"Aiuto!" fecero Ale ed Eletta, nascondendosi dietro una roccia.

Solo Viola non scappò. Il cuore le batteva forte, così forte che le sembrava di sentirlo nelle orecchie, ma strinse i pugni e fece un passo avanti.

"Chi sei?" domandò con voce ferma.

L'ombra tremò e uscì allo scoperto. Non era affatto un mostro. Era una salamandra, cioè un animaletto simile a una piccola lucertola, con la pelle liscia e umida e due occhietti dolci. Profumava di muschio e di mirtilli.

"Vi prego, non scappate," disse la creatura con un filo di voce. "Sono mortificata."

I bambini si fecero coraggio e tornarono vicini, uno alla volta.

"Morti… che cosa?" chiese Ale, incuriosito.

"Mortificata," ripeté la salamandra. "Vuol dire che sono molto dispiaciuta, quasi con un po' di vergogna."

"Ah," disse Eletta con dolcezza. "E perché sei mortificata?"

"Perché credo di aver spento io i cristalli," rispose. "Mi chiamo Scintilla. Vivo qui sotto le foglie. Tutti scappano quando mi vedono, perché nel buio sembro spaventosa. Così mi nascondo sempre, e resto sola."

Viola le si avvicinò e le sorrise. "Io non ho più paura. Sei piccola e gentile."

A quelle parole successe una cosa magica: Scintilla cambiò colore. Da grigia diventò azzurra, poi verde, poi rosa. E la sua codina fece una piccola scintilla dorata.

"Diventi colorata!" rise Lori.

"Succede quando sono contenta," disse Scintilla, tutta felice. "Ma ora ascoltate. I cristalli non brillano più perché le stelle sono troppo stanche. Per riaccenderle, bisogna salire il sentiero e soffiare su ogni stella, una per una. Il soffio ridà loro fiato, e loro tornano a brillare."

"Allora soffiamo!" esclamò Viola. "Tutti insieme, andiamo!"

Scintilla fece strada, saltellando a piccoli scatti. Quando era contenta i suoi colori si accendevano, e così illuminava il sentiero buio meglio di una lanterna. Arrivati alla prima curva, una stella cadente scese vicino, debole e pallida. Viola fece un bel respiro e soffiò.

"Fffffff!"

La stella si accese di colpo, dorata e splendente, e una lucciola sul rametto si illuminò. I bambini batterono le mani. Uno dopo l'altro, soffiarono anche loro. Ale soffiò su una stella, Lori su un'altra, Eletta su una piccolina che si accese subito. Ogni volta che una stella si accendeva, un pezzetto di sentiero usciva dal buio.

Ma proprio mentre ridevano, arrivò dalla montagna un colpo di vento forte.

"FIIIUUU!"

E le stelle appena accese si spensero di nuovo, tutte insieme, come candeline su una torta.

"Oh no!" disse Lori, con le lacrime agli occhi. "È tutto inutile!"

Gli altri si scoraggiarono. Ale sospirò, Eletta abbassò la testa. Ma Viola no.

"Non molliamo," disse. "Rifacciamolo, e questa volta copriamo le stelle con le mani, così il vento non le spegne."

Così fecero. Soffiavano e poi facevano una piccola conca con le manine attorno alla luce, per riparare la fiammella dorata. Funzionò! Le stelle restavano accese, e il sentiero pian piano si riempiva di puntini d'oro, come una collana luminosa che saliva sulla montagna.

Salirono ancora, sempre più su. Il secondo picco della montagna era vicino. Ma all'improvviso, dall'alto, un grosso sasso si staccò e rotolò giù.

"RRRRUMBLE!"

Il sasso si fermò proprio in mezzo al sentiero, bloccando il passaggio. Era troppo grande per spostarlo e troppo alto per scavalcarlo.

"Non passiamo più," disse Ale, sconsolato. "Adesso siamo bloccati."

Viola non si arrese. Osservò la roccia con attenzione, girandole intorno. Poi guardò Scintilla, così piccola, e poi una fessura stretta sul lato del masso.

"Scintilla, tu puoi passare in quel buchino," disse. "Ale, tu sei magro e agile: se ti do la spinta, arrivi lassù su quella sporgenza e ci aiuti a salire uno alla volta."

Ale sorrise. "Idea da campioni!"

Scintilla scivolò nella fessura, veloce come un lampo colorato. Ale saltò, si aggrappò, si arrampicò e tese la mano agli amici. Uno dopo l'altro, tenendosi stretti per il polso, superarono il sasso. Ci volle coraggio, e a Eletta tremavano un po' le gambe, ma nessuno si fece male. Dall'altra parte si ritrovarono tutti insieme, più uniti di prima.

Finalmente arrivarono in cima, davanti alla grotta buia. Erano riusciti ad accendere tante stelle. Ne restava una sola: l'ultima, la più importante. Ma era lontanissima, altissima nel cielo, piccola come un puntino.

"È troppo lontana," disse Lori. "Il nostro soffio non ci arriva."

Provò Ale: "Fffff!" Niente. Provò Eletta: "Fffff!" Troppo debole. La stellina restava spenta, e nella grotta i cristalli rimanevano neri come la pece.

Tutti si sedettero per terra, stanchi e tristi. Ma Viola si alzò in piedi. Aveva quella luce negli occhi che le veniva quando trovava la soluzione.

"Da soli non ce la facciamo," disse. "Ma se soffiamo tutti insieme, nello stesso momento, il nostro soffio diventa grande! Scintilla, soffia anche tu. Uniamo il fiato di tutti!"

Si misero vicini, spalla contro spalla, e fecero il respiro più grande della loro vita. Scintilla si mise davanti, tremante ma decisa.

"Pronti?" disse Viola. "Uno… due… TRE!"

"FFFFFFFFFFFFFFFF!"

Tutti soffiarono insieme, con tutto il fiato che avevano. E accadde. Un unico soffio grande volò su nel cielo come un vento gentile e raggiunse la stellina lontana.

La stella si accese, luminosa come mai. La sua scia dorata scivolò giù, entrò dentro la grotta e toccò i cristalli. E allora la grotta esplose di luce! Rossa, azzurra, viola, verde, oro: i cristalli tornarono a brillare tutti insieme, e la montagna intera si riempì di colori. Anche le lucciole si accesero, una dopo l'altra, come piccole stelle sul sentiero.

Scintilla era così felice che diventò di mille colori tutti in una volta, e la sua coda fece una pioggia di scintille dorate.

"Ce l'abbiamo fatta!" gridò Viola, abbracciando gli amici.

"E pensare che ti avevamo scambiata per un mostro," disse Lori a Scintilla, ridendo. "Invece sei l'amica più dolce di tutte."

"Quello che sembra spaventoso," disse Eletta piano, "a volte è solo qualcuno che aspetta un amico."

Restarono un po' a guardare la grotta scintillante, con Scintilla che saltellava contenta tra i cristalli. Poi, dal sentiero, arrivò il suono conosciuto.

"CIUFFF CIUFFF!"

Era Alfredo, venuto a riprenderli. Aprì gli sportelli e, mentre salivano, disse la sua rima.

"CIUFFF CIUFFF! Chi sembrava un mostro spaventoso,
era invece un amico dolce e prezioso.
Soffiando insieme avete acceso il cielo intero:
tornate a casa adesso, col cuore leggero."

I bambini salutarono Scintilla con la mano finché la montagna non diventò un puntino luminoso lontano. Poi, cullati dal dondolio del trenino, si addormentarono felici, con ancora negli occhi tutti quei colori.

E quella notte, sopra le loro casette, brillarono le stelle più luminose di sempre.

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