Storie per Bambini

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Il segreto del Laghetto della Luna d'Argento

Il segreto del Laghetto della Luna d'Argento

✨ Riassunto della Storia

Ale, Viola, Eletta e Lori partono con Alfredo verso il Laghetto della Luna d'Argento. Aiutano il pipistrellino Pippo a liberare la Sorgente Sassofina e riportano l'acqua agli animali.

Era una mattina di neve soffice. Fuori dalle finestre di casa di Ale, i fiocchi scendevano come piume dal cielo, bianchi e silenziosi. Ale, Viola, Eletta e Lori erano tutti in salotto. Avevano deciso di costruire un igloo gigante con i cuscini del divano.

"Questo è il tetto!" disse Ale, spingendo un cuscino rosso sopra la loro testa.

"E questa è la porta!" aggiunse Lori, ridendo mentre strisciava sotto un altro cuscino.

I quattro gatti di Ale osservavano la scena con aria divertita. Sofia, la gattina nera, era acciambellata sul tappeto. Dora, la tigrata temeraria, teneva gli occhi fissi sulle code degli altri. Poldo, grasso come una palla, dormiva beato sotto il tavolo. Milo, agile come una molla, fece un salto enorme e atterrò in cima all'igloo, che tremò tutto.

"Milo, sei pazzo!" rise Eletta, gentile come sempre.

Poi qualcuno vide un cuscino azzurro, morbido come una nuvola.

"Lo voglio io!" disse Ale afferrandolo.

"No, l'ho visto prima io!" disse Viola, tirandolo dall'altra parte.

Tira di qua, tira di là. Il cuscino azzurro cominciò a sembrare una bandiera tra due eserciti. Ale fece una faccia arrabbiata. Viola strinse la mascella, come faceva lei quando voleva qualcosa davvero.

Max, il babbo di Ale, entrò in salotto con un sorriso tranquillo. Dietro di lui c'era Grace, che era sempre pronta ad abbracciare chiunque ne avesse bisogno.

"Ehi, piccoli ingegneri," disse Max con voce calma, "non si litiga per un cuscino."

Grace si inginocchiò accanto a Ale e Viola e li accarezzò entrambi sulla testa. "In famiglia, e anche tra amici, ci si vuole bene anche quando si litiga. Però poi si fa pace, giusto?"

Ale respirò un momento. Viola respirò. Si guardarono e, senza dirselo, mollarono il cuscino insieme. Ale lo posò con cura al centro dell'igloo.

"Facciamolo diventare il cuscino del capitano," disse Viola. "Ci sediamo sopra a turno."

"D'accordo," sorrise Ale.

E in quel momento, proprio in quel momento, dal giardino arrivò un suono. Un suono che i quattro conoscevano benissimo.

"CIUFFFF CIUFFFF!"

Corsero alla finestra. Un trenino magico stava aspettando sulla neve, con il fumo che si mescolava ai fiocchi.

"È Alfredo!" gridò Lori.

Saltarono gli stivali, i cappotti, le sciarpe, e uscirono di corsa. Alfredo il trenino magico aveva il vagone aperto, pronto ad accoglierli. Con la sua voce musicale disse:

"CIUFFFF CIUFFFF, bambini, salite,
un viaggio speciale vi aspetta, venite!
Un lago d'argento ha perso il suo canto,
andiamo a scoprire il suo magico incanto!"

I quattro si arrampicarono ridendo. Il trenino partì. Gli alberi sfilavano accanto ai finestrini. La neve diventava meno fitta, e il sole faceva capolino timido. Il trenino rallentò, e i bambini videro una cosa bellissima e triste insieme.

Davanti a loro c'era un lago. Un lago che doveva essere stato grande, ma ora era mezzo asciutto, con tanti sassi scoperti sulle rive. Intorno, betulle bianche con la corteccia che sembrava carta. E un prato spento, con l'erba stanca. Niente farfalle.

"Benvenuti al Laghetto della Luna d'Argento," disse Alfredo con dolcezza. Poi si allontanò un pochino per riposare.

"Ma dov'è l'argento?" chiese Lori, grattandosi la testa.

"Dove sono le farfalle?" chiese Eletta, guardandosi intorno.

Fu allora che sentirono una voce. Anzi, una frase. Anzi, un fiume di parole.

"Oh, finalmente qualcuno, qualcuno, qualcuno, che bello che bello che bello, ma voi chi siete, da dove venite, avete portato qualcosa da mangiare, magari lamponi, io adoro i lamponi, profumano così bene..."

I bambini alzarono gli occhi. Appeso a testa in giù a una betulla c'era un pipistrellino grande come un pugno, con due occhietti dolci e le alucce che gli tremavano. Profumava di muschio e di lamponi selvatici.

"Tu chi sei?" chiese Ale, sorridendo.

"Io sono Pippo," disse il pipistrellino facendo saltellare le sue parole, "e vivo qui, ma qui ora è tutto così... così... malinconico!"

"Malinconico?" chiese Lori. "Che vuol dire?"

Eletta, che aveva sempre un modo dolce di spiegare, si chinò verso Lori.

"Malinconico vuol dire un po' triste, ma di una tristezza morbida, come quando è un giorno grigio e hai voglia di stare in braccio alla mamma."

"Ah," disse Lori, con aria seria. "Quindi il laghetto è malinconico."

"Esatto," disse Pippo, e poi ricominciò a chiacchierare. Fece un volo a zig-zag, inciampò in un ramo, si rialzò e continuò. "La Sorgente Sassofina si è chiusa, non arriva più acqua, e allora il laghetto si è svuotato, e i fiori si sono addormentati, e le farfalle se ne sono andate, e adesso..."

Dal bosco arrivarono passi leggeri. Un cerbiatto giovane, con gli occhi grandissimi, si avvicinò. Dietro di lui, una volpe rossa con il muso stanco. E poi tre scoiattoli minuscoli, uno dopo l'altro, come un trenino di codine.

"Sete," disse il cerbiatto, con voce bassa. "Abbiamo sete."

Il cuore di Viola si strinse. Viola aveva il carattere forte, e quando qualcosa la toccava, non restava ferma a guardare.

"Dobbiamo aiutarli!" disse con decisione. "Pippo, tu sai dov'è la sorgente?"

"Lo so, lo so, lo sooo!" fece Pippo, eccitato. "È dentro la Grotta del Silenzio, dietro la cascata asciutta. Ma..."

"Ma?" chiese Ale.

"Ma la grotta è... è... buia." Pippo si rimpicciolì e disse la sua formula magica: "Pipistrelli-pipistrelli-pipistrelli." Poi aggiunse: "Io ho una lanterna speciale, però si accende solo quando sono coraggioso. E quando ho paura si spegne."

Ale prese Pippo in una mano, con delicatezza.

"Noi ci siamo," disse. "Andiamo insieme."

Pippo volò davanti, a zig-zag come un moscerino distratto. I bambini lo seguirono, scalando rocce, saltando sopra ruscelli secchi, fino a un ingresso scuro tra due grandi sassi. Era la Grotta del Silenzio. Non si sentiva neppure il canto degli uccelli.

Entrarono. All'inizio la luna, là fuori, si era affacciata tra le nuvole e mandava una luce d'argento dentro la grotta. La lanterna-lucciola di Pippo, appesa a un laccetto, brillava come una stellina verde.

Ma all'improvviso una grande nuvola coprì la luna.

Buio.

La lanterna di Pippo tremò, poi si spense.

"Ahiaaaa, pipistrelli-pipistrelli-pipistrelli!" squittì Pippo, nascondendosi tra i capelli di Ale.

"Io voglio tornare indietro!" disse Lori, con la voce che si incrinava.

"No, non possiamo!" disse Viola. "Se torniamo indietro gli animali non bevono!"

"Ma non si vede niente!" gridò Lori.

"Tu hai sempre paura!" disse Ale, arrabbiato perché era arrabbiata la paura, non lui.

"Io no!" rispose Lori, con gli occhi lucidi.

"Basta!" si mise in mezzo Viola. "Avanti tutti, forza!"

"Tu sempre a comandare!" disse Ale.

Il buio sembrò farsi più fitto. Tutti avevano il respiro veloce. Poi qualcuno prese la mano di Ale. Era Eletta. Poi Eletta prese la mano di Viola, e con l'altra quella di Lori. Li tirò vicini, tutti e quattro attaccati.

"Siamo una famiglia qui dentro," disse Eletta con la sua vocina tranquilla. "Accendiamola insieme."

Nessuno disse nulla per un secondo. Poi Lori si asciugò una lacrima con la manica. Ale sussurrò: "Scusa, Lori."

"Scusa anche tu, Ale," disse Lori.

Viola aprì le braccia e abbracciò tutti. Persino Pippo si infilò nel mezzo, come una pallina calda che profumava di lamponi.

E in quel momento, come per magia, la lanterna di Pippo fece: "plink!"

Si accese. Una luce verde, tremolante, ma chiara.

"Si è riaccesa!" disse Pippo, felicissimo.

Alla luce della lanterna videro qualcosa sul fondo della grotta. Un mucchio di foglie, di rametti, e in cima un sasso rotondo, grande come una pagnotta. Avevano trovato il passaggio della Sorgente Sassofina, ma era bloccato.

"Forza, tutti insieme!" disse Ale.

Eletta spostò le foglie con calma. Viola tirò via i rametti con forza. Lori, che era il più veloce, correva avanti e indietro portando via i pezzi più piccoli. Ale spinse con tutto il suo corpo contro il sasso rotondo. Pippo, con la sua lanterna accesa, illuminava ogni angolo e gridava incoraggiamenti.

"Forza, ce la fate!"

Il sasso si mosse. Poi si mosse ancora. Poi rotolò via.

Dalle rocce uscì un gorgoglio dolce, come una risata. Un filo d'acqua. Poi un rigagnolo. Poi un piccolo fiume d'argento che si buttava fuori dalla grotta.

I bambini corsero fuori dietro all'acqua, ridendo.

Fuori, il miracolo era appena iniziato. L'acqua correva veloce verso il laghetto, lo riempiva, e il laghetto tornava a essere lucente come una moneta nuova. L'erba grigia si tingeva di verde. I fiori che sembravano addormentati aprivano gli occhi colorati: rossi, gialli, viola, bianchi. Dai quattro angoli del cielo arrivarono le farfalle, tantissime, come una nuvola di coriandoli.

Il cerbiatto bevve, poi la volpe, poi gli scoiattoli uno dopo l'altro. Bevvero così a lungo che i loro occhi ridevano di nuovo.

La neve smise di colpo. Uscì il sole. E sul laghetto, un grande arcobaleno si posò come un ponte di colori.

"Pippoooo!" chiamò una voce dall'alto.

Era la mamma di Pippo, una pipistrella grande che volava veloce giù da un albero. Atterrò vicino al laghetto e abbracciò Pippo con le sue ali morbide.

"Ti ho cercato ovunque, bimbo mio!" disse. "Mi dispiace per prima, quando ti ho detto di stare zitto. Ero solo stanca."

"Scusa anche tu, mamma," disse Pippo. "A volte chiacchiero troppo."

"Ti voglio bene anche quando chiacchieri troppo," disse la mamma-pipistrella, e lo strinse di nuovo.

I bambini si guardarono con un sorriso grande. Alfredo il trenino magico tornò al loro fianco, con il suo "CIUFFFF CIUFFFF" allegro, e disse:

"CIUFFFF CIUFFFF, al calduccio si va,
con abbracci e tanta felicità!
Dopo il litigio ritorna l'amore,
la luce più dolce che scalda il cuore!"

I bambini salutarono Pippo, la sua mamma, il cerbiatto, la volpe e gli scoiattoli. Salirono sul trenino, che fischiò e partì tra i fiocchi ultimi di neve.

Quando arrivarono a casa, Max e Grace li stavano aspettando con la cioccolata calda. I gatti di Ale miagolarono felici. Ale abbracciò Viola. Viola abbracciò Lori. Lori abbracciò Eletta. Eletta abbracciò tutti.

E il cuscino azzurro, con il suo posto d'onore al centro del salotto, sembrava sorridere anche lui.

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