Storie per Bambini

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Il coraggio che sa aspettare

Il coraggio che sa aspettare

✨ Riassunto della Storia

Durante la raccolta delle olive, la gattina Stella si arrampica troppo in alto, spaventata. Aurora, con Maelle e Davide, impara che la calma gentile la salva meglio della fretta.

Il sole dell'autunno si affacciava tra i rami come se volesse dare il buongiorno a ogni foglia, una alla volta. L'uliveto del Vento Dolce profumava di terra bagnata e di legno, e ogni passo tra i filari faceva un rumore morbido di foglie secche.

Aurora era sveglia da un pezzo. Aveva sei anni, i capelli biondi lunghi che la mamma le aveva legato con un nastro, e due occhi color cioccolato che quel mattino brillavano di contentezza. Era il giorno della raccolta delle olive, il giorno che aspettava da settimane.

"Dai, Maelle, vieni a vedere!" disse, tirando per la manica la sua amica del cuore. Maelle aveva anche lei sei anni, i capelli castani che le arrivavano alle spalle e un sorriso largo che non la lasciava mai. Le due bambine correvano tra gli olivi come se tutto il campo fosse soltanto loro.

Dietro di loro arrivava Davide, il fratello grande di Aurora. Aveva tredici anni e portava sulla spalla la lunga pertica per bacchiare i rami. "Piano con quella corsa," rise, "le olive non scappano."

Mamma Francesca e papà Simone stendevano le grandi reti verdi sotto gli alberi. Francesca aveva le guance rosse per l'aria frizzante del mattino e, ogni volta che passava vicino ad Aurora, le dava un bacio sulla testa. "Buongiorno, tesori," diceva, con quella voce calda che faceva sentire tutto sicuro.

Ma la vera regina della giornata era un'altra. Tra i tronchi correva Stella, la gattina di Aurora. Aveva un anno, il pelo di tre colori, bianco, arancione e nero, e due occhi arancioni come due piccole lanterne. Stella annusava tutto, saltava dentro le reti, inseguiva una lucertola tra i sassi caldi e poi tornava di corsa a strusciarsi sulle gambe di Aurora.

"Lo sai, Maelle," disse Aurora mentre riempiva il primo cesto, "che c'era un uomo di tanto tempo fa, San Francesco, che parlava con gli animali? Parlava agli uccellini, piano, con dolcezza, e loro lo ascoltavano. Non gridava mai. Diceva le cose con calma, e tutti si fidavano di lui."

"Davvero gli uccellini lo ascoltavano?" chiese Maelle, con gli occhi spalancati.

"Davvero," annuì Aurora. "La mamma me lo racconta sempre." E intanto infilò una mano nella tasca della giacca, dove teneva il suo sacchetto di croccantini. Lo scosse appena. Stella drizzò le orecchie e arrivò in un lampo, miagolando. Aurora rise e le mise sul palmo tre croccantini. "Vedi? Anche lei si fida di me."

Il mattino passava dolce. Le mani erano fredde, ma il lavoro scaldava. Le olive cadevano sulle reti con un tic-tic allegro, come una pioggia leggera. Un ragno, in un angolo tra due rami, tesseva la sua tela sottile, e le foglie, quando soffiava il vento, danzavano giù fino a terra. Aurora pensò che forse era proprio così che San Francesco vedeva il mondo: pieno di piccole cose meravigliose.

Poi venne il momento che tutti aspettavano. Davide alzò la lunga pertica verso l'olivo più grande, quello in fondo al campo. "Attenti, arrivano le olive!" gridò, e cominciò a battere i rami.

Le olive piovvero giù tutte insieme, come una grandine gentile, picchiettando sulle reti con un gran fruscio. Fu bellissimo. Ma per Stella, che proprio in quel momento sonnecchiava ai piedi di quell'albero, fu uno spavento tremendo.

La gattina fece un balzo. In un battito di ciglia si arrampicò sul tronco, poi su un ramo, poi su quello sopra, sempre più in alto, fino al ramo più alto dell'olivo più grande. Lassù si fermò. Guardò giù. E capì di essere troppo in alto per tornare indietro.

"Stella!" urlò Aurora, con il cuore che le batteva fortissimo. La gattina miagolava, un miagolio sottile e spaventato, e si teneva stretta al ramo con le unghie.

"È salita troppo!" disse Maelle, portandosi le mani alla bocca.

Aurora non ci pensò due volte. Lei era così: quando c'era un problema, si buttava. Corse al tronco e provò ad arrampicarsi. "Vengo io a prenderti!" gridava. "Non avere paura, arrivo!" Scuoteva il tronco, chiamava forte, saltava per cercare di aggrapparsi al primo ramo. "Stella! Stella, vieni giù!"

Ma più Aurora si agitava, più Stella si rannicchiava impaurita lassù in cima. Il tronco tremava, le voci erano alte, e la gattina chiudeva gli occhi e si faceva piccola contro il ramo. Non scendeva. Anzi, stringeva ancora di più le unghie, come se volesse diventare parte dell'albero.

"Aurora, tesoro, fermati un momento," disse papà Simone, posandole una mano sulla spalla. "Così la spaventi di più."

Aurora si fermò, con il fiato grosso e gli occhi lucidi. Guardò la sua gattina, piccola e tremante lassù tra le foglie. E in quel momento, dentro di lei, tornò una voce dolce. La voce della mamma che raccontava di San Francesco. Parlava agli animali piano, con dolcezza, senza fretta. Non gridava mai.

Aurora fece un respiro lungo. Si asciugò gli occhi con la manica. Poi, senza più correre, senza più gridare, si avvicinò al tronco camminando lenta, come si cammina quando non si vuole svegliare nessuno.

"Stella," disse, e stavolta la sua voce era morbida come una coperta. "Sono qui. Non ti muovere. Va tutto bene."

La gattina aprì un occhio arancione e la guardò.

"Brava," sussurrò Aurora. "Resta lì tranquilla. Ci penso io."

Maelle, che la conosceva bene, capì subito che qualcosa era cambiato. Si avvicinò piano e, con un'idea improvvisa negli occhi, disse: "Aurora! Il sacchetto! I croccantini!"

Aurora sorrise. Infilò la mano in tasca e tirò fuori il sacchetto. Lo scosse adagio, facendo quel suono che Stella conosceva meglio di ogni altro al mondo, il suono che voleva dire casa, coccole, cibo buono. Il tin tin dei croccantini salì leggero fino al ramo più alto.

Lassù, due orecchie si drizzarono.

"Vieni, Stella," chiamò Aurora, con la voce di chi non ha nessuna fretta. "Senti? Ci sono i tuoi croccantini. Vieni giù da me, un passo alla volta."

Intanto Davide si era mosso con calma. Aveva preso la vecchia scala di legno appoggiata al muretto e la stava avvicinando all'albero senza fare rumore. "La tengo ferma io," disse piano. "Tu sali solo quanto basta, Aurora. Non più su."

Aurora salì sulla scala, un gradino, poi un altro, poi un altro ancora. Non andò in cima. Si fermò a metà, come le aveva detto il fratello, e tese una mano verso la sua gattina. Nell'altra teneva qualche croccantino sul palmo aperto.

"Dai, piccola," mormorò. "Fidati di me. Lo so che hai paura. Avevo paura anch'io. Ma adesso siamo calme tutte e due, vero? Un ramo alla volta."

Stella allungò una zampa. La tirò indietro. Miagolò. Poi guardò gli occhi color cioccolato di Aurora, quella voce dolce che non la sgridava, quel palmo pieno di croccantini. E si decise. Scese di un ramo. Si fermò. Scese ancora. Maelle, giù in basso, tratteneva il respiro. Francesca si era portata una mano sul cuore. Perfino Davide stava immobile, tenendo la scala ferma come una roccia.

"Brava, bravissima," continuava Aurora, senza mai alzare la voce. "Ancora un pochino. Sono qui. Non vado da nessuna parte."

Stella arrivò sul ramo più basso, proprio sopra la testa di Aurora. Si guardarono, naso contro naso. E poi, con l'ultimo salto, la gattina si buttò dritta tra le braccia della sua bambina.

Aurora la strinse forte, scendendo la scala con Davide che la reggeva. Appena furono a terra, Stella le si arrampicò addosso facendo le fusa, fusa grosse come un motorino, e poi si accoccolò dove le piaceva di più al mondo: tra le gambe di Aurora, raggomitolata come un gomitolo caldo.

"Ce l'hai fatta," disse Maelle, abbracciando l'amica. "Sei stata bravissima. E anche tu, Stella!"

"Non ce l'ho fatta da sola," rispose Aurora, accarezzando il pelo tricolore della gattina. "Tu hai pensato ai croccantini. Davide ha tenuto la scala. E io... io all'inizio avevo fatto tutto storto. Gridavo, scuotevo l'albero, e lei si spaventava di più." Sorrise. "Poi mi sono ricordata di San Francesco. Lui parlava piano. E ha funzionato."

Mamma Francesca si inginocchiò e le strinse tutte e due, Aurora e Maelle, in un abbraccio che sapeva di buono. "Hai imparato una cosa importante oggi, amore," le disse con dolcezza. "A volte, quando vogliamo bene a qualcuno, la cosa più coraggiosa non è buttarsi. È avere la pazienza di andare adagio."

Finirono la raccolta tutti insieme, ridendo, con i cesti pieni di olive lucide. Stella non si allontanò più di tanto: restò vicino ad Aurora, a inseguire qualche foglia che danzava, ma con un occhio sempre sul sacchetto in tasca.

Quando il sole cominciò a scendere, il cielo sopra l'uliveto del Vento Dolce diventò tutto arancione, dello stesso arancione degli occhi di Stella. Caricarono i cesti sul carretto. Papà Simone prese in braccio Aurora, che era stanca e felice, e Davide portò la gattina addormentata.

Tornarono a casa nella luce dolce della sera, con il profumo delle olive sulle mani e la pace nel cuore. E mentre la casa si accendeva di luci calde, Aurora pensò che era stata la giornata più bella dell'autunno. Non perché non ci fosse stata paura. Ma perché, proprio quando aveva avuto più paura, aveva trovato il modo più gentile di essere coraggiosa.

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