Il Circo a Testa in Giù
📅 Pubblicata il 10/09/2026
✨ Riassunto della Storia
Ale e i suoi amici salgono sul trenino Alfredo e arrivano al Gran Circo Capriola. Aiutano il pagliaccio Serafino: leggendo la mappa a testa in giù davanti allo specchio magico, ritrovano il carillon nascosto e riuniscono una famiglia divisa.
Era una sera di fine estate e il cielo, poco a poco, si tingeva di rosa e di arancione. Nel giardino, Ale, Viola, Eletta e Lori stavano costruendo un piccolo tendone con una coperta grande e tre sedie, facendo finta di essere al circo. I quattro gatti di Ale li guardavano incuriositi: Sofia, la gattina nera tutta coccole, Dora, la tigrata coraggiosa, e i due fratelli Poldo, grasso e morbido, e Milo, alto e capace di salti altissimi.
"Io faccio l'acrobata!" disse Ale, e fece una capriola sull'erba.
"E io la domatrice!" rise Viola.
Eletta batteva le mani contenta, mentre Lori correva in tondo facendo con la bocca il suono della tromba.
Proprio in quel momento, quando la prima stella si accese in cielo, si sentì un suono conosciuto.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
Da dietro la siepe spuntò Alfredo il trenino magico, con le lucine accese e un gran sorriso dipinto davanti. Alfredo il trenino magico salutò così, parlando come sempre in rima:
"Ciuff ciuff! Salite, amici, venite con me,
un posto speciale vi aspetta, sapete perché?
Stasera le stelle si accendono piano,
e un vecchio signore ha bisogno... di una mano!"
I bambini non se lo fecero ripetere. Salirono, i gatti balzarono a bordo con un salto, e il trenino partì felice tra le stelle.
Quando Alfredo si fermò, davanti ai bambini c'era un tendone enorme, colorato di rosso e di giallo. Sopra la porta una scritta luminosa diceva: GRAN CIRCO CAPRIOLA. Ma c'era qualcosa di strano: non c'era musica, non c'erano risate. Le lucine tutto intorno, che sembravano piccole stelle, erano spente.
Sulla soglia c'era un vecchio pagliaccio dal naso rosso e dagli occhi tristi. Si chiamava Serafino.
"Oh, bambini," sospirò, "siete arrivati. Ma stasera il Gran Circo non può aprire. Sono malinconico."
"Cosa vuol dire malinconico?" chiese Eletta, che non conosceva quella parola.
"Vuol dire triste, con un pizzico di nostalgia," spiegò Serafino con un mezzo sorriso. "Triste perché mi manca una cosa importante."
Poi raccontò tutto. Nel circo c'era un carillon, cioè una scatolina magica che, quando la apri, suona da sola una musica dolce. Quel carillon era il cuore del circo. Ma tanto tempo prima Serafino aveva litigato con Stella, sua figlia, la più brava acrobata del mondo. Dopo il litigio, Stella se n'era andata via e aveva nascosto il carillon in una delle stanze segrete del Castello degli Specchi.
"Il Castello degli Specchi è lì dentro," disse Serafino indicando una porticina. "È come un labirinto, cioè un posto pieno di corridoi tutti uguali, dove è facilissimo perdersi. C'è una mappa che dice dove si trova il carillon. Ma la mappa si vede soltanto nello Specchio Magico… e lo Specchio Magico fa i dispetti: mostra tutto capovolto, sottosopra! Io, con questi occhi vecchi, non ci capisco più niente."
"Ci pensiamo noi!" disse Ale, con gli occhi che brillavano.
Entrarono nel Castello degli Specchi. Dentro era buio e c'erano specchi dappertutto: specchi larghi, specchi stretti, specchi che facevano diventare le gambe lunghissime e la testa piccola piccola. I bambini ridevano guardandosi, ma stavano bene attenti a non perdersi in quei corridoi tutti uguali. In fondo, uno specchio grande e dorato brillava di luce propria. Sopra apparve la mappa: ma le scritte erano al contrario, le frecce puntavano dalla parte sbagliata, e le scale sembravano salire e scendere nello stesso momento.
"Facile!" disse Lori. "La stanza è a destra!"
"No, a sinistra!" disse Viola, tirandolo per la maglietta.
"Ma no, si sale!" disse Ale.
"Io dico che si scende," sussurrò Eletta.
E così, senza accorgersene, cominciarono a litigare. Chi tirava di qua, chi tirava di là. Lori corse da una parte, Viola dall'altra, e in un attimo si ritrovarono tutti divisi in quel labirinto buio, ognuno per conto suo. I gatti miagolavano preoccupati, correndo da un corridoio all'altro.
"Ehi!" gridò Ale, fermandosi di colpo. "Così non va bene. Ci siamo persi perché ci siamo arrabbiati."
Uno alla volta, seguendo la voce di Ale, si ritrovarono tutti. Erano un po' dispiaciuti.
"Scusa se ti ho tirato la maglietta," disse Viola a Lori.
"Scusa se ho gridato," disse Lori.
Eletta li abbracciò tutti insieme. "Siamo amici. Anzi, siamo come una famiglia. E la famiglia resta unita."
Proprio allora, in un angolo, trovarono un cuscino morbido e paffuto, con due occhietti ricamati. Era il Cuscino dei Sogni.
"Un cuscino!" disse Eletta. "Forse sa qualcosa."
Appena Ale appoggiò la testa sul cuscino per riposare un secondo, il Cuscino dei Sogni si svegliò e cominciò a parlare senza fermarsi mai:
"C'era una volta un pesciolino che volava, e poi la torta di fragole, gira a destra, no aspetta, il drago dormiva, sette passi avanti, la luna fa il solletico, sali le scale, o forse scendile, buonanotte, ciao, che bello, indovina indovinello!"
"Uff!" disse Ale, tirando su la testa. "Parla, parla, ma dice mille cose insieme! Non si capisce niente!"
Il Cuscino dei Sogni era fatto così: avrebbe dovuto sussurrare piano l'inizio di un solo sogno bello, ma non riusciva a stare zitto e li sparava fuori tutti insieme, mescolando sogni, ninne nanne e indizi. Era buffo da matti, ma non aiutava per niente.
Ale si sedette a pensare. Guardava lo specchio. Guardava la mappa capovolta. Guardava il cuscino chiacchierone. E all'improvviso… Aha! Gli si accese un'idea, come una lampadina.
"Ho capito!" saltò in piedi. "Lo specchio mostra tutto sottosopra, giusto? Allora, per vedere la mappa nel modo giusto, dobbiamo metterci sottosopra anche NOI! A testa in giù!"
"A testa in giù?" chiese Viola.
"Come gli acrobati del circo!" rise Ale.
E allora Ale fece quello che sapeva fare meglio: usò la testa e il corpo insieme. Appoggiò le mani a terra, tirò su le gambe e fece la verticale, dritto come un palo al contrario. Poi camminò sulle mani, un passo dopo l'altro, con la faccia in giù, proprio davanti allo specchio.
E, meraviglia! A testa in giù, la mappa non era più capovolta: adesso si leggeva alla perfezione! Le frecce puntavano nel verso giusto, le scritte si raddrizzavano da sole.
"La stanza segreta è lassù in alto!" gridò Ale, ancora a testa in giù. "Bisogna tirare la leva vicino al soffitto per aprire la porticina!"
Ma la leva era altissima. Nessun bambino ci arrivava.
"Milo!" chiamò Ale. "Tocca a te!"
Milo, il gatto che saltava più in alto di tutti, prese la rincorsa e spiccò un balzo enorme, fino alla leva vicino al soffitto. Si aggrappò con le zampette e tirò giù con tutte le sue forze. Ma era troppo leggero, e la leva non si muoveva.
"Poldo, aiutalo!" disse Ale.
E allora Poldo, il gatto bello grasso e massiccio, saltò anche lui e si appese sotto Milo, facendo da contrappeso, cioè da peso in più che tira verso il basso. Insieme, i due fratelli tirarono la leva… e CLACK!
Con un rumore di ingranaggi, una scala nascosta scese dal muro e una porticina dorata si aprì in alto. Ale fece una capriola perfetta, poi si arrampicò sulla scala veloce come uno scoiattolo, seguito da Viola, Lori ed Eletta, con Sofia e Dora che salivano di corsa.
Dentro la stanza segreta, su un cuscino di velluto, c'era il carillon. Ale lo prese con le mani e lo aprì. E una musica dolce e delicata riempì tutto il Castello degli Specchi.
Corsero fuori dal tendone. Serafino, sentendo quella musica, si mise una mano sul cuore.
"Il carillon! L'avete trovato!"
In quello stesso momento, da dietro il tendone, arrivò di corsa una ragazza con un costume scintillante: era Stella, l'acrobata, sua figlia. Aveva sentito da lontano la musica di famiglia.
"Papà!" disse Stella, con gli occhi lucidi.
"Stella!" disse Serafino.
E si abbracciarono. Un abbraccio grande, di quelli che sciolgono tutti i musi lunghi.
"Scusa se ho litigato con te," disse Stella. "Mi sei mancato tanto."
"Scusa anche tu," disse Serafino. "Anche quando litighiamo, io ti voglio bene lo stesso."
Ale, Viola, Eletta e Lori si guardarono e sorrisero, perché anche loro, poco prima, avevano litigato e poi fatto pace.
All'improvviso, PUFF! Tutte le lucine del Gran Circo Capriola si accesero come mille stelle. La musica partì, i tamburi rullarono, e lo spettacolo poté finalmente cominciare. Stella volò sul trapezio leggera come una farfalla, si dondolò a testa in giù e prese al volo il suo papà, che rideva di gioia. Serafino fece ridere tutti con le sue capriole buffe e con il naso rosso che faceva pi pi. Anche Ale non resistette: fece una fila di capriole in mezzo alla pista, e Milo saltò più in alto di tutti mentre Poldo lo guardava orgoglioso. I quattro bambini applaudirono a più non posso, mentre i gatti facevano le fusa contenti.
Quando fu ora di tornare, Alfredo il trenino magico li aspettava fuori, sotto il cielo pieno di stelle. Salirono un po' stanchi e tanto felici, e Alfredo disse, in rima:
"Ciuff ciuff! Si torna a casa, piccoli tesori,
stanotte avete unito di nuovo due cuori.
In famiglia si litiga, ma poi ci si abbraccia,
e torna il sorriso su ogni faccia!"
E mentre il trenino correva verso casa tra le stelle, i bambini capirono una cosa importante: in famiglia, e tra amici che sono come una famiglia, ci si vuole bene anche quando si litiga. Perché dopo ogni litigio, se ci si dice "scusa" e ci si abbraccia, la pace torna sempre. Ed è la cosa più bella del mondo.