Storie per Bambini

storie per bambini dai 2 ai 5 anni

Il castello dai colori addormentati

Il castello dai colori addormentati

✨ Riassunto della Storia

Elena e Livia seguono un unicorno dorato in una valle fatata e, con i cugini Tommi e Cate, riaccendono la Fontana dell'Arcobaleno restituendo i colori al castello.

Era una mattina di sole e la famiglia aveva deciso di fare una gita nel bosco. La mamma Flaminia, alta e con un sorriso gentile, aveva preparato un cesto pieno di cose buone. Il papà Luca, magro e sempre pronto a fare il buffone, camminava facendo il verso degli uccellini per far ridere le bambine.

"Oggi ci fermiamo in questa radura," disse Flaminia, stendendo una coperta sull'erba. "E tu, Luca, smettila di spaventare gli scoiattoli."

"Io? Ma io parlo la loro lingua," rispose Luca, e fece un fischio buffissimo che non assomigliava a niente.

Elena, sei anni, aveva già tirato fuori un libro dallo zaino. Le piaceva prepararsi a ogni cosa leggendo prima. Sulla testa aveva un sacco di mollette colorate, perché adorava fare acconciature a tutti, persino al gatto della nonna. Sua sorella Livia, quattro anni, correva e saltava senza fermarsi mai, canticchiando una delle sue canzoncine preferite.

Con loro c'erano anche i cugini Tommi e Cate, venuti apposta per passare la giornata insieme. Durante il cammino, Elena leggeva a voce alta un pezzetto del suo libro sui cavalli, Livia raccoglieva fiori gialli, Tommi contava i sassi e Cate cercava le impronte degli animali tra le foglie.

Fu Livia a vederlo per prima. "Guardate! Una luce gialla!" gridò, battendo le mani. Il giallo era il suo colore.

Tra le felci altissime brillava qualcosa di dorato. Elena strinse i suoi occhi a mandorla. "È un cavallo," sussurrò. "Anzi, no. Ha un corno sulla fronte."

Era un unicorno dal manto d'oro, luminoso come un raggio di sole. Elena amava i cavalli più di qualsiasi altra cosa al mondo, e sapeva benissimo che agli animali ci si avvicina con calma. Fece un passo lento, poi un altro, con la mano aperta.

L'unicorno la annusò. Profumava di fieno caldo e di miele. Quando fu contento, sbuffò dal naso una nuvoletta dorata che salì in aria come una bolla di sapone.

"Si chiama Lumina," disse Elena sicura. "Me lo ha detto con gli occhi."

Lumina si voltò verso il sentiero tra le felci e fece un nitrito gentile, come per dire "venite con me". I quattro bambini si guardarono. La mamma e il papà erano occupati a tagliare il pane.

"Possiamo andare solo un pochino," decise Elena, che quando voleva una cosa sapeva trattare come una vera signora. "Promettiamo di tornare prima della lasagna. È un affare giusto, no?"

E così, in punta di piedi, seguirono Lumina oltre il Sentiero di Felci.

Dall'altra parte, il mondo cambiò. Si aprì una valle senza tempo, dove tanti unicorni pascolavano tra i fiori. Ma c'era qualcosa che non andava. Tutto era grigio. I fiori, l'erba, perfino il cielo. Gli unicorni grigi li guardarono passare con occhi tristi, e nessuno di loro aveva più voglia di correre. In fondo alla valle si alzava un castello enorme, il Castello delle Principesse, spento e triste come una vecchia fotografia sbiadita.

"Perché è tutto grigio?" chiese Cate, avvicinandosi a Tommi.

Dal grande portone uscì una signora dai capelli bianchi e dalla lunga veste. Era la Vecchia Principessa. Non faceva per niente paura: aveva uno sguardo dolce e la voce calma come una ninnananna.

"Benvenuti, piccoli esploratori," disse. "Questo era il Castello Arcobaleno. Un tempo brillava di tutti i colori. Ma i colori si sono addormentati, e adesso dormono dentro la Fontana dell'Arcobaleno, in cima alla torre più alta."

Elena, che amava tutti i colori senza riuscire a sceglierne uno, sentì una stretta al cuore. "E come si risvegliano, gentile principessa?" domandò, parlando come una persona grande.

"Qualcuno deve riaccendere la fontana prima del tramonto," rispose la signora. "Ma il sole scende in fretta."

Elena guardò in alto. Il sole era già a metà del cielo. "Allora vorrei prima leggere il grande Libro degli Incantesimi," disse. "Io studio sempre bene le cose, così poi le faccio senza sbagliare."

La principessa la accompagnò nella biblioteca e le mostrò il Libro. Era grosso come dieci cuscini, pieno di pagine e di parole difficili, con disegni di fontane, di stelle e di animali magici. Elena lo aprì con rispetto e cominciò a leggere. Voleva leggerlo tutto, dalla prima parola all'ultima.

Ma Livia le tirò la manica. "Elena, andiamo."

"Aspetta, devo capire ogni cosa," rispose Elena, un po' testarda.

"Non c'è tempo di capire tutto," disse Livia, e quando Livia diceva una cosa con quella faccia lì, era no e basta. "Un pezzetto basta."

Elena ci pensò su. Poi fece una cosa che di solito non faceva: lesse in fretta soltanto la pagina che parlava della fontana, la imparò a memoria e chiuse il Libro.

"Tommi, Cate, voi portate il Libro," disse. "Se mi serve, me lo aprite alla pagina giusta."

Tommi lo prese da un lato, Cate dall'altro, e lo tennero stretto come un tesoro.

Per arrivare alla torre bisognava salire una scala lunghissima e poi attraversare il Ponte di Vetro, stretto come la trave della palestra e sospeso in aria, con il vuoto sotto.

Elena si bloccò. Il cuore le batteva veloce. "Devo guardare bene come si fa," disse. Ma più guardava giù, più le gambe le tremavano.

Livia, invece, non aveva nessuna paura. A ginnastica camminava sulla trave senza la manina della maestra. Mise un piede sul ponte, poi l'altro, dritta e tranquilla.

"Guarda me, Elena," disse. "Il segreto è non guardare giù. Guarda avanti. Guarda i miei codini gialli."

Elena fissò i codini gialli della sorella. Fece un passo. Poi un altro. Non abbassò gli occhi nemmeno una volta. E arrivò dall'altra parte del ponte.

"Ce l'ho fatta!" rise. "Me l'hai insegnato tu una cosa nuova."

Dietro di loro, Tommi e Cate attraversarono reggendo il Libro, un passo dopo l'altro.

In cima alla torre c'era la Fontana dell'Arcobaleno, spenta e grigia. Accanto c'era una grande ruota di pietra, ferma, con una manovella arrugginita. Lumina li aspettava già lassù, perché gli unicorni conoscono scorciatoie fatte di luce.

Elena chiuse gli occhi e ricordò la pagina imparata a memoria. "La fontana si riaccende con due cose insieme," disse. "Una canzone gentile e la forza di una criniera dorata che fa girare la ruota."

"Io so cantare!" esclamò Livia.

"E io so fare le acconciature," disse Elena, togliendosi le mollette dai capelli.

Con le dita pettinò la lunga criniera dorata di Lumina, la intrecciò in una treccia robusta e la fermò con tutte le sue mollette colorate. Poi legò la treccia alla manovella della ruota. Lumina capì al volo.

"La pagina!" disse Elena, e Cate aprì subito il Libro al punto giusto, mentre Tommi teneva ferma la scala che dondolava.

Livia prese fiato e cominciò a cantare la sua canzone preferita, quella del sole che si sveglia. La voce saliva limpida nell'aria. Lumina tirò con il collo, la treccia resse grazie alle mollette, e la ruota cominciò a girare.

Per un attimo la ruota rallentò e la luce tremò, come se tutto stesse per spegnersi di nuovo. "Canta ancora, Livia!" gridò Elena. E Livia cantò più forte, con tutto il fiato che aveva, e la ruota riprese a girare.

E allora accadde. Dalla fontana sgorgò un filo di luce. Il primo colore a svegliarsi fu il giallo, proprio come il manto di Lumina e i codini di Livia. Poi arrivò il rosso, poi il blu, poi il verde, e via via tutti gli altri, veloci come una risata. I colori riempivano ogni cosa precisi e perfetti, come quando Livia colora senza uscire mai dai bordi.

Il castello tornò a splendere. L'erba si fece verde, i fiori diventarono mille arcobaleni, il cielo si colorò d'azzurro con nuvole rosa.

Elena guardò tutta quella meraviglia e capì una cosa, senza che nessuno gliela dicesse. Non sempre si può studiare tutto prima. A volte basta sapere un pezzetto e fidarsi del resto, e del coraggio di chi ti vuole bene. La sua voglia di prepararsi e il coraggio di Livia non litigavano affatto: erano due pezzi che, messi insieme, facevano qualcosa di bellissimo.

"Grazie, Livia," disse, e con l'ultima molletta rimasta le fece una treccia gialla.

La Vecchia Principessa salì sulla torre insieme alle altre principesse, e tutte batterono le mani. "Avete riportato i colori," disse commossa. "Ora facciamo festa."

Sul tavolo del castello, fumante e profumata, c'era proprio la lasagna, il piatto preferito di Elena.

"Come facevate a saperlo?" chiese la bambina, con gli occhi che brillavano.

"I castelli felici sanno sempre cosa piace ai bambini coraggiosi," rispose la principessa, strizzandole l'occhio.

Quando fu ora di tornare, Lumina riaccompagnò i quattro cugini oltre il Sentiero di Felci, sbuffando nuvolette dorate di felicità. Appena spuntarono di nuovo tra le felci, il pic-nic era pronto e il sole stava giusto per tramontare.

"Dov'eravate finiti?" chiese Luca, fingendo di cercarli dietro un albero. "Vi ho cercato persino dentro il cesto!"

"Abbiamo riportato i colori a un castello," disse Livia, serissima.

"Ma certo, tesoro," rise Flaminia, abbracciandole tutte e due. "E io ho riportato i panini."

Mangiarono sull'erba mentre il cielo si tingeva di rosa e arancione, proprio come la Fontana dell'Arcobaleno.

La sera, a casa, Elena era così stanca che si accoccolò sul divano come faceva sempre, e quasi si addormentò con una molletta ancora tra i capelli. Livia canticchiava a voce bassa la canzone del sole.

Flaminia le coprì tutte e due, le baciò sulla fronte e disse, come ogni sera: "Buonanotte e sogni d'oro. Vi amo. Fate tanti bei sogni."

E quella notte sognarono una valle piena di colori, un unicorno dorato e un ponte da attraversare insieme, senza guardare giù.

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