Il castello che giocava a nascondino
📅 Pubblicata il 24/10/2026
✨ Riassunto della Storia
Ale e gli amici volano con Alfredo a un castello magico creduto stregato. Scoprono che si sposta perché è solo e vuole giocare a nascondino, e che il draghetto accusato è il vero amico.
Era una sera d'autunno, con un vento tiepido che faceva ballare le foglie nel giardino. Ale, Viola, Eletta e Lori avevano acceso una piccola torcia e si divertivano a fare le ombre sul muro con le mani: un coniglio, un uccellino, un cagnolino che abbaiava senza fare rumore. Intorno a loro, acciambellati sull'erba, c'erano i quattro gatti di Ale: Sofia, la gattina nera piena di coccole; Dora, la tigrata coraggiosa; Poldo, grasso e massiccio; e Milo, alto e agile, che faceva salti lunghissimi.
"Guarda, il mio coniglio mangia il tuo uccellino!" rise Lori, muovendo le dita veloci.
"E il mio cagnolino vi insegue tutti!" disse Ale, ridendo di gusto.
Proprio in quel momento, da lontano, arrivò un suono conosciuto. CIUFFF CIUFFF! Due lucine gialle spuntarono tra i cespugli, e un trenino coloratissimo si fermò sbuffando fumo a forma di cuore. Era Alfredo il trenino magico.
"CIUFFF CIUFFF! Salite, bambini, venite con me,
vi porto nel posto più magico che c'è!
Stanotte un castello vi svela un mistero:
chi sembra un gran mostro è gentile davvero!"
I quattro amici si guardarono con gli occhi che brillavano. Salirono di corsa, e i gatti balzarono dentro all'ultimo vagone. Il trenino partì leggero, volando sopra i tetti e le nuvole, mentre nel cielo si accendevano mille stelle, come tante lucine appena accese.
Alfredo si fermò davanti a un cancello d'argento. "Siamo arrivati al Giardino Reale dei Sussurri," sussurrò il vento tra le foglie. Era un giardino meraviglioso, con fontane che cantavano e siepi tagliate a forma di animali: un elefante di foglie, una giraffa verde, un orso tutto rametti. Sotto le stelle, quelle siepi sembravano muoversi un pochino, come se respirassero.
In fondo al viale, enorme e scuro, c'era il castello.
"Brrr, che paura," tremò Eletta, stringendo la mano ad Ale.
Da dietro una fontana spuntò un omino con un cappello storto: era il giardiniere del castello, e batteva i denti dalla fifa. "Non andate lì, bambini!" squittì. "Quel castello è stregato! Ogni notte le stanze si spostano da sole, si sentono rumori, e nessuno riesce più a trovare la propria camera! Dev'esserci un mostro... ed è quello lì!"
L'omino indicò un cespuglio che tremava. E da dietro il cespuglio, timido timido, uscì un draghetto piccolo piccolo.
Non era affatto spaventoso. Era tenero, con le ali troppo grandi per il suo corpo, e inciampava sulle proprie zampe. Invece di soffiare fuoco, soffiava bolle di sapone colorate, e profumava di bagnoschiuma e zucchero filato. Quando vide tutti quegli occhi puntati addosso, si spaventò, e dal naso gli scapparono tre bolle rosa.
"Io... io non sono un mostro," balbettò il draghetto. "Mi chiamo Pippo-Bolla. E il castello non è cattivo! È soltanto malinconico."
"Malinconico?" chiese Lori, grattandosi la testa. "Che cosa vuol dire?"
"Vuol dire triste e solo," spiegò Viola, che quella parola l'aveva sentita dalla sua mamma. "Quando qualcuno è malinconico ha il cuore un po' nuvoloso, perché gli manca qualcosa."
Pippo-Bolla annuì, e gli scappò un'altra bolla. "È proprio così! Ma nessuno mi crede mai. Dicono che sono io il mostro, solo perché sono un drago."
Ale lo guardò con attenzione. Quel draghetto tremava come una fogliolina, ed era gentile. "Un mostro non trema di paura," pensò Ale. "E non profuma di zucchero filato."
In quel momento, il castello fece un BRONTOLIO profondo. Le finestre si accesero e si spensero, le torri girarono su se stesse, e le stanze cominciarono a spostarsi: la cucina andò dove prima c'era la camera, la camera volò dove prima c'erano le scale. Tutto il castello si mescolava come un gioco di costruzioni impazzito.
"Scappiamo!" gridò il giardiniere, correndo via.
Ma Ale non scappò. Restò a guardare. E mentre guardava, notò una cosa. Il castello non spostava le stanze a caso. Prima nascondeva una porta, poi faceva spuntare una finestra, poi cambiava di nuovo... proprio come quando ci si nasconde, si sbircia, e si cambia posto.
E allora, dentro la testa di Ale, si accese una lucina. Aha!
"Ho capito!" esclamò, saltando in piedi. "Il castello non è stregato, e non è cattivo! Sta giocando. Sta giocando a nascondino! Sposta le stanze perché è solo, e vuole che qualcuno lo trovi. Vuole un amico!"
Pippo-Bolla spalancò gli occhi. "È vero! È proprio questo il segreto! Io lo sapevo, ma nessuno voleva ascoltare un draghetto pauroso."
"E allora," disse Ale con un gran sorriso, "non dobbiamo combatterlo. Dobbiamo giocare con lui! Dobbiamo vincere a nascondino, e per vincere dobbiamo trovare il carillon-chiave nascosto nelle stanze segrete. Pippo-Bolla, le tue bolle ci faranno da lanterne!"
Viola strinse i pugni, decisa. "Avventura! Io ci sto!"
Eletta, che aveva ancora un po' di paura, prese un bel respiro. "Se il castello è soltanto solo... allora voglio aiutarlo anch'io."
Così cominciò la partita a nascondino più grande del mondo.
Il castello mescolò le stanze, e i bambini si lanciarono all'avventura. Ale correva avanti, veloce come il vento, faceva capriole per passare sotto le travi che si abbassavano e saltava da un gradino all'altro mentre le scale si muovevano. Pippo-Bolla volava goffo sopra di loro, soffiando bolle colorate che restavano ferme nell'aria come lanterne: una bolla blu qui, una gialla là, a segnare la strada giusta.
I quattro gatti erano una squadra perfetta. Dora, coraggiosa, apriva il cammino infilandosi per prima nei corridoi bui. Milo faceva salti enormi, da una mensola all'altra, per controllare se dietro una porta si nascondeva una stanza nuova. Poldo, massiccio, teneva ferma con il suo peso una porta che voleva richiudersi. E Sofia, la più affettuosa, restava vicino a Eletta per farle coraggio con le fusa.
"Di qua! Le bolle vanno di qua!" gridava Lori, ridendo mentre scivolava su un pavimento che si inclinava come uno scivolo.
Il castello sembrava divertirsi un mondo. Ogni volta che i bambini stavano per trovare la stanza giusta, lui la spostava all'ultimo momento, come un bambino birichino che ride e corre via. Ma non faceva più paura. Adesso era soltanto un gioco enorme e meraviglioso.
A un certo punto, però, arrivò un momento difficile. Una grande parete di pietra si chiuse di scatto, e dietro restò intrappolata Eletta, da sola, al buio.
"Aiuto!" la sua vocina tremava. "Non vi vedo più!"
Il cuore di tutti fece un balzo. Ma Ale non si perse d'animo. "Pippo-Bolla!" chiamò. "Soffia più bolle che puoi!"
Il draghetto, nervoso, cominciò a soffiare bolle su bolle: più aveva paura, più bolle gli uscivano! In un attimo l'aria si riempì di luci colorate, e tra quelle luci Ale vide una minuscola fessura in alto nella parete. Si arrampicò svelto, aggrappandosi alle pietre sporgenti, trovò una piccola leva nascosta e la tirò con tutte le sue forze. La parete si riaprì. Eletta corse fuori e abbracciò Ale fortissimo.
"Lo vedete?" disse Ale senza fiato. "Pippo-Bolla ci ha appena salvati. Il drago che tutti chiamavano mostro è il nostro amico più sincero."
Ed ecco che, proprio là dove c'era stata la parete, apparve finalmente la stanza segreta. Dentro, su un cuscino di velluto, brillava il carillon-chiave: piccolo, dorato, con una manovella da girare.
Ma dovevano essere veloci, perché il castello, emozionato di essere stato quasi trovato, si muoveva sempre più in fretta. Le stanze volavano. Viola corse come una freccia, tenace, senza fermarsi mai, e fu lei a prendere al volo il carillon mentre il pavimento si ribaltava.
"Presto, Ale, suonalo!" gridò, lanciandoglielo tra le braccia.
Ale afferrò il carillon e girò la manovella.
Dalla scatolina uscì una musica dolce, lenta, come una ninnananna. E il castello, piano, smise di muoversi. Le stanze tornarono al loro posto. Le torri si fermarono. Tutto il castello sospirò, come un bambino stanco che finalmente trova le braccia di qualcuno.
Nel silenzio si sentì una voce grande e gentile, la voce del castello stesso: "Grazie. Da tanto tempo nessuno giocava più con me. Pensavo che tutti mi avessero paura. Ma voi mi avete trovato. Adesso non mi sento più solo."
E sopra le torri, il cielo cambiò: le mille stelle si raccolsero in una grande luna piena, tonda e argentata, che illuminò tutto di una luce calda e dolce.
I bambini capirono una cosa importante, quella sera. Il castello, che sembrava il più spaventoso di tutti, era soltanto triste e solo. E Pippo-Bolla, che sembrava un mostro solo perché era un drago, era in verità il cuore più gentile del giardino. Le cose, e le persone, non sono quasi mai come sembrano al primo sguardo.
"Non bisogna giudicare dalle apparenze," disse Eletta, con gli occhi lucidi di gioia. "Sotto una buccia spaventosa, a volte c'è solo qualcuno che cerca un amico."
Festeggiarono tutti insieme, ballando sotto la luna, mentre Pippo-Bolla soffiava bolle felici, e questa volta erano tante, tantissime, ma di pura gioia.
Poi, da lontano, tornò il solito suono. CIUFFF CIUFFF! Alfredo il trenino magico era arrivato a riprenderli.
"CIUFFF CIUFFF! Si torna, vi aspetta il lettino,
che notte stupenda per ogni bambino!
Chi sembra un gran mostro e vi fa paura,
magari è un amico, una dolce creatura!"
I bambini salutarono il castello, che adesso aveva le finestre accese come un sorriso, e abbracciarono Pippo-Bolla, promettendogli di tornare a trovarlo. Poi salirono sul trenino, con i gatti che sbadigliavano felici, e tornarono a casa tra le stelle, mentre gli occhi si chiudevano piano in un sonno dolcissimo.