Una tana calda tra i fiocchi di neve
📅 Pubblicata il 15/08/2026
✨ Riassunto della Storia
Alfredo il trenino magico porta Lori e gli amici nel Bosco dei Fiocchi, dove aiutano un cerbiatto assonnato e infreddolito. Dopo tre ripari crollati tra risate e capriole, al quarto tentativo costruiscono la tana perfetta e lo scaldano.
Quella mattina il cielo era grigio come una coperta di lana, ma nel giardino non faceva ancora freddo. Lori, Ale, Viola ed Eletta avevano tirato fuori una vecchia palla e si erano inventati una gara buffissima: chi riusciva a rotolare sul prato come un tronco e a fermarsi vicino al cespuglio senza toccarlo.
"Guardatemi, sono un tronco velocissimo!" gridava Lori, girando su se stesso come una trottola. Rotolò, rotolò, e finì dritto dentro una pozzanghera con un gran "SPLASH!". Gli altri scoppiarono a ridere.
"Hai vinto il premio del tronco più bagnato del mondo!" disse Ale, tenendosi la pancia dal ridere.
Viola stava provando a rotolare tenendo gli occhi aperti, testarda come sempre, mentre Eletta rideva piano e aiutava Lori a rialzarsi. Fu proprio in quel momento che si sentì un suono conosciuto arrivare da lontano.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
Tra gli alberi spuntò Alfredo il trenino magico, tutto colorato, con il fumo che faceva capriole nell'aria. Frenò davanti ai bambini con un fischio allegro e disse:
"Salve piccoli campioni scatenati,
oggi tra i fiocchi sarete portati!
Un cuore di macchie ha bisogno di voi,
correte e provate, ce la farete poi!"
"Fiocchi? Che fiocchi?" chiese Viola, curiosa.
Ma Alfredo, come sempre, non svelò altro. Aprì gli sportelli e i quattro amici salirono ridendo. Il trenino partì veloce, e mentre correva l'aria cambiava: diventava fresca, poi fredda, poi freddissima. Quando le porte si aprirono di nuovo, i bambini rimasero a bocca aperta.
Erano nel Bosco dei Fiocchi. Alberi altissimi, sentieri e radure, e tutto intorno scendeva una neve soffice, leggera come piume. In un attimo il bosco era diventato un campo da gioco bianco.
"NEVEEE!" urlò Lori, e partì di corsa. Fece due passi, scivolò e volò in avanti atterrando a faccia in giù nella neve. Si rialzò con il naso tutto bianco, sembrava un pupazzo. "Tutto sotto controllo!" disse serio, mentre gli altri ridevano a crepapelle.
Poi Eletta indicò qualcosa tra due alberi. "Guardate là..."
Sotto un ramo c'era un cerbiatto. Aveva il pelo morbido e sulle spalle tante macchie a forma di cuore. Ma faceva una cosa buffissima: sbadigliava, barcollava, chiudeva gli occhi e stava per addormentarsi in piedi. Poi si svegliava di colpo, faceva due passettini incerti e ricominciava a ciondolare.
"Ehi, ciao!" disse Lori avvicinandosi. "Ma tu dormi in piedi?"
Il cerbiatto fece un enorme sbadiglio. "Iiiiaaaah... scusate... ho un freddo terribile... e quando ho freddo mi viene un sonno... un sonno che non vi immaginate..." E ciondolò di nuovo, appoggiando la testa sulla spalla di Eletta.
"Ma non puoi addormentarti qui!" disse Viola preoccupata. "C'è la neve, ti geli!"
"Lo so..." mormorò il cerbiatto con gli occhi mezzi chiusi. "Mi serve un riparo caldo... un posto con un bel tepore..."
"Tepore?" chiese Lori, grattandosi la testa. "Che cos'è il tepore?"
Il cerbiatto sorrise assonnato. "Il tepore è un calduccio dolce... non troppo caldo, non troppo freddo... quello giusto giusto, che ti fa venire sonno buono invece che sonno di freddo."
"Ah! Il calduccio giusto giusto!" ripeté Lori, e negli occhi gli si accese una luce. "Allora ci pensiamo noi! Ti costruiamo un riparo con un tepore fantastico! Ma lo facciamo alla nostra maniera..." Alzò un braccio come un capitano. "SQUADRA RIPARO, VIAAA!"
Gli amici esultarono. Lori divise i compiti come in una vera gara. "Facciamo una staffetta! Io e Ale corriamo a prendere i rametti, Viola ed Eletta preparano la base. Chi porta più roba vince!"
E così partì la prima gara. Lori scattò velocissimo tra gli alberi, raccolse una montagna di rametti, ne mise troppi in braccio e non vedeva più dove andava. "Di qua! No, di là! Ma dov'è il sentiero?" Sbatté contro Ale e i rametti volarono dappertutto come coriandoli. I due finirono seduti nella neve, coperti di legnetti.
"Punti persi!" ridacchiò Ale.
Ma alla fine i rametti li raccolsero, e costruirono un primo riparo: un tetto di legnetti appoggiati uno sull'altro. "Perfetto!" disse Lori orgoglioso. "Cerbiatto, prova qua sotto!"
Il cerbiatto si trascinò sotto il tetto, si acciambellò, appoggiò la testa e cominciò a russare. "Frrrr... frrrr..." Ma appena russò, la sua pancia si gonfiò come un mantice, spinse un rametto, e TUTTO il tetto crollò con un "CRAC!". Il cerbiatto si ritrovò sepolto sotto i legnetti, con un rametto sul naso, ancora addormentato.
"Ops," disse Lori. "Il tetto non regge quando lui respira. Abbiamo imparato una cosa: serve una base più solida!"
"Provare e riprovare!" disse Viola, tirando su le maniche.
Seconda gara. Questa volta decisero di fare un muro di neve, bello spesso. Lavorarono tutti insieme, accumulando neve soffice. Lori, per fare più in fretta, prese la rincorsa spingendo un mucchio enorme di neve. "Sono una ruspa velocissimaaa!" Ma correva troppo forte, non riuscì a fermarsi, scivolò e si tuffò dritto dentro il muro appena costruito. Il muro franò e Lori sparì dentro un cumulo bianco. Spuntò fuori solo il suo ciuffo.
"Sono... dentro il muro..." disse una voce ovattata. Tutti scoppiarono a ridere, persino il cerbiatto aprì un occhio e fece un sorrisino.
"Ho imparato un'altra cosa," disse Lori sputando neve. "Non bisogna andare di corsa quando si costruisce. Piano e attenti!"
Il cerbiatto sbadigliò più forte di prima. "Iiiiaaaaah..." E lo sbadiglio fu così lungo che i bambini si guardarono preoccupati. Più il cerbiatto sbadigliava, meno tempo restava.
"Dobbiamo sbrigarci!" disse Eletta con dolcezza. "Ma facciamolo bene."
Terza gara. Adesso volevano fare le cose per bene: una parete con una porta di foglie intrecciate, così il vento non entrava. Viola tenne i rami, Ale intrecciò le foglie, Lori le passava a raffica. "Foglia! Foglia! Foglia!" gridava lanciandole. Andava tutto benissimo, finché non intrecciarono la porta troppo stretta. Quando Viola provò ad aprirla per far entrare il cerbiatto, la porta di foglie le rimbalzò dritta in faccia con un "PLOF!" e la coprì tutta. Rimase lì, con una foglia enorme sul naso, immobile come una statua.
"Viola sei diventata un cespuglio!" rise Lori. Anche Viola, sotto le foglie, cominciò a ridere.
"Va bene, va bene," disse tirando via le foglie. "Ho capito: la porta deve essere della misura giusta. Non troppo stretta."
Il cerbiatto ormai sbadigliava di continuo. Barcollò, chiuse gli occhi e si lasciò cadere nella neve. "Così... buona notte..."
"NO!" gridarono tutti insieme. Eletta corse a scuoterlo dolcemente. "Resta sveglio ancora un pochino, ce la stiamo facendo, promesso!"
Lori si fermò. Guardò i tre ripari falliti e all'improvviso gli si illuminò il viso. "Aspettate! Abbiamo imparato tante cose! Il primo riparo ci ha insegnato che serve una base solida. Il secondo che bisogna andare piano e attenti. Il terzo che la porta deve essere della misura giusta! Se mettiamo insieme tutti i pezzi..."
"...costruiamo il riparo perfetto!" finì Viola con gli occhi che brillavano.
Questa volta niente gara di velocità. Lavorarono insieme, con calma. Prima una base larga e robusta di rami spessi, ben piantati nella neve. Poi pareti di neve pigiata bene, con un tetto inclinato, così la neve nuova scivolava via invece di crollare. Ale ebbe l'idea di una porta della misura giusta, né stretta né larga. E dentro, Eletta sistemò un morbido strato di muschio caldo che profumava di bosco.
"Ecco il tepore!" disse Eletta. "Il calduccio giusto giusto."
Trattennero il fiato. Il cerbiatto, mezzo addormentato, si trascinò dentro la tana. Si acciambellò sul muschio. Appoggiò la testa. E cominciò a russare. "Frrrr... frrrr..." La pancia si gonfiava come un mantice, ma questa volta... la tana non si mosse. Reggeva. Il cerbiatto era al caldo.
Per la prima volta, non dormiva di freddo. Dormiva di tepore, con un sorriso dolce sul muso.
I bambini si abbracciarono in silenzio, saltellando piano per non svegliarlo. E allora accadde una cosa magica: dal calore della tana, tra le foglie, spuntarono piano piano delle piccole ali colorate. Erano farfalle, nascoste chissà dove per il freddo. Una, due, poi tante, si misero a volteggiare intorno alla tana calda.
"Le farfalle!" sussurrò Eletta commossa. "Sono tornate perché abbiamo battuto il freddo!"
"CIUFFFF CIUFFFF!"
Alfredo il trenino magico spuntò tra gli alberi, giusto in tempo. I bambini salirono in punta di piedi, salutando il cerbiatto che dormiva felice. Mentre il trenino ripartiva, Alfredo disse:
"Tre volte è crollato e tre volte giù,
ma non vi siete arresi mai più!
Sbagliando si impara, riprova e vedrai:
al dolce tepore un bel sonno farai!"
I bambini risero e applaudirono, stanchi ma contenti. Mentre il Bosco dei Fiocchi spariva dietro di loro, Lori si guardò le mani ancora fredde e sorrise.
"Sapete una cosa?" disse. "Anche se cadi tre volte, la quarta puoi farcela. Basta ricordarsi quello che hai imparato le volte prima."
"E aiutarsi tutti insieme," aggiunse Viola.
Il trenino li riportò a casa, nel giardino, dove il cielo grigio si era aperto e un raggio di sole scaldava l'erba. E chissà, forse anche lì, da qualche parte, c'era un piccolo tepore che li aspettava.