La Super-Staffetta Sbroglia-Strade
📅 Pubblicata il 02/10/2026
✨ Riassunto della Storia
Lori e gli amici salgono sul trenino Alfredo e arrivano a Grovigliopoli, dove le strade si sono annodate. Con una staffetta di squadra, passandosi un testimone magico, srotolano le strade e aiutano il gatto Baffo a ritrovare casa.
Quel mattino il cielo era rosa come una caramella alla fragola. Lori, Ale, Viola ed Eletta erano saliti nella soffitta di Nonna Pina, quella che tutti chiamavano "la Soffitta Saltellante". Sapete perché saltellante? Perché lì dentro c'era una polvere magica dorata, e quando quella polvere toccava un oggetto... bum! Lo faceva rimbalzare come una pallina.
"Guardate!" rise Lori, lanciando in aria un vecchio cappello. Il cappello rimbalzò sul baule, poi sulla sedia, poi sul naso di Ale.
"Ehi!" starnutì Ale. "Mi hai impolverato tutto!"
Viola aprì un baule pieno di attrezzi sportivi buffi: racchette storte, palle sgonfie, scarpe grandi come barche. Eletta, tranquilla come sempre, trovò un calzino luccicante tutto a strisce colorate.
"Che calzino strano," disse Eletta a voce bassa. "Brilla come una stella."
In quel momento un venticello birichino entrò dalla finestrella. Era il vento giocherellone, quello che scompiglia i capelli e fa volare le foglie. Soffiò sul calzino luccicante e... frrr! Il calzino volò via dalle mani di Eletta e si posò proprio su due binari dorati comparsi dal nulla.
"CIUFFF CIUFFF!"
Era lui! Alfredo il trenino magico, con il suo fumo colorato e il suo sorriso di ferro lucido. I bambini batterono le mani, perché sapevano che quando arrivava Alfredo cominciava sempre una nuova avventura. E Alfredo, si sa, parla solo in rima.
"CIUFFF CIUFFF, buongiorno bambini scattanti,
oggi correte più dei venti birbanti!
Vi porto dove le strade fanno un pasticcio,
e solo chi corre insieme scioglie l'impiccio!"
"Un pasticcio? Che pasticcio?" chiese Lori, che già scalpitava sul posto, perché Lori adorava correre e non stava mai fermo.
Alfredo fece l'occhiolino e non disse altro. I quattro amici salirono, il calzino luccicante ben stretto in mano a Lori. Il trenino partì veloce tra le nuvole rosa.
Dopo un giro, due giri e tre giri, Alfredo si fermò. I bambini scesero e rimasero a bocca aperta.
Davanti a loro c'era un paese tutto storto. Le strade non erano dritte: erano annodate! Si attorcigliavano come lacci di scarpe, si piegavano, si incrociavano. Una strada finiva sul tetto di una casa. Un'altra girava in tondo come una coda di maialino.
"Benvenuti a Grovigliopoli," disse una vocina furba. "Attenti dove mettete i piedi, che qui è tutto un groviglio."
Da dietro un vaso spuntò un gatto. Aveva il pelo arruffato e profumava di biscotti, come se li avesse appena rubati da un davanzale.
"Che cos'è un groviglio?" domandò Viola, con la sua faccia curiosa.
"Un groviglio," spiegò il gatto, "è quando le cose si aggrovigliano, cioè si annodano tutte insieme e non si capisce più dove inizia e dove finisce. Come i vostri capelli la mattina!" E rise.
"E tu chi sei?" chiese Ale.
"Io sono Baffo Capitombolo, il gatto che conosce ogni angolo segreto di questo paese! Seguitemi, vi mostro il problema. Unooo, dueee, trrr—"
E al "tre" Baffo inciampò sulla propria coda e cadde a gambe all'aria. Plof! Atterrò sulla coda invece che sulle zampe.
I bambini scoppiarono a ridere.
"Non ridete," disse Baffo rialzandosi tutto spettinato. "Succede sempre al numero tre. È più forte di me."
Baffo li portò in mezzo al paese. C'era una vecchia signora che piangeva.
"Non trovo più casa mia!" singhiozzava. "Le strade si sono tutte mischiate durante la notte, e adesso nessuno sa più dove abita. Che disastro!"
"Ecco il problema," sospirò Baffo. "Le strade di Grovigliopoli si sono aggrovigliate. Finché restano annodate, nessuno ritrova la propria casa."
"E come si sbroglia questo groviglio?" chiese Eletta, dispiaciuta per la signora.
Baffo si grattò un orecchio. "C'è un segreto. Le strade si srotolano e tornano dritte soltanto se qualcuno le percorre di corsa, nell'ordine giusto, passandosi questo!" E indicò il calzino luccicante in mano a Lori. "È un testimone magico. Si corre un pezzo di strada e poi lo si passa al corridore dopo. Si chiama fare una staffetta."
"Una staffetta!" saltò Lori, con gli occhi che brillavano. "È la mia gara preferita! La staffetta è quando si corre a squadre: io corro il mio pezzo, poi passo il testimone a te, tu corri il tuo pezzo e lo passi a un altro. Così, uno alla volta, ma tutti insieme!"
"Esatto," disse Baffo. "Ma attenti: è più difficile di quanto sembra."
Lori però era troppo contento. Correre? Gara? Non vedeva l'ora.
"Facciamo subito!" gridò. "Vinco io, sono il più veloce!"
E partì come un razzo, senza aspettare nessuno.
Fu un disastro travolgente.
Lori corse così forte che non vide una strada che girava in su, e si ritrovò a correre a testa in giù su un muro! Ale volle superarlo, ma zigzagava tanto che si annodò le gambe da solo e rotolò dentro una pentola gigante. Viola corse dalla parte sbagliata e finì nel giro di una strada a tondo, girando e girando come su una giostra. "Aiutooo, non riesco a fermarmi!"
E Baffo? Baffo partì... all'indietro! "Io conosco le scorciatoie!" disse tutto fiero. "Unooo, dueee, trrr—" e plof, capitombolo numero tre, dritto dentro una fontana.
Intanto il vento giocherellone soffiò forte e strappò il calzino-testimone dalle mani di Lori. Frrr! Il calzino volò in alto, rimbalzò su un comignolo, planò su un tetto.
"Il testimone!" gridarono tutti.
Nessuno riusciva a prenderlo. E le strade, invece di srotolarsi, si annodavano sempre di più. Groviglio sopra groviglio. La vecchia signora piangeva ancora più forte.
Lori si fermò, col fiatone. Il cuore gli batteva veloce. Guardò i suoi amici: Ale nella pentola, Viola sulla giostra, Eletta che cercava di aiutare tutti, Baffo bagnato fradicio nella fontana.
"Ho capito dove abbiamo sbagliato," disse Lori, e per la prima volta parlò piano. "Abbiamo corso tutti insieme ma ognuno per conto suo. Ognuno voleva vincere da solo. Ma la staffetta non funziona così!"
"E come funziona?" chiese Eletta, aiutando Viola a scendere dalla giostra.
"Dobbiamo correre uno alla volta," spiegò Lori, "ognuno il suo pezzo di strada, e passarci il testimone con calma, al momento giusto. Il testimone, da soli, non si può passare. Serve qualcuno che lo prenda!"
Baffo uscì dalla fontana scuotendosi. "Il mio micino me lo diceva sempre: insieme si vince."
Allora si misero d'accordo. Eletta, tranquilla e precisa, sarebbe partita per prima. Poi avrebbe passato il testimone a Viola, forte e tenace. Viola a Ale, saltellante e agile. E l'ultimo pezzo, la volata finale, a Lori, il più veloce di tutti.
Ma prima bisognava recuperare il calzino sul tetto. Ale ebbe un'idea: Baffo, anche se pasticcione, sapeva saltare come solo i gatti sanno fare. "Baffo, tocca a te!"
Il gatto prese la rincorsa. "Unooo, dueee..." I bambini trattennero il fiato. Al tre sarebbe caduto, come sempre!
"...trrr—TRE!" E stavolta Baffo spiccò un balzo gigantesco, acchiappò il calzino con le zampe e... atterrò morbido sull'erba. In piedi. Senza cadere.
"CE L'HO FATTA!" miagolò Baffo, stupito di se stesso. "Non sono caduto!"
"Perché stavolta non correvi da solo," sorrise Eletta. "Lo facevi per noi."
La staffetta cominciò davvero. Eletta partì calma e dritta come un fuso, e dietro di lei la prima strada si srotolò con un frrr dolce, tornando dritta. Passò il testimone a Viola: "Tieni, non mollare!" Viola strinse il calzino e corse tenace, saltando una pozzanghera, scartando un vaso, e la seconda strada si raddrizzò. "Ale, a te!"
Ale afferrò il testimone, fece una capriola di gioia e zigzagò, ma stavolta nel modo giusto: la terza strada si sciolse come un nodo che si apre. "Loriii! Volata!"
E arrivò il momento di Lori. L'ultima strada, la più lunga e la più aggrovigliata, aspettava solo lui. Lori prese il testimone luccicante. Il vento giocherellone soffiò, ma stavolta Lori tenne stretto il calzino con tutte e due le mani.
Corse.
Corse come non aveva mai corso. I piedi battevano veloci, il cuore cantava, gli amici gridavano "Daiii Lori! Daiii!". La strada davanti a lui si srotolava, si raddrizzava, si apriva passo dopo passo. Un nodo, due nodi, tre nodi... tutti sciolti!
E l'ultima viuzza, quella proprio in fondo, era proprio una piccola strada nascosta che finiva davanti a una cuccia morbida con una ciotola e un cuscino.
"Quella... quella è casa mia!" esclamò Baffo, con gli occhi lucidi. "La mia cuccia segreta! Non la ritrovavo da tanto!"
Lori tagliò il traguardo proprio lì. E allora successe una cosa meravigliosa: tutte le strade di Grovigliopoli, una dopo l'altra, si srotolarono insieme con un grande PLOP a catena. Dritte, ordinate, perfette. Le case tornarono al loro posto.
La vecchia signora smise di piangere. "Casa mia! La mia casa è tornata!" E tutti gli abitanti uscirono felici, perché ognuno ritrovava finalmente la propria porta.
Baffo corse nella sua cuccia e ci si rotolò dentro, felice. Per la prima volta, il gatto randagio aveva una casa che sapeva ritrovare.
"Grazie, bambini," disse Baffo. "Da solo non ci sarei mai riuscito."
"Nemmeno noi," disse Lori. "Ci siamo riusciti insieme."
"CIUFFF CIUFFF!" Era Alfredo, tornato a prenderli, con il suo fumo colorato.
"CIUFFF CIUFFF, che staffetta, che bella giornata,
le strade son dritte, la casa è ritrovata!
Da soli ci si annoda, l'avete imparato,
ma insieme si vince, e il mondo è aggiustato!"
I bambini salutarono Baffo con la mano, salirono sul trenino e tornarono a casa tra le nuvole rosa, stanchi, felici e un po' impolverati. E mentre Grovigliopoli spariva lontano, tutti sapevano una cosa nuova: da soli ci si aggroviglia, ma insieme, passandosi il testimone e fidandosi l'uno dell'altro, ogni groviglio si scioglie. Perché insieme si vince davvero.