La roccia che aveva la sete
📅 Pubblicata il 05/09/2026
✨ Riassunto della Storia
Viola e gli amici salgono su Alfredo fino a un prato di montagna: con una leva spostano il masso che aveva seccato la sorgente e ridanno acqua agli animali assetati.
Quella mattina il sole splendeva caldo sul giardino di Viola. Il cielo era azzurro come una caramella alla menta, senza nemmeno una nuvola. Viola, Ale, Eletta e Lori giocavano a fare le bolle di sapone. Ale soffiava con tutto il fiato e ne usciva una bolla gigante; Lori le rincorreva e ogni volta inciampava sull'erba ridendo; Eletta, tranquilla come sempre, ne guardava una salire in alto con gli occhi spalancati.
"Guardate quella!" disse Viola, indicando una bolla grande come un palloncino. "Sembra che voglia toccare il cielo!"
"La prendo io!" gridò Lori, tuffandosi con le braccia aperte. Ma la bolla scoppiò proprio sul suo naso, PAF, e tutti si misero a ridere. Persino Eletta, che rideva di rado, si coprì la bocca con la mano per la risata.
Fu proprio allora che si sentì un rumore conosciuto. CIUFFFF CIUFFFF. Da dietro la siepe di rose spuntò Alfredo il trenino magico, tutto lucido e colorato, con il fumo che faceva riccioli nell'aria. Aprì le porte e disse:
"Salite a bordo, piccoli miei,
un prato di menta mostrarvi vorrei!
Lassù, in cima, qualcosa non va:
chi cerca il perché la risposta avrà!"
I bambini si guardarono, con gli occhi che brillavano. Salire su Alfredo voleva dire una cosa sola: una nuova avventura! Corsero dentro ridendo e il trenino partì, dondolando allegro tra le colline. Dentro si stava proprio bene: i sedili erano morbidi come cuscini e dai finestrini si vedevano prati, ruscelli e mucche che salutavano con la coda.
Dopo un po' Alfredo si fermò. I bambini scesero e rimasero a bocca aperta. Erano in un prato in salita, ai piedi di una montagnola. C'erano onde di fiori gialli e viola, farfalle azzurre come gli occhi di Viola e un profumo dolce di miele. Le api ronzavano tra i petali.
"Che meraviglia!" sussurrò Eletta.
Ma lontano, dietro la montagna, il cielo brontolò. BRRRUM. Era un temporale, ancora distante, che borbottava come una pancia affamata.
"Chi siete? Da dove venite? Avete visto il cielo? Lo sapete perché non canta più? E avete sete anche voi?" Una vocina veloce arrivò da dietro un cespuglio. Spuntò una volpe con la coda folta, che zampettava a zig-zag annusando ogni cosa. Profumava di menta selvatica.
"Io sono Filù!" disse la volpe senza nemmeno fermarsi a respirare. "E ho un problema enorme!"
"Che problema?" chiese Viola.
"La sorgente si è seccata!" disse Filù, agitando la coda. "La sorgente è il posto dove nasce l'acqua, lassù in cima al sentiero. Da stamattina non esce più una goccia! Il cerbiatto ha sete, i conigli hanno sete, il riccio ha sete, e pure le api! Guardate!"
Sotto un albero c'erano un cerbiatto dalle zampe sottili, due conigli con le orecchie basse e un riccio raggomitolato. Avevano la linguina di fuori e sembravano tanto stanchi.
Viola strinse i pugni. Lei era fatta così: quando qualcosa non andava, voleva capire il perché.
"Dobbiamo scoprire cosa è successo all'acqua," disse decisa. "Filù, dov'è il ruscello?"
Filù li portò lungo un solco scavato nella terra. "Qui una volta scorreva il ruscello!" spiegò, saltellando. "Cantava tutto il giorno, gluglù. Ma adesso è muto." Il solco era asciutto come un biscotto.
Viola camminava davanti a tutti, seguendo il solco verso l'alto. Salirono tra i sassi e i fiori, sempre più in cima. E lassù videro il colpevole.
Un masso enorme, grande come un frigorifero, era rotolato giù dalla montagna e si era fermato proprio sopra il buco della sorgente. Tappava l'acqua come un tappo chiude una bottiglia.
"Eccolo il ladro d'acqua!" gridò Lori.
"Non è un ladro," disse Viola. "È solo un sasso finito nel posto sbagliato. Dobbiamo spostarlo!"
Ale, Viola, Eletta e Lori appoggiarono le mani sul masso e spinsero. "Uno, due, treee!" Spinsero con tutta la forza che avevano, le guance gonfie e i piedini che scivolavano sull'erba. Il masso non si mosse.
Ci riprovarono. Puntarono i piedi nella terra, strinsero i denti e spinsero ancora, tutti in fila come un trenino. "Uno, due, treee!" Il masso non si mosse di un pelo.
Provarono una terza volta, con l'aiuto di Filù che spingeva con il musino e delle api che ronzavano forte. Spinsero fino a diventare rossi come pomodori maturi. Ma quel masso testardo restò lì, immobile.
BRRRUM. Il temporale brontolò più vicino, e dietro la montagna spuntarono le prime nuvole grigie.
Lori si lasciò cadere sull'erba, senza fiato. "È troppo grande. Siamo troppo piccoli!"
Eletta guardò il cielo con un po' di timore. Anche Ale sospirò. "Forse non ce la facciamo..."
Ma Viola no. Viola non si arrende mai. Guardò il masso, poi guardò i suoi amici, poi si guardò intorno. E cominciò a pensare forte.
Vide un ramo lungo e robusto caduto per terra. Vide i sassolini luccicanti che Filù teneva nascosti nella coda folta. E all'improvviso, dentro la sua testa, si accese una lucina.
"AHA!" gridò Viola, saltando in piedi. "Ho un'idea! Filù, i tuoi sassolini! Ale, quel ramo! Useremo una leva!"
"Una... che cosa?" chiese Ale.
"Una leva!" disse Viola, con gli occhi che brillavano. "È un trucco furbo. Metti un bastone lungo sotto una cosa pesante, ci infili un sasso sotto come appoggio, poi spingi dall'altra parte... e ZAC, la cosa pesante si solleva! Me l'ha insegnato papà Luca con il cucchiaio e il barattolo della marmellata!"
Filù batté le zampe. "Che idea magnifica! Ma funzionerà? Sei sicura? E se il ramo si rompe? E se—"
"Funzionerà," disse Viola. "Ma solo se lo facciamo tutti insieme."
Filù svuotò la coda e ammucchiò i suoi sassolini luccicanti proprio sotto il bordo del masso. Ale infilò il ramo lungo sopra i sassolini, in equilibrio come una bilancia: un capo finiva sotto la roccia, l'altro restava per aria.
"Adesso!" disse Viola. "Tutti dall'altra parte! Spingiamo giù il ramo!"
Viola, Ale, Eletta e Lori si aggrapparono al ramo con tutto il loro peso. Ma non bastava ancora.
"Conigli!" chiamò Viola. "Ci serve il vostro salto!"
I due conigli, anche se stanchi, presero la rincorsa e SALTARONO sul ramo. Il cerbiatto ci appoggiò le zampe davanti. Il riccio si arrampicò sopra. E persino le api si posarono sul legno, ronzando forte per fare coraggio a tutti.
"Uno... due... TREEE!" gridò Viola.
Tutti spinsero il ramo verso il basso. Il legno scricchiolò. I sassolini di Filù tennero duro. E il masso... si mosse! Prima appena un poco. Poi di più. Poi, con un rumore sordo, TUUM, rotolò di lato e liberò il buco della sorgente.
Per un attimo ci fu silenzio. Poi si sentì un gorgoglìo. GLU GLU GLU. E dal buco schizzò fuori l'acqua, argentata e fresca, che tornava a scorrere nel solco cantando come una volta!
"CE L'ABBIAMO FATTA!" gridarono tutti insieme.
Proprio in quel momento, dal cielo caddero le prime gocce di pioggia. Ma non era un temporale cattivo: era una pioggia dolce e tiepida, che il temporale ormai amico regalava al prato assetato.
Gli animali corsero alla sorgente. Il cerbiatto immerse il muso nell'acqua e bevve a lungo. I conigli leccavano le gocce fresche dalle zampe. Eletta si inginocchiò accanto al riccio, fece le mani a coppa e gli porse un po' d'acqua. "Ecco, piccolino," sussurrò dolcemente. Il riccio bevve dalla sua mano, e a Eletta vennero gli occhi lucidi per la felicità. Filù intanto faceva le capriole sull'erba bagnata. "Avete visto? Le mie domande servivano davvero, e pure i miei sassolini!"
Viola rise. Era stanchissima, ma dentro sentiva un caldo bellissimo.
Piano la pioggia smise. Le nuvole se ne andarono e il cielo si fece pulito e scuro come velluto. Stava scendendo la sera. E allora accadde una cosa magica.
Una scia dorata attraversò il cielo. Poi un'altra. E un'altra ancora. Erano le stelle cadenti! Il cielo si riempì di scie luminose, come tanti fili d'oro.
"Una stella cadente!" mormorò Eletta, con gli occhi che brillavano. "Si può esprimere un desiderio!"
Ognuno chiuse gli occhi e pensò al suo. Il cerbiatto desiderò che l'acqua non finisse mai più. Filù desiderò mille altre domande da fare. Ed Eletta desiderò che quella sera dolce non finisse. E Viola? Viola desiderò tante altre avventure, da vivere sempre insieme ai suoi amici.
CIUFFFF CIUFFFF. Alfredo il trenino magico arrivò sotto la pioggia di stelle, con la coda che lasciava una scia di scintille. I bambini salutarono Filù e gli animali con un grande abbraccio e salirono a bordo.
Mentre il prato si allontanava, Alfredo disse:
"Bravi bambini, tornate contenti:
i piccoli uniti fan cose potenti!
Avete capito, sotto le stelle,
che cose grandi fan manine belle."
Viola sorrise, guardando fuori dal finestrino. Era proprio vero. Erano piccoli. Ma quando avevano unito le forze, con un po' di testa e tanto cuore, avevano spostato un masso grande come un frigorifero e avevano ridato l'acqua a tutti gli animali della montagnola.
Non serve essere grandi per fare cose grandi. Basta non arrendersi mai, avere una buona idea e restare tutti insieme.
E mentre Alfredo li riportava a casa, nel cielo brillava ancora qualche stella, come per dire: "Bravi. Avete fatto una cosa importante."