Storie per Bambini

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La prima stella della sera

La prima stella della sera

✨ Riassunto della Storia

Quattro amiche entrano nel bosco dietro casa per ritrovare le lettere perdute da una gattina e riportare la notte, scoprendo che il coraggio può nascondersi nei più timidi.

Era un pomeriggio d'autunno, di quelli in cui il sole si fa arancione presto e l'aria profuma già di sera.

Aurora aveva sei anni, i capelli biondi come l'oro e gli occhi color cioccolato. Quel giorno era felice come un uccellino, perché aveva invitato a casa le sue tre amiche del cuore, Maelle, Emma e Celeste, e voleva mostrare loro una cosa importantissima.

"Guardate bene," disse, e con il dito disegnò nell'aria. "So scrivere la A. E anche la E. E anche la I. E pure il numero uno!"

Tracciò ogni segno con grande attenzione, la lingua di fuori per la concentrazione. Era la sua conquista più grande, e ne andava orgogliosa.

"Che brava!" disse Emma, che era vivace e temeraria proprio come lei.

"Sono bellissime," aggiunse Maelle con la sua voce tranquilla, lisciandosi i lunghissimi capelli castani.

Celeste sorrise appena e non disse nulla, perché era timida e certe volte le parole le restavano dentro.

In cucina la mamma, Francesca, preparava la cioccolata calda. "Venite qui, tesori, e datemi un abbraccio," disse aprendo le braccia. "A me piacciono le coccole, lo sapete."

Il papà, Simone, era così alto che doveva chinarsi per passare dalla porta. "Attente al gigante!" scherzò, facendo finta di inciampare, e le bambine scoppiarono a ridere.

Davide, il fratello grande di Aurora, aveva tredici anni e faceva il misterioso. "Robe da piccole," borbottò, ma intanto le teneva d'occhio, perché alla sorellina voleva bene anche quando faceva il dispettoso.

E poi, in mezzo a tutti, c'era Stella. Una gattina birboncella, con il pelo morbido e una gran voglia di combinare guai.

Fu proprio Stella a dare il via a tutto.

Dalla finestra aperta la gattina vide le foglie dorate che danzavano nel giardino e, zampa dopo zampa, scivolò fuori per rincorrerle.

"Stella! Torna qui!" gridò Aurora.

Le quattro amiche la seguirono in giardino, e il giardino finiva proprio dove cominciava il bosco. Non un bosco qualunque, ma il Bosco dei Sussurri Dorati, dove le foglie, cadendo, facevano un rumore gentile, come tanti "shhh" sussurrati.

Stella saltava tra le foglie come se fossero farfalle. Le bambine entrarono tra gli alberi per riprenderla, e fu lì che videro una cosa magica.

Ogni foglia che scendeva aveva disegnata sopra una lettera o un numero, luminosi come l'oro. E invece di cadere a terra, quelle foglie salivano in cielo e si mettevano in fila, componendo parole dolci che facevano venire sonno agli alberi.

"Ma cosa succede?" sussurrò Celeste, con gli occhi grandi di meraviglia.

Una vocina le fece voltare. Era uno scoiattolo con la coda a pennacchio, seduto su un ramo accanto a un gufo tutto impiumato e assonnato.

"Ogni sera è così," spiegò lo scoiattolo con un piccolo sbadiglio. "Le foglie scrivono in cielo, e quando la parola è finita il bosco dice buonanotte. Allora la sera arriva e tutti ci addormentiamo."

Ma il gufo scosse la testa, preoccupato. "Stasera però c'è un guaio. Mancano delle lettere, e senza di loro la parola non si può finire. E se la parola non finisce, la notte non riesce ad arrivare."

Le bambine guardarono in alto. Era proprio vero: nel cielo c'erano dei buchi scuri, dove qualcosa mancava.

"Qualcuno ha giocato con le foglie," disse il gufo, "e le ha sparpagliate tra i rami e i cespugli. Mancano la A, la E, la I e il numero uno."

Le amiche si girarono tutte insieme verso Stella.

La gattina si leccò una zampa facendo l'innocente, ma poi abbassò le orecchie, un po' pentita. Era stata lei, giocando, a far volare via proprio quelle foglie.

"Oh, Stella," disse Aurora. Poi il cuore le fece un salto, perché aveva capito una cosa meravigliosa. "Aspettate! La A, la E, la I e il numero uno sono proprio le cose che ho imparato a scrivere io!"

"Allora possiamo rimetterle a posto," disse Emma, già pronta a partire.

Lo scoiattolo spiegò il segreto. "Se disegni bene la forma di una lettera, quella si sveglia e torna luminosa. Ma prima dovete ritrovarle, perché il vento le ha portate lontano."

Aurora non ci pensò due volte. Salutò lo scoiattolo e il gufo come sapeva fare lei, in inglese: "Hello!"

Il gufo spalancò gli occhi, contentissimo di tanta gentilezza. "Che bambina educata! Allora vi aiuto io. La A è volata laggiù, dove il vento gira attorno alla vecchia quercia."

Si incamminarono tra le foglie dorate. Emma andava davanti, coraggiosa, e scostava i rami e i rovi perché le altre potessero passare. "Via libera!" diceva a ogni passo.

Maelle, invece, teneva il conto. "Allora, ci servono quattro cose: la A, la E, la I e l'uno. Per adesso non ne abbiamo nessuna. State attente a non perdervi."

Trovarono la prima foglia vicino alla quercia. Sopra c'era una A spenta, grigia e triste. Aurora si inginocchiò, prese un rametto e nella terra morbida disegnò una A con tutta la cura che aveva: un segno in salita, un segno in discesa e una lineetta in mezzo.

La foglia si accese. Diventò d'oro, si alzò in volo e salì dritta in cielo, al suo posto.

"Evviva!" Aurora fece un saltello e un balletto di gioia, perché ballare era la cosa che amava di più quando era contenta.

Poco dopo scovarono la E, nascosta tra due sassi. Aurora disegnò la sua schiena diritta e i suoi tre piccoli bracci, e anche quella foglia si accese e volò via.

"E due!" contò Maelle, soddisfatta.

La I era la più birichina di tutte. Era caduta dentro un cespuglio pieno di rovi, e nessuno riusciva ad arrivarci.

"Ci penso io," disse Emma, coraggiosa. Ma i rovi pungevano troppo e dovette fermarsi, dispiaciuta.

Fu allora che Stella decise di rimediare al suo pasticcio. Con il suo corpo piccolo e agile si infilò tra i rovi, leggera come un soffio, e con la bocca riportò la foglia con la I. La posò ai piedi di Aurora e fece le fusa, come per chiedere scusa.

"Brava Stella!" dissero tutte in coro. Aurora disegnò la I, un bel segno diritto, e la terza foglia tornò a brillare lassù.

"E tre!" esclamò Maelle. "Adesso manca soltanto il numero uno."

Ma il numero uno non si trovava da nessuna parte. Lo cercarono sotto i tronchi, dietro i cespugli, dentro i mucchi di foglie. Ma non lo trovarono.

Fu il gufo a capire. Allargò un'ala verso l'alto e indicò l'albero più grande del bosco, quello che sembrava toccare il cielo.

"Il numero uno non è una foglia," disse con voce dolce. "Il numero uno è la prima stella della sera. E stasera si deve ancora accendere, lassù, in cima all'albero. Qualcuno deve salire a svegliarla."

Le bambine alzarono gli occhi. L'albero era così alto che la cima si perdeva tra i rami scuri.

"Io... io ho paura," ammise Emma, che pure era la più temeraria. "È troppo in alto."

Maelle si strinse le mani. "E se cadiamo?"

Aurora provò a fare un passo verso il tronco, ma anche a lei tremavano un poco le gambe.

Ci fu un momento di silenzio. E in quel silenzio, una vocina piccola disse: "Salgo io."

Era Celeste.

Tutte si voltarono, stupite. Celeste era sempre stata la più timida, quella che lasciava fare alle altre, quella a cui le parole restavano dentro.

"Sei sicura?" chiese Aurora.

Celeste fece sì con la testa. La paura si vedeva ancora nei suoi occhi, ma dentro di lei si era svegliato un coraggio che non sapeva nemmeno di avere.

"Vai serena," la rassicurò il gufo. "Io volo vicino a te, e se ti serve ti faccio luce con gli occhi."

Celeste cominciò a salire. Un ramo, poi un altro, poi un altro ancora. Sotto, le amiche le facevano il tifo.

"Ci sei quasi!" gridava Emma.

"Un ramo e sei arrivata," contava Maelle.

"Sei bravissima, Celeste!" diceva Aurora, con le mani strette al petto.

Celeste arrivò in cima. Allungò la mano verso il punto buio dove mancava qualcosa e lo sfiorò appena. E lì, sotto le sue dita, si accese una lucina: prima piccola, poi sempre più brillante. La prima stella della sera.

In cielo, il numero uno tornò luminoso e si mise accanto alle altre lettere.

La parola era finita.

Allora tutto il Bosco dei Sussurri Dorati cominciò a cantare, con un suono dolce come una ninna nanna. Le foglie d'oro smisero di volare e si posarono a terra con delicatezza, come una morbida coperta. Il cielo diventò scuro e pieno di stelle, e tutti gli animali del bosco chiusero gli occhi, finalmente in pace.

Celeste scese con calma, e le amiche la abbracciarono forte. "Ce l'hai fatta tu!" disse Aurora. "Il coraggio ce l'avevi, era soltanto un pochino nascosto."

Era ora di tornare a casa. Il bosco aveva detto buonanotte, e anche loro adesso avevano tanto sonno. Stella camminava davanti, con la coda ritta, come se avesse salvato lei il mondo intero.

Sulla porta, mamma Francesca le aspettava. Le prese tutte e quattro tra le braccia e le riempì di baci. "A me piacciono le coccole e mi piaci tu," disse ad Aurora, stringendola forte.

Papà Simone fece un ultimo scherzo. Fece finta di non trovare Aurora sotto le coperte, anche se era proprio lì. "Ma dov'è finita questa bambina? L'ho persa!" E le amiche ridacchiarono sotto le lenzuola.

Passò anche Davide. Fece finta di niente, borbottò qualcosa come "che pasticcio," ma poi, senza farsi vedere, rimboccò per bene le coperte alla sorellina.

Aurora chiuse gli occhi. Nella sua testa brillavano ancora le sue lettere lassù nel cielo: la A, la E, la I e il numero uno. Le aveva imparate con tanta fatica, e quella sera avevano fatto una cosa grande davvero: avevano portato la notte e fatto addormentare un bosco intero.

Fuori dalla finestra, la prima stella della sera brillava soltanto per loro. E tutto il bosco, lentamente, si addormentò.

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