Storie per Bambini

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La canzone che fa fiorire l'inverno

La canzone che fa fiorire l'inverno

✨ Riassunto della Storia

Eletta, Ale, Viola e Lori salgono su Alfredo il trenino magico e arrivano al Laghetto degli Specchi d'Argento. Qui aiutano Fiocco, un uccellino impaurito, a cantare tutti insieme una canzone gentile che fa sbocciare fiori caldi e mette al sicuro gli animali infreddoliti.

Era una mattina di neve fresca, di quelle che fanno scricchiolare le scarpe. Eletta, Ale, Viola e Lori erano in giardino, tutti imbacuccati con sciarpe e berretti. Avevano inventato un gioco nuovo: catturare i fiocchi di neve con le mani aperte e dare a ciascuno un nome prima che si sciogliesse.

"Questo lo chiamo Stellina!" rise Lori, mentre un fiocco gli si posava sul naso e spariva.

"E questo Puffo!" disse Ale, saltando per prenderne uno al volo.

Viola, con i suoi occhi azzurri attenti, ne aveva già catturati sette. "Io non mollo finché non arrivo a dieci," disse con la sua vocina decisa.

Eletta, invece, teneva le mani a coppa senza fretta. Quando un fiocco grande e morbido le si posò sul guanto, lo guardò a lungo prima di sussurrare: "Tu sei il più bello di tutti. Ti chiamo Fiocco." Non sapeva ancora che quel nome, di lì a poco, sarebbe diventato vero.

Fu allora che, da dietro la siepe coperta di bianco, arrivò un suono conosciuto e allegro: "CIUFFFF CIUFFFF!"

Era Alfredo il trenino magico, con le ruote fasciate di neve e il fumo che saliva come panna montata. Si fermò davanti ai bambini, fece suonare il suo fischietto e disse:

"CIUFFFF CIUFFFF, salve bambini, salite con me,
vi porto nel posto più dolce che c'è.
C'è un lago d'argento che specchia il mattino,
e qualcuno vi aspetta che trema un pochino."

I bambini si guardarono con gli occhi che brillavano. Qualcuno che trema? Chi poteva essere? Senza pensarci due volte salirono sul vagone caldo, si sedettero vicini vicini e il trenino partì tra gli alberi innevati.

Il viaggio fu breve. Alfredo rallentò e si fermò davanti a uno spettacolo che tolse il fiato a tutti. Davanti a loro c'era il Laghetto degli Specchi d'Argento: un piccolo lago circondato da salici e canne, con la superficie ghiacciata liscia come uno specchio di vetro. E nel cielo, sopra di loro, danzava l'aurora: nastri di luce verde e viola che si muovevano piano, come sciarpe di seta portate dal vento. La cosa più magica era che quei nastri si specchiavano anche nel ghiaccio, così sembrava che ci fossero due cieli, uno sopra e uno sotto.

"È bellissimo," sussurrò Eletta, con il fiatino che faceva una nuvoletta.

Ma qualcosa non andava. Intorno al lago, i cartelli di legno a forma di foglia che segnavano i sentieri erano completamente coperti dalla neve. E vicino a una canna, tutto rannicchiato, c'era un uccellino piccolo come una manciata di neve, con le piume color panna e azzurro e un minuscolo campanellino al collo. Tremava.

Eletta si avvicinò con dolcezza, senza fare rumore. "Ciao," disse piano. "Io sono Eletta. Perché tremi, piccolino?"

L'uccellino alzò la testolina e, timido, fece tre piccoli inchini con la testa. "Mi chiamo Fiocco," pigolò. "Sono un uccellino messaggero. Il mio lavoro è portare le notizie volando tra le nuvole. Oggi dovevo avvisare tutti gli animali del lago che stava arrivando il grande freddo. Ma la neve ha coperto i cartelli, mi sono smarrito tra le nuvole e non ho consegnato il messaggio in tempo."

Ale corrugò la fronte. "Smarrito? Che vuol dire?"

"Vuol dire che si era perso," spiegò Eletta con gentilezza. "Che non trovava più la strada."

Fiocco annuì, e una lacrimina gli luccicò nell'occhio. "Così le rane, il pesciolino e un riccio sono rimasti al freddo, senza sapere dove rifugiarsi. È tutta colpa mia."

I bambini guardarono intorno. In effetti, vicino alla riva, tre ranocchie tremavano abbracciate, un pesciolino girava lento sotto un velo di ghiaccio sottile e un riccio infreddolito aveva gli aculei imbiancati di brina.

"Non è colpa tua," disse subito Eletta. "La neve copre tutto, non potevi saperlo. Adesso ti aiutiamo noi."

"Ma come?" pigolò Fiocco. E allora, con le zampette, sollevò un'ala. Sotto, custodiva una sacchetta di stoffa. La aprì e dentro c'erano semi di fiori che luccicavano come piccole stelle. "Questi sono semi magici. Se qualcuno canta la canzone giusta, sbocciano in fiori caldi che scaldano e indicano la strada. Ma io... io ci ho già provato. La mia vocina si è spezzata. Ho troppa paura. Da solo non ce la faccio."

Viola incrociò le braccia. "Allora proviamo noi!" E si mise a cantare forte, quasi gridando. Ma più cantava forte, più i semi restavano spenti.

Lori provò a cantare veloce veloce, saltellando. Niente. I semi non si muovevano.

Ale tentò con una canzone buffa, piena di versi di animali. Le ranocchie fecero un sorriso piccolo, ma i semi rimasero grigi.

Fiocco abbassò la testa. "Vedete? Non funziona."

Fu allora che Eletta si inginocchiò nella neve. Prese Fiocco tra le mani, con delicatezza, come si tiene una cosa preziosa. Lo avvicinò al petto per scaldarlo. Sentì il suo cuoricino battere veloce per la paura. E in quel momento capì una cosa.

"Forse la canzone non deve essere forte, né veloce, né buffa," disse piano. "Forse deve essere gentile. Una canzone cantata pensando a chi ha freddo e ci aspetta." Guardò Fiocco negli occhi. "E tu non devi cantare da solo. La tua vocina si è spezzata perché avevi paura di sbagliare tutto da solo. Ma adesso non sei più solo. Cantiamo tutti insieme. Quando si fanno le cose insieme, la paura pesa meno."

Fiocco la guardò. "Insieme?"

"Insieme," sorrise Eletta. "Io comincio piano, e tu vieni con me quando te la senti."

Eletta chiuse gli occhi e iniziò a cantare. Era una melodia dolce, lenta, calda come una coperta. Parlava di tane morbide, di nasini al calduccio, di amici che si aspettano. Viola, che un attimo prima gridava, abbassò la voce e la seguì. Ale e Lori si unirono, piano, tenendosi per mano. E poi, timido timido, da quel cuoricino che tremava, arrivò anche il pigolio di Fiocco: dapprima sottile come un filo, poi sempre più sicuro.

E accadde la magia.

Nella sacchetta, i semi iniziarono a brillare. Uno alla volta rotolarono fuori, caddero nella neve e, nota dopo nota, sbocciarono. Non erano fiori comuni: erano fiori di luce calda, arancioni e dorati, che mandavano un tepore dolce e profumavano di primavera. Sembravano piccoli falò gentili accesi nella neve. E sbocciavano uno dietro l'altro, disegnando un sentiero luminoso che correva lungo la riva.

"Guardate!" gridò Lori. "La strada! Si vede la strada!"

Il sentiero di fiori caldi scaldava l'aria. Le tre ranocchie smisero di tremare e saltellarono lungo i fiori fino alla loro tana nel fango morbido sotto le radici del salice. Il riccio trotterellò al calduccio, seguendo i petali luminosi, fino a un mucchietto di foglie dove si raggomitolò felice. E anche il pesciolino, sotto il ghiaccio, trovò una pozza d'acqua intiepidita dai fiori che si specchiavano sopra di lui, e lì nuotò al sicuro.

Uno a uno, ogni animaletto del Laghetto degli Specchi d'Argento tornò al caldo. E il lago, che era tutto bianco e gelato, adesso profumava di primavera in pieno inverno, con l'aurora che danzava sopra e sotto, riflessa nel ghiaccio tra i fiori di luce.

Eletta aveva gli occhi un po' lucidi, ma era un pianto bello, di quelli che vengono quando il cuore è pieno. Guardò Fiocco. L'uccellino non tremava più.

"Ce l'abbiamo fatta," sussurrò Fiocco. "Insieme ce l'abbiamo fatta." E fece i suoi tre piccoli inchini con la testa, uno per ogni grazie che aveva nel cuore.

"Avevi solo bisogno di qualcuno accanto," disse Eletta, accarezzandogli le piume.

Fiocco gonfiò il petto, finalmente fiero. "Adesso ho un ultimo messaggio da consegnare," disse. E volò in alto, tra i nastri dell'aurora, e con la sua vocina ormai sicura cantò a tutti gli animali del lago: "GRAZIE, AMICI! Il freddo non fa paura, se restiamo vicini!"

Le rane gracidarono contente, il riccio sbuffò felice, il pesciolino fece le bollicine. Era il messaggio più bello che Fiocco avesse mai consegnato.

Poi l'uccellino tornò da Eletta e le lasciò cadere nella mano un seme luccicante. "Questo è per te. Così, quando lo pianterai, ti ricorderai che la gentilezza scalda più di qualsiasi sole."

In quel momento, da lontano, si sentì di nuovo: "CIUFFFF CIUFFFF!" Era Alfredo, che tornava a prenderli. I bambini salutarono Fiocco con la mano, e lui rispose con tre piccoli inchini e un profumo di primavera che li accompagnò fino al vagone.

Appena furono saliti, al calduccio, Alfredo il trenino magico disse:

"CIUFFFF CIUFFFF, si torna, è ora di andare,
col cuore più caldo di prima, mi pare.
Se canti con gli altri, la paura va via,
e un fiore nel gelo diventa magia."

I bambini sorrisero, stanchi e felici. Eletta teneva il seme stretto nella mano. Mentre il trenino li riportava a casa tra gli alberi innevati, Eletta appoggiò la testa sulla spalla di Viola e, come faceva sempre la sera quando era felice e stanca, si appisolò con un sorriso.

Quella notte, i bambini impararono una cosa semplice e vera: gli animali sono nostri amici, e vanno trattati con amore e rispetto. E impararono anche che nessuno deve restare solo con la propria paura: perché quando si fanno le cose insieme, con gentilezza, perfino in mezzo alla neve può sbocciare la primavera.

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