Il gol più difficile del mondo
📅 Pubblicata il 04/09/2026
✨ Riassunto della Storia
I bambini vanno al Mercato di Fischiavento e fanno una partita di calcio con un Gigante gentile. Lori ammette un fallo di mano: la verità vince e tutti tornano felici.
Quella mattina il cielo era di un azzurro pulito e il sole scaldava appena, come una coperta leggera. Nel giardino, Lori, Ale, Viola ed Eletta stavano facendo una gara di salti sulle pozzanghere rimaste dalla notte.
"Guardate quanto salto lontano!" gridò Lori, e con un balzo atterrò in mezzo a una pozza, schizzando acqua dappertutto.
"Mi hai bagnato le calze!" rise Viola, con i suoi occhi azzurri che brillavano.
Eletta, tranquilla, raccoglieva le foglie cadute e le metteva in fila come piccole barchette. Ale invece correva avanti e indietro, veloce come un fulmine, facendo finta di essere un aeroplano.
Poi accadde qualcosa. L'aria cominciò a tremare, le foglie si alzarono in un girotondo e da lontano arrivò un suono conosciuto.
"CIUFF CIUFF! CIUFF CIUFF!"
"Alfredo!" gridarono tutti insieme.
Il trenino magico spuntò tra i cespugli, luccicante e allegro, con il fumo colorato che usciva dal comignolo. Aprì lo sportello e disse, come sempre, in rima:
"CIUFF CIUFF! Amici, che bella giornata,
salite con me per una gita incantata!
Un indizio vi lascio, c'è tanto da fare:
c'è un pallone che vola e non si fa acchiappare!"
I bambini si guardarono, curiosi. Un pallone che vola? Che cosa voleva dire Alfredo? Salirono di corsa e il trenino partì, dondolando tra le nuvole.
Dopo un tratto di viaggio, Alfredo rallentò. Davanti a loro apparve un posto meraviglioso: il Mercato di Fischiavento. C'erano bancarelle di ogni colore, profumo di pane caldo, di frutta e di fiori, e voci allegre che si chiamavano da un banco all'altro. Sopra ogni cosa soffiava il Vento giocherellone, quel venticello birichino che scompigliava i capelli e faceva volare le foglie.
Ma qualcosa non andava. Il mercato era nel caos! Le mele rotolavano per terra, i cappelli volavano via, e una tenda grande e magica, in fondo alla piazza, era tutta spalancata. Sopra la tenda c'era scritto: "Tenda dei Libri Ballerini".
"Il vento ha aperto la tenda," disse una signora, "e i personaggi delle storie sono saltati fuori dai libri! Non vogliono più tornare dentro!"
I bambini corsero a guardare. E fu allora che lo videro. Dietro le bancarelle, rannicchiato e un po' spaventato, c'era un Gigante. Era enorme, con due mani grandi come tavoli e un sorriso timido.
"Non voglio farvi paura," disse il Gigante con voce profonda. "Sono uscito dal mio libro e ho visto questo posto portentoso. Non voglio più rientrare."
"Che cosa vuol dire portentoso?" chiese Lori, grattandosi la testa.
Il Gigante sorrise. "Vuol dire straordinario, così bello che riempie di stupore."
"Ah!" dissero i bambini insieme, contenti di aver imparato una parola nuova.
"Ma perché non vuoi tornare nel tuo libro?" chiese Eletta con dolcezza.
Il Gigante abbassò lo sguardo. "Perché nella mia storia devo solo dormire in cima a una montagna. Non mi sono mai divertito nemmeno una volta. Voglio giocare, almeno per un giorno!"
Lori fece un salto. Aveva avuto un'idea. "Se il problema è divertirsi, allora giochiamo a calcio! Se ti diverti, poi torni nel tuo libro contento. Va bene?"
Il Gigante batté le mani, e fu come un tuono. "Sì! Voglio provare!"
Prepararono subito il campo. Usarono due bancarelle come porte. Il Gigante si mise in una porta, gigantesco, con un dito solo alzato. "Parerò con questo," disse ridendo.
Ma serviva un arbitro. E proprio in quel momento, da un albero, scese svolazzando un merlo tutto lucido.
"Fischietterò io!" cinguettò il merlo. "Mi chiamo Fiorello, e sono il più bello del mercato!" E subito chiuse gli occhi in posa, cercando il suo riflesso in una pozza di rugiada scintillante.
La partita cominciò. Ale correva veloce, Viola tirava forte, Eletta passava la palla con precisione, e Lori sfrecciava come il vento. Ma il vero problema era proprio il vento!
Il Vento giocherellone si mise a soffiare sul pallone e lo faceva impazzire. Il pallone partiva dritto e poi girava in curva. Volava alto e poi tornava indietro. Una volta colpì Ale sul sedere e lui cadde a gambe all'aria, ridendo. Un'altra volta il pallone rimbalzò sulla pancia del Gigante e volò lontano, e tutti si misero a rincorrerlo tra le bancarelle, scivolando sulle mele cadute.
"Che ridere!" gridava Lori, mentre inseguiva la palla e finiva dentro un cesto di pomodori. Si rialzò tutto rosso di pomodoro, e sembrava un pagliaccio. "Sono un pomodoro che corre!" gridò, e fece una capriola buffa. Anche il Gigante rise a bocca aperta.
E l'arbitro? Fiorello il merlo era un disastro. Fischiava solo quando poteva mettersi in posa e specchiarsi. Quando ci fu un fallo, lui stava guardando il suo riflesso e non vide niente. Quando il pallone uscì, lui stava sistemando le piume e fischiò per sbaglio. "Che bello che sono!" diceva, e intanto non arbitrava per nulla.
Il Gigante rideva così forte che le bancarelle tremavano. Parava i palloni con un dito solo, e ogni volta faceva "BOING!". I bambini ridevano a crepapelle.
A un certo punto il Vento giocherellone fece uno scherzo davvero buffo: soffiò sotto il cappello di un signore e lo fece volare dritto in testa a Fiorello. Il merlo, con il cappello sugli occhi, cominciò a correre di qua e di là, gridando: "È diventato buio! È notte! Chi ha spento il sole?". I bambini risero così tanto che dovettero sedersi per terra. Lori si teneva la pancia, e Viola aveva gli occhi lucidi dalle risate.
Ma la partita era combattuta. Nessuno segnava. La tensione saliva. Chi avrebbe fatto il primo gol?
Poi arrivò il momento. Viola prese la palla, corse veloce, e la calciò con tutta la sua forza verso la porta del Gigante. Il vento spinse il pallone, che schizzò in alto, poi in basso, e finì dritto in rete, passando accanto al dito del Gigante.
"GOL!" gridarono Ale, Viola ed Eletta, saltando dalla gioia.
Il merlo Fiorello, che in quel momento si stava ammirando in una pozzanghera, alzò la testa e fischiò. "Gol valido!" cinguettò, senza aver visto nulla.
Tutti festeggiavano. La squadra dei bambini era in vantaggio. Ma Lori era rimasto fermo, in silenzio. Perché lui aveva visto una cosa che gli altri non avevano visto. Prima di finire in rete, il pallone aveva sfiorato la sua mano. Era stato un fallo di mano. Quel gol non era valido.
Il cuore di Lori batteva forte. Se stava zitto, la sua squadra vinceva. Nessuno l'aveva visto, nemmeno l'arbitro. Sarebbe stato facile non dire niente.
Lori guardò il cielo. Pensò a quanto voleva vincere. Pensò a come ridevano contenti i suoi amici. Per un momento restò zitto, e le parole gli rimasero ferme in gola.
Ma dentro di lui qualcosa gli faceva il solletico allo stomaco. Guardò i suoi amici che ridevano. Guardò il Gigante contento. E capì che una vittoria rubata non era una vera vittoria.
Fece un respiro grande e disse: "Fermi tutti! Il gol non vale."
Tutti si voltarono, sorpresi.
"Che cosa dici, Lori?" chiese Viola. "Abbiamo segnato!"
Lori deglutì. Era difficile dirlo, ma lo disse lo stesso. "Il pallone ha toccato la mia mano prima di entrare. È stato fallo di mano. Il gol non è giusto. Anche se nessuno l'ha visto, io lo so, e devo dire la verità."
Ci fu un silenzio. Il vento stesso sembrò fermarsi per un attimo.
E poi accadde una cosa meravigliosa. Il Gigante gentile si mise una mano sul petto, e i suoi occhi diventarono lucidi. "Finalmente," disse con voce commossa, "finalmente qualcuno che dice la verità anche quando è difficile!"
E scoppiò in una risata gigantesca, così grande e così felice che tutto il mercato si riempì di allegria. "Questo," disse il Gigante ridendo, "questo è il divertimento più bello che potessi desiderare! Non contava vincere. Contava giocare con amici sinceri!"
Il Gigante si sentì finalmente sereno e contento. "Ora posso tornare nel mio libro," disse. "Mi sono divertito davvero, e porterò con me questo bel ricordo." Salutò tutti con la mano e camminò verso la Tenda dei Libri Ballerini. Il Vento giocherellone, come per magia, soffiò con dolcezza e riportò tutte le pagine al loro posto. Il Gigante entrò nel suo libro, la tenda si richiuse tranquilla, e il mercato tornò in ordine, con le mele nei cesti e i cappelli sulle teste.
"Hai fatto una cosa da campione, Lori," disse Eletta, abbracciandolo. "Più difficile di un gol."
Fiorello il merlo, per una volta, smise di specchiarsi. "Ricomincia la partita!" fischiò. "E questa volta guardo davvero!"
Giocarono di nuovo, leali e felici, ridendo fino a restare senza fiato. E quando il sole cominciò a scendere, si sentì di nuovo quel suono amico.
"CIUFF CIUFF! CIUFF CIUFF!"
Alfredo il trenino magico era tornato a prenderli. I bambini salirono, stanchi e contenti, e Alfredo, prima di partire verso casa, disse in rima:
"CIUFF CIUFF! Tornate a casa col cuore contento:
oggi ha vinto il vero, veloce come il vento!
Chi dice la verità, anche se costa un pochino,
diventa più forte e trova un amico vicino!"
E il trenino magico partì tra le nuvole, mentre i quattro amici, dai finestrini, salutavano il Mercato di Fischiavento che diventava sempre più piccolo, fino a sembrare un puntino colorato lontano.