Il faro di conchiglie
📅 Pubblicata il 27/09/2026
✨ Riassunto della Storia
I bambini vanno a Cala Bruma con Alfredo e aiutano Nonna Tarta a riaccendere il faro di conchiglie. Eletta, pur avendo paura, attraversa la passerella e trova la conchiglia iridescente che indica la via di casa.
Era un pomeriggio fresco e ventoso. Nel giardino le nuvole correvano nel cielo come grandi pecore bianche, e il vento faceva ballare le foglie. Eletta, Ale, Viola e Lori avevano steso una coperta azzurra sull'erba e facevano finta che fosse il mare.
"Questo è l'oceano più grande del mondo!" disse Lori, correndo attorno alla coperta.
"E queste sono le nostre barche," aggiunse Viola, appoggiando tre barchette di carta sulla stoffa azzurra.
Ale soffiava per fare il vento, "Fffff, fffff," e le barchette si muovevano appena. Eletta, seduta con le gambe incrociate, guardava le sue barchette con dolcezza e sussurrava: "Non abbiate paura, piccole. Vi tengo io."
Poi, all'improvviso, da lontano arrivò un suono conosciuto.
"CIUFFFF CIUFFFF!"
I bambini alzarono la testa. Tra gli alberi spuntava Alfredo il trenino magico, luccicante e allegro, con il fumo che saliva a nuvolette.
"CIUFFFF CIUFFFF! Buongiorno, amici del cuore,
oggi si viaggia dove il mare ha un sapore!
Salite veloci, che parto in un baleno:
vi porto dove la nebbia fa tutto sereno!"
I quattro amici risero e salirono di corsa. Le ruote fecero "clyck clyck", il fischio cantò, e via, tra le colline e i prati, fino a quando l'aria cominciò a sapere di sale.
Alfredo si fermò davanti a un porticciolo piccolo e grazioso. "Siamo arrivati a Cala Bruma!" lesse Viola su una tavola di legno.
Che posto meraviglioso. Le barche colorate dondolavano sull'acqua, ognuna con una lanterna appesa alla prua. Le reti dei pescatori profumavano di sale. E dappertutto, morbida come panna montata, c'era una nebbia leggera che rendeva tutto soffice e un po' misterioso.
I bambini si strinsero un poco, perché la nebbia nascondeva ogni cosa a due passi. "Sembra di camminare dentro una nuvola," bisbigliò Eletta, tenendo la mano di Viola per non perdersi. Sotto i loro piedi il legno del molo era umido, e da qualche parte un gabbiano faceva "gua gua", ma non si vedeva.
"Guardate lassù!" disse Ale, indicando la punta del molo.
In fondo al molo c'era un piccolo faro. Non era di pietra: il suo vetro era fatto di tante conchiglie di madreperla, lucide e chiare, messe una vicina all'altra come i pezzi di un mosaico. Ma il faro era spento, e senza la sua luce la nebbia sembrava ancora più fitta.
Vicino al faro, sopra uno scoglio, c'era una tartaruga molto, molto vecchia. Aveva il guscio pieno di piccole onde disegnate e due occhi dolci e lucidi. Si muoveva adagio e mandava una puzzetta buffa di alghe e di biscotti inzuppati.
"Oh, cielo, oh mare," sospirava la tartaruga. "Che faccio adesso?"
Eletta si avvicinò con delicatezza. "Ciao. Ti senti triste?"
La tartaruga sollevò il muso. "Mi chiamo Tartaruga Marina delle Cento Onde, ma tutti mi chiamano Nonna Tarta. Ho viaggiato per tutti i mari del mondo… eppure oggi sono bloccata qui." Indicò il faro spento. "Quel faro è la mia bussola. Quando si accende, la sua luce buca la nebbia e mi mostra la strada verso la mia isola. Ma alcune conchiglie sono cadute, la luce si è spenta, e io non vedo più dove andare. E ho paura di partire nel bianco della nebbia."
Poi abbassò la voce, come se si vergognasse. "Una tartaruga così vecchia e viaggiata non dovrebbe avere paura. Che sciocca che sono."
Eletta le prese una zampa. "Non sei sciocca," disse piano. "Sai, anche i marinai più coraggiosi hanno paura della nebbia. Avere paura non è una cosa brutta."
Nonna Tarta la guardò con gli occhi lucidi. "Davvero?"
"Davvero," rispose Eletta, e le sorrise.
Lori batté le mani. "Allora aggiustiamo il faro! Cerchiamo le conchiglie di madreperla e le rimettiamo al loro posto!"
I bambini si sparpagliarono lungo la riva, dove la nebbia si posava come una coperta morbida. Non cercavano con fretta: guardavano tra i sassolini, sotto le reti, vicino alle barche che dondolavano. Ogni volta che trovavano una conchiglia lucida, la portavano al faro con cura, come se fosse un tesoro. Ale si arrampicò per raggiungere quelle in alto, Viola incastonò con pazienza quelle in basso, Lori correva avanti e indietro portandole.
A un certo punto Lori trovò una conchiglia proprio sotto una barca, ma quando si chinò a raccoglierla sentì la puzzetta buffa di alghe e biscotti inzuppati di Nonna Tarta, che si era avvicinata per guardare. Lori scoppiò a ridere. "Nonna Tarta, tu profumi di merenda del mare!" E la vecchia tartaruga rise di gusto, e per un momento si dimenticò di avere paura.
Ma poco dopo il vento soffiò più forte e la nebbia si fece così spessa che per qualche istante il faro sparì del tutto. Eletta sentì il cuore battere veloce. "Restiamo vicini," disse Viola con voce tranquilla, e i bambini si presero per mano, aspettando fermi. Piano il vento cambiò, il bianco si aprì un poco, e il faro riapparve. Tutti tirarono un respiro di sollievo e tornarono al lavoro. E il mosaico, a poco a poco, tornava a brillare.
Ma quando ormai il faro era quasi pieno, Nonna Tarta guardò e disse: "Manca ancora la più importante. La conchiglia del centro. È quella iridescente."
Ale aggrottò le sopracciglia. "Iri… che cosa?"
Nonna Tarta sorrise dolcemente. "Iridescente vuol dire che cambia colore quando la giri: sembra rosa, poi azzurra, poi dorata, come un piccolo arcobaleno. È lei che accende tutta la luce."
"Ah!" fecero i bambini insieme. Avevano imparato una parola nuova.
"E dov'è questa conchiglia?" chiese Viola.
Nonna Tarta indicò con la zampa tremante. Laggiù, in mezzo alla nebbia, c'era una passerella di legno stretta e sottile. Dondolava sopra l'acqua a ogni soffio di vento. E in fondo alla passerella, appoggiata su un palo, brillava appena la conchiglia iridescente.
Tutti guardarono la passerella che oscillava. Nessuno si mosse.
"È lontana," disse Lori.
"E dondola," disse Ale.
"E c'è tutta quella nebbia," disse Viola.
Il cuore di Eletta batteva veloce. Anche lei aveva paura. Ma guardò Nonna Tarta, che aspettava con gli occhi pieni di speranza, e si ricordò delle parole che le aveva detto poco prima.
Fece un respiro profondo. "Ci vado io," disse con la voce piccola.
Gli amici la guardarono. "Sei sicura?" chiese Viola.
Eletta annuì, anche se le gambe tremavano un pochino. "La sera, quando è buio, ho tanta paura," disse. "Ma quando il mio babbo Andrea mi tiene in braccio, divento coraggiosa. Il coraggio non è non avere paura. È avere paura e andarci lo stesso. E adesso ci vado io, per Nonna Tarta."
"Noi ti teniamo d'occhio," disse Ale. "Siamo qui."
"Non ti lasciamo sola nemmeno per un momento," aggiunse Lori.
Eletta mise un piede sulla passerella. Il legno scricchiolò e dondolò. Lei si fermò, respirò, e fece un altro passo. La nebbia era morbida attorno a lei, e sotto sentiva il rumore dell'acqua.
A metà strada una folata di vento fece dondolare la passerella, e Eletta si fermò di colpo, con il cuore in gola. Per un attimo pensò di tornare indietro. Poi chiuse gli occhi e immaginò le braccia calde del suo babbo Andrea, che la stringevano forte la sera. "Ce la posso fare," sussurrò a se stessa. Dalla riva le voci degli amici arrivavano dolci come una carezza, e lei riaprì gli occhi. Un passo tremante dopo l'altro, con gli amici che le sussurravano "Brava, Eletta, sei fortissima," arrivò fino in fondo.
Allungò la mano. Le dita sfiorarono la conchiglia iridescente, fredda e liscia. La prese, se la strinse al petto e si voltò. "L'ho presa!" gridò.
"Evviva!" urlarono tutti dalla riva.
Eletta tornò indietro, un passo dopo l'altro, e appena mise i piedi sul molo gli amici la abbracciarono forte. Il cuore le batteva, ma dentro sentiva una cosa nuova e calda, come un sole piccolo.
Con delicatezza mise la conchiglia iridescente proprio al centro del mosaico.
E allora accadde. Il faro si accese. Un raggio dorato uscì dalle conchiglie di madreperla e squarciò la nebbia come una spada di luce gentile. Il bianco si aprì, e in lontananza, sull'acqua calma, apparve un'isola verde con le palme e una spiaggia dorata.
"La mia isola!" pianse di gioia Nonna Tarta. "La rivedo! È lì!"
La vecchia tartaruga si avvicinò a Eletta e le posò il muso sulla guancia. "Piccola mia," disse con la voce commossa, "tu avevi paura, e ci sei andata lo stesso. Questo è il coraggio più bello del mondo. Porterò per sempre nel mio guscio la bambina che aveva paura e ci è andata lo stesso."
Eletta aveva gli occhi lucidi, ma sorrideva. Anche gli altri sorridevano.
Nonna Tarta scese verso l'acqua, adagio come sempre. "Oh, cielo, oh mare," disse un'ultima volta, ma stavolta con un sorriso. Poi si tuffò e nuotò lungo il raggio dorato, verso casa, salutando con la zampa finché non fu solo un puntino lontano.
Quando i bambini si voltarono, c'era Alfredo il trenino magico ad aspettarli, con la sua lanterna accesa.
"CIUFFFF CIUFFFF! Che viaggio, che luce, che festa,
la paura c'è, ma il coraggio resta!
Chi trema un pochino e poi va lo stesso,
è forte davvero, l'ho visto qui adesso!"
I bambini salirono, stanchi e felici. Mentre Cala Bruma spariva tra la nebbia, Eletta guardò l'ultimo bagliore dorato del faro e strinse la mano di Viola.
"Sai," disse Eletta piano, "avevo davvero tanta paura."
"Lo so," rispose Viola. "Ma ci sei andata. E questo ti ha reso la più coraggiosa di tutti."
Alfredo fischiò dolce, la nebbia si aprì, e il trenino li riportò a casa, dove il cielo si stava tingendo di rosa.